Archive for maggio 2013

TORTA NUTELLONA – avtarchiche ricette dvracrvxiane –

maggio 30, 2013

Non sarà il massimo del dietetico e del “casereccio”, ma la nutella è pur sempre una gloria nazionale.
La fanno ad Alba, nelle Langhe, e la fanno da molto prima che la globalizzazione gettasse la sua ombra infamante su qualsiasi prodotto alimentare industriale.

Quindi, senza abusarne, compriamola tranquilli, senz’altro, data la storicità del marchio, non diverrà mai un prodotto “low cost” (anzi, semmai ne sarà inseguita), né una pietanza allogena, nascendo nelle nostre terre, a dispetto di quel nomignolo estrapolato dall’inglese.
Ma, amici, anche l’inglese non se lo sono mica inventato gli inglesi: “nux” in latino, “nut” in inglese (noce, nocciola per estensione), da cui, appunto, “nutella”. Quindi è davvero roba nostra, su che ci si può stare!

Per la pasta frolla consigliamo di farla un po’ più leggera, data l‘imponenza del contenuto: 300 grammi di farina per 100 di zucchero e 100 di burro, 4 tuorli (con un solo albume), un goccio di latte.

Per il ripieno: un bel barattolone da 450 grammi di nutella (in proporzione alla quantità di pasta, ovviamente), 4 cucchiai di cacao amaro in polvere, una confezioncina di panna montata (50g circa), 3 albumi montati a neve, una tazzina di caffè. Si mischia tutto, ottenendo un composto piuttosto liquido: niente paura, si stende la pasta su una teglia tonda, assicurandosi che il bordo della circonferenza venga bello alto così da non far esondare il contenuto, e poi la si “inonda” della crema di nutella ben sbattuta per amalgamarne gli ingredienti.
Questa ricetta di crostata non prevede copertura poiché il composto, essendo molto fluido, deve poter cuocere libero per rassodarsi, senza strisce di pasta a guarnirlo. Si presenterà quindi come crostata “a cielo aperto”.

Si inforna a 180 ° avendo cura di non esporre la parte superiore del dolce al rischio di bruciatura, dato che la cioccolata TORTA NUTELLONAtende a carbonizzare facilmente; quindi meglio posizionarla nella parte bassa del forno, così da far cuocere a puntino la base di pasta frolla e da asciugare il ripieno senza che sappia di bruciacchiato. 30 minuti andranno benone.

Torta da colazione o da dessert, nel caso accompagnata da un buon liquore al cioccolato o al caffè, è strepitosa!

TESS LA PESCH & ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

 

CHI SONO I “CATTIVI” IN UN FILM SULL’ACCOGLIENZA ?

maggio 30, 2013

Sono reduce dalla visione del film “Welcome” di Philippe Lioret, del 2009, e ho pianto come un vitello.

Il pianto esprime sentimento, emozione, capacità di capire la poesia che c’è dietro un messaggio, sia pure filmico e quindi costruito ad hoc.
Ma, signori, questo è Occidente, da 3000 e più anni; e questo ci rende migliori di chi ci prende a picconate alle spalle.
Le maschere della tragedia e della commedia non le abbiamo create noi, esse non sono che la millenaria stilizzazione di ciò che noi abbiamo meritato di arrivare ad essere: consapevoli delle nostre emozioni.

Il film (tanto immigrazionista da aver ricevuto premi, riconoscimenti politici ed essere stato oggetto di mozioni in tal senso in Francia), racconta la storia dell’amicizia fra un ex campione di nuoto francese che si sta separando dalla moglie, e un profugo curdo clandestino a cui costui s’affeziona a tal punto da decidere di ospitarlo rischiando la galera, e di allenarlo per  attraversare la Manica a nuoto e poter così raggiungere la sua innamorata in Inghilterra, immigratavi a sua volta con la famiglia, ove sta per essere costretta dal padre a sposare un parente ben sistemato, secondo la loro tradizione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Welcome_%28film_2009%29

Naturalmente la polizia, particolarmente attenta ai controlli di frontiera tra Francia e Inghilterra, è sulle tracce di entrambi, e tiene d’occhio il protagonista per favoreggiamento dell’immigrazione. Il giovane curdo, all’insaputa del suo amico e allenatore che lo aveva dissuaso dall’impresa, tenterà la traversata a nuoto per amore, e morrà, facendo precipitare nel dramma umano sia costui, che nel frattempo gli si era affezionato, sia la sua innamorata che così resterà condannata al matrimonio di convenienza organizzatole dalla famiglia a Londra.

Ora, chi di noi figli d’Occidente non piangerebbe per un giovane innamorato che affronta per amore a corpo libero le insidie d’ una traversata oceanica? Chi non si commuoverebbe per la tenera ed appassionata amicizia fra un cinquantenne affranto per un divorzio subìto ed un giovane che anela a raggiungere ad ogni costo il proprio amore impossibile, uniti quindi da sventure esistenziali analoghe nelle quali chiunque di noi potrebbe rivedersi?!

Come si può non provare pietà e disperazione per chi muore di sfinimento fisico fra i flutti, inseguito dalle motovedette della Royal Navy?

Io rivendico il diritto di commuovermi per tutto questo, così ben descritto in un film da un regista francese che, non a caso, ha come ognuno di noi 3000 anni di Occidente sul groppone.

Ma dal momento che “Occidente“ è anche capacità analitica, dopo aver legittimamente pianto, analizziamo chi sono i veri “cattivi” del film: i poliziotti inglesi e francesi, forse, che applicavano leggi votate dal popolo inglese e francese? No, poiché anche la democrazia è Occidente.
Domandiamoci, piuttosto: perché quel ragazzo era fra le gelide acque della Manica e non nel suo letto, per quanto misero, ma al sicuro nella sua terra, abbracciato – magari nella paglia – alla sua amata? Perché quest’ultima era a Londra e non in Kurdistan, fra le braccia del suo innamorato? Perché dei genitori abietti e avidi preferivano per il futuro della loro figlia un matrimonio “sicuro” in una terra straniera, ove poi poter esodare tutti, anziché continuare a far germogliare vita nella propria terra natìa ?!

Gli immigrati protagonisti di questo film, ad iniziare dal nuotatore amoroso, sono impeccabili, buoni, docili, vittime della vita, tutt‘al più legati alle ciniche tradizioni d‘origine, come i genitori della ragazza; ma quelli con cui la nostra cronaca nera ha a che fare ogni giorno, lo sono davvero altrettanto per il solo fatto d’appartenere alla categoria astratta di “immigrazione”?

L’amore e la pietà umana possono svilupparsi verso un singolo individuo per motivi compatibili con la loro eziologia specifica, ma non possono riguardare categorie astratte che, anzi, inquanto tali, infrangono le nostre leggi e minacciano massivamente la nostra civiltà: quella stessa pregevole civiltà capace di partorire film così belli proprio grazie a ciò che è riuscita a diventare unicamente grazie a se stessa.

HELMUT LEFTBUSTER

CHE ABBIAMO FATTO DI MALE PER MERITARCI I SUOI SPUTI ?

maggio 30, 2013

Bighellone, violento, rapinatore, reo di clandestinità, stupratore ed ora, probabilmente, anche assassino. sputo 1

http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/2013/05/05/883639-avvocati_delitto_ilaria_poteva_essere_evitato.shtml

E nonostante questo ci sputa addosso.

Eh sì, signori cari, perché non ci verrete a dire che quello sputo è riservato al vicino di abitacolo (comunque un agente dell’Ordine) o a chi sta facendo la foto! Sappiamo tutti che quel gesto volgare, violento, offensivo, spaccone è rivolto a tutti noi, ed è la promessa a far di peggio la prossima volta.

A memoria d’uomo nemmeno i peggiori malavitosi della storia italiana hanno mai riservato un atteggiamento del genere in sede d’arresto; e non perché fossero più buoni o migliori di questo damerino, ma semplicemente perché avevano una scala valoriale diversa scolpita nella loro coscienza storica. Insomma, con le manette ai polsi avevano la faccia dei “cugini” cattivi beccati in fallo e pertanto da sanzionare, arrestare, fermare e punire; ma che esistono in ogni famiglia per bene, e che resta per bene proprio perché li punisce.

Qui, invece, abbiamo l’odio tipico della dis-appartenenza, il riscatto dovuto allo sradicamento, la latitanza di qualsiasi nozione scolastica e familiare che affondi le radici nella nostra stessa coscienza collettiva, il più totale disprezzo dell’Autorità costituita, non inquanto “autorità“, ma inquanto “aliena“ e, quindi, misconosciuta.

Il multiculturalismo vuole farci credere che uguaglianza di dignità significhi cancellazione valoriale della coscienza storica dei popoli: e questa bestemmia antropologica è scritta nello sputo di quel delinquente che noi abbiamo accolto, accudito, sfamato, e che probabilmente, ora, qualche anima bella difenderà giustificandone la condotta con i soliti terzomondistici piagnucolii, mentre in altre piazze italiane altre donne staranno patendo l’esito del relativismo culturale di questa cultura mentecatta.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/monaco-ingegnere-italiano-ucciso-ha-reagito-sputo-fidanzata-922299.html

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/374709_sputi_e_pugni_a_romano_capotreno_finisce_in_ospedale/

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=277864&sez=PRIMOPIANO&ssez=CRONACA

Nessun essere umano ha il diritto di sputare su un altro, tanto più se è colpevole.

HELMUT LEFTBUSTER

IMMOLARE FISICAMENTE SE STESSI PER RISVEGLIARE SPIRITUALMENTE UNA CIVILTA‘ INTERA – crestomazia dvracrvxiana –

maggio 25, 2013

In epoche di mediocre predominio spirituale, è la mediocrità a stabilire chi è poeta e chi no, chi è lo “storico” e chi no, quale suicidio è legittimato e quale no.
Fortunatamente, Dominique Venner, ha ricevuto in vita tanti di quei riconoscimenti (su tutti, nel1981 il premio dell’Académie française con un saggio sulla guerra civile russa che seguì la rivoluzione d’ottobre) da non consentire l’apposizione sul proprio curriculum di alcuna ombra posticcia, dopo la sua morte, da parte d’un mondo accademico mondializzato e corrotto pronto a deturparne la memoria.

Quindi, con queste righe, celebriamo l’ “ipse dixit” d’un grande storico, di un grande uomo, di un grande identitario d’Occidente, non di un estremista, carte alla mano.

Meglio suicidi a Notre Dame per vitalizzare supremamente un’idea in cui si crede, piuttosto che ammazzati a picconate per strada (e alle spalle), vittime di ciò che neppure si è tentato di contrastare, potremmo retoricamente chiosare.
Ma non c’è mai retorica nella logica, e, poiché le righe che seguono costituiscono un perfetto binomio di logica effettuale ed altissima spiritualità esistenziale, quest‘ultima, insindacabile appannaggio d‘ogni singolarità umana e di nessun altro, è ad esse che diamo voce.

Helmut Leftbuster

Perché mi do la morte
Sono sano di spirito e di corpo e sono innamorato di mia moglie e dei miei figli.
Amo la vita e non attendo nulla nell’al di là, se non il perpetrarsi della mia razza e del mio spirito.
Cionondimeno, al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà.
Offro quel che rimane della mia vita nell’intenzione di una protesta e di una fondazione.
… Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali.
Quando tanti uomini vivono da schiavi, il mio gesto incarna un’etica della volontà.
Mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze addormentate. Insorgo contro la fatalità. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invadenti desideri individuali che distruggono i nostri ancoraggi identitari e in particolare la famiglia, nucleo intimo della nostra civiltà plurimillenara.
Così come difendo l’identità di tutti i popoli presso di loro, insorgo contro il crimine consumato nel rimpiazzo della nostra popolazione.
Essendo impossibile liberare il discorso dominante dalle sue ambiguità tossiche, appartiene agli Europei di trarre le conseguenze.
Non possedendo noi una religione identitaria cui ancorarci, abbiamo in condivisone, fin da Omero, una nostra propria memoria, deposito di tutti i valori sui quali rifondare la nostra futura rinascita in rottura con la metafisica dell’illimitato, sorgente nefasta di tutte le derive moderne.
Domando anticipatamente perdono a tutti coloro che la mia morte farà soffrrie, innanzitutto a mia moglie, ai miei figli e ai miei nipoti, così come ai miei amici fedeli.
Ma, una volta svanito lo choc del dolore, non dubito che gli uni e gli altri comprenderanno il senso del mio gesto e che trascenderanno la loro pena nella fierezza.
Spero che si organizzino per durare. Troveranno nei miei scritti recenti la prefigurazione e la spiegazione del mio gesto.

DOMINIQUE VENNERimmolare fisicamente

Pubblicato il 23 maggio 2013 da Dominique Venner

(Traduzione di Maurizio Cabona)

SE CAMBIA L’HABITAT, SAREMO COSTRETTI A CAMBIARE ANCHE NOI

maggio 23, 2013

scontrino farmaciaSe il mondo dovesse, rovinosamente, divenire la grande casa di tutti, ci si dovrebbe rassegnare a leggere scontrini in tutte le lingue del mondo; orrendo, dispendioso, ma coerente.

Invece le cose non stanno esattamente così: le lingue che compaiono ad usurpare il bianco della carta, sorta di “horror vacui” mondialista, non sono le “lingue del mondo”, ma sono le lingue delle “maggioranze del mondo”, a riprova del fatto che in quest’epoca malsana è il numero a far la forza, e non il Diritto.
Leggete infatti nello scontrino in foto diciture islandesi, o finniche, o giapponesi? No: leggete quelle di culture che, straripando per copiosità demografica dai propri argini, invadono gli alvei altrui con la piena connivenza ideologico-mercantilistica di chi, anche in terra nostrana, ci lucra e ci gode.

Quindi, appurato che la prepotenza del numero, beffardamente sostenuta da chi sostiene di battersi per i diritti delle “minoranze”, ha ben poco di democratico e civile nel suo incidere sull‘habitat, come possiamo pensare che, continuando di questo passo, le nostre statue non cederanno il posto ad altre di foggia diversa, i nostri abiti nei negozi diverranno introvabili, la nostra gastronomia di strada non diventi appannaggio di cibarie dai gusti a noi nauseabondi, la musica, l’arte, la lingua stessa non finiranno per rispecchiare quelle culture aliene che si stanno sostituendo alla nostra sul nostro territorio natale e tradizionale, grazie alla sola prepotenza del numero?!

Come può una società non trasfigurarsi se si sovescia e rovescia la sua componente antropica senza che nessuno abbia nemmeno il diritto di opporvisi?!

Dobbiamo prepararci a vivere nelle riserve come gli indiani? Per ora sta già accadendo, a giudicare dalla foto in oggetto (a cui sono stati opacizzati i dati sensibili per ovvie questioni di privacy, ma che è esplicita nel descrivere l’usurpazione di cui stiamo trattando).

Nessuno ha votato democraticamente per l’avallo di questo scempio, eppure pochi vi si oppongono; basterebbe invece farlo tutti per ostacolarlo democraticamente, finché saremo ancora “maggioranza”, e per tornare a vivere come ogni popolo avrebbe diritto di fare nella Terra dei propri Padri.

Nell’attesa, comunque, Noi stiamo attenti a dove far la spesa!

HELMUT LEFTBUSTER

UNA LINGUA UNIVERSALE E’ APPIATTIMENTO, NOIA e SCHIAVITU’ (Leopardi dixit) – Crestomazia Dvracrvxiana –

maggio 19, 2013

Innanzi al palese tentativo mondialista di “asfaltare” identità e multiformità umane per assogettare i popoli al dominio dell‘Indistinto, le differenze linguistiche restano il frangiflutti più impenetrabile per il nemico e meglio adottabile per ognuno di noi.

“Una lingua strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all’immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un’ombra di lingua piuttosto che lingua veramente; una lingua non viva, quando pur fosse da tutti scritta e universalmente intesa, anzi più morta assai di qualsivoglia lingua che più non si parli né scriva.”Lo Zibaldone

Giacomo Leopardi, 23 agosto 1823  (lo Zibaldone)

L’uniformità uccide la fantasia, e forse è questo che vogliono i fautori dell’abbrutimento del corpo e dello spirito:

Chi vuol vedere quanto abbia la natura provveduto  alla varietà, consideri quanto l’immaginazione sia più varia della ragione, e come tutti si accordino in ciò che spetta o  è fondato su questa, e viceversa. Per esempio osservi come fossero varie le lingue antiche architettate sul modello  della immaginazione, e quanto monotone quelle moderne che più sono architettate sulla ragione. Osservi come una lingua universale debba esser modellata e regolata in tutto e perfettamente dalla ragione, appunto perché questa è comune a tutti, ed uguale e uniforme in tutti.

Giacomo Leopardi, 13 Maggio 1821  (lo Zibaldone)

Potranno aprirci la bocca con un forcipe per ficcarci dentro del cibo avariato; ma non potranno mai costringerci a farne uscire suoni diversi da quelli forgiati, non senza giusta e naturale causa, nei secoli, da chi c’ha preceduto.   

– Aristocrazia Dvracrvxiana –

ASPERGERE PRESERVATIVI AD UNA CIVILTA’ CHE MANCO TROMBA PIU‘?! PERCHE’ NON PROVATE CON QUELLE DOVE TROMBANO TROPPO…

maggio 13, 2013

…creando miseria da far poi scontare a noi “evoluti”, che da tempo avevamo messo la testa apposto!

http://www.tempi.it/il-testo-della-denuncia-querela-per-il-gesto-blasfemo-al-concerto-del-primo-maggio
ASPERGERE PRESERV
Ora, questi fighetti che al concerto del Primo maggio, pur di leccare il culo ad un conformismo sinistroide oramai scaduto e ammuffito, giocano a fare le marionette blasfeme fra scricchiolìì di articolazioni marce e arrugginite e bardamenti d‘impronta levantina, fanno davvero un po’ pena.

E non tanto per la stantìa desuetudine del messaggio lanciato – che ha l’estremismo di una pisciata nel lavandino – ma per la mediocrità che v’è dietro intrisa di sovrumana idiozia, il cui giudizio si risolve in un banale quesito: perché non vanno a fare simili sceneggiate colà dove l‘eccesso di nascite crea fame, miseria e conseguenti lagnanze internazionali, anziché su una piazza a natalità sottozero ?!

Forse perché laggiù se li metterebbero come cappucci..e non ci riferiamo ai preservativi.

G.dX  (Deviate Damaen & Aristocrazia Dvracrvxiana)

EVOLUZIONI LINGUISTICHE FRA PROGRESSO E PRESERVAZIONE

maggio 10, 2013

Qualsiasi esistente, oggetto, fenomeno, lingua, fiore, animale, è frutto di un processo, di una derivazione: gemmazione, incubazione, partogenesi, comunque da qualcosa, comunque da qualcuno.

La natura ha come unico nemico naturale l’artificio ideologico; ed entrambi hanno titolo per combattere ognuno la propria battaglia, nell’ipotesi di vincere ognuno la propria guerra.

Ma, fortunatamente, chi gioca in casa, quasi sempre vince, com’è giusto che sia.

I vocabolari cambiano, si arricchiscono, “evolvono”, amano dire i “progressisti”; ma come potrebbe intendersi proficuo tale processo di trasformazione senza concepirlo legittimamente controbilanciato da una resistenza votata alla conservazione?! Nessuna bilancia potrebbe mai dirsi “giusta” senza contrappesi che ne “bilancino”, appunto, le forze.

E, allora, quanto sono stolti e arroganti quei progressisti che hanno nel concetto di “cambiamento” il bene assoluto, senza voler capire che la battaglia per un sano miglioramento può esser vinta o meno non per volontà soprannaturale, ma per meccanicistico processo evolutivo in cui la natura vince sempre.

E quale “natura naturale” potrebbe accettare d’assistere impotente al rapido e artificioso progetto di cancellazione d’una millenaria progressione linguistica da essa stessa creata?! Quale ragionevolezza scientifica potrebbe lasciarne calpestare le forme dal laboratorio multiculturalista-a-senso-unico, senza neppure lasciare ai legittimi titolari di tale lingua il diritto di difendersi?!

La Natura non conosce slealtà: e quanto è sleale combattere l’avversario legandolo come un salame e lasciando che le formiche facciano il lavoro sporco?! Perché questo stanno facendo alla nostra lingua, alla nostra scuola e alla nostra cultura.

Il “diritto di rivoluzione”, in una democrazia compiuta, non ha alcun bonus giuridico in più rispetto a quello di “reazione”; anzi, semmai sarà quest’ultima a godere del valore aggiunto d’una saggezza d’anzianità.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quindi finiamola con la paura di sembrare retrogradi, e difendiamo il Passato come si difenderebbe un Padre che non sarà stato il migliore del mondo, forse, ma rimarrà senz’altro il migliore che i suoi figli – e non quelli degli altri – avranno mai potuto avere, poiché era il loro.

Noi preserviamo!

HELMUT LEFTBUSTER

 

Ecco uno studio di Bankitalia sul deterioramento dell’istruzione pubblica dovuto all’immigrazione, e sui suoi effetti socioeconomici…

http://www.studenti.it/superiori/scuola/aumento_immigrati_peggiora_scuola_pubblica.php

 

http://www.ilsecoloxix.it/p/speciali/2012/10/16/AP9CNbiD-schettino_tradito_timoniere.shtml

Una nave i cui le comunicazioni fra comando, equipaggio e passeggeri vacillano per colpa di lingue diverse e mal parlate fa la fine che tutti sappiamo. E non è una metafora…

 http://www.lastampa.it/2012/10/17/blogs/obliqua-mente/l-hikikomori-entra-nel-vocabolario-e-nella-realta-italiana-j3zIkMv69Eyv4nxPmiQTcM/pagina.html

SFIGURARE CON L’ACIDO: ULTIMA FRONTIERA DELLA VIOLENZA “LOW COST” !

maggio 2, 2013

Tecnica da società “low-cost”: esotica, poichè non c’appartiene; è vigliacca, poiché non impone quel corpo a corpo che costringe l’aggressore a confrontarsi col potenziale vigore fisico dell’aggredito, è sicura, non lasciando tracce rispetto ad armi da taglio o da sparo; punisce, oltre che con un indicibile dolore fisico, anche con la deformante ingiuria della deturpazione morfologica, e, last but not least, costa poco ed è alla portata di tutti: girare con un flacone di acido muriatico nella busta della spesa non presenta le controindicazioni del girare con un coltello.

Anche processualmente l’acido paga: nonostante l’orrore, le lesioni permanenti e la sofferenza causati, difficilmente il capo d’imputazione scarrucolerà nel tentato omicidio, men che mai nell’omicidio, essendo la morte della vittima senz‘altro meno probabile che non nel caso di percosse mal date o delle rischiose coltellate.

Chi ci va di mezzo? Le solite vittime, cioè quelle vere, quelle di tutti i giorni, quelle incredibilmente distanti dalla piagnucolosa mediaticità più “trendy“: gli sprovveduti, che non se lo aspettano, non appartenendo tale tecnica offensiva alle nostre latitudini, e rendendo così l’accezione di “vulnerabilità” pubblica estremamente fruibile da parte di chi cerca rogna.
Le donne, il cui danno patito diviene, oltre che fisico, profondamente umiliante e psicologicamente devastante.
La sicurezza comune tutta, intesa non solo come stato di fatto, ma come dato ambientale: l’incubo del sentirci chiamare per nome e qualche istante dopo avere il volto fumante entrerà a far parte d’un quotidiano di già non certo dei più lieti.

Intanto, per capire di che cosa parliamo, digitate “sfigurata/o con l’acido” e fatevi un’idea dell’esponenzialità del acidofenomeno e della natura della maggior parte dei suoi “operatori”, considerando che tutto ciò avviene in quello stesso clima di schizofrenia ambientale che impone la dicitura politicamente corretta di “disabituante” al veleno per piccioni…

HELMUT LEFTBUSTER

 

CARPACCIO DI PRIMO MAGGIO

maggio 1, 2013

– ricetta gastronomica dvracrvxiana –

Il 1 di maggio è san Giuseppe Artigiano, uno che lavorava forte, come tutti sappiamo. Certo, a quei tempi il Diritto proliferava, dato che i Romani stavano insegnando a tutto il mondo conosciuto come tutelare la proprietà, e quindi, indirettamente, anche il lavoro inteso come rapporto fra produttività del singolo/vantaggio del beneficiante/controvalore in denaro che diviene proprietà di chi se l‘è lavorato.
Già, perché mica penseremo che sia avvenuto tutto dopo la Rivoluzione Francese, o, peggio, dopo Marx?!

Anzi, quello giuslavorista è forse l’ambito politologico ove più facilmente è sconfessabile l’equazione modernità = progresso, a giudicare dal fatto che le gloriose – quelle sì! – conquiste sindacali avvenute dal dopoguerra ad oggi stanno per essere spente come cicche sotto la suola della globalizzazione, che, prima di abbassarsi sul lavoratore, gli dice: “ah, vuoi lavorare solo otto ore? Ah, vuoi i giorni di festa pagati? Ah, vuoi guadagnare così tanto? Scordatelo, perché adesso io ho a disposizione milioni di altri individui come te provenienti da tutto il mondo (o raggiungibili in tutto il mondo) ben più “disponibili” di te a fare ciò che occorre per due lire, a toglierti i clienti nei giorni di festa, a costringerti a lavorare più in fretta e meno bene, a vederti sospendere quelle garanzie sanitarie e di sicurezza che mi costano troppo”.

Quindi, alla luce di quanto ci sta accadendo attualmente, senz’altro i lavoratori della Galilea e della Giudea del periodo augusteo erano più tutelati, falegnami compresi, e non vivevano la minaccia che qualcun altro, in tempo reale, potesse materializzarsi lì a fare loro concorrenza sleale. D’accordo, c’era la schiavitù: ma quella di adesso cos’è?! Eppure son passati 2013 e più anni da quando era Giuseppe a fare l’artigiano…

Ciò detto, per lavorare occorre energia, e per i lavori pesanti soprattutto proteine: birrazza e panino co’ la mortazza era un classico di quando bisognava “ottimizzare”; oggi, se la società non perdesse risorse da tutti i fori per essersi calata così tanto le brache, potremmo finalmente goderci quel meritato benessere che, invece, in tutti i modi vogliono sottrarci da sotto al naso.

Vabè, pazientiamo, e studiamo almeno come far bene la spesa, per razionalizzarne i risparmi: il carpaccio, di manzo o di vitello, è una carne magrissima, che, affettata molto sottile, può raggiungere quantità decorose ad un prezzo interessante, non essendo di così largo uso a causa del fatto che la si ricollega a ricette un po’ barbose, come la classica fettina ai ferri (soprattutto con l’arrivo del caldo, passa proprio la voglia!)

Noi, invece, la prepariamo cruda, lasciandola frollare nel limone per un paio d’ore; poi la condiamo con sale, pepe ed erba cipollina. Prendiamo una bella piadina (vd. ricetta “pane ancestrale”), vi posizioniamo sopra un bel letto d’insalata, qualche fettina di mela, due olive snocciolate, una spolverata di pecorino, una stilla di miele, qualche chicco d’uva passa qua e là, e un filo d’olio d’oliva, distendendovi poi a dovere il nostro carpaccio.

Potrete gustare il tutto chiudendolo a piadina come un panino, o mangiandolo sul piatto come una pizza, a seconda del CARPACCIO DI 1 MAGGIOtempo che avete e della vostra comodità: ma il gusto, l’energia, le proteine e l’appagamento non vi saranno lesinati, godendo integralmente di un piatto fresco e completo.

Ah..per gli schifittosi: la carne cruda è squisita,  e il limone ne sana qualsiasi titubanza alimentare.

TESS LA PESCH & HELMUT LEFTBUSTER – Aristocrazia Dvracrvxiana –