ANCHE GLI ARTISTI INIZIANO A SCLERARE SULLO IUS SOLA

Quando la capitale del mondo civile secondo lo standard dominante, Stoccolma, è messa per giorni a ferro e fuoco da bande di immigrati satolli di non si sa bene quali rivendicazioni (non sono affamati, non sono svestiti, non sono emaciati e sono armati fino ai denti) mentre alcuni loro compari a Milano come a Londra massacrano inermi cittadini con picconi e macheti, le chiacchiere buoniste si spengono come consunti moccoli alla pioggia nelle bocche di chi ha figli, fidanzate, genitori e nonni che potrebbero rischiare di finirne vittime alla stregua di chiunque altro di noi.

Sia ben chiaro, nonostante i letali rischi sociali elencati, qualche moccolo duro di comprendonio resterà imperterrito a sfiocchettare le sue scemenze sotto il diluvio, come quelle candele di compleanno fatte apposta per far spolmonare il povero festeggiato, il quale, una volta capito il trucco, potrà solo aspettare che finisca il comburente, sperando che nel frattempo non gli sia andata a fuoco la casa.

Già, è difficile far capire ad un “sinistro”, specie se mondialista, quanto nefasto e deflagrante sia l’accroccato laboratorio multietnico messo su da questa banda di cialtroni/delinquenti che governa l’Europa: fargli capire che indurre miliardi di individui, abituati a vivere secondo i parametri evolutivi dei loro habitat di provenienza, a comportarsi improvvisamente come pochi milioni di Europei hanno imparato a fare lungo un percorso completamente diverso e durato millenni, è impresa non ardua, ma improba.

E nel frattempo il sangue scorre, il nostro naturalmente.

Tuttavia, sebbene l’establishment dello spettacolo e della cultura non abbia sinora conosciuto altro verbo che quello del politicamente corretto, la situazione s’è fatta talmente rovente da costringere i comuni mortali, seppur artisti, a parlare, a dissentire, a dare l’allarme, strappandosi le museruole imposte loro da quei magnati del business che staccano i biglietti ai concerti.

Ed ecco Povia, che s’oppone alle cittadinanze facili: un tempo avrebbe rischiato il linciaggio mediatico per simili posizioni, ma ora, cronache d’orrore quotidiano alla mano, non solo riceve consensi, ma potrebbe divenire il bambino del pop che finalmente urla “Il Re è nudo!”. Non escludiamo che lo faccia a sua volta per mero business, ma, anche fosse, ciò non influirebbe sull’oggettività del plauso che la sua protesta identitaria riscontra.

Nel valutare un disagio non conta chi lo lancia, ma in quanti lo accolgono come tale.

Sia ben chiaro, Povia non è il solo: gruppi di folk identitario, di rock di destra, addirittura di punk-metal (i romani ANCHE GLI ARTISTIDeviate Damaen cantano sul brano “Basta Non Basta”: “Basta con la mattanza di anziani lasciati soli, basta riluttanza ad incarnare i propri ruoli; basta non-somiglianza che porta all’indifferenza, non basta la cittadinanza, Amore è discendenza”) da tempo sono insorti contro il mondialismo, ma chi e quanti li ascoltano? Per lanciare un allarme che smuova roba grossa occorrono numeri “pop”, purtroppo; ed ecco che finalmente stanno arrivando, ci voleva solo qualcuno che attivasse l’innesco.

I mondialisti sono stati astuti e capaci, e probabilmente sono in vantaggio: ma non possono sperare di infilarci supposte avvolte nel filo spinato pretendendo pure che nessuno scleri.

La partita è quindi tutta da giocarsi…

HELMUT LEFTBUSTER

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