FONDALI INTARSIATI DALL’ECO DI FATALI AMPLESSI, O SILICONICI ACQUARI SENZA STORIA ?!

Fra le tante forme di anti-italianità, alla voce “esterofilìa”, c’è quella inerente il turismo.

La smania mondialista di scoprire il mondo ben prima della propria stessa patria ha radici ideologiche piuttosto trasversali che vanno dal “parvenù” che fa i buffi per poter mandare agli amici cartoline da Abu Dhabi senza aver mai visto Venezia, all’hippie che preferisce andare a farsi canne in Giamaica o in Tailandia anziché godersi una bella spalmata di ‘nduja calabrese o una succulenta sgocciolata di burrata pugliese, o ancora al puttaniere che preferisce qualche mignottone cubano ad una bella trombata autoctona in Costiera Amalfitana o in quella Anconetana.

Ora, tale analisi, per quanto triste, si limita al prosaico terreno degli studi di settore turistico, e lì rimane. Ma quando si tratta della magia dei fondali marini, lì la riflessione sul confronto si fa ben più lirica e spirituale: ad esempio Maldive contro fondali cilentani, oppure Caraibi contro quelli sardi.

Oltre 2000 anni fa’, a Tharros, in Sardegna, i Romani instauravano colonie e innalzavano colonne determinando anche morfologicamente il drenaggio storico del luogo: morfologia che, fattasi paesaggio, è divenuta, ipso facto, retaggio storico e spirituale.

Mentre ai Caraibi, in quegli stessi frangenti temporali, cosa accadeva? Nulla di nulla.

Un’anfora romana caduta in mare in seguito all’affondamento di una nave, o una coppa bronzea finita fuori bordo dopo un brindisi un po’ caliente dei naviganti, avranno intarsiato i fondali greci e italici con qualità spirituale non rapportabile all’asetticità storica di un omologo teatro del nulla, un atollo senza tempo, un vuoto testimone di sabbia, pesci e qualche granchio che, altrove, mai si sarà accorto dell’esistenza stessa della Storia.

Coppe, statue e tesori precipitati fra i nostri flutti ondeggiando verso le tenebre marine millenni or sono, scogli non rimasti a come natura li fece, ma frastagliati dallo scontro con gloriose seppur sfortunate navi, romantiche nuotate culminate in feroci amplessi fra ninfe ed eroi, non possono lasciare a chi ne gode lo stesso sapore di acquari per anemoni e coralli fatti di atomi senza folleggio, di estetica senza “animus”, di habitat senza tempo; quantomeno per chi crede ancora nel valore occidentale di quella spiritualità che permea il concetto di “esistenza”.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Che cos’è dunque la bellezza: un acquario pieno di biologia molecolare senza rughe e senza trascorsi, o piuttosto una scolpita fronte scogliosa fatta di pietre che ebbero nomi e videro eroi, dove nulla morì per caso e dove tutto visse per sempre?! E dove immergersi nei flutti significa specchiarsi ben oltre la loro acqua…

HELMUT LEFTBUSTER & G/Ab dei XACRESTANI (Deviate Damaen – Aristocrazia Dvracrvxiana)

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