OGNI CENTESIMO REGALATO “AL MONDO” E’ SOTTRATTO AL NONNO

La domanda da porre a chi predica l’indistinzione, l’apolidìa, il mondialismo, idolatrando ideologicamente il verbo “migrare”, è semplice: chi fugge da civiltà peggiori della nostra a tal punto da costringere i propri figli a fuggire, come potrebbe mai rivelarsi portatore di miglioramento sociale per i popoli da cui pretenderebbe d’essere ospitato?

Al contrario, se non fosse vero che i territori da cui chi migra fugge sono così pessimi come chi li abbandona sostiene per impietosirci ad ospitarlo, dovremmo pensare a un movente migratorio tutt’altro che pacifico, e sufficiente quindi a far crollare l’immaginifico castello mistificatorio della filosofia immigrazionista.

Quindi, l’invito da fare ad ogni concittadino che, a proposito di immigrazione, anziché consolidare un ragionamento compiuto, men che mai una condotta fattivamente solidaristica verso gente  astratta e sconosciuta, blatera al vento parole come “integrazione” , “solidarietà” “arricchimento”, è quello di confrontarsi con la sua stessa logica comportamentale, domandandosi: <<quante volte mi è capitato di incontrare un barbone italiano, evidentemente bisognoso e affamato, e di sfidarne con gli occhi la sua richiesta di calore umano, di cibo, anche solo di una moneta? E di queste volte, quante mi sono fermato a sorridergli, ad accarezzarlo, per poi invitarlo a casa mia a farsi una bella doccia calda e a rifocillarsi?>>

Eppure quel barbone, oltre che un essere umano in carne ed ossa al quale si sarebbe potuto regalare sollievo fisico ed interiore, era molto probabilmente un nostro conterraneo, inoffensivo sia inquanto stremato nel corpo, sia inquanto vinto nella voglia di vivere dignitosamente, figurasi nell’intenzione di sopraffare.

Forse per questo la caritatevolezza più “fashion” di lui se ne frega, lasciandolo ai margini della strada e della società: perché a lui manca l’astrattezza ideologica tipica del migrante.

Invece, quando si tratta di gente proveniente da “paesi poveri”, se ne può parlare alle cene radical-chic, se ne possono scrivere ipocrite lettere ai giornali, si possono votare con distacco pericolose leggi che consentiranno a sconosciuti, illegittimi clandestini della cui indole individuale e identità personale non si conosce alcunché, di vagare per le nostre strade a commettere ogni prelibatezza criminale quotidianamente assaporabile sui giornali, e non certo per fame, poiché per fame si chiede l’elemosina, non si assaltano ville, non si pestano inoffensive vecchiette, e non si stuprano donne.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/06/07/news/perugia_capitale_della_droga-36729859/

E’ ben più facile amare l’indistinto bisognoso astratto, che non l’individuale bisognoso concreto; ma poiché le tasse dei cittadini sono una quantità finita in natura, sappia, chi vuol ragionare, che ogni centesimo virato “al mondo” equivale ad un centesimo sottratto ai nostri disabili, ai nostri pensionati che razzolano nell’immondizia, ai nostri disoccupati, ai nostri figli.

Chi si prende, dunque, la responsabilità di regalare a sconosciuti ciò che sottrae ai nonni, agli amici e ai consociati? Gli irresponsabili e gli stronzi, senza dubbio: ma abbiano almeno il coraggio di alzare la mano e di farsi guardare negli occhi da coloro che stanno affamando.OGNI CENTESIMO...

HELMUT LEFTBUSTER

 

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