Archive for giugno 2013

ANCHE GLI ARTISTI INIZIANO A SCLERARE SULLO IUS SOLA

giugno 23, 2013

Quando la capitale del mondo civile secondo lo standard dominante, Stoccolma, è messa per giorni a ferro e fuoco da bande di immigrati satolli di non si sa bene quali rivendicazioni (non sono affamati, non sono svestiti, non sono emaciati e sono armati fino ai denti) mentre alcuni loro compari a Milano come a Londra massacrano inermi cittadini con picconi e macheti, le chiacchiere buoniste si spengono come consunti moccoli alla pioggia nelle bocche di chi ha figli, fidanzate, genitori e nonni che potrebbero rischiare di finirne vittime alla stregua di chiunque altro di noi.

Sia ben chiaro, nonostante i letali rischi sociali elencati, qualche moccolo duro di comprendonio resterà imperterrito a sfiocchettare le sue scemenze sotto il diluvio, come quelle candele di compleanno fatte apposta per far spolmonare il povero festeggiato, il quale, una volta capito il trucco, potrà solo aspettare che finisca il comburente, sperando che nel frattempo non gli sia andata a fuoco la casa.

Già, è difficile far capire ad un “sinistro”, specie se mondialista, quanto nefasto e deflagrante sia l’accroccato laboratorio multietnico messo su da questa banda di cialtroni/delinquenti che governa l’Europa: fargli capire che indurre miliardi di individui, abituati a vivere secondo i parametri evolutivi dei loro habitat di provenienza, a comportarsi improvvisamente come pochi milioni di Europei hanno imparato a fare lungo un percorso completamente diverso e durato millenni, è impresa non ardua, ma improba.

E nel frattempo il sangue scorre, il nostro naturalmente.

Tuttavia, sebbene l’establishment dello spettacolo e della cultura non abbia sinora conosciuto altro verbo che quello del politicamente corretto, la situazione s’è fatta talmente rovente da costringere i comuni mortali, seppur artisti, a parlare, a dissentire, a dare l’allarme, strappandosi le museruole imposte loro da quei magnati del business che staccano i biglietti ai concerti.

Ed ecco Povia, che s’oppone alle cittadinanze facili: un tempo avrebbe rischiato il linciaggio mediatico per simili posizioni, ma ora, cronache d’orrore quotidiano alla mano, non solo riceve consensi, ma potrebbe divenire il bambino del pop che finalmente urla “Il Re è nudo!”. Non escludiamo che lo faccia a sua volta per mero business, ma, anche fosse, ciò non influirebbe sull’oggettività del plauso che la sua protesta identitaria riscontra.

Nel valutare un disagio non conta chi lo lancia, ma in quanti lo accolgono come tale.

Sia ben chiaro, Povia non è il solo: gruppi di folk identitario, di rock di destra, addirittura di punk-metal (i romani ANCHE GLI ARTISTIDeviate Damaen cantano sul brano “Basta Non Basta”: “Basta con la mattanza di anziani lasciati soli, basta riluttanza ad incarnare i propri ruoli; basta non-somiglianza che porta all’indifferenza, non basta la cittadinanza, Amore è discendenza”) da tempo sono insorti contro il mondialismo, ma chi e quanti li ascoltano? Per lanciare un allarme che smuova roba grossa occorrono numeri “pop”, purtroppo; ed ecco che finalmente stanno arrivando, ci voleva solo qualcuno che attivasse l’innesco.

I mondialisti sono stati astuti e capaci, e probabilmente sono in vantaggio: ma non possono sperare di infilarci supposte avvolte nel filo spinato pretendendo pure che nessuno scleri.

La partita è quindi tutta da giocarsi…

HELMUT LEFTBUSTER

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ANZIANE HORROR A CONFRONTO CON…

giugno 16, 2013

Guardate questa foto: non vi chiediamo di credere a noi, né di vincere la vostra pigrizia per digitare con le vostre ditine la ANZIANE HORRORparola “anziana” sulla rete.

Lo abbiam fatto noi per voi, e vi basterà guardare la foto per vedere i risultati di google, ovvero di un freddo algoritmo che si limita a contare su un pallottoliere quante volte e per quali circostanze una parola viene massivamente citata su internet.

Avete dato un’occhiata? Bene, inutile quindi commentare ciò che si analizza a vista.

Non resta che confrontare l’esito della digitazione di tale sostantivo, “anziana“, mai zampillante sulle guance dei piagnucolosi santoni della tolleranza, della difesa dei diritti civili, della tutela delle minoranze, dei moschettieri (e delle moschettiere) dei “deboli”, con quello dei sostantivi che tutti costoro ci propinano quotidianamente come sinonimi di vessazione, sfruttamento, vittimismo, bisogno e fame.

Beh, forza, stavolta la fatica di trovarli e digitarli fatela voi, noi la dritta ve l’abbiamo data; sappiate però che sarà difficile riuscire a scovare categorie sociali che, una volta digitate, già dalla prima schermata rivelino così tanto orrore come la parola da noi digitata.

La logica non è un’opinione, mentre le chiacchiere possono esser veleno.

HELMUT LEFTBUSTER

NONNI BUONI DA VENDERE

giugno 15, 2013

La parola “nonno”, un tempo fulcro di calore familiare, baluardo di saggezza e timore riverenziale, ma anche fonte di grande tenerezza e gioioso senso di festa, viene oggi prepensionata senza troppi indugi e spiegazioni, come fosse di troppo.

Già, perché i “nonni” sono testimonianza di sangue, storia e tradizione, e le testimonianze nell’epoca dell’usa&getta fanno paura.

E così i “nonni” d’una simile società vengono affamati, abbandonati a raspare nell‘immondizia, lasciati ad immalinconirsi nella solitudine, mollati alle mercè della vigliacca violenza allogena che li punta come vittime ideali della propria carognaggine.

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2013/06/15/news/due-anziane-rapinate-in-poche-ore-1.7258090

Salvo, come per tutto nell’era dei mercanti, che tenersene buono il nome (nonni) per vendere prodotti: dal momento che lo sgorgare dell’acquolina in bocca resta una delle rare e irrefrenabili manifestazioni di biologica umanità nel guardare una pietanza, quella parola così evocatrice di genuinità agroalimentare viene abusata nelle pubblicità di prodotti commestibili per invogliarne l’acquisto: stracchino, biscotti, pasta fatta in casa pullulano di “nonni” pronti a garantire la freschezza e l’autenticità di ciò che l’essere umano deve consumare almeno tre volte al giorno, perlomenOLYMPUS DIGITAL CAMERAo finché non c’avranno convinti tutti a mangiare insetti, come sempre più spesso sentiamo proporre.

http://www.lastampa.it/2013/05/22/societa/cucina/notizie/attualita/gli-insetti-piu-buoni-da-mangiare-uV9vGB1CCD2j1IYeLVWCrO/pagina.html

Una civiltà in vendita è sempre una civiltà in svendita: capiamolo prima che sia troppo tardi.

HELMUT LEFTBUSTER

TIRATA DI SOMME SUL MULTICULTURALISMO: I DANNI LI CONOSCIAMO BENE, I PREGI DITECELI VOI…

giugno 3, 2013

Normalmente i nostri articoli espongono monograficamente il nostro punto di vista; ebbene, stavolta no, cerchiamo un contraddittorio.

Le ragioni per cui il multiculturalismo si è rivelato una farsa (ipotesi migliore) se non un crimine (ipotesi peggiore) le esponiamo da tempo, all’unisono con ben più prestigiosi nomi del Pensiero nazionale: antropologi come Ida Magli, economisti come Eugenio Benetazzo, politologi come Giovanni Sartori, tutti pensatori di provata trasversalità ideologica, ci ripetono ogni giorno, pressoché inascoltati, quanto nefasto sia il calice da cui stiamo bevendo.

http://www.mxpress.eu/?p=26377

http://www.unilibro.it/libro/sartori-giovanni/il-pasticcio-dell-immigrazione-dall-equivoco-del-multiculturalismo-all-integrazione-possibile/9788817047494

Ora, quel che riceviamo in dono dai Re Magi multiculturalisti è ben noto: impoverimento artigianale e commerciale dovuto al sottocosto, regressione e degrado sociale dovuti alle “differenti” culture dei paesi di provenienza degli immigrati, macheti e asce oramai consueti per le nostre strade come fossero pistole ad acqua, addirittura impossibilità ad assumere donne come bagnine sulla riviera romagnola per non turbare la sensibilità degli islamici.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2013/30-maggio-2013/beach-steward-team-senza-donne-per-non-offendere-musulmani-2221401807583.shtml

Da tempo osserviamo che se cambia l’habitat antropico di un territorio, ciò cambierà ipso facto ogni aspetto del territorio stesso, e non da ora è già possibile verificare lungo le nostre città tale rilievo empiricamente, con interi quartieri completamente snaturati nell’aspetto, nei negozi, nella ristorazione, nella sicurezza (iniziando da quella di categorie a rischio come le donne e gli anziani).

Vorremmo quindi, a questo punto, che la parola passasse ai nostri detrattori: a quelli che ridacchiano dei nostri argomenti senza portarne altri a suffragio delle loro critiche; a quelli che indefessamente, come orologi a cucù inceppati, blaterano solo di “ricchezza” (quale?), “inclusione” (quanta?), “integrazione” (come, quando i numeri dell’immigrazione non sono più organici a poter essere assimilati?).
A quelli, infine, che, nonostante assistano ad un impoverimento della propria società che spinge ogni giorno al suicidio i (soli) propri compatrioti, pensano ancora che i diseredati del mondo continuino a chiamarsi  “Kunta Kinte”.

Noi non troviamo vantaggi né lati positivi nel multiculturalismo, con tutta la buona volontà non ce ne sovvengono: quindi, forza, voi che avete la mente più ampia, il cuore più grande, e la visuale più aperta, suggeritecene liberamente e lealmente, ed altrettanto liberamente e lealmente li pubblicheremo con grande piacere.

hleftbuster@yahoo.com

Magari ci farete pure cambiare idea..ma non siate avari di argomentazioni come al solito, se volete essere credibili!

HELMUT LEFTBUSTER

multiculturalismo 2

(foto in allegato da http://www.alertadigital.com  repertorio web)