“RAPPERS” MULTIETNICI E …PRETENZIOSETTI!

<< “Gora Diop (e gli altri): l’immigrazione è rap”
Anche in Italia iniziano a emergergere i cantanti hip-hop di seconda generazione” >>

http://www.corriere.it/spettacoli/11_aprile_06/gora-rap-seconda-generazione-cruccu_a4f6ac02-6041-11e0-b08f-b6a500053cfc.shtml

<<MILANO – Nelle banlieue francesi è una realtà consolidata da anni: la colonna sonora che scandisce la vita, ora grigia, ora tumultuosa, delle immense e multietniche periferie parigine, batte a tempo di rap. E gli «aedi» provengono direttamente dall’impero coloniale gallico: dal celebre senegalese Mc Solaar agli arabi de «L’odio».>>

Iniziamo con l’osservare che le banlieue francesi e le periferie multietniche delle grandi metropoli non sono esattamente luoghi da citare come idilliaci; insomma, un tempo l’Agorà ateniese, il Foro romano, le grandi e maestose biblioteche del mondo erano i templi della Civiltà, i giardini dell’Anima, i fulgidi esempi di bellezza da seguire: vogliamo pensare che il senso delle cose non si sia pervertito a tal punto da far diventare le periferie multietniche dei punti di riferimento di avvenenza sociologica…

<<Da noi, come sempre, siamo ancora in ritardo: gli stranieri (e i loro figli) che forniscono l’11% del Pil all’economia del Paese, non hanno ancora trovato i loro cantori. O quasi. In realtà cominciano a emergere anche in Italia i rapper di «seconda generazione»: dal milanese (ma di genitori siriani) Zanko all’altro milanese (e tutto tunisino) Karkadan. Fino al romano di origini egiziane Amir. Tutti confinati nell’underground, straconosciuti a livello locale, ma non ancora arrivati ai grandi network nazionali delle tv e delle radio.>>

Non si capisce su cosa saremmo in ritardo noi italiani: è forse colpa nostra se il massimo livello espressivo dei fautori del “multiculturalismo” nei secoli è approdato al Rap, un genere musicale definibile piuttosto essenziale e primitivo anche senza essere colti musicologi ?!
Qui si parla di Pil che gli immigrati garantirebbero all‘Italia: ma nessun riferimento all’accoglienza, ai sussidi, agli alberghi sottratti all’utenza e destinati all’accoglienza, alle case popolari costruite con le tasse degli italiani e assegnate per grazia ricevuta a chicchessia purché indigente, alla quotidiana assistenza medica (e infettivologica) che gli immigrati clandestini e non ricevono gratis et amore Dei dal nostro paese e dalle tasse dei nostri concittadini. Va tutto bene, ma almeno uno straccio di menzione a tutto questo non guasterebbe all’obiettività…

<<Eppure il nostro hip-hop, con i Fabri Fibra o i Club Dogo, in quest’ultima stagione vive una nuova fioritura, spesso onnipresente. «Massimo rispetto per loro, ma che ne sanno della fila per un permesso di soggiorno o di mettere insieme il pranzo con la cena? Provengono tutti da situazioni, se non agiate, comunque tranquille». Non ha peli sulla lingua Gora Diop o più semplicemente Gora, l’ultimo arrivato di questa schiera: nato in Senegal proprio come Soolar, e cresciuto qui da noi, è il primo italo-africano d’Africa nera a cimentarsi con l’arte in rima, quasi esclusivamente nella lingua di Dante.>>

Beh, scomodare il Poeta per trovare un mecenate a questa brodaglia di cantato rap ci pare vagamente blasfemo: la dizione è pessima, l’italiano è quello parlato in un qualsiasi contesto metropolitano sub-urbano; va benissimo come fenomeno “fusion”, ma non facciamone un dizionario politicamente corretto…

<<Il 32enne cantante vive a Novara, dove è arrivato quindici anni fa‘, dopo un breve passaggio a Locri, in Calabria. Il padre era venuto da Dakar in Italia per cercare fortuna. Trovandola in una fonderia del Nord: e il figlio ne ha seguito le orme. Anche lui in fabbrica, a costruire ascensori: dopo la crisi pure Gora è in cassa integrazione, sebbene parziale. «Lavoro dalle sei di mattina alle due del pomeriggio, riesco a mettere insieme 1000 euro al mese e poi mi posso dedicare alla musica. Ascoltavo Bob Marley e Wyclef Jean. Mi sono ispirato a loro». Un rapper-operaio insomma come l’Eminem di 8 Mile, il film ambientato a Detroit, in cui il «negro bianco» interpretava un metalmeccanico con la passione per il flow.>>

Sembra che questo tizio lavori solo lui; parla come fosse l’unico operaio di fabbrica della storia ad aver composto canzoni o poesie, o peggio, l‘unico operaio di fabbrica e basta: ma ha idea, questo signorino, di quanto sudore nelle nostre fabbriche, quelle che lui s’è trovato bell’e fatte, hanno buttato i nostri bisnonni, nonni e padri ?! Inoltre ci tocca ricordargli che anche Al Bano, prima di diventare famoso, ha fatto l’operaio: e allora?!
Piuttosto, ha mai riflettuto sulla gratitudine verso il popolo che non solo gli sta dando ospitalità, lavoro, una fabbrica, ma soprattutto la possibilità di farsi pubblicità?!  

<<Dal canto suo, Gora si è autoprodotto due dischi che hanno avuta una certa esposizione sulle radio e le tv musicali: Popolare Network l’ha eletto «artista straniero del 2009». L’ultimo si chiama «In quale mondo vivi». Ed è un prisma reggae-rap in cui c’è spazio per l’integrazione (mancata o meno) e la vita in catena di montaggio («Tuta blu»). L’arrivo dei clandestini sui barconi e una canzone dedicata a Mario Balotelli,(«Contro tutti»): «Mario è uno di noi che ce l’ha fatta – dice Gora, nome che in wolof, la lingua dei senegalesi, significa «Uomo» – quando è stato convocato in nazionale, è stato un momento epocale. Peccato poi che stia buttando via quel talento. È, in musica, che mancano ancora figure come la sua». >>

Non si capisce bene in che cosa Balotelli “ce l’avrebbe fatta”: egli ebbe la fortuna, dopo essere stato abbandonato dai genitori naturali, di essere affidato a due italiani, atto per il quale non sono serviti grandi sforzi personali da parte sua. Inoltre Balotelli è di origine ghanese, non senegalese come Gora, dunque in che senso quest’ultimo ne parla come “uno di noi” ?! Intende “noi africani”? “Noi immigrati di colore” ?!

<<Uno potrebbe rispondergli citando il caso di Malika Ayane, figlia di marocchini arrivata in testa alle classifiche: «Brava, ma lei è ascoltata dagli italiani d’Italia, è un prodotto pop. Non viene dall’underground».

Un bell’esempio di integrazione quello proposto dal giovanotto rapper che, quasi schifato, sottolinea la differenza fra “italiani d’Italia” e non d’Italia: sarebbe questo l’amore per la nostra nazione che rivendica nella piagnucolosa intervista?!

<< Ecco l’underground: perché Gora (o Amir o Karkadan) non riescono ancora ad uscire dalla dimensione del «sotterraneo»?: «Le radio non investono ancora su di noi. Qualche anno fa avevo proposto ai vari network il singolo «Vu Cumpra», sulla condizione terribile di chi vive di strada. “Bellissima” dicevano, ma a quale pubblico lo offriamo?». Quello della sua Novara per esempio, dove Gora è un’istituzione per l’hip hop locale: ha organizzato concerti dove son venuti proprio quei Club Dogo di cui sopra. E ha radunato una crew, un gruppo di rappettari dove ci sono nigeriani e brasiliani, italiani e stranieri, tutti insieme. Da lì spera di spiccare il volo verso altri lidi: «Vorrei suonare dappertutto. E dimostrare che, anche in musica, stiamo andando verso la vera integrazione». Perché alla Francia, alla fine (e nel bene e nel male) non è poi così lontana. >>

Ha idea, questo simpatico damerino, di quanti artisti “underground” italiani, inglesi, tedeschi, islandesi, che non vengono trasmessi dalle radio, arranchino nel riuscire a farsi un po’ di pubblico, si sgolino nei pub frustrati dal suonare davanti a 5-6 persone assonnate e bevute, e probabilmente moriranno senza aver mai firmato un contratto discografico? Pensa davvero, costui, che basti piagnucolare di razzismo per farsi pubblicità a basso costo e sbattere i piedi come un bambino viziato solo perché non ha la tempra, la temperanza e forse la genialità per sfondare ?!

E a proposito di bambini: “ascoltami.. Bambino.. ti applaudo.. perché non vai a farti fottere ?!” Questa sequenza di parole accompagna reiteratamente l’intero svolgimento del brano. Ma per un’analisi libera, lucida e aprioristica digitate you tube gora “negro”..(è il titolo del suo brano) e ascoltatevi tale canzone con le vostre orecchie. educative pistole

Insomma: questi rappers parlano, sparlano, pontificano e vendono: nient‘altro?!
Ah sì: ad essi è riservato il diritto alla libera violenza verbale, lirica (ascolta i testi), e visuale (vedi foto relativa ad altro progetto artistico “multiculturale“), vale a dire la solita dispensa relativistica che li rende immuni da giudizi e qualifiche se esibiscono locandine in cui puntano armi e ringhiano contro il mondo intero.

http://www.ilmessaggero.it/umbria/perugia_bande_rissa/notizie/272532.shtml

Ma questa gente, apparentemente alla ricerca disperata di sorrisi e accettazione, ha mai sorriso a qualcuno in vita sua ???

HELMUT LEFTBUSTER

 

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