SCANDERBEG, indimenticato condottiero d’Occidente

Giorgio Castriota Scanderbeg, Croia, 6 maggio 1405 – Alessio, 17 gennaio 1468) è stato un grande condottiero d’Occidente, e uno strenuo difensore di cristianità latino-bizantina e territorialità europea.

Resistette per 25 a difesa dell’Europa e della fede cristiana dall’invasione ottomana; per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di “Atleta di Cristo” e “Difensore della Fede“.

La prima biografia di Giorgio Castriota è opera di Marin Barleti, un sacerdote cattolico di Scutari, suo contemporaneo. Barleti_historia scanderbegEgli si basò sulle testimonianze di alcuni dei valorosi condottieri al seguito del “primo cavaliere” e su documenti ufficiali dell’archivio di Venezia, dove Barleti si era rifugiato dopo la caduta di Scutari sotto il dominio turco ottomano. Scritta in latino, la “Historia de vita et gestis Scanderbegi, Epirotarum principis” venne pubblicata a Roma all’inizio del XVI secolo (1508-1510).

Scanderbeg difese fisicamente ed in prima linea, con al seguito risorse umane sempre molto limitate rispetto alla preponderanza numerica avversaria, il limes orientale della Civiltà, allora come sempre, minacciato da chi, ottusamente incline a non accontentarsi di ciò che ha, mirava a varcarlo per depredarne popolazioni e territori che se ne trovavano oltre.

La differenza con l’oggi è che un tempo uomini del genere divenivano eroi per i loro compatrioti, mentre adesso sarebbero messi alla gogna mediatica come delinquenti; per cui, attualmente, se ne tollera lo scomodo ricordo con monumenti sempre più fatiscenti e tradizioni sempre più sbiadite, nell’ottica mondialista che sul Passato cali prima o poi la mannaia della consunzione materiale, generazionale e conseguentemente mnemonica.
Ecco perché occorre lavorare sodo per preservare!

Non a caso, già allora l’impeto patriottico e antiturco di un uomo come Scanderbeg condusse chi come lui si batteva per la libertà e l’identità della propria terra, in rotta di collisione con i Veneziani, i quali, da bravi mercanti d‘ogni epoca, pur di inseguire le rotte degli affari anziché quelle degli ideali, non vedevano di buon occhio il suo operato autarchico, a tal punto da finire per allearsi con il sultano ottomano contro di lui, e per poi essere comunque sconfitti nella celebre battaglia del 3 luglio 1448.

La fama di Scanderbeg fu incontenibile anche per il fatto che gli uomini a sua disposizione non furono mai più di 20.000; OLYMPUS DIGITAL CAMERAnonostante tale limitatezza di forze, al sultano turco toccò trattare la pace in ogni circostanza, e, puntualmente, il Castriota rifiutò ogni accordo, continuando la sua battaglia senza la concessione di condizione alcuna.

Diciamocela tutta: l’Europa è sempre stato un continente minore dal punto di vista territoriale e demografico: se ha sempre resistito ad invasioni e pressioni esterne (si pensi ai Persiani contro i 300 Spartani di Leonida, o alla resistenza cretese) non potrà non ricercarsene la ragione logica nella stoffa e nell’eroismo dei suoi grandi condottieri, oltre che nell’elevatezza spirituale dei suoi popoli. Ora tutto sta a continuare su tale strada…

Giovanni, figlio di Scanderbeg, sposò Irene Paleologa, ultima discendente della famiglia imperiale di Bisanzio. In virtù di tale imparentamento, i membri della famiglia Castriota Scanderbeg oggi sono tra i discendenti diretti degli ultimi imperatori di Costantinopoli.

Molte le effigi e i monumenti dedicati a Giorgio Castriota Scanderbeg in tutta Europa (ad iniziare da quello equestre di piazza Albania a Roma), nei quali è sempre raffigurato con una testa di capra sull‘elmo: si narra infatti che durante una furente battaglia contro i turchi che si prolungò oltre il tramonto, egli ordinò ad alcuni suoi soldati di recuperare un branco di capre, fece legare delle torce accese alle loro corna e le liberò in direzione delle file dei soldati turchi a notte inoltrata. I turchi credendo di essere assaliti da preponderanti forze nemiche batterono in ritirata. Per l’importante servigio reso dall’animale, il nostro eroe decise di assumerlo come suo emblema e raffigurarlo sul suo elmo.

Il 22 giugno 1718 il compositore Antonio Vivaldi mise in scena al Teatro della Pergola di Firenze il dramma Scanderbeg su libretto di Antonio Salvi.

A Civita, in Calabria, fra le vette del Pollino, sopravvive una piccola comunità albanese che ne ricorda orgogliosamente le gesta in difesa di ciò che i suoi membri ancora possono essere, anche grazie a lui, assieme all‘Occidente tutto: ed anche Noi, da eredi di Roma, ci uniamo con gratitudine a quel piccolo coro di verità e di ricordo.

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –

murale civita Scanderbeg

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