DALLE “MISS“ (Italia) ALLA “MISSION“ (sui profughi): MISSIONE DEPRESSIONE!

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/07/21/il-mondo-nel-2100-saremo-tutti-nigeriani.html

Quest’articolo de “la Repubblica” è assolutamente verosimile.
Il problema non è la sua attendibilità, ma il deprimente spirito apocalittico del messaggio che lancia: non solo descrive una situazione demografica mondiale tutta volgente a scapito di noi occidentali, ma lo fa quasi decantandone l’ineluttabilità.
Fa venire in mente quel film con Bette Davis dove la vecchia assassina, pazza e leggiadra, canticchiava felice per la spiaggia con le mani lorde del sangue della sorella appena ammazzata.

Ma insomma, perché mai dovremmo rinunciare a proseguire ciò che siam sempre stati? Niente più Gioconde, niente più Cappelle Sistina, niente più Divine Commedie?
Se l’articolo d’ incipit spiega così bene che in 100 anni diverremo ciò che non siamo diventati in 10.000 anni, evidentemente qualcuno sta facendo vivere al mondo una qualche forzatura  mai vista prima: anziché lasciare che gli spazi vitali dei singoli popoli siano gestiti dai loro abitanti naturali, così come è sempre stato, si vuole a tutti i costi che le masse più prolifiche del pianeta possano, per il solo fatto di esserlo, prevaricare le altre senza minimamente tenere in considerazione il valore d’ognuna di esse, della sua storia, delle sue peculiarità, delle esistenze che si perderebbero calpestate nella polvere da “coloro che premono”.

Già, perché nella storia i popoli maggioritari hanno sempre “premuto” sugli altri, ma gli “altri” si sono sempre difesi da questa pressione, mai son rimasti lì imbelli a farsi pressare quasi a dover espiare qualche colpa pregressa; ora, invece, tale difesa sembra esserci stata vietata, inibita  nonostante l’evidente pericolo che proprio noi occidentali, minoranza delle minoranze, stiamo correndo in quest‘orrenda fase epocale.

Se persino il palinsesto Rai viene stuprato nella sua storicità, abbattendo roccaforti dedicate al “ciò che siamo” per erigere montarozzi di retorica buonista a “ciò che non siamo”, significa che il progetto è farci diventare qualcos’altro, convincendoci pure che sia giusto così.

Una sorta di “riprogrammazione” programmata e programmatica, alla quale si sorride con quell’imbecillità tipica degli imbecilli, tanto per restare in tema cinematografico, ben interpretata dal frate deforme (e demente) che affrontava l’inquisitore canticchiando mentre costui gli abbrustoliva il culo, ne “Il Nome della Rosa”.

Ma qui non si tratta d’un film: qui è in gioco la dignità di ciò che siamo, e il cui lieto fine, che si chiama “sopravvivenza”, dipende solo da noi, poiché dipendesse dal regista saremmo già stati tutti licenziati in tronco.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2013/05/10/news/miss_italia-58504271/

http://www.stracinema.com/2013/06/rai1-palinsesto-tv-autunno-2013-novita-programmi-fiction.html
DALLE MISS
Ricordiamoci sempre che in democrazia è il Popolo a decidere e a potersi esprimere.

HELMUT LEFTBUSTER

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