LA TRADIZIONE E’ L’UNICO PROGRESSO POSSIBILE

Tradire  significa consegnare, passare il testimone a qualcuno in quella staffetta generazionale che è la semiretta dell’esistenza umana e terrena. E progredire significa andare avanti, poiché, se la coordinata spaziale dell’esistente può essere anche percorsa all’indietro, non altrettanto può farsi con quella cronologica, inabilitata a far sì che i vivi possano tramandare ai morti, ma solo il contrario.

Perché gli animali non progrediscono in senso sociale? Eppure molti di essi sono estremamente evoluti nel linguaggio, nella sensibilità singola e collettiva, addirittura nell’interazione affettiva con l’uomo; si pensi al cane, ai delfini, ai cavalli.

La loro incapacità di accatastare una “coscienza sociale tradizionale” non è biologica o intellettiva, e nemmeno espressiva, dato che essi comunicano fra loro bene almeno quanto noi. Il loro limite è insito nell’incapaciOLYMPUS DIGITAL CAMERAtà di tramandare l’esperienza vissuta, e quindi di progredire. Essi nascono, vivono e muoiono senza poter tramandare nulla agli animali che li seguono, né a livello individuale, né familiare, né sociale, né evolutivo.

Gli umani, invece, dal Sapiens in poi, non solo  hanno sempre consegnato di generazione in generazione ogni fardello conoscitivo, ma lo hanno condiviso in tempo reale attraverso la comunicazione con i propri coscritti di nascita e di territorio.

In questo modo, il meglio del susseguirsi delle esperienze umane sviluppatesi all’interno delle varie società veniva preservato, mentre tutto ciò che era considerato poco bello o poco producente veniva filtrato dai vari salti generazionali, creando così ciò che in epoca moderna chiamiamo “progresso” ma che forse andrebbe chiamato “tradizione”, poiché bagaglio identitario frutto di consegna della migliore selezione naturale.

Ora, ciò che distingue una Civiltà da una famiglia non è tanto il numero di individui che la compongono, quanto la non contemporaneità delle esistenze umane che costituiscono l’una e l’altra.

Ma ciò che lega i figli di una civiltà, come quelli d’una famiglia, è anzitutto quella somiglianza morfologica indispensabile a farci specchiare l’uno nell’altro, all’interno d’un bacino d’appartenenza estetica e culturale condivisa e originante da un genos primigenio che possa esprimervisi e attualizzarvisi  anche attraverso il mito.

Né può dirsi che tali figli d’una Civiltà, sequenzialmente dilazionati lungo il susseguirsi di intere generazioni, parlino la medesima lingua, basti pensare alle differenze fra il latino e l’italiano, nel nostro caso; e neppure le rispettive branche culturali sono assorbibili da ogni individuo, né il tempo sarà mai capace di attutire, all’interno della pur medesima civiltà, le evoluzioni antropologiche degli individui che ne fanno parte.

“Panta rèi”, tutto scorre, ed è indubitabile che il cammino dell’Esistenza non possa essere congelato. Ma proprio per questo occorre la tradizione: è il grande collante identitario che lega i destini degli uomini lungo determinate (e deterministiche) trame biologiche, culturali, sociologiche, ambientali, insomma è il Filo d’Arianna che rende evidente la genesi di dinamiche spazio-temporali comuni e condivise all’interno della vita del pianeta.

Non fosse per tale aspetto, sassi, ruscelli e cortecce non direbbero granché di differente fra il prima e dopo Cristo, se qualcuno li intervistasse o li analizzasse.LA TRADIZIONE 2

Gli uomini e le loro società invece cambiano sulla base della qualità e della verosimiltà di come riescono a fotocopiare il proprio vissuto per saperne tramandare il meglio ai posteri.

Ora, è vero che l’architettura di un palazzo può dire molto dell’architetto e della civiltà che lo ha eretto; tuttavia, il giorno che ad abitarne i dintorni vi fossero genti successive culturalmente aliene a quel legame, e del tutto disinteressate, se non ostili, a quello stilema, esso non potrà più parlare ai posteri di come è nato, non foss’altro che perché sarà smantellato al fine di riutilizzarne il materiale grezzo: se la forma che assume il marmo non ha più valore per chi la osserva, quel marmo varrà per il mero suo peso e non più per il pregio di chi e di come lo ha scolpito.

Sinora, i parametri tradizionali dell’Occidente sono sempre passati di mano in mano pressoché intatti, salvo qualche sparuta invasione di campo prontamente respinta, e nonostante la storica esiguità demografica degli occidentali rispetto alle popolazioni dei grandi continenti da cui l’Europa è sempre stata circondata; ma se così non dovesse più essere, morti noi, chi preserverà l’Occidente?

Ebbene, che cosa può farci sperare di restare immortali, se non dovessimo riuscire a proteggere vita natural durante ciò che siamo attualmente?

La sensazione è un po’ quella di quando ci muoiono entrambi i genitori: chi più resterebbe a difenderci, ad amarci per puro istinto, a badare a noi con trasporto, a battersi per ciò che siamo e per ciò che nonni e bisnonni c’hanno così amorevolmente lasciato, nel momento in cui non esistesse più una Comunità Statuale coesa attorno alla Tradizione?

La verità è che a guardarci intorno ci sentiamo abbandonati: il Passato è lì che ci guarda, non c’è dubbio, e vorrebbe LA TRADIZIONE 3proteggerci col suo manto identitario fatto di regole, bellezza, cibo e poesia: ma in assenza di braccia e di gambe che facciano valere le regole, ammirino la bellezza di sempre, preparino e gustino quel cibo, e alimentino quella poesia, chi più, in Occidente, vivrà di Occidente, un giorno?

Preserviamo, qunque: solo allora progrediremo.

 HELMUT LEFTBUSTER & G.dX

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