Archive for ottobre 2013

LO RIDUCONO A UNA MASCHERA DI SANGUE, MA PER LA STAMPA E’ BULLISMO, NON RAZZISMO…

ottobre 27, 2013

Sappiamo tutti che quest’episodio non è un caso isolato.

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/10/25/news/aggredito-dal-branco-alla-fermata-del-tram-1.7990177

Lo sappiamo tutti! Lo sanno i testimoni, ad inziare dall’autista dell‘autobus “stufo di assistere ad aggressioni da parte di stranieri”, lo sa l’algoritmo di google, che digitando le giuste parole chiave ci offre di questi orrori una casistica quotidiana seppur “trascurata” dai media, lo sanno i radical-chic, che mandano i figli a scuola privata terrorizzati dalla strafottenza delle “nuove gang”, lo sanno gli operatori sociali, i direttori didattici, lo sanno le Forze dell’Ordine, lo strasanno i giornalisti.

Ma si deve fare finta di niente, pazienza se ogni giorno i nostri figli si vedono la faccia trasformata in una maschera di sangue, restando segnati per tutta la vita dal senso d’isolamento, d’ingiustizia e d’impotenza, quando non anche nella bellezza dei loro volti, che poi sono i nostri.

Ora, se la barzelletta dell’integrazione fosse vera, e quella della paciosità del “melting-pot pure”, alcuni ragazzini che litigano, esattamente come tutti noi da ragazzini abbiamo litigato, non diventerebbero branco etnico schierandosi con l’uno o con l’altro contendente sulla base della propria appartenenza d’origine, ma parteggerebbero e si soccorrerebbero in modo libero, autonomo e trasversale.

E invece no: un diciassettenne italiano litiga per quisquilie con un coetaneo figlio di immigrati? Il primo resta solo e lotta da solo, l’altro fa un fischio e ne arrivano altri tre, fra maschi e femmine, ma tutti del suo stesso colore, pronti a massacrare il “diverso”, il minoritario.

In quest’altro fattaccio (cronologicamente attiguo al precedente) un sedicenne italiano ha riportato un trauma cranico per essere stato coinvolto in una rissa scoppiata fra una cinquantina di indiani ubriachi: singolare che gente sedicente “bisognosa” goda dei benefici di fiumane tali di soperalcolici da ubriacarcisi a decine, mentre i nostri pensionati raspano nell’immondizia; ma soprattutto, anche in questo caso, ci preme sottolineare la compattezza di questi compartimenti stagni etnici nei quali è oramai frammentata la nostra comunità nazionale.
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/399923_gorlago_rissa_fra_indiani_ubriachi_un_sedicenne_italiano_ferito_3_arresti/

Se i sociologi, ammutoliti e prostrati alla dittatura mondialista come il 90% degli accademici (ma non eravate i rivoluzionari UNA MASCHERAper eccellenza???) non inizieranno a prendere provvedimenti, a denunciare la gratuita ostilità di questi figli di papà multietnici verso tutto ciò che in questa terra c‘era prima del loro arrivo, a smetterla di chiamare “bullismo” ciò che si chiama razzismo e che come tale andrebbe punito, l’Italia finirà come il Sudafrica, come l‘America e come le periferie parigine e londinesi.

E noi, figli, cittadini e contribuenti di questa nazione, abbiamo il diritto democratico di non volerlo.

HELMUT LEFTBUSTER

L’ETIMOLOGIA DI “SCIALLA” E’ TUTT’ALTRO CHE ITALICA, ED IL SUO USO TUTT’ALTRO CHE CASUALE

ottobre 25, 2013

L’importante è saperlo: guardate, cari signori, che la lingua è fatta anche di suoni, i suoni sono musica e la musica è armonia; ebbene, dopo l’estetica e la bellezza, vogliamo rinunciare anche all’armonia?!

E allora, accettare acriticamente una gioventù d’oggi che, in luogo di “calmati”, “non agitarti”, “finiscila”, “prendila con serenità”, biascica l’ignota e aliena parola “scialla” (o “shalla”..?!), significa accettare che cambi l’armonia delle sfere del nostro habitat.

Non accendere l’antivirus etimologico del nostro vocabolario quotidiano è segno di pigrizia individuale e decadenza culturale: come si può accettare di usare – o sentir usare – incessantemente una parola senza chiederne la carta d’identità etimologica?! Ma siamo davvero diventati così superficiali, così disamorati della conoscenza?

Noi ci siamo presi questa libertà, dal momento che la ricerca della verità è ancora un diritto costituzionalmente riconosciuto.

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/scritto_e_parlato/arabismi.html

Qualcuno potrà obiettare che negli anni ’80, in seguito ad una serie di successi musicali britannici, si usò dire “relax”, o addirittura “take it easy” per esprimere un facile invito alla quiete; barbarismi anch’essi, certo, ma perlomeno l’etimo della parola “relax”, la costruzione della frase “take it easy”, il suono di entrambe erano roba nostra, e nell’accedervi si era comunque consapevoli di usare parole straniere.

Con “scialla”, al contrario, non solo si invita il giovane ad un rammollimento persino onomatopeico del suo contegno fisico e SCIALLA x ADpsicologico, ma si inserisce nel suo “parco suoni” una viralità inculturatrice non percepita come tale dalla quale lui resta prima sedotto e poi snaturato.

Se un pacato ed informale invito a “prenderla con leggerezza”, con tutti i sinonimi che la lingua italiana ci offre, verrà espresso con un suono “arabeggiante”, senza peraltro che alcuna onomatopea o semantica inducano a giustificare tale scelta, un giorno perché non chiamare “shalla” anche l’acqua, o il mare, o le carote e i finocchi, visto che già i giovani d’oggi, così abili con le tecnologie digitali, faticano a collegare i nomi degli ortaggi ai loro legittimi titolari.

Nel rapporto fra significato ed estetica non esiste la casualità, e solo due restano le forze in campo a spartirsi ogni supremazia ambientale: la logica e l’ideologia, rispettivamente madre e matrigna. Non lasciamo prevalere la seconda.

HELMUT LEFTBUSTER

PRESENTAZIONE DELL’ALBUM “RELIGIOUS AS OUR METHODS” dei DEVIATE DAMAEN

ottobre 12, 2013

1997 d.C. : la band romana dei Deviate Damaen, con ancora l’originario nome di Deviate Ladies, e ricomposta dopo CD originarioinnumerevoli cambi di formazione e anni di latitanza sia live che discografica, esordisce su CD.

G/Ab Volgar dei Xacrestani, arruolati Malfeitor Fabban degli Aborym al basso e una bella pianista svizzera, Ludwiga L.von Hadel, con il fedele M.Auro e lo storico chitarrista degli esordi, Niki Ciddio, si barrica nel primo studio di registrazione di Roma a dotarsi di Dolby Surround System (sarà il primo album musicale italiano in assoluto a uscire codificato in dolby surround) e, strappato il cellophane dal mixer, registra con una band piena di ospiti e di vecchie glorie, quest’ album frutto di ben 2 anni di composizione.

Una gestazione lirica e musicale che ha portato il leader della band sin sul Monte Catria, in ritiro presso l’eremo di Fonte Avellana a pregare e cantare coi monaci, per imbibirsi d’una luminosa carica di spiritualità votata a poter descrivere come “religiosi” i propri metodi espressivi di poetica autarchica e punitivi del perbenismo già allora imperante.

Così, mentre nelle sale di registrazione attigue si svolge il doppiaggio della serie televisiva “Linda e Il Brigadiere” (si racconta DEVIATE DAMAEN band '97che il grande Nino Manfredi, entrando per sbaglio nella sala musicale e vedendo Fabban e Gianluca Vecchio degli Art Inferno addobbati con spade e mantelli, chiedendo scusa, penserà ad uno studio di posa più che di registrazione), prende forma un album in cui il senso del Sacro più gotico si fonde con la ricerca di una purezza interiore e morfologica che, per esser raggiunta, non potrà evitare di fradiciarsi col sacrificio.

Acme di tale essenza estetica e semantica sarà proprio l’intro, Nec Sacrilegium Incesti Gratia”, una confessione recitata e captata ad hoc nel confessionale di una chiesa, in cui le parole dell’attore-peccatore (la cui voce non è di Volgar come è stato erroneamente creduto), incarnando la più militante purezza d’animo che Dio possa conferire ad umano, tentano di commuovere la mediocrità dell’impiegatizio sacerdote con la sacralità d’un male minore volta a disinnescare quello maggiore, ma invano.

Da quel momento il bacio salvifico di Volgar al peccatore scatenerà un putiferio chitarristico e ritmico che si concluderà con un soave inno pianistico dedicato alla beatificazione della dinastia imperiale russa trucidata dalla viltà bolscevica.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Già solo quest’incipit basterà ad attirare sull’album gli strali dei benpensanti, strali peraltro attesi e graditi alla band e al suo leader.

Una “I Want Hate” anticipata da una “Love” del buon Lennon presa a mitragliate, una versione “deviatikamente bianca” della celebre “Venus” (già firmata Bananarama negli anni ’80), ed una chiusura “stellata” in cui si denuncia l’abbrutimento etico ed estetico  dovuto al politicamente corretto già in voga a metà degli anni ’90, faranno il resto.

L’album, considerato ed apprezzato per una blasfemia che assolutamente non contiene, fu recensito con inaspettato entusiasmo da “Sotterranei”, la rubrica musicale di allora de “La Repubblica”, e accolto con la solita isteria dalla stampa dell’epoca, sia metal che profana: o col massimo dei voti (Metalshock) , o come summa di nazifascismo ultracattolico.

La primissima edizione fu targata Metalhorse, e finì rapidamente esaurita, nonostante un boicottaggio ammesso e commesso dagli stessi distributori legati all’etichetta a causa dei suoi contenuti percepiti come “politici”.

Rimasterizzato nel 2008 e arricchito della elettronicissima “No More”, firmata dal nuovo chitarrista Aby (attualmente nella Eremo di Fonte Avellana DDnband), è stato ri-recensito in tutte le salse, compresa quella che definisce la nuova bonus-track tanto ballabile quanto imbarazzante nel testo.

Nel 2013 d.C. la band, in attesa dell’uscita del nuovo  “Retro-Marsch Kiss”, decide di pubblicare tutti i vecchi album rimasterizzati e completi di testi, immagini e confezioni originali, sul sito www.deviatedamaen.net, dal quale è quindi possibile scaricare liberamente anche “Religious As Our Methods – powered decemnalis edition”

Per festeggiare l’evento, i Deviate Damaen hanno prodotto due nuovi video esclusivi tratti dai brani “No More” e da un’ inedita versione “live” di “Un Mondo Senza Stelle” intitolata “Jogging remix”, pubblicati entrambi in collaborazione con Lady Richarda MonyA’ e Aristocrazia Dvracrvxiana.

ANNABELLE GRAFENBERG BACIARDI

Da “N.ANATHEM” :

“ I’m not afraid of Christ’s darkness, I’m not afraid of my steps, light beyond the cross, light beyond that cross, I seek the faith my skin…

Tu, professore, intellettuale, carogna! Guardami, non tremo: chi ti generò ti insegnò ad amarmi, io insegnerò te ad amare lui; masturba tuo padre nella tomba, fotti ciò che resta di tua madre, amali!… E prega Dio onnipotente che tutto ciò duri tanto… Signore noi ti supplichiamo: spezza le nostre ginocchia, monda le nostre membra nell’ustione della tua cera!

Gesù perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le

anime, specialmente le più bisognose.. DELLA TUA MISERICORDIA!” …

da “UN MONDO SENZA STELLE”

“…Che disuguaglia dieci da mille, quando miliardi sono le stelle, quando non una di loro pur di restar tale, disuguaglianza saprà mai predicare: ma un branco di pravi, di lerci e di vinti un giorno dice <<guardate, quella è una stella e noi siamo tanti: nessuno discuta o  farà la fine di martiri e santi!>>.

Coniùgi violati, letti sfatti, agitate le immonde lingue a titillare i di retro di caporali e magnati… e non più cielo possiam guardare senza che vi sian loro, queste puttane ma: quando i mediocri avran capito che vale, più un plauso d’avorio che cento al letame…ALLORA USCIREM A RIVEDER LE STELLE!”

G/Ab Svenym Volgar dei Xacrestani

L’INSANA SMANIA DELLA MESCOLANZA APPRODA ANCHE NEL CALCIO

ottobre 12, 2013

Considerando che l’elemento fondante di qualsiasi competizione sportiva è sempre stato il battersi per la propria comunità da parte degli atleti, e il tifare la propria squadra del cuore da parte dei tifosi, quanto è demenziale voler dimostrare a tutti i costi che tali vincoli logici siano improvvisamente crollati?

Se le squadre di campionato prendono i nomi dalle città, e quelle nazionali dalle nazioni, esisterà pure uno straccio di ragione logica che lo giustifichi, altrimenti le avrebbero chiamate da subito con nomi di fiori, di animali o di gnomi; o no?!

Eppure, l’arroganza del progetto mondialista è già lì con mazze e picconi pronta a  smantellare qualsiasi legame naturale fra giocatore, squadra e tifoso.

Certo, un’arroganza mediaticamente maldestra nel suo annaspare volto a dimostrare nel minor tempo possibile che interi millenni di vissuto atletico e sportivo basati su tale trinomio vadano improvvisamente abbattuti. La gente normale si domanda: “perché?”

Non a caso qualcuno altolocato l’allarme inizia a lanciarlo, visto che una qualche disaffezione al calcio potrebbe subentrare continuando con questo spaesamento delle tifoserie…http://www.gazzetta.it/Nazionale/02-09-2013/prandeli-201083774131.shtml

Niente da fare, loro ci provano lo stesso come il più laido imbonitore di televendite, consapevole della fregatura che ti sta mollando, ma imperterrito nel tentare di convincerti comunque: e così, rigirano la millenaria frittata, rivendicando la libertà sportiva di un giocatore marocchino di giocare per l’Islanda, o di uno venezuelano di giocare per l’Australia.

Ebbene, per chi dovrebbero fare il tifo, a quel punto, marocchini, islandesi, venezuelani e australiani? Per il giocatore, per la squadra, per la maggioranza dei giocatori di quella squadra, per la terra di provenienza di quel giocatore, per la propria terra di nascita, per il proprio suolo di residenza..insomma tutto questo gran casino in nome di che cosa?!

Ce lo vedete Leonida che dice agli spartani: <<andate a giocare nella squadra persiana, così nella nazionale spartana possiamo prendere qualche persiano!>>

D’accordo, erano altri tempi, ma dov’è il senso di questi nostri tempi, quando fanno di tutto per annebbiare ciò che siamo? Perché vogliono costringerci a mischiarci oltre ciò che fisiologicamente gli umani son disposti a fare? Perché vogliono fare le regole solo con le eccezioni? Quale sarà il progetto finale di questo obbrobrio di nuovo mondo di sradicati che si stanno affrettando a costruire?

Già, perché basta analizzare con attenzione questo manifesto per capire che non c’è alcuna naturalitàGIOCO LIBERO, né buon senso, né tantomeno amore, dietro un simile progetto: c’è solo la malafede di voler convincere qualcuno a fare qualcosa di illogico per creare qualcosa di orrendo.

HELMUT LEFTBUSTER

IL MOTORSHOW EMIGRA VERSO QUEI PAESI CHE CI OSTINIAMO A CONSIDERARE PIU‘ POVERI DI NOI

ottobre 9, 2013

Dopo Miss Italia, anche il Motorshow di Bologna, orgoglio d’italianità e trionfo di differenze estetiche e morfologiche, molla gli ormeggi ed espatria. Dove? Beh, dove hanno i soldi, come dice l’articolo del Corriere.

http://motori.corriere.it/saloni/13_ottobre_08/cancellato-motorshow-bologna-c7865aba-300a-11e3-8faf-8c5138a2071d.shtml

Eppure li chiamiamo “paesi emergenti”, quasi con un tocco di ammirazione: peccato che emergono solo grazie alla nostra mollezza, al nostro pessimismo, alla nostra auto-inflizione, alla nostra decadenza. E noi citrulli lì a goderne, continuando a comportarci come un popolo talmente ricco da subire il dovere di accogliere e mantenere parassiti, mentre le nostre aziende chiudono e i nostri connazionali si suicidano per la crisi.

Insomma, ci consideriamo ricchi o poveri a seconda delle convenienze mediatiche, ma nella realtà, siamo ricchi o poveri?

A giudicare dai mugolìì commossi con cui s’incensa un neolaureato ingegnere tunisino solo perché prima vendeva accendini, dovremmo dirci ricchi!

http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/10/07/news/dagli_accendini_alla_laurea_rachid_diventa_dottore-68089012/ (come se di studenti-lavoratori italiani non ne fossero mai esistiti!)

E, contestualmente, non si contano le notizie di famiglie italiane che dormono in macchina, mentre le case popolari vengono assegnate ai più prolifici immigrati.

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/famiglia_4_persone_dorma_macchina_sfratto/notizie/335477.shtml

Pirandello direbbe che la verità è multipla, e come non dargli ragione da un punto di vista filosofico? Ma qui, purtroppo, non si tratta di fare i filosofi, ma di rimboccarsi le maniche e decidere di far la spesa ogni giorno come se fossimo noi stessi i negozianti da cui acquistare: ebbene, chi sceglieremmo? Un altro negozio, forse, o piuttosto il nostro?!

Il ‘68 convinse tutti che studiare era meraviglioso mentre lavorare la terra faceva schifo: peccato che il cibo che producono l’alveo bucolico e quello georgico lo usiamo tutti i giorni, mentre con le lettere e gli algoritmi non s’è mai sfamato nessuno.
motorshow
Forse sarebbe il caso di investire in appezzamenti di terra, armarsi di qualche manuale di botanica, e riprendere un uso civile della bicicletta: sarebbe bello poter tornare a dire agli altri coabitanti terrestri, come fu un tempo, “no grazie, non ci serve nulla!”

HELMUT LEFTBUSTER  ott 2013 d.C.

IL CERBIATTO E IL CERVO (crestomazia dvracrvxiana)

ottobre 2, 2013

Una volta un cerbiatto disse al cervo: <<Babbo, tu sei più grande e più veloce dei cani e, per di più, hai un magnifico paio di corna Il cerbiatto e il cervoper difenderti. Come mai, dunque, hai paura di loro?>>

Il cervo rise e rispose: <<Figlio mio, quel che tu dici è vero; ma io so una cosa sola: che quando sento abbaiare un cane, non so come, ma bisogna che me la dia subito a gambe>>.

 La favola mostra che non c’è incoraggiamento che valga a rinfrancare chi ha ragioni naturali per temere qualcosa.

(Esopo, autore greco del VI secolo a.C.)

La paura è un sentimento naturale messoci a disposizione dal creato per prevenire un disagio o un’aggressione prima che essi si compiano a nostro danno; al contrario, una cieca e indiscriminata fiducia apatica, scevra da appropriata contestualizzazione logica dell’incombenza o meno di un pericolo ambientale, non può essere altro che fanatica imposizione ideologica volta a violentare il diritto inviolabile dell’individuo alla propria difesa e sopravvivenza.

Ricordiamolo agli invasati che aspergono senza senno parole e intenzioni “buoniste” che ben poco hanno a che fare con la reale natura umana e col mosaico d’istinti antropologici che la caratterizzano.

 HELMUT LEFTBUSTER

IL LEONE INNAMORATO E IL CONTADINO (crestomazia dvracrvxiana)

ottobre 2, 2013

Un leone, innamorato della figlia d’un contadino, la chiese in isposa. Questi, che esitava a conceder la figlia a una belva, e che, Il leone e il contadinod’altra parte, non osava negargliela per la paura, escogitò quest’espediente: dato che il leone continuava a insistere, gli dichiarò che lo giudicava degno di sposare sua figlia, ma non poteva concedergliela, a meno che si strappasse le zanne e si tagliasse gli artigli, perché la ragazza ne aveva paura. Ma dopo che il leone si fu sottoposto per amore ad entrambe le mutilazioni, il contadino, pieno di disprezzo per lui, quando gli si presentò, lo cacciò via a colpi di randello.

La favola mostra che chi facilmente si fida del suo prossimo, quando si spoglia delle armi che lo avvantaggiano, diventa preda di coloro a cui prima incuteva timore.

(Esopo, autore greco del VI sec a.C.)

Commento dvracrvxiano: sbaglia chi pensa che il rispetto della legge possa prescindere dal timore della punizione e dalla prevalenza delle forze a disposizione dei suoi titolari; e quando un popolo si rimette alla pietà di chi è nelle condizioni di poterlo sopraffare, anziché in quelle della propria determinazione a restare indipendente con le proprie forze, esso è destinato a soccombere.

HELMUT LEFTBUSTER