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PERCHE’ SI PRESERVANO I PARCHI NATURALI DAGLI ITALIANI, E NON IL PARCO “ITALIA” DAI CLANDESTINI ?!

agosto 25, 2013

Pagate le tasse per la manutenzione del suolo pubblico, siete senz’altro persone civili, avete studiato educazione civica a scuola, per retaggio familiare e culturale non gettate cartacce, non siete piromani e, anche foste dei cleptomani, non avreste altro da rubare che pigne,  arbusti e, sperando che non vi mozzichi, qualche capra.
Eppure, se provate ad avvicinarvi anche in pedalò all’isola di Montecristo (o a qualsiasi altro parco naturale), non vi faranno entrare.
Cioè non vi faranno proprio passare, vi bloccheranno fisicamente consapevoli del fatto che, vogliasi per rispetto della legge, vogliasi per paura della stessa, mai ingaggereste una tenzone a gavettoni con gli Agenti dell’Ordine preposti a sbarrarvi il passo.

Eppure parliamo di suolo pubblico che vi appartiene per nascita e cittadinanza, di territorio nazionale contiguo all’uscio di casa vostra.

Tuttavia, ben sappiamo che norme sulla tutela del patrimonio naturalistico basate su presupposti scientifici che stabiliscono l’inevitabile danno ambientale che un eccesso di antropizzazione cagiona a qualsiasi luogo che s’intenda far rimanere bello e salubre come natura l’ha creato, debbono prevalere sul diritto soggettivo del cittadino di calpestare indiscriminatamente quel luogo che pure, costituzionalmente, gli appartiene.

Ebbene, l’ingiustizia, anzi, meglio, l’assurdità dei nostri tempi, fa sì che tali presupposti logici, scientifici e di buon senso divengano essi stessi oggetto di disciminazione, dal momento che si preservano i parchi naturali, ma si lascia che quello che dovrebb’essere il “parco” per eccellenza, e cioè il Parco del Popolo Italiano, resti svincolato da qualsiasi principio di preservazione naturale e giuridica: si lascia entrare chi non deve, non si tiene conto della portata massima del territorio in base ai parametri sanitari vigenti, e non si oppone alcuna resistenza alla subdola prepotenza di chi, già per il solo fatto di ammararvi o comunque penetrarvi illegalmente, commette un reato.
E tutto questo avviene a beneficio non di qualche “distratto” velista o diportista, ma di milioni di sconosciuti totalmente alieni alle più basilari norme civili e civiche della nostra società (non foss’altro che perché non avrebbero avuto neanche il tempo di dar loro “una letta”), non si capisce bene se per pietismo fondato su presupposti erronei e mendaci, per lassismo di stampo ideologico, per interesse mercantilistico, o per un’insana paura incentrata sul fatto che, mentre 60 milioni di Italiani sono tenuti alla larga da un’isoletta come Montecristo grazie ad un paio di motovedette della forestale, l’intera marina militare italiana non sarebbe in grado di fronteggiare milioni di festosi esodanti talmente convinti che “la terra sia di tutti” da aver smoccolato per secoli contro il colonialismo europeo.

E allora, se è la legge del più forte quella a cui c’hanno condotto 3000 anni di Civiltà, forse è meglio buttarsi a mare davvero, poiché questo è quello che passa il “convento” Italia agli Italiani oggigiorno…

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/02/19/news/dopo_il_trapianto_del_fegato_da_un_mese_vive_in_macchina-12640426/

HELMUT LEFTBUSTEROLYMPUS DIGITAL CAMERA

In foto : parco naturale dei Monti Sibillini (1) e periferia romana degratada e cementificata

(2) : ora, dove preferireste vivere delle due opzioni? Ora, pensate davvero che la prima

possa restar tale (e non diventare come la seconda) senza ferree regole di tutela?

 

 

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ESEGESI DEL “CORNETTO E CAPPUCCINO”: PER FARE COLAZIONE OGNI GIORNO COMMEMORANDO GLI STORICI PROTETTORI D’OCCIDENTE !

agosto 22, 2013

Tutti sappiam bene che cosa siano “cornetto&cappuccino”, ma quanti sanno chi sia stato Marco d’Aviano? Uesegesi CAPP e CORN 2n frate cappuccino piuttosto trascurato dai trattati enciclopedici moderni, per essere stato il condottiero riconosciuto dall’imperatore Leopoldo I, urbi et orbi, come l’eroe della battaglia di Vienna del 1683, grazie all’esito della quale noi stiamo scrivendo queste righe ..e lo stiamo facendo senza un turbante in testa.

D’accordo, ma che c’entrerebbe tutto questo con cornetti e colazioni?

Il programmato disinteresse verso l’origine di forme e significati relativi alla nostra cultura di base e al nostro quotidiano è parte integrante del progetto di demolizione della memoria storica dei popoli europei; non deve dunque meravigliarci se c’è qualcuno che rema contro il corretto percorrere a ritroso i sentieri della Storia: l’importante è remargli contro a nostra volta, rammentando – appunto, urbi et orbi – quanto valorosi siano stati i grandi condottieri europei del passato e quanto preziosa sia la libertà che costoro c’hanno donato e tramandato con le loro gesta a difesa d’un territorio che tuttora, inquanto europei, amiamo ed abitiamo da millenni.

Del resto, “politici” come il re francese Luigi XIV, doppiogiochista che aizzava gli ottomani contro gli Asburgo, o imperatori austriaci come Giuseppe II, che nel 1783 soppresse la rievocazione della liberazione di Vienna di cento anni prima (sebbene fosse evento talmente sentito dal popolo da essere salutato ogni anno con un’imponente processione), furono degni precursori di quanti, ancora ai nostri giorni, da scranni di potere più o meno legittimato dal loro popolo, cercano di affossare, probabilmente odiando se stessi e la propria appartenenza, il Filo d’Arianna del proprio DNA .RUA LEPANTO

Ecco, quindi, che venendo fatte sparire le tracce più macroscopiche di quello che dovrebbe essere l’orgoglio per la nostra Storia, censurandone qualsiasi manifestazione estetica e monumentale come fosse una vergogna, restano tuttavia incancellabili tutte quelle tracce meno appariscenti ma estremamente capillari, riscontrabili nella lingua, nei cibi, nelle piccole consuetudini popolari che ne sono intrisi. Lì gli impuniti “cancellatori” mondialisti se la passano molto meno bene, potendo solo limitarsi a sottacere le filologie intercorrenti fra un dolce da forno, un evento storico e un dipinto che ne raffigura la magnificenza.

E’ qui che diventa prezioso il lavoro informativo di tutti coloro che, anziché sbuffare innanzi a nomi e morfologie, decidono di ricercarne le origini per certificarne l’identità.

Ebbene, qualunque cosa v’abbiano raccontato sinora in proposito, la forma del “cornetto” non c’entra affatto con simbologie apotropaiche, men che mai con derivazioni zoomorfe: esso, molto semplicemente, rappresenta la mezzaluna islamica che, per sfregio agli invasori, i viennesi assediati mangiavano durante la ritirata del nemico ad assedio scongiurato.

I francesi, anche per via dei loro interessi coloniali, perennemente collusi con il mondo islamico, tenteranno di sviare tale derivazione simbologica attraverso l’uso del sostantivo “croissant” che letteralmente significa “crescente”, alludendo alla pasta lievitata che lo compone, quando invece l’aggettivo “crescente”, in origine, si riferisce appunto alla (mezza) luna crescente.

I fornai che li preparavano, d’altro canto, furono gli “angeli” della resistenza viennese inquanto, lavorando di notte, poterono dare l’allarme del subdolo assalto che il Gran Visir ottomano, Kara Mustafà Pasha, aveva ordinato avvenisse scavando gallerie sotterranee, il cui trambusto, fortunatamente, non sfuggì ai salvifici pasticceri.

Marco d’Aviano, cappuccino friulano di gagliardo temperamento e singolare capacità strategica, fu il deus ex machina cristiani resistono a Viennadell’intera epopea, e postosi alla guida di esigui ma valorosi contingenti europei (polacchi, capeggiati da re Jan Sobieski III, comandante in capo dell’intera armata, italiani, guidati da Enea Silvio Caprara e da Eugenio di Savoia, tedeschi, sia cattolici che protestanti, ungheresi, lituani, sassoni, svevi e bavaresi) riuscì a compiere quello che il governatore della città, von Starhenberg, definì un miracolo da intitolare alla Vergine, la quale, infatti, di lì innanzi campeggerà sui vessilli austroungarici sino alla prima guerra mondiale.

Nonostante la paurosa sproporzione di forze in campo fra assalitori e assaliti (gli europei erano privi di artiglieria pesante e inferiori di numero a causa della defezione francese, e del fatto che il grosso dell’esercito imperiale era impegnato sui fronti esterni, con lo stesso imperatore rifugiato a Passavia e con il Consiglio Aulico incapace di attuare strategie organiche), chi difendeva la propria terra potè vincere grazie ad una forza della disperazione concentrica alla consapevolezza che quella battaglia avrebbe deciso i futuri destini di tutte le genti europee. Tale inconfutabile dato storico, oltre che bellico, fu dirimente nell’aggregazione di eserciti pur diversi nella composizione delle uniformi, ma uniti nel tessuto spirituale che li rendeva gli ultimi depositari di quella grande civiltà greco-romano-germanica che tuttora chiamiamo Occidente.

Ritirandosi disordinatamente, gli islamici  lasciarono nelle gallerie scavate sino alle porte della città ed oltre, grandi sacchi di polvere nerastra (caffè) che, miscelata al latte, dava una bevanda color del saio del Cappuccino eroe della resistenza, da cui il nome del celebre alimento mattutino che da allora si accompagna al cornetto.

L’evento, ben più importante della stessa battaglia di Lepanto considerando che il nemico, stavolta, era arrivato alle porte dipinto del Gatti a Loretodella Seconda Roma d’Europa, sebbene meno decantato, è istoriato in varie opere e raffigurazioni, fra le quali citiamo e riportiamo l’affresco del Gatti (1913-1939) “Sobieski entra vittorioso a Vienna”, conservato nella cappella polacca della basilica di Loreto (An).

Dalla Rivoluzione Francese in avanti, l’intellettualismo europeo più giacobino e modernista ha compiuto e continua a compiere una pericolosa opera di rimozione testimoniale della ferocia dei nemici storici dell’Occidente, nonostante il suolo e la coscienza popolare europei siano costellati di testimonianze visuali e letterarie che ce la raccontano ad ogni pie’ sospinto.

Per quanto assurdo e illogico, molti europei sono convinti che il percorso di emancipazione del Pensiero occidentale, durato oltre 3000 anni e progredito verso una concezione di ripudio della conquista suprematista e della guerra come strumento d’offesa, appartenga sic et simpliciter a qualsiasi essere umano del globo, e non solo a quelle civiltà che ne sono permeate per estrazione geografica e culturale.

Certo, eventi risalenti a secoli addietro non debbono indurci a vivere il mondo come se esso fosse rimasto a quella data; ma nemmeno possiamo far finta che quella data non sia mai esistita solo perché i tempi, perlomeno da noi, son cambiati.

E a tal proposito val la pena sottolineare la fatidica data dell’evento in argomento (la Battaglia di Vienna): 11 settembre. Che dire, forse gli islamici hanno memoria più lunga della nostra…

Solo qualche decennio fa’, Pasolini ragazzo,  friulano come Marco d’Aviano, scrisse un dramma teatrale molto poco noto ( ! ) I TURCHI IN FRIULIintitolato “I Turchi in Friuli”, nel quale viene narrata la barbarie perpetrata durante la seconda metà del XV secolo dagli Ottomani ai danni delle popolazioni friulane, incluso il drammatico episodio dell’impalamento di Simone  Nusso, l’eroico comandante della resistenza cristiana. E Pasolini non era certo un torbido revisionista né uno storico militante, ma solo un grande drammaturgo ed un grande appassionato della bellezza e dell’Identità dei suoi luoghi, esattamente come ogni essere umano dovrebb’essere.

Tutt’oggi, nonostante il politicamente corretto appesti ogni anfratto della mediaticità sociale, troviamo precisi riferimenti iconografici al nemico della Cristianità per antonomasia nelle rievocazioni storiche come la Quintana che si tiene d’estate ad Ascoli Piceno, durante la quale, fra palìì, giostre e sfilate in costume, campeggia la competizione dell’“l’AAssalto al Morossalto al Moro” ove il bersaglio da centrare con l’asta da parte del cavaliere non è un anello da infilare come nella maggior parte dei tornei cavallereschi, ma uno scudo da colpire tenuto in mano da un fantoccio che ha le sembianze d’un “moro”, appunto, d’un saraceno.

 

In conclusione: l’unico modo per non dover temere il futuro è poter guardare serenamente al passato, senza ipocrisie, senza revisionismi idioti, ma nemmeno con quei sensi di colpa che sono indegni di una grande civiltà come la nostra.

Facendo colazione la mattina, dunque, godiamocene bontà e tranquillità memori anche di coloro ai quali anche dobbiamo quel potercele godere.esegesi CORN e CAPPUCC 1

 

HELMUT LEFTBUSTER, G.dX & TESS LA PESCH.

LETTERA APERTA AD UN PARLAMENTARE GRILLINO SULLA FACCENDA “IUS SOLI”…

agosto 21, 2013

Salve, Alessandro, ti do del tu perché siamo coetanei e credo nell’egalitarismo vero, quello della dignità, e non quello radical-chic.

Ho visto alcuni tuoi video, e ho letto tue dichiarazioni inerenti il programma.

Premesso che sono un elettore di destra sociale e identitaria, ho sempre guardato con interesse al vostro movimento, ma una tara ha sempre campeggiato all’orizzonte: la questione immigrazione. E credimi, so di parlare a nome di molti più grillini “mancati” di quel che possiate pensare, e mi spiace che tale elemento venga da voi puntualmente sottovalutato, poiché esso è elettoralmente dirimente.

Cercherò di essere sintetico:

– Come possono le leggi della geometria solida (verifica il rapporto fra densità ed estensione europee, e quello del resto del mondo) essere stravolte da un concetto astratto, ipocrita e vaneggiante di “accoglienza”, senza quindi fare i conti con spazio geografico, urbanistico e architettonico che non basterà mai per tutto il mondo, in quella cristalleria che è lo Stivale?

– Le statistiche demografiche parlano chiaro: l’Occidente, di questo passo, è destinato a sparire, e tu sai bene che gli antropologi concordano nel sostenere che le civiltà camminano sulle gambe degli uomini e non delle memorie astratte. Quindi, quando saremo diventati un paese di automi compratori multietnici, sradicati e A-tradizionali, che fine faranno Aristotele, Seneca, Dante e Montesquieu ? Non ti preoccupa questo? A me sì, tanto. Parlane con qualche professore di liceo, e ti fornirà argomenti ancora migliori dei miei…

– Come si può pensare che in un paese stremato, ove gli anziani raspano nei cassonetti alla vista di chiunque di noi, si possano accogliere MILIONI di individui di cui non sappiamo nulla, se non il fatto che, dal punto di vista della loro coscienza sociale, sono inevitabilmente  portatori del regresso da cui fuggono? Insomma, vediamo tutti le immagini che vengono da quei paesi: chi viene da lì, come potrebbe esserne diverso?! E, percarità, non mistifichiamo con la parolona magicona “integrazione”: non basta toccare il suolo di Lampedusa per acquisire ciò che tu ed io abbiamo acquisito in una vita d’insegnamenti familiari, scolastici, sociali. Soprattutto quando non si tratta più di qualche centinaio di individui…

– Supponiamo per un istante che fosse giusto prenderci quest’onere in ogni caso, come giustifichi la totale mancanza di reciprocità multiculturalista? Un paese totalmente invaso da mercati, culture, gastronomie  e addirittura templi di altri popoli, non avrebbe almeno diritto a chiedere loro altrettanto? E invece perché il cosiddetto “multiculturalismo” lo si pretende sempre a senso unico cioè a carico di noi Europei?

Mi permetto di prevenire una delle risposte più comuni (e insensate) che generalmente seguono a questa mia domanda: “noi europei dobbiamo scontare secoli di colonialismo”. Premesso che sono un anticolonialista convinto, quanto è durato il colonialismo europeo? Due secoli? Vogliamo fare tre? Credi siano sufficienti a giustificare un credito che rischia di divenire eterno? Ti sembra logico pensare che se il resto del mondo in millenni non si è evoluto culturalmente quanto l’Occidente greco-romano, sia per colpa di 2 -3 secoli di colonialismo europeo che, anzi, pur deplorevolmente, qualche ponte in Africa l’ha persino costruito? E in ogni caso, non credi che, se anche avessimo qualche credito verso quei popoli, sarebbe opportuno aiutarli in casa loro, soprattutto facendo loro capire quanto il controllo demografico sia vitale per il benessere e l’equilibrio popolazione/risorse del territorio? Esiste fame perché esistono troppe nascite rispetto alle risorse: ma perché dobbiamo essere noi europei a pagare tale ignoranza socio-economica di altri continenti?

– Digitando su Internet le parole “anziana” oppure “rapinati” o ancora “pestato” , gli algoritmi dei motori di ricerca forniscono una statistica criminogena di derivazione inequivocabile (provare per credere!); non a caso le carceri non scoppiano perché gli italiani sono improvvisamente impazziti e si sono messi a delinquere massivamente negli ultimi 4-5 anni, sarebbe illogico pensarlo, non credi? Basti riflettere sul nuovo fenomeno delle “gang”, totalmente d’importazione. Perché dobbiamo scontare un tale ingiusto scotto, per espiare che cosa? E sono le nostre categorie più deboli a farne le spese, donne e anziani in testa, persino disabili rapinati senza pietà (digita “disabile rapinato”, e vedrai quanti casi): la cronaca quotidiana è sotto gli occhi di tutti, non perdiamo tempo a smentirci mentendo sapendo di mentire…

– Se voi grillini sostenete di essere a favore del Kilometro Zero, a favore della “decrescita felice” e contro la globalizzazione, come potete giustificare quell’immigrazione di massa che la stessa Boldrini definisce testualmente “l’elemento umano della globalizzazione”? Non vi rendete conto che una ipertrofia demografica – per di più artificiale – porterà cemento, centri commerciali, multinazionali, Tav, insomma proprio tutto ciò contro cui sostenete di battervi?

– In ultimo: politologi del calibro di Giovanni Sartori (non certo un uomo di destra) e antropologi del rilievo di Ida Magli sono scesi in campo per la questione dello Ius Soli, l’ennesima trovata politicamente corretta con cui il PD vorrebbe vampirizzare suffragi a buon mercato: al di là del merito della faccenda, voi grillini vi rendete conto che se improvvisamente dovessero votare milioni (questa è la cifra Istat) di “nuovi votanti”, non sarebbe certo il vostro partito ad esserne premiato, ma solo quello dei furbastri che stanno tentando di fare questo colpo di mano travisati da “benefattori del mondo” ? E la nostra Repubblica si trasformerebbe da “democratica” in “demografica”, gettando alle ortiche 3000 anni di evoluzione socio-giuridica della migliore tradizione occidentale. Guardate, cari, che in democrazia con i numeri non si scherza. E questo al netto del tracollo fiscale e previdenziale che lo ius soli causerebbe dopo cinque minuti di permanenza in Gazzetta Ufficiale…

http://www.liberoquotidiano.it/news/1295768/Sartori-attacca-ancora-la-Kyenge-almeno-allunghi-gli-occhi-sugli-italiani-che-non-trovano-lavoro.html

Ecco, queste mie non sono affermazioni, ma quesiti. E ai quesiti, chi ha argomenti, saprà senz’altro rispondere e dire la sua: anche questo c’hanno insegnato 3000 anni di Atene e di Roma.

Sperando d’esser stato foriero di sani spunti di riflessione, ti saluto cordialmente.

HELMUT LEFTBUSTER

OGNI CENTESIMO REGALATO “AL MONDO” E’ SOTTRATTO AL NONNO

agosto 12, 2013

La domanda da porre a chi predica l’indistinzione, l’apolidìa, il mondialismo, idolatrando ideologicamente il verbo “migrare”, è semplice: chi fugge da civiltà peggiori della nostra a tal punto da costringere i propri figli a fuggire, come potrebbe mai rivelarsi portatore di miglioramento sociale per i popoli da cui pretenderebbe d’essere ospitato?

Al contrario, se non fosse vero che i territori da cui chi migra fugge sono così pessimi come chi li abbandona sostiene per impietosirci ad ospitarlo, dovremmo pensare a un movente migratorio tutt’altro che pacifico, e sufficiente quindi a far crollare l’immaginifico castello mistificatorio della filosofia immigrazionista.

Quindi, l’invito da fare ad ogni concittadino che, a proposito di immigrazione, anziché consolidare un ragionamento compiuto, men che mai una condotta fattivamente solidaristica verso gente  astratta e sconosciuta, blatera al vento parole come “integrazione” , “solidarietà” “arricchimento”, è quello di confrontarsi con la sua stessa logica comportamentale, domandandosi: <<quante volte mi è capitato di incontrare un barbone italiano, evidentemente bisognoso e affamato, e di sfidarne con gli occhi la sua richiesta di calore umano, di cibo, anche solo di una moneta? E di queste volte, quante mi sono fermato a sorridergli, ad accarezzarlo, per poi invitarlo a casa mia a farsi una bella doccia calda e a rifocillarsi?>>

Eppure quel barbone, oltre che un essere umano in carne ed ossa al quale si sarebbe potuto regalare sollievo fisico ed interiore, era molto probabilmente un nostro conterraneo, inoffensivo sia inquanto stremato nel corpo, sia inquanto vinto nella voglia di vivere dignitosamente, figurasi nell’intenzione di sopraffare.

Forse per questo la caritatevolezza più “fashion” di lui se ne frega, lasciandolo ai margini della strada e della società: perché a lui manca l’astrattezza ideologica tipica del migrante.

Invece, quando si tratta di gente proveniente da “paesi poveri”, se ne può parlare alle cene radical-chic, se ne possono scrivere ipocrite lettere ai giornali, si possono votare con distacco pericolose leggi che consentiranno a sconosciuti, illegittimi clandestini della cui indole individuale e identità personale non si conosce alcunché, di vagare per le nostre strade a commettere ogni prelibatezza criminale quotidianamente assaporabile sui giornali, e non certo per fame, poiché per fame si chiede l’elemosina, non si assaltano ville, non si pestano inoffensive vecchiette, e non si stuprano donne.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/06/07/news/perugia_capitale_della_droga-36729859/

E’ ben più facile amare l’indistinto bisognoso astratto, che non l’individuale bisognoso concreto; ma poiché le tasse dei cittadini sono una quantità finita in natura, sappia, chi vuol ragionare, che ogni centesimo virato “al mondo” equivale ad un centesimo sottratto ai nostri disabili, ai nostri pensionati che razzolano nell’immondizia, ai nostri disoccupati, ai nostri figli.

Chi si prende, dunque, la responsabilità di regalare a sconosciuti ciò che sottrae ai nonni, agli amici e ai consociati? Gli irresponsabili e gli stronzi, senza dubbio: ma abbiano almeno il coraggio di alzare la mano e di farsi guardare negli occhi da coloro che stanno affamando.OGNI CENTESIMO...

HELMUT LEFTBUSTER

 

DALLE “MISS“ (Italia) ALLA “MISSION“ (sui profughi): MISSIONE DEPRESSIONE!

agosto 9, 2013

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/07/21/il-mondo-nel-2100-saremo-tutti-nigeriani.html

Quest’articolo de “la Repubblica” è assolutamente verosimile.
Il problema non è la sua attendibilità, ma il deprimente spirito apocalittico del messaggio che lancia: non solo descrive una situazione demografica mondiale tutta volgente a scapito di noi occidentali, ma lo fa quasi decantandone l’ineluttabilità.
Fa venire in mente quel film con Bette Davis dove la vecchia assassina, pazza e leggiadra, canticchiava felice per la spiaggia con le mani lorde del sangue della sorella appena ammazzata.

Ma insomma, perché mai dovremmo rinunciare a proseguire ciò che siam sempre stati? Niente più Gioconde, niente più Cappelle Sistina, niente più Divine Commedie?
Se l’articolo d’ incipit spiega così bene che in 100 anni diverremo ciò che non siamo diventati in 10.000 anni, evidentemente qualcuno sta facendo vivere al mondo una qualche forzatura  mai vista prima: anziché lasciare che gli spazi vitali dei singoli popoli siano gestiti dai loro abitanti naturali, così come è sempre stato, si vuole a tutti i costi che le masse più prolifiche del pianeta possano, per il solo fatto di esserlo, prevaricare le altre senza minimamente tenere in considerazione il valore d’ognuna di esse, della sua storia, delle sue peculiarità, delle esistenze che si perderebbero calpestate nella polvere da “coloro che premono”.

Già, perché nella storia i popoli maggioritari hanno sempre “premuto” sugli altri, ma gli “altri” si sono sempre difesi da questa pressione, mai son rimasti lì imbelli a farsi pressare quasi a dover espiare qualche colpa pregressa; ora, invece, tale difesa sembra esserci stata vietata, inibita  nonostante l’evidente pericolo che proprio noi occidentali, minoranza delle minoranze, stiamo correndo in quest‘orrenda fase epocale.

Se persino il palinsesto Rai viene stuprato nella sua storicità, abbattendo roccaforti dedicate al “ciò che siamo” per erigere montarozzi di retorica buonista a “ciò che non siamo”, significa che il progetto è farci diventare qualcos’altro, convincendoci pure che sia giusto così.

Una sorta di “riprogrammazione” programmata e programmatica, alla quale si sorride con quell’imbecillità tipica degli imbecilli, tanto per restare in tema cinematografico, ben interpretata dal frate deforme (e demente) che affrontava l’inquisitore canticchiando mentre costui gli abbrustoliva il culo, ne “Il Nome della Rosa”.

Ma qui non si tratta d’un film: qui è in gioco la dignità di ciò che siamo, e il cui lieto fine, che si chiama “sopravvivenza”, dipende solo da noi, poiché dipendesse dal regista saremmo già stati tutti licenziati in tronco.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2013/05/10/news/miss_italia-58504271/

http://www.stracinema.com/2013/06/rai1-palinsesto-tv-autunno-2013-novita-programmi-fiction.html
DALLE MISS
Ricordiamoci sempre che in democrazia è il Popolo a decidere e a potersi esprimere.

HELMUT LEFTBUSTER

FONDALI INTARSIATI DALL’ECO DI FATALI AMPLESSI, O SILICONICI ACQUARI SENZA STORIA ?!

agosto 6, 2013

Fra le tante forme di anti-italianità, alla voce “esterofilìa”, c’è quella inerente il turismo.

La smania mondialista di scoprire il mondo ben prima della propria stessa patria ha radici ideologiche piuttosto trasversali che vanno dal “parvenù” che fa i buffi per poter mandare agli amici cartoline da Abu Dhabi senza aver mai visto Venezia, all’hippie che preferisce andare a farsi canne in Giamaica o in Tailandia anziché godersi una bella spalmata di ‘nduja calabrese o una succulenta sgocciolata di burrata pugliese, o ancora al puttaniere che preferisce qualche mignottone cubano ad una bella trombata autoctona in Costiera Amalfitana o in quella Anconetana.

Ora, tale analisi, per quanto triste, si limita al prosaico terreno degli studi di settore turistico, e lì rimane. Ma quando si tratta della magia dei fondali marini, lì la riflessione sul confronto si fa ben più lirica e spirituale: ad esempio Maldive contro fondali cilentani, oppure Caraibi contro quelli sardi.

Oltre 2000 anni fa’, a Tharros, in Sardegna, i Romani instauravano colonie e innalzavano colonne determinando anche morfologicamente il drenaggio storico del luogo: morfologia che, fattasi paesaggio, è divenuta, ipso facto, retaggio storico e spirituale.

Mentre ai Caraibi, in quegli stessi frangenti temporali, cosa accadeva? Nulla di nulla.

Un’anfora romana caduta in mare in seguito all’affondamento di una nave, o una coppa bronzea finita fuori bordo dopo un brindisi un po’ caliente dei naviganti, avranno intarsiato i fondali greci e italici con qualità spirituale non rapportabile all’asetticità storica di un omologo teatro del nulla, un atollo senza tempo, un vuoto testimone di sabbia, pesci e qualche granchio che, altrove, mai si sarà accorto dell’esistenza stessa della Storia.

Coppe, statue e tesori precipitati fra i nostri flutti ondeggiando verso le tenebre marine millenni or sono, scogli non rimasti a come natura li fece, ma frastagliati dallo scontro con gloriose seppur sfortunate navi, romantiche nuotate culminate in feroci amplessi fra ninfe ed eroi, non possono lasciare a chi ne gode lo stesso sapore di acquari per anemoni e coralli fatti di atomi senza folleggio, di estetica senza “animus”, di habitat senza tempo; quantomeno per chi crede ancora nel valore occidentale di quella spiritualità che permea il concetto di “esistenza”.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Che cos’è dunque la bellezza: un acquario pieno di biologia molecolare senza rughe e senza trascorsi, o piuttosto una scolpita fronte scogliosa fatta di pietre che ebbero nomi e videro eroi, dove nulla morì per caso e dove tutto visse per sempre?! E dove immergersi nei flutti significa specchiarsi ben oltre la loro acqua…

HELMUT LEFTBUSTER & G/Ab dei XACRESTANI (Deviate Damaen – Aristocrazia Dvracrvxiana)