Archive for settembre 2013

UN PASTO GRECOROMANO: PER GODERCI OGGI CIO’ CHE ULISSE E PENELOPE COLTIVARONO ALLORA!

settembre 15, 2013

“Tutto scorre, tutto cambia, tutto si trasforma”: bah, mica vero, mica sempre e, comunque, mica così in fretta.

Calma calma, amici, godiamoci ciò che abbiamo, senza stare sempre ad inseguire le piume d’oca che svolazzano, per poi trascurarne i cuscini che ne sono pieni!

Olive, cipolla fresca, formaggio di pecora, schiacciate fatte con acqua, farina, un goccio d’olio e una bella spolverata di rosmarino, marmellata di fichi e un bel tocco di peperoncino, il tutto accompagnato da fiammante nettare d‘uva fermentato: si potrebbe vivere solo di questo, sia dal punto di vista calorico che da quello nutrizionale; e quanto al gusto..beh..fidatevi della fotografia!

Niente importazioni, niente ricatti dai mercati esteri, niente quote latte, niente porcherie a basso costo. Tutto coltivabile nel nostro giardino di casa, se solo tornassimo un po’ più avvezzi a conoscerne gli arcani, e a considerare la sacralità d‘ogni pasto col fervore liturgico e l’osservanza cultuale d‘un tempo.

Persino i vegetariani gradirebbero tutto questo, considerando che l’allevamento ovino (come quello suino) non richiede soluzioni incompatibili con la naturalità ancestrale della pastorizia, né costringe gli animali ad allucinanti  irregimentazioni da batteria frutto solo della necessità globalizzatoria di dover produrre ovunque tutto per tutti, anziché lasciare che ogni territorio si limiti a sfamare i suoi figli.

Insomma: si può fare! Eppure millenni ci distanziano da un simile “menù”, a tal punto che qualcuno potrebbe tacciarlo di OLYMPUS DIGITAL CAMERAnostalgismo: ma quale nostalgismo, quando i fichi son stati raccolti ieri, il pane fatto oggi, e il resto acquistato due giorni fa’ dal contadino raggiunto in bicicletta?!

Questa è Aristocrazia Dvracrvxiana.

TESS LA PESCH, G.dX e HELMUT LEFTBUSTER

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“FRATELLI” NON FRATELLI

settembre 13, 2013

Quando l’Italia era rurale, qualsiasi regista, di destra o di sinistra che fosse, si chiamasse Comencini, Bertolucci, o Pasolini, non poteva non restare aderente alla realtà circostante nel descriverla; ad esempio, non poteva alterare il linguaggio del popolo, né modificare più di tanto le coreografie del suo vivere quotidiano. Anzi, per far parlare le proprie opere, un bravo autore cinematografico doveva addirittura copiare dal volgo, riprenderne i costumi, ridoppiarne le gergalità, ricostruirne il contesto ambientale a menadito.

Ed ecco che oggi, purtroppo, quando a dominare gli schermi non vi sono i più i paciosi volti rubizzi del “Pinocchio” di Manfredi e della Lollobrigida, ma i feroci protagonisti dei violenti sobborghi newyorkesi ove tutti, fra una revolverata, una rissa e uno stupro, si chiamano “bro” , “fratello”, e si danno il “5” (una formula di saluto condiviso ben meno nobile, estetica, ed igienica del tanto vituperato “saluto romano”), come si può pensare che ciò non distorca il sentire comune circa il significato lessicale, logico, etimologico, e giuridico del termine “fratello”, al di fuori del contesto in cui il film è ambientato?!

Anzitutto è singolare come siano solo gli afroamericani ad usare ostentatamente, e spesso unidirezionalmente, tale termine anche all’indirizzo di sconosciuti: come mai non fanno altrettanto i finlandesi o i giapponesi, o gli uzbechi? Forse che chi ama il Proprio ha meno desiderio di condividerlo, mentre chi non è altrettanto gratificato dal suo senso d’appartenenza è ben più prono a spartirsi “fratellanza a basso costo”?!

Ma come si può pretendere d’esser “fratelli” di qualcuno senza chiedere all’altro se è d’accordo? Suona quasi una pretesa di familiarità degna dei peggiori espropri proletari!

Si vedano per l’appunto quei tizi che vendono calzini in strada e ci vengono incontro a mani aperte come dei propagatori di allergia allo scontrino fiscale, imponendoci un contatto fisico mai richiesto (e quindi violentemente estorto) al grido dell’universale “hey, fratello!”: ma fratello di chi?!

Ebbene, per vederci chiaro, atteniamoci ai fatti e alla certezza del Diritto: la latinitas e lo Ius romano, quindi lingua e legge dei quali tuttora godiamo l’antica fertilità, si basano su granitica logica, non su perverse credenze etiche di bassa lega, su ipocrisie radical-chic o su correttezze politiche costruite nei laboratori sociologici mondialisti.

Chiunque stia leggendo queste righe può prendere una grammatica italiana o un codice di diritto civile e verificare se alla voce “fratello” sia descritto alcun altro soggetto che non quello figlio degli stessi genitori.

La stessa fratellanza “in Cristo”, distorta – a nostro avviso – dall’interpretazione della Chiesa post-conciliare, colloca in un regime di comunanza ideale e, appunto, ecclesiale, i soli figli del Dio cristiano in piena consecutio filosofica col concetto di fratellanza fra le divinità antropomorfe dell’Olimpo, accomunate dalla sola paternità di Giove; ove il “di Giove” va inteso come complemento di limitazione e non di specificazione. In altre parole, chi non è figlio di Giove, non può appartenere all’Olimpo.

Parimenti, l’espressione evangelica “fratelli in Cristo” vede nella locuzione “in Cristo” lo stesso complemento di limitazione volto, stavolta su scala umana e non divina, a specificare che non tutti gli esseri umani sono fratelli tra loro, ma solo quelli, appunto, “in Cristo”.

Questa è analisi logica, signori, non opinioni personali.

Tale discrimen ha lasciato precise tracce filologiche, ad esempio, nelle lingue che dispongono di meno vocaboli rispetto alla nostra: basti pensare che in inglese, non esistendo il sostantivo “cognato”, usano “brother in law”, fratello secondo la legge, proprio a sottolineare il diverso tenore affettivo di un parente acquisito attraverso il matrimonio, rispetto a quello basato su una consanguineità biologica.

Quindi il concetto di fratellanza universale non solo è un controsenso logico e semantico (esser fratelli di tutti significherebbe contraddire il concetto stesso di fratellanza intesa come esser consanguinei di Tizio in contrappunto al non esserlo di Caio e Sempronio), ma in ogni caso si sfalderebbe contro quel precetto evangelico del Redde Caesari che ripone ogni lagnosa retorica cattocomunista sotto l’imperativo raziocinante della Legge secolare; legge per la quale i fratelli sono solo – e solamente – quelli di sangue.

FRATELLI NON FRATELLI

HELMUT LEFTBUSTER

 

DAL NASCONDERE LA NAZIONALITA’ DEI CRIMINALI AL CHIAMARE I GENITORI COI NUMERI CARDINALI…

settembre 8, 2013

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/lodi_preso_killer_donna_strangolata_romena/notizie/323398.shtml

Io questo titolo proprio non lo capisco: siamo in Italia, la nazionalità autoctona del soggetto di un fatto di cronaca andrebbe data per scontata, che motivo c’è di specificarla? Al contrario, andrebbe specificato come naturale approfondimento giornalistico l’eventuale nazionalità straniera di tale soggetto, poiché, da che esiste il giornalismo, gli approfondimenti vertono sulle eccezioni e non sulla regola.
A meno che essere italiani in Italia non stia diventando un’eccezione…il che potrebb’essere, e titoli come questo ce lo confermano.

Purtroppo il politicamente corretto, fagocitatore d’intelligenze, inverte ogni normalità rendendola eccezione: ed ecco che il padrone di casa deve chiedere “permesso“ all‘ospite, il negoziante onesto va tartassato mentre l‘abusivo va tutelato, lo stupratore va compreso, mentre la stuprata va bacchettata.

Ma facendo questo si stupra la verità: e ciò è criminale in uno Stato di Diritto.

In Svezia, patria del politicamente corretto, la situazione si sta facendo rovente in tal senso: e gli svedesi rischiano di rimanere prigionieri di una barbarie non loro perpetrata da altri all’interno della loro stessa terra.

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/svezia-immigrati-rivolta-non-si-pu-dire-920878.html

Da noi sono sulla buona strada: e sappiate che quando leggete “..anziana donna minacciata e rapinata da due giovani, la polizia è sulle loro tracce..”, quei due giovani avranno senz’altro parlato per minacciare, e si saranno senz’altro mostrati per rapinare: quindi l’identikit fornito alla polizia dalla vittima sarà senz’altro lo stesso che viene celato al lettore, paradossalmente così impossibilitato a far quello che in una comunità si è sempre fatto: collaborare civicamente alle indagini.

Se l’appartenenza etnica d’ognuno diventerà sempre più il tabù che si apprestano a far diventare, non meravigliamoci se ci sono ministri della Repubblica che, con l’ipocrita alibi di non offendere gli orientamenti minoritari, propongono di sostituire i sostantivi più amorevoli della storia del linguaggio umano con dei gelidi numeri cardinali che definiscano Mamma e Papà.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/kyenge-vuole-cancellare-anche-mamma-e-pap-947878.html

HELMUT LEFTBUSTER

VIII set 2013 d.C.

SCRITTI DEL prof. Giovanni Sartori SULLA FALLACIA MULTICULTURALISTA (copiateli, prima che li facciano sparire…)

settembre 7, 2013

Perché il dissenso abbia vigore necessita di un buon megafono e di araldi altolocati nonché tecnicamente ferrati.

Ora, andrebbe chiesto ai fautori del multiculturalismo (i quali non risponderanno, ma l’importante è che la riflessione venga comunque fatta da chi il cervello intende usarlo e non solo possederlo) come mai in questo genere di risse, sempre più frequenti nelle zone ad alta densità d’immigrazione, non si assiste mai a scenari con antagonismi misti e trasversali, ma puntualmente agglomerati su base d’appartenenza; insomma, come mai si menano sempre abitanti di Urano e abitanti di Saturno, e mai squadre miste di contendenti che facciano pensare ad un movente della rissa diverso da quello dell’appartenenza etnica?!

http://www.romatoday.it/cronaca/rissa-zagarolo-piazza-indipendenza.html

Ebbene, Giovanni Sartori, emerito politologo, da decenni spiega a che cosa avrebbero condotto quelle premesse da lui criticate a suo tempo, già allora prodromiche degli evidenti disastri metropolitani che oggi viviamo sulla nostra pelle.

Di seguito riportiamo virgolettati, link di articoli e cenni bibliografici del professore a cui poter attingere per suffragare liberi convincimenti attualmente a serio rischio di censura su un argomento civile e civico che riguarda i destini della nostra democrazia e della nostra società.

http://www.corriere.it/editoriali/10_gennaio_07/sartori-pluralismo-no-multiculturalismo-ideologico_3fd04c02-fb57-11de-a955-00144f02aabe.shtml

“Il multiculturalismo ideologico di moda è invece una predicazione che distrugge il pluralismo e che va perciò combattuta”

“Pertanto è sbagliato, sbagliatissimo, raccontare che ormai viviamo tutti in società multiculturali, e che questo è inevitabilmente il nostro destino“.

http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_21/multiculturalismo-e-cattivo-vicinato-editoriale-giovanni-sartori_0cd6fb8a-1ebf-11df-89bb-00144f02aabe.shtml

<<La cosiddetta “buona società”, quella società aperta fondata sul pluralismo, ovvero la tolleranza e il riconoscimento delle diversità, non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo, il quale invece di fatto non persegue «una integrazione differenziata ma una disintegrazione multietnica».

«l’etica delle buone intenzioni ha il suo legittimo spazio nella morale individuale e nella predicazione religiosa, ma diventa inaccettabile e anche immorale nello spazio etico-politico. Perché qui rifiutare la responsabilità per gli effetti delle nostre azioni è davvero troppo facile e, insisto, immorale».

http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=19&ID=347

G. Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica, Rizzoli, Milano 2000, pp. 176, € 7,80.

“Inoltre la fallacia multiculturalista si esprime nell’affermazione che le diverse culture meritano uguale rispetto perché hanno uguale valore: secondo Sartori tale accezione di ‘valore’ ne distrugge il senso, in quanto in realtà ciò che vale è tale solo se il suo contrario “disvale” (p. 69).

(Da “Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica”)
SCRITTI DEL PROF SARTORI
http://www.tesionline.it/v2/appunto-sub.jsp?p=2&id=44

E questi non sono tutti i titoli, né i più importanti. Facciamoli nostri.
Salvando i libri si salvano libertà e verità.

HELMUT LEFTBUSTER