ESEGESI DEL “CORNETTO E CAPPUCCINO”: PER FARE COLAZIONE OGNI GIORNO COMMEMORANDO GLI STORICI PROTETTORI D’OCCIDENTE !

Tutti sappiam bene che cosa siano “cornetto&cappuccino”, ma quanti sanno chi sia stato Marco d’Aviano? Uesegesi CAPP e CORN 2n frate cappuccino piuttosto trascurato dai trattati enciclopedici moderni, per essere stato il condottiero riconosciuto dall’imperatore Leopoldo I, urbi et orbi, come l’eroe della battaglia di Vienna del 1683, grazie all’esito della quale noi stiamo scrivendo queste righe ..e lo stiamo facendo senza un turbante in testa.

D’accordo, ma che c’entrerebbe tutto questo con cornetti e colazioni?

Il programmato disinteresse verso l’origine di forme e significati relativi alla nostra cultura di base e al nostro quotidiano è parte integrante del progetto di demolizione della memoria storica dei popoli europei; non deve dunque meravigliarci se c’è qualcuno che rema contro il corretto percorrere a ritroso i sentieri della Storia: l’importante è remargli contro a nostra volta, rammentando – appunto, urbi et orbi – quanto valorosi siano stati i grandi condottieri europei del passato e quanto preziosa sia la libertà che costoro c’hanno donato e tramandato con le loro gesta a difesa d’un territorio che tuttora, inquanto europei, amiamo ed abitiamo da millenni.

Del resto, “politici” come il re francese Luigi XIV, doppiogiochista che aizzava gli ottomani contro gli Asburgo, o imperatori austriaci come Giuseppe II, che nel 1783 soppresse la rievocazione della liberazione di Vienna di cento anni prima (sebbene fosse evento talmente sentito dal popolo da essere salutato ogni anno con un’imponente processione), furono degni precursori di quanti, ancora ai nostri giorni, da scranni di potere più o meno legittimato dal loro popolo, cercano di affossare, probabilmente odiando se stessi e la propria appartenenza, il Filo d’Arianna del proprio DNA .RUA LEPANTO

Ecco, quindi, che venendo fatte sparire le tracce più macroscopiche di quello che dovrebbe essere l’orgoglio per la nostra Storia, censurandone qualsiasi manifestazione estetica e monumentale come fosse una vergogna, restano tuttavia incancellabili tutte quelle tracce meno appariscenti ma estremamente capillari, riscontrabili nella lingua, nei cibi, nelle piccole consuetudini popolari che ne sono intrisi. Lì gli impuniti “cancellatori” mondialisti se la passano molto meno bene, potendo solo limitarsi a sottacere le filologie intercorrenti fra un dolce da forno, un evento storico e un dipinto che ne raffigura la magnificenza.

E’ qui che diventa prezioso il lavoro informativo di tutti coloro che, anziché sbuffare innanzi a nomi e morfologie, decidono di ricercarne le origini per certificarne l’identità.

Ebbene, qualunque cosa v’abbiano raccontato sinora in proposito, la forma del “cornetto” non c’entra affatto con simbologie apotropaiche, men che mai con derivazioni zoomorfe: esso, molto semplicemente, rappresenta la mezzaluna islamica che, per sfregio agli invasori, i viennesi assediati mangiavano durante la ritirata del nemico ad assedio scongiurato.

I francesi, anche per via dei loro interessi coloniali, perennemente collusi con il mondo islamico, tenteranno di sviare tale derivazione simbologica attraverso l’uso del sostantivo “croissant” che letteralmente significa “crescente”, alludendo alla pasta lievitata che lo compone, quando invece l’aggettivo “crescente”, in origine, si riferisce appunto alla (mezza) luna crescente.

I fornai che li preparavano, d’altro canto, furono gli “angeli” della resistenza viennese inquanto, lavorando di notte, poterono dare l’allarme del subdolo assalto che il Gran Visir ottomano, Kara Mustafà Pasha, aveva ordinato avvenisse scavando gallerie sotterranee, il cui trambusto, fortunatamente, non sfuggì ai salvifici pasticceri.

Marco d’Aviano, cappuccino friulano di gagliardo temperamento e singolare capacità strategica, fu il deus ex machina cristiani resistono a Viennadell’intera epopea, e postosi alla guida di esigui ma valorosi contingenti europei (polacchi, capeggiati da re Jan Sobieski III, comandante in capo dell’intera armata, italiani, guidati da Enea Silvio Caprara e da Eugenio di Savoia, tedeschi, sia cattolici che protestanti, ungheresi, lituani, sassoni, svevi e bavaresi) riuscì a compiere quello che il governatore della città, von Starhenberg, definì un miracolo da intitolare alla Vergine, la quale, infatti, di lì innanzi campeggerà sui vessilli austroungarici sino alla prima guerra mondiale.

Nonostante la paurosa sproporzione di forze in campo fra assalitori e assaliti (gli europei erano privi di artiglieria pesante e inferiori di numero a causa della defezione francese, e del fatto che il grosso dell’esercito imperiale era impegnato sui fronti esterni, con lo stesso imperatore rifugiato a Passavia e con il Consiglio Aulico incapace di attuare strategie organiche), chi difendeva la propria terra potè vincere grazie ad una forza della disperazione concentrica alla consapevolezza che quella battaglia avrebbe deciso i futuri destini di tutte le genti europee. Tale inconfutabile dato storico, oltre che bellico, fu dirimente nell’aggregazione di eserciti pur diversi nella composizione delle uniformi, ma uniti nel tessuto spirituale che li rendeva gli ultimi depositari di quella grande civiltà greco-romano-germanica che tuttora chiamiamo Occidente.

Ritirandosi disordinatamente, gli islamici  lasciarono nelle gallerie scavate sino alle porte della città ed oltre, grandi sacchi di polvere nerastra (caffè) che, miscelata al latte, dava una bevanda color del saio del Cappuccino eroe della resistenza, da cui il nome del celebre alimento mattutino che da allora si accompagna al cornetto.

L’evento, ben più importante della stessa battaglia di Lepanto considerando che il nemico, stavolta, era arrivato alle porte dipinto del Gatti a Loretodella Seconda Roma d’Europa, sebbene meno decantato, è istoriato in varie opere e raffigurazioni, fra le quali citiamo e riportiamo l’affresco del Gatti (1913-1939) “Sobieski entra vittorioso a Vienna”, conservato nella cappella polacca della basilica di Loreto (An).

Dalla Rivoluzione Francese in avanti, l’intellettualismo europeo più giacobino e modernista ha compiuto e continua a compiere una pericolosa opera di rimozione testimoniale della ferocia dei nemici storici dell’Occidente, nonostante il suolo e la coscienza popolare europei siano costellati di testimonianze visuali e letterarie che ce la raccontano ad ogni pie’ sospinto.

Per quanto assurdo e illogico, molti europei sono convinti che il percorso di emancipazione del Pensiero occidentale, durato oltre 3000 anni e progredito verso una concezione di ripudio della conquista suprematista e della guerra come strumento d’offesa, appartenga sic et simpliciter a qualsiasi essere umano del globo, e non solo a quelle civiltà che ne sono permeate per estrazione geografica e culturale.

Certo, eventi risalenti a secoli addietro non debbono indurci a vivere il mondo come se esso fosse rimasto a quella data; ma nemmeno possiamo far finta che quella data non sia mai esistita solo perché i tempi, perlomeno da noi, son cambiati.

E a tal proposito val la pena sottolineare la fatidica data dell’evento in argomento (la Battaglia di Vienna): 11 settembre. Che dire, forse gli islamici hanno memoria più lunga della nostra…

Solo qualche decennio fa’, Pasolini ragazzo,  friulano come Marco d’Aviano, scrisse un dramma teatrale molto poco noto ( ! ) I TURCHI IN FRIULIintitolato “I Turchi in Friuli”, nel quale viene narrata la barbarie perpetrata durante la seconda metà del XV secolo dagli Ottomani ai danni delle popolazioni friulane, incluso il drammatico episodio dell’impalamento di Simone  Nusso, l’eroico comandante della resistenza cristiana. E Pasolini non era certo un torbido revisionista né uno storico militante, ma solo un grande drammaturgo ed un grande appassionato della bellezza e dell’Identità dei suoi luoghi, esattamente come ogni essere umano dovrebb’essere.

Tutt’oggi, nonostante il politicamente corretto appesti ogni anfratto della mediaticità sociale, troviamo precisi riferimenti iconografici al nemico della Cristianità per antonomasia nelle rievocazioni storiche come la Quintana che si tiene d’estate ad Ascoli Piceno, durante la quale, fra palìì, giostre e sfilate in costume, campeggia la competizione dell’“l’AAssalto al Morossalto al Moro” ove il bersaglio da centrare con l’asta da parte del cavaliere non è un anello da infilare come nella maggior parte dei tornei cavallereschi, ma uno scudo da colpire tenuto in mano da un fantoccio che ha le sembianze d’un “moro”, appunto, d’un saraceno.

 

In conclusione: l’unico modo per non dover temere il futuro è poter guardare serenamente al passato, senza ipocrisie, senza revisionismi idioti, ma nemmeno con quei sensi di colpa che sono indegni di una grande civiltà come la nostra.

Facendo colazione la mattina, dunque, godiamocene bontà e tranquillità memori anche di coloro ai quali anche dobbiamo quel potercele godere.esegesi CORN e CAPPUCC 1

 

HELMUT LEFTBUSTER, G.dX & TESS LA PESCH.

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