QUEL GUARDAR BASSO CHE CI DISTRAE DAL SORRISO DEGLI ANGELI

Popolo di Santi e di Navigatori, noi Italiani: storicamente dedito a volger lo sguardo all’insù, vogliasi per scorgere la propria posizione in mare, vogliasi per interpretare l’umore divino.

Eppure, odiernamente, guardare ad altezza d’uomo sembra esser divenuto il lusso di pochi privilegiati. In particolare, quanti giovani si perdono ancora nei propri pensieri guardando l’orizzonte oltre la siepe? Quanti ancora si godono le proprie credenze ammirando l’Azzurro e rinunciando a quell’orrenda tendenza, in auge dall’avvento dell’era modernista, del capo chino su d’un arido schermo siliceo, algido e sempre identico a se stesso in qualsiasi parte del globo?

Già, siamo diventati un popolo di ingobbiti che neppure riescono più a guardarsi negli occhi, figurarsi ad impennare lo sguardo verso gli angeli!

Ma se per secoli siamo stati altro, come non considerare tale recentissimo andazzo parte del precipuo progetto globalizzatorio di dissolvimento dei valori identitari d’ogni Uomo, fisicamente distratti da forme ed empatia discriminatorie di scelte e non scelte, a favore d’un rincoglionimento generalizzato pagato con banner pubblicitari che colano bavosi come gelatina da discount sul fulcro della nostra attenzione?!

Difficile credere che i discendenti di Roma, i pronipoti di Umanesimo e Rinascimento, possano essersi ridotti a guardare basso sino a sbattere contro i pali della luce, così, per puro capriccio del fato:  dietro qualche angolo, nella penombra dell’ipocrisia, c’è sempre chi trae vantaggio da un fenomeno nuovo, e in genere è proprio colui che lo ha favorito.

Certo, anche chi sta scrivendo lo fa guardando un monitor: ma ciò avviene in un bosco, ove l’Autore è avvolto da cinguettii e sonorità naturali tipiche di una latitudine piuttosto che di un’altra, e accarezzato da un venticello fra i capelli che gli rammenta che la bellezza è fatta di materia e di forma, non di elettronica fine a se stessa da elevare a dolmen d’una civiltà rachitica.

E poi, richiuso il portatile, non totem ma mera evoluzione tecnologica del tradizionale taccuino, tutto torna vero, OLYMPUS DIGITAL CAMERAvitale, leale come l’esistenza; e i significati espressi nell’algoritmo restano solo ciò che devono essere: segni decifrabili con la lettura telematica, utili e fruibili come dalla notte dei tempi, sebbene senz’altro meno profumati di quelli incisi su papiri e pergamene.

Allora, se non ci è indispensabile, spegniamo l’elettronica e accendiamo la luna; e alziamo lo sguardo con la schiena diritta per carcare verità, sino a guardare in alto ad incontrare il sorriso degli angeli.

G.dX (Deviate Damaen & Aristocrazia Dvracrvxiana)

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