CHI SONO I “CATTIVI” IN UN FILM SULL’ACCOGLIENZA ?

Sono reduce dalla visione del film “Welcome” di Philippe Lioret, del 2009, e ho pianto come un vitello.

Il pianto esprime sentimento, emozione, capacità di capire la poesia che c’è dietro un messaggio, sia pure filmico e quindi costruito ad hoc.
Ma, signori, questo è Occidente, da 3000 e più anni; e questo ci rende migliori di chi ci prende a picconate alle spalle.
Le maschere della tragedia e della commedia non le abbiamo create noi, esse non sono che la millenaria stilizzazione di ciò che noi abbiamo meritato di arrivare ad essere: consapevoli delle nostre emozioni.

Il film (tanto immigrazionista da aver ricevuto premi, riconoscimenti politici ed essere stato oggetto di mozioni in tal senso in Francia), racconta la storia dell’amicizia fra un ex campione di nuoto francese che si sta separando dalla moglie, e un profugo curdo clandestino a cui costui s’affeziona a tal punto da decidere di ospitarlo rischiando la galera, e di allenarlo per  attraversare la Manica a nuoto e poter così raggiungere la sua innamorata in Inghilterra, immigratavi a sua volta con la famiglia, ove sta per essere costretta dal padre a sposare un parente ben sistemato, secondo la loro tradizione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Welcome_%28film_2009%29

Naturalmente la polizia, particolarmente attenta ai controlli di frontiera tra Francia e Inghilterra, è sulle tracce di entrambi, e tiene d’occhio il protagonista per favoreggiamento dell’immigrazione. Il giovane curdo, all’insaputa del suo amico e allenatore che lo aveva dissuaso dall’impresa, tenterà la traversata a nuoto per amore, e morrà, facendo precipitare nel dramma umano sia costui, che nel frattempo gli si era affezionato, sia la sua innamorata che così resterà condannata al matrimonio di convenienza organizzatole dalla famiglia a Londra.

Ora, chi di noi figli d’Occidente non piangerebbe per un giovane innamorato che affronta per amore a corpo libero le insidie d’ una traversata oceanica? Chi non si commuoverebbe per la tenera ed appassionata amicizia fra un cinquantenne affranto per un divorzio subìto ed un giovane che anela a raggiungere ad ogni costo il proprio amore impossibile, uniti quindi da sventure esistenziali analoghe nelle quali chiunque di noi potrebbe rivedersi?!

Come si può non provare pietà e disperazione per chi muore di sfinimento fisico fra i flutti, inseguito dalle motovedette della Royal Navy?

Io rivendico il diritto di commuovermi per tutto questo, così ben descritto in un film da un regista francese che, non a caso, ha come ognuno di noi 3000 anni di Occidente sul groppone.

Ma dal momento che “Occidente“ è anche capacità analitica, dopo aver legittimamente pianto, analizziamo chi sono i veri “cattivi” del film: i poliziotti inglesi e francesi, forse, che applicavano leggi votate dal popolo inglese e francese? No, poiché anche la democrazia è Occidente.
Domandiamoci, piuttosto: perché quel ragazzo era fra le gelide acque della Manica e non nel suo letto, per quanto misero, ma al sicuro nella sua terra, abbracciato – magari nella paglia – alla sua amata? Perché quest’ultima era a Londra e non in Kurdistan, fra le braccia del suo innamorato? Perché dei genitori abietti e avidi preferivano per il futuro della loro figlia un matrimonio “sicuro” in una terra straniera, ove poi poter esodare tutti, anziché continuare a far germogliare vita nella propria terra natìa ?!

Gli immigrati protagonisti di questo film, ad iniziare dal nuotatore amoroso, sono impeccabili, buoni, docili, vittime della vita, tutt‘al più legati alle ciniche tradizioni d‘origine, come i genitori della ragazza; ma quelli con cui la nostra cronaca nera ha a che fare ogni giorno, lo sono davvero altrettanto per il solo fatto d’appartenere alla categoria astratta di “immigrazione”?

L’amore e la pietà umana possono svilupparsi verso un singolo individuo per motivi compatibili con la loro eziologia specifica, ma non possono riguardare categorie astratte che, anzi, inquanto tali, infrangono le nostre leggi e minacciano massivamente la nostra civiltà: quella stessa pregevole civiltà capace di partorire film così belli proprio grazie a ciò che è riuscita a diventare unicamente grazie a se stessa.

HELMUT LEFTBUSTER

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