Archive for dicembre 2013

DEVIATE DAMAEN in: “PREGHIERA DI NATALE 2013d.C.”

dicembre 30, 2013

Per festeggiare degnamente l’ultimo Natale della storia ancora manchevole di “Retro-Marsch Kiss”, nella notte del solstizio d’inverno ed in piena alcova di goduria, genialità ed inferno, dedicheremo questa invocazione alla speranza che una brutta intestinale infezione colga, ancora prima che ne ascoltino liriche e protervia, coloro che su tale Opera esprimeranno una riserva.Musicisti e testine

 Ma non è il nostro unico auspicio, questo:

possano, infatti, mangiare panettoni scaduti e in qualche scantinato multikultu manufatti, quanti non sanno che il panettone si fa col burro e che il burro si fa col latte, che il latte lo fanno le vacche e che le vacche fanno le cacche,

ripulite da quei contadini ai quali soloni e cantautorini, negli ultimi decenni, han solo dato dei “cretini”, anziché dedicar loro qualche grazie in riga, troppo impegnati a declamar nauseabondi altruismi e a cantar la sfiga.

 Possano essere inchiappettati da cammelli scandinavi quei prèsidi che, incuranti del valore delle proprie tradizioni e della propria infanzia fatta di das, coccoina e pazienza, vietano presepi e natalizi alberi con gran tracotanza, per potersi aggiudicare corretti attestati di merito con cui, poi, pulirsi l’anale lor stanza!testo IL VALZER DEL RETROGRADO x TESTI SEIRGXI

Possano gripparsi i cellulari agli urlatori incomprensibili che abusano dell’aere pubblico inquinandolo di suoni sgraziati, per troppa bontà di ricariche telefoniche, conveniente annesso di chi ce li ha portati.

 Possa un natale gelido più del previsto assiderar le putenda a quei cantanti, funamboli e musici coi borsalini in testa e le incolte barbe ricamate di pulci,  i quali, anziché schierarsi con chi inforca la bellezza per sollevarne la brezza, snobbano immusoniti ogni altisonanza per cantar, squinternati, ipocrita uguaglianza.

Possan quei ladri in casa d’altri, scatenati nei giorni di festa e vigliacchi nello scegliersi sol prede a cui sappian far danno, scivolar dalle grondaie a cui s’aggrappan per sentirsi l’Uomo ragno, e rimanere, sino a capodanno, alla mercè di quelle piante esotiche che grossi aculei hanno.DDn l'artista

 Possan quei fighetti radicali-chic che non amano niente, innamorarsi di se stessi nudi sol per qualche istante, al fine d’osservare di avercelo ancor più latitante, del tozzo di pane equo e solidale che sia per lor il Pandor di Natale.

 Possano i metallari, un po’ troppo distratti e disimpegnati, svegliarsi e capire che un movimento culturale non è fatto di soli gesti a tre dita e scossoni scapigliati, ma è fatto di istanze, di spazi, logistiche e proventi di un intero “hardware” che,  sostituito  a 4 palmenti da amanti di kebab-rap come da manuale, si spegnerà per inedia di  utenza generazionale. (a Roma, ai templi del metal dei decenni trascorsi, è andata così: che ne rimarrà fra altri diec’anni o giù di lì !?)

 Possan quei vampiri gotici sempre più simili a svampiti comici, danzare presto a quel suon cazzaro che fischietterà pure il cassamortaro, giunto a raccoglier le sparute spoglie di chi s’è annegato in le sinistre doglie.

Possa Dante, sommo maestro, continuare ad illuminarci il sentiero poetico e destro , ricordando che blasfemia non è il Satanasso, che, anzi, complementa il divin Signore integrandone il fiero passo: essa è piuttosto abbandonar la  Tradizione, pur di andar a favor di laicista ed infedel trazione!foto band INIZIALE

Senza la Croce, né Bach, né i Candlemass, né Dante stesso c’ avrebber mai potuto deliziare, così come, superbamente, han fatto sino ad adesso!

 Possano, grazie al vitale exemplum de noantri, tornare in auge quei baccanali ove si celebrava l’amore, il godimento  e lo strafogo andanti, senza ritrosìe, ipocrisie e bacchettonerie da novizi che poi novizi non sono affatto: l’Arte si gode e fa godere a patto che sia puro gradimento dell’Io più coatto, per cui soffiamo un natalizio bacio da “Retro” a chi, come Noi, vuole andare all’indietro!

..Mentre a chi con noi non volesse far sesso, di tutto cuore, lasciamo il progresso!

G/Ab Svenym Volgar dei Xacrestani & DEVIATE DAMAEN

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VOLANTINI “BIBLICI” CON GLI OCCHI A MANDORLA? NO GRAZIE!

dicembre 30, 2013

Per carità, ormai siamo abituati a tutto, con questa globalizzazione.

Però un minimo di senso critico, storico, un po’ di buon senso logico vorremmo poterlo mantenere, se non nel condannare la realtà, perlomeno nel ragionarci sopra liberamente.

Dunque, i Testimoni di Geova, noti più come rompiscatole a domicilio che non come predicatori di un messaggio religioso dei tanti partoriti dalla Storia e dai suoi profeti più o meno falsi, hanno una provenienza storico-geografica ben precisa, basando il loro credo su testi biblici che inquanto tali trovano collocazione etnico-territoriale piuttosto circoscritta.

Ebbene, pur brillando questi fedeli per un apostolato piuttosto invasivo nella divulgazione del proprio messaggio, sarebbe difficile immaginarli a fare proselitismo presso genti troppo distanti da trascorsi culturali compatibili con tale genesi, soprattutto per via dell’esiguità del loro numero all’interno della compagine globale delle religioni giudaico-cristiane.VOLANTINI BIBLICI DAGLI OCCHI A

E allora che senso ha stampare volantini in italiano, rivolti agli italiani, aspersi da Testimoni di Geova italiani in cassette della posta di cittadini residenti in Italia, ma raffiguranti fedeli dai tratti orientali ? (nel testo della foto in articolo sono ben visibili precisi riferimenti a “Geova”)

Il senso d’una simile stortura può essere uno solo: persino le religioni, ovvero l’ambito antropologico più spirituale e più distante dal dominio della Banconota, si sono prosaicizzate a tal punto da mirare a reclutare non più anime, ma masse, tentando di arraffare con l’ineffabile benna della lusinga della somiglianza morfologica il consenso della componente demografica prospetticamente più numerosa ormai ovunque.

Già è una seccatura vedersi ingozzare (illecitamente) la cassetta della posta da fogli di pioppo strappati alla forestazione (con beneamato placet dei soliti ambientalisti a singhiozzo), ma vedersi recapitare pure fotografie di vecchiette cogli occhi a mandorla, proprio no: almeno datecele strafighe!

Basta con questo permissivismo di bassa lega: qualsiasi cittadino lasciasse un suo pensiero scritto su una panchina incorrerebbe nel reato di “stampa clandestina”; perché questi possono addirittura venircelo a compiere a domicilio?

Rifiutare lo spamming postale è un diritto giuridico; cestinarlo, un dovere ecologico!

HELMUT LEFTBUSTER

Ettore Cozzani e Luigi Valli: “LA SCORRETTEZZA POLITICA DI DANTE” – monografia dvracrvxiana –

dicembre 28, 2013

Non troverete queste righe ovunque, né come analisi, né come contenuti, né come forma.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Esse sono frutto di pervicaci ricerche bibliotecarie e librarie, che Noi, girovaghi avventurieri dvracrvxiani, abbiam seguito sulle tracce di quegli autentici scrigni di identità nascosti presso i “bugigattoli” di cartacee anticaglie, quei rigattieri stabili o ambulanti, spesso ignari delle preziosità che conservano.

https://www.youtube.com/watch?v=X0Vsdl7x7aA

Eppure sarà anche grazie a costoro se, un giorno, i testi più rari e preziosi dell’antichità sopravvivranno all’autodafè mondialista finalizzato alla cancellazione fisica della memoria identitaria d’Occidente.

I fuochisti dell’indistinzione, infatti, si recheranno presto e spavaldamente, coi loro lanciafiamme, nelle roccaforti più eminenti del sapere col compito di distruggere tutti quei testi letterari, poetici e musicali che, ad essi ostici come acido muriatico in una tisana, rischierebbero col tempo di intralciare quel farneticante  progetto di riprogrammazione della Storia.

Ma, fortunatamente, non potranno scovare né tutti i ripostigli clandestinamente organizzati dai cani sciolti della Resistenza identitaria (..Ida Magli docet), né tantomeno incendiare le masse d’acqua poste a protezione della multiformità dei supporti preservatori di Sapere e Bellezza che verranno disseminati da volenterosi aspersori lungo “quell’ovunque” ben arduo da tracciare!Ida Magli Dopo l'Occidente

E così, mentre Ida Magli, come descritto nel suo libro Dopo l’Occidente, prepara un “Pentolone” ove sigillare il meglio della poesia, della letteratura e della musica occidentali, seppellendolo in inaccessibili profondità carsiche (di cui Ella naturalmente non specifica l’ubicazione), Noi affidiamo ad una mediaticità variabile e poliedrica “heavy metal included” il messaggio dantesco, grazie anche ad un prezioso libello frutto di eredità familiare che avremo il privilegio d’immortalare e proporre divulgativamente a chi mai entrerebbe in possesso altrimenti dei suoi magnifici contenuti: i giovanissimi.

Del resto, ”questa è Aristocrazia Dvracrvxiana”:  una tesaurizzazione identitaria che si propone di raccogliere, preservare, celebrare e divulgare brandelli di patrimonio estetico, filosofico e letterario iscritto in un Dna DDn RMK x Dtradizionale, oggi messo in bilico sul crinale dell’esistenza da tutte quelle forze un po’ merdose che, non da ora, si propongono di cancellarlo, o, nella migliore delle ipotesi, di lasciarlo esclusivo appannaggio di elìte intellettuali avide e ingrate che, odiando il genos a cui appartengono, sopravvivono in onanistica ammirazione dei propri opachi intellettualismi ecumenici.

Così, mentre scriviamo questa monografia, i Deviate Damaen, la nostra controparte musicale, stanno incidendo “La Preghiera di Dante” nel loro nuovo album “Retro-Marsch Kiss”, brano votato a far inebriare dello spirito del Poeta capelluti sedicenni (troppo) inconsapevoli d’essere i discendenti naturali e culturali di cotanta genìa.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2012/05/26/la-preghiera-di-dante-crestomazia-dvracrvxiana/

La scomodità e la scorrettezza politica di Dante non reagiscono soltanto alla luce effettuale del nichilismo della nostra epoca, ma son tali da sempre.

Tale tesi è confortata da due corollari politologici di empirica verificabilità: in primis, che le insane pulsioni mondialiste sono esistite in ogni epoca, e puntualmente hanno teso al brutto, al prosaico, e all’indistinto. In secondo luogo, che i detrattori dell’ortodossia interpretativa di Dante hanno usato sempre gli stessi argomenti, nel tempo, per tentare di snaturare il pensiero politico del Poeta, talmente chiaro nel suo dispiegare le ali fra simbologie, metafore e condotta politica dell’uomo Alighieri, da far suonare qualsiasi tentativo distorsivo come pacchiano e palesemente in mala fede.

Partiremo quindi col citare una pietra miliare del testamento politico dantesco, tratta dal De Monarchia:

“Cessino pertanto di condannare l’Impero romano quanti si fingono figli della Chiesa, vedendo che il suo sposo Cristo lo ha approvato all’inizio e alla fine della sua milizia. E così ritengo sia chiaro a sufficienza che il popolo romano si è attribuito di diritto l’Impero del mondo”

De Monarchia libro II, XI

Citato direttamente il Poeta, affronteremo ora due dei suoi esegeti più eminenti, il Valli (1878-1931 d.C.) e il Cozzani (1884-1971 d.C.), entrambi devoti amici di Giovanni Pascoli e reciproci estimatori l’uno dell’altro, ma i cui testi critici sono di difficile reperimento.

Questo il commento tratto dal libro del Valli “Il Segreto della Croce e dell’Aquila” nel quale l’autore descrive la Paradiso Croce e Aquilaperfetta assonanza esegetica e spirituale fra la componente Romano-imperiale e quella cattolica, brillantemente sincretizzatesi nell’Idea del Poeta:

<<Senza il minimo dubbio vi è simmetria Croce-Aquila nel fatto che Cristo, la Croce, ha aperto la gran porta infernale, mentre Enea, l’Aquila, apre quella di Dite.>>

E ancora:

<<la visione del vero supremo è sotto l’autorità e la dipendenza della Croce, l’operazione nel bene è sotto l’autorità dell’Aquila>>.

Simmetria e complementarietà fra Croce e Aquila, quindi, e perfetta coincidenza fra imperatore romano e imperatore tedesco, in Dante. Il pensiero centrale della Divina Commedia, che cioè l’uomo deve essere redento, oltre che dalla Croce, dall’Aquila, e che oggi non è interamente redento per la mancanza dell’Impero, è ripetuto nascostamente, mirabilmente, limpidamente da Dante nella costruzione dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso (G.dX)

(pag 148): <<la perfezione spirituale della vita cristiana non si esplica se non in un mondo ove sia già attuata la perfezione della vita civile e la pace imperiale.

“Per giungere al Paradiso celeste bisogna passare dal Paradiso terrestre” vuol dire per Dante: “per giungere a Dio è necessario l’Impero”.>>

(pag. 146) : <<Ma nelle Epistole l’esaltazione dell’Autorità imperiale come virtù redentrice ha accenti anche più OLYMPUS DIGITAL CAMERAchiari. Dante paragona addirittura Arrigo VII di Lussemburgo al Cristo che assume su di sé le nostre pene>>

“Questo divino e trionfante Arrigo, baiulo dell’Impero romano, bramoso non di sue private utilità, ma del pubblico bene, assunse ogni ardua impresa per noi, partecipando per volontà sua alle miserie nostre”

E solo in quanto l’Impero ha assunto già nell’animo di Dante questa funzione redentrice, il poeta può pronunziare parole così terribili contro coloro che all’Impero resistono.

Nell’Epistola ai Re d’Italia egli grida che “chi resiste alla potestà dell’Impero resiste al comandamento di Dio…voi che osate trasgredire le umane e divine leggi, voi che attirati da una cupidigia insaziabile vi mostrate presti ad ogni delitto, non provate voi terrore della morte seconda da poi che, primi e soli, aborrendo dal giogo della libertà tumultuaste contro la gloria del Romano principe, re del mondo e ministro di Dio?” >> (pag 147)

Ebbene, dopo cotali altisonanti rivendicazioni estetiche ed esegetiche, qualsivoglia ciancia che volesse fare di Dante una di quelle ridicole figure giramondo e buone per tutte le stagioni, resterebbe pungente quanto dell’ortica ben cucinata in un risotto (HELMUT LEFTBUSTER)

Passiamo ora ad ascoltare il Cozzani nel suo commento al Pascoli, “Pascoli: il poeta di Dante”OLYMPUS DIGITAL CAMERA

(volume IV, introduzione):

“Nel momento di licenziare alle stampe questo volume che ho dovuto dedicare intero alle interpretazioni dantesche del Pascoli (tanto mi si sono rivelate, a un attento studio, vaste, profonde, innovatrici ed esatte) mi domando, quasi con sgomento, quali forze oscure abbiano potuto impedire che questa totale e finalmente armonica e conclusiva ricostruzione della Divina Commedia si sia affermata, e che questa luce di pensiero e di bellezza abbia raggiato, prima d’ora, sulla coscienza civile dell’Italia e del mondo, e sulla cultura nostra e occidentale.

Ho cercato in profondità, oltre gli interessi e le ambizioni e i pregiudizi dei singoli avversarii, e mi è parso di trovare le radici di tanta negazione e ostilità.

Da una parte l’idea pascoliana si è imbattuta in anime pavide che, nella concezione imperiale di Dante, e nell’interpretazione che la rivelava e documentava, han temuto qualche cosa di rivoluzionario e quasi ereticale; mentre l’analisi più severa dimostra che il concetto dantesco dell’impero che il Pascoli coraggiosamente ignuda, non solo non contrasta, ma potenzia ed esalta l’idea cristiana e cattolica della redenzione umana, invocando dall’ordine, dalla disciplina e dal senso gerarchico dell’impero la creazione di condizioni civili e sociali che dieno allo spirito tutte le possibilità di sublimarsi nella contemplazione dell’assoluto.

Dall’altra parte, e proprio al polo opposto, l’idea pascoliana ha urtato contro le forze disgregatrici del positivismo, che, insorte contro i valori spirituali della vita e dell’arte, hanno pian piano disintegrata la formidabile unità del poema sacro, staccando la sua materia umana e terrestre dalla sua significazione spirituale e sovrumana: hanno cioè sospinto a precipitar nel nulla la sua sostanza mistica, lasciando soltanto allo studio e all’ammirazione la forma estetica con le sue rappresentazioni drammatiche, i suoi impeti lirici, le sue musiche e il suo stile: hanno uccisa la creatura per adorarne le spoglie.

Noi attraversiamo un periodo in cui, non ostante la superba eruzione di potenze storiche che drammatizza la vita, la letteratura è minacciata dal più grave dei pericoli, quello di diventare formalismo, tecnicismo, sensualismo, esteriorità.

L’idea pascoliana disperde questo pericolo, perché riafferma la necessità – per l’opera d’arte, d’essere unità e totalità di spiriti e di forme – e per l’artista, di vivere e trasfigurare in bellezza la fede, il pensiero, la volontà dei suoi tempi, della sua terra, della sua razza, chiamando i millenni a testimonianza della missione del proprio popolo, e schiudendo ad esso la visione del suo avvenire sull’orizzonte del destino universale>>.

Le parole che seguono sono poi esemplari nella loro drammatica attualità:

<<Noi ci accorgiamo che tutto intorno a noi e in noi stessi si prepara ed è già in atto una vera palingenesi umana, nella quale lo scetticismo, la materialità, la prepotenza delle nude leggi fisiche, dei valori economici, delle abilità ed esperienze organizzative, tentano di violentare le forze morali, imponendosi come sola potenza creatrice, organizzatrice e dominatrice del cosmo umano.

L’interpretazione pascoliana della Commedia insorge; illuminando in tutte le coscienze la più alta delle verità: che la vita tende a sublimarsi nell’ideale, liberando alla lotta tutte le forze spirituali; e la civiltà, per quanto aspra e sanguinosa e scoraggiante d’arresti e di cadute sia la strada, tende a diventare nella giustizia e nella pace, ordinata, feconda e lieta.

Ed è forse destino che questa nuova apparizione di Dante ci si chiarisca proprio mentre l’Italia, animata da un OLYMPUS DIGITAL CAMERAimpeto di fede messianica, e tutta intenta a rimettere sul loro piano gerarchico le forze spirituali, in piena armonia con le forze materiali, attua la sua rivoluzione; e lavora a creare le moderne leggi della convivenza umana basate su tutte le più audaci conquiste della giustizia sociale e civile, che son l’avvenire, e sul concetto d’una universalità cattolica e imperiale che è il passato ancor vivo e vitale.

Destino e segno; segno che Dante, il quale da sei secoli è stato il testimone e quasi l’annunciatore d’ogni crisi e d’ogni assunzione del suo popolo, ancora una volta è con noi orientatore e maestro; e che noi, vedendo balenare di luce profetica nel suo mistero i nostri ideali di oggi, sentiamo di marciare nella verità, verso fini che ci sono imposti dal nostro carattere nazionale>>,

Ettore Cozzani

Al capitolo “Pietà e Vergogna” (s.v. 267-283) il Cozzani si spinge addirittura verso una geometrizzazione del concetto di “errore” – inteso come peccato – geometrizzazione che permeerebbe l’intero Poema, ribadendo l’immensità di Dante come magister tanto di mistica quanto di logica.

(pag 116): <<Come nell’andare di Dante a destra e a sinistra: a destra è la giustizia di Dio, il contrario a sinistra; per andare a Lucifero si va sempre verso la sinistra.>>

Non è casuale che anche in politica i portatori di istanze che, quasi mai davvero rivoluzionarie e creative, mirano solo a sovvertire la logica della bellezza naturale, siedono per loro stessa determinazione “a sinistra”.   (H.LEFTBUSTER)

In sintesi, verifichiamo anche dal Cozzani (e da Giovanni Pascoli stesso) come il cantare l’Impero romano e l’imperialità occidentale da esso promanante a mo’ di semiretta storico-spirituale che origina da un punto, Enea, e mai finisce, assicura il Poeta ad un destino di critica che, con la mondializzazione in corso del Cristianesimo, rischia di divenire censura.

(pag. 218): <<..Dante afferma, trasformando la colomba evangelica in aquila romana, che l’imperatore è un nuovo Cristo>>.

E (pag 298) si conferma indubitabile in Dante la triplice traslazione della missione che da Enea passa ad Ottaviano e da questi a Carlo Magno sino agli Svevi:

(pag 298) <<nel “buon Barbarossa” Dante non vede il nemico dell’indipendenza italica, ma il rappresentante dell’Impero, e quindi in Milano non la antesignana della libertà nazionale, ma la ribelle a Roma e alla missione di Roma.>>

Il Cozzani, sul finire del proprio volume, accenna un’incursione nel pensiero del Valli, col quale non a caso si trova perfettamente allineato:

(pag.324) <<Virgilio è l’anima ch’ebbe l’Augusto e non il Cristo, Dante l’anima che ha il Cristo e non l’Augusto.

Il morto desiderò il Cristo, il vivo desidera il Dvx>>…<<si vede spalancata in queste parole la porta per cui s’è gettato con profondo intelletto e impetuosa fede Luigi Valli, a raccogliere, ordinare, rendere simili a chiavi di volta del poema i due simboli dell’aquila e della croce>>.

Dante “uomo d’ordine”, dunque: una lettura che andrà per storto a quegli intellettuali moderni per i quali Dante è solo una briga da sbrogliare; una briga talmente complessa e imbarazzante nella sua chiarezza così ardua da rovesciare a proprio comodo, che la strada più semplice per risolverla sarebbe abbatterlo definitivamente cassandolo dai programmi scolastici; cassazione, del resto, che è già stata invocata e che in futuro lo sarà sempre più spesso. (H.LEFTBUSTER)

..pag.325): <<Dante, di fronte al disordine della vita comunale…lancia un allarme: “Se non ci sarà ordine, nella pace, e per mezzo della giustizia, ordine che non può essere ricondotto in terra che dall’Impero, la vita tempestosa, riempiendo ed eccitando di mali impulsi l’anima, le impedirà di meditare e di contemplare: e l’anima disorientata, stordita, snervata, non avrà possibilità di pensare alla sua salvazione e di salvarsi: ossia per essa la Redenzione sarà come non fosse stata”.

Soltanto che, secondo l’interpretazione del Pascoli, Dante queste verità le ha espresse in una maniera oscura e potente, profonda e scottante, misteriosa e abbagliante, perché le anime inadeguate a resistere non se ne spaventassero, e le anime preparate e forti ne fossero scosse come da un cataclisma interiore: che è il modo dei libri biblici e di tutte le profezie; delle apocalissi e delle catarsi: il modo con cui egli ridifendeva ancora la sua idea politica centrale, della necessità dell’Impero, e riaccendeva la sua speranzadell’avvento dell’Imperatore, del Veltro, del Dvx>>.

E conclude, il Cozzani, con un rabbioso disgusto richiamante quello provato dal Pascoli nel verificare come la faziosità ideologica (esistita in tutte le epoche a scapito di verità e giustizia) dei detrattori della sua critica dantesca non recasse onore all’intelletto umano:

(pag.329) <<Un’altra volta non si riesce a credere che la faziosità critica abbia potuto arrivare a questi termini di miseria morale>>.

Conclude, la trattazione del Cozzani, col furioso virgolettato del Pascoli, pregno di furore, ma di abnegazione personale e fierezza per l’Ideale cavalcato da Dante come dai suoi interpreti più ortodossi e liberi:

(pag.331) <<”..Io non chiedo né cattedre illustri né plausi né lodi né onori. Io aspetto. Ci vogliono ancora molti anni. Io sarò morto allora. Non voglio mica aver più fortuna di Lui! Ma verrà giorno che mi si crederà, che si vorrà dovrà e potrà credermi, che si (riconoscerà che credermi giova, oh non a me che sarò allora sotterra, ma alla poesia di Dante! Gloria! Gloria! Gloria!”>>. (GIOVANNI PASCOLI)

Ne desumiamo che le imprese vanno compiute affinché siano esistite, non necessariamente affinché i loro effetti restino eterni. Quindi, non arrendersi non è un imperativo volto necessariamente alla vittoria, ma può coincidere anche soltanto col perseguire del puro eroicismo, sia come atto estetico che come condotta garante di sopravvivenza (G.dX)

Concludiamo questa monografia dvracrvxiana con le parole di papa Benedetto XV nella sua lettera enciclica “In Praeclara Summorum” :

LETTERA ENCICLICA
IN PRAECLARA SUMMORUM

DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XV

AI DILETTI FIGLI PROFESSORI ED ALUNNI
DEGLI ISTITUTI LETTERARI E DI ALTA CULTURA
DEL MONDO CATTOLICO
IN OCCASIONE DEL VI CENTENARIO DELLA MORTE
DI DANTE ALIGHIERI

<<Volesse il cielo che queste celebrazioni centenarie facessero in modo che ovunque si impartisse l’insegnamento letterario, che Dante fosse tenuto nel dovuto onore e che egli stesso pertanto fosse per gli studenti un maestro di dottrina cristiana, dato che egli, componendo il suo poema, non ebbe altro scopo che « sollevare i mortali dallo stato di miseria », cioè del peccato, e « di condurli allo stato di beatitudine », cioè della grazia divina

E voi, diletti figli, che avete la fortuna di coltivare lo studio delle lettere e delle belle arti sotto il magistero della Chiesa, amate e abbiate caro, come fate, questo Poeta, che Noi non esitiamo a definire il cantore e l’araldo più eloquente del pensiero cristiano. Quanto più vi dedicherete a lui con amore, tanto più la luce della verità illuminerà le vostre anime, e più saldamente resterete fedeli e devoti alla santa Fede.

Quale auspicio dei celesti favori ed a testimonianza della Nostra paterna benevolenza, impartiamo con affetto a voi tutti, diletti figli, l’Apostolica Benedizione>>.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 30 aprile 1921, nell’anno settimo del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS pp XVLA SCORRETTEZZA POLITICA

 Ed è con queste parole del predecessore onomastico dell’attuale papa abdicatario (misteriosamente abdicatario..), Benedetto XVI, che concludiamo questa nostra monografia votata a dimostrare che le verità non vanno punto riscritte, bensì semplicemente rispolverate, tirate a lucido e messe a gettare luce contro quei sabotatori assoldati per far sembrare esse stesse le vere menzogne.

Natale 2013 d.C.

ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

BANCHE PER STRANIERI A CONDIZIONI STRACCIATE PER STRACCIARCI MEGLIO

dicembre 21, 2013

Gli italiani sono alla fame stremati dalla crisi, e quella “sinistra” Sinistra, che, dal dopoguerra in avanti, è riuscita ad imbambolare contadini e operai riciclando qua e là qualche simboletto ammiccante che la consacrasse santona dei loro diritti, oggi dà del “fascista” a chiunque scenda in piazza per rivendicazioni che esulino dai capricci di lobby gay e di bigliettai dell’”accoglienza”.

Con tale clima, vien da sé che la famiglia italiana sia boicottata, nel suo realizzarsi, da una mutualizzazione del credito riservata a pochi intimi (che non si capisce chi altri dovrebbero essere se non i figli del proprio popolo).

L’imprenditoria nazionale naufraga nell’inaccessibilità al liquido, divenuta il demonio per tutti tranne che per chi sta depredando il Belpaese con la concorrenza straniera di prodotti palesemente venefici e sottocosto.

Le mense delle associazioni benefiche sono inusitatamente piene di italiani, e sono gli italiani, statistiche recenti alla mano, che si tolgono la vita per disperazione, non gli stranieri (digitate “suicidato” su google, e leggete i nomi della drammatica lista quotidiana)BANCHE PER STRANIERI

Ebbene, in tutto questo marasma, che sembra organizzato apposta per un suicidio di connazionali assistito da altri connazionali, nascono banche che offrono condizioni speciali per gli stranieri in Italia.

Ora, che cos’ha lo status di straniero di intrinsecamente svantaggioso per chi lo riveste e tale da far meritare al suo titolare dei vantaggi extra?

Ma guardiamoli gli stranieri che vivono nel nostro paese: ben pasciuti, vestiti di tutto punto, scendono dalle macchine più lussuose, grondano di tecnologia all’ultimo grido, sono in testa nell’assegnazione di case popolari, nell’attribuzione di sussidi di studio, e in quelle di sconti per i trasporti pubblici e di posti negli asili nido; ed ora sono privilegiati anche nell’accesso al credito.

Un tempo esistevano conti facilitati per i giovani o per i pensionati: e non staremo qui a tracciarne la motivazione etica e funzionale, poiché la capirebbe anche un bambino.

Ma perché una banca dovrebbe facilitare gli stranieri, già facilitati in tutto da leggi masochiste ordite dalle componenti più antinazionali del nostro parlamento nazionale, strapagato da tutti noi connazionali (perdonando le volute dissonanti assonanze)?

Per darci il colpo di grazia prima che in troppi ci si renda conto che la semplice incapacità umana non potrebbe mai programmare un’autodistruzione così ben pianificata, come scrive Ida Magli nel suo ultimo libro “Difendere l’Italia”: <<Le migliaia di suicidi avvenuti in Europa in questi ultimi anni rappresentano appunto il grido di una disperazione che non è la povertà, la disoccupazione, la fame ad aver provocato, come potrebbe sembrare in apparenza, ma l’impossibilità di capire quello che sta succedendo; impossibilità di capire perché i governanti odino tanto i propri sudditi, i propri fratelli, da volerli morti>> (pag. 68).

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo svegliarci e reagire prima che la nuova demografia sostituisca la decrepita democrazia.

HELMUT LEFTBUSTER

LA “PROVA DEL 9” DELL’ITALIANITA’ DEL MOVIMENTO “9 DICEMBRE”

dicembre 18, 2013

Volti italiani, parlate italiane, mestieri italiani: gente che da generazioni ci dà il latte, la farina, le uova, la frutta e la verdura al prezzo che tale genuinità è sempre valso, perlomeno finché la globalizzazione non ci ha fatto credere che, come per magia, quei prodotti potessero costare di meno, pazienza se perché scadenti o fraudolentemente importati da concorrenza straniera.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Questi professionisti della terra, i cui arnesi da lavoro per troppo tempo hanno campeggiato sui simboli di partiti dai quali essi stessi son stati traditi e dai cui politici essi sono sempre stati odiati, hanno deciso di manifestare ciò che qualsiasi categoria manifesterebbe vedendosi sostituita e svenduta: gridare al tradimento e all’abbandono da parte di quanti, amministratori, giornalisti, gente comune, non considera più l’italianità come un naturale parametro di prelazione basato sull’appartenenza, ma come un dato astratto, obsoleto, retrogrado, in una parola, “fascista”.

Quindi, “prova del 9” dell’italianità delle istanze di quel genuino movimento di popolo chiamato “9 Dicembre”, sono i volti dei manifestanti, da una parte, e lo snobismo con cui sono accolti a sinistra, dall’altra: mancano totalmente gli immigrati, a riprova del fatto che le istanze di questi ultimi e quelle dei lavoratori italiani sono grandezze inversamente proporzionali (il camionista straniero, che ha tutto l’interesse a sostituire il camionista italiano, perché mai dovrebbe scendere in piazza con lui?!).

Di conseguenza, anche i fautori italiani della globalizzazione, cioè le sinistre mondialiste,  vedranno come il fumo negli occhi rivendicazioni portate avanti da categorie che mai attingerebbero elettoralmente proprio da quelle forze politiche che le hanno messe in mutande.

Morale della favola, o si è italiani, e allora si sarà a favore dell’Italia, o si è qualcos’altro, e allora non sarà mai chiaro chi si intenderà favorire.

Il grande politologo Giovanni Sartori lo sostiene da tempo: e forse è per questo che Floris, Fazio & compagni non lo invitano più alle loro trasmissioni.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/sartori-contro-kyenge-ius-soli-dementi-vuole-negritudine-976768.html

Chiudiamo con le parole d’un grande italiano d’indubitabile italianità, Giuseppe Verdi, mutuate dall’introduzione del libro di Ida Magli “Difendere l’Italia” (e per questo la ringraziamo): <<Dio ci salvi d’aver confidenza nei nostri Re e nelle nazioni straniere>>

HELMUT LEFTBUSTER

“GAZEBO”: LA NUOVA SATIRA DEL BUON SAMARITANO DI SINISTRA

dicembre 15, 2013

“Corretta” sin nel logo arabeggiante (dovessero far torto agli islamici, non si sa mai..), è la nuova trasmissione di OLYMPUS DIGITAL CAMERAseconda serata del buon samaritano di sinistra.

Spocchiosa a tal punto da proporre un conduttore che si rivolge al suo pubblico non guardandolo negli occhi, ma inchiodando lateralmente il proprio faccione al nulla dello schermo, e voltando le spalle ai destinatari di turno del suo sarcasmo apparentemente imparziale, ma sostanzialmente “sinistro”, come diversamente non potrebb’essere su Rai3.

Partigiana nel suo deridere sempre e soltanto fatti, argomenti e personaggi estranei alla tribu’ dei “companeros”, che si tratti del cagnolino di Berlusconi, della bacchetta di Bruno Vespa o delle palestre puglistiche di Casapound.

Al contrario, se si tratta di intervistare qualcuno, rendendolo quindi complice e non vittima della “mission” mediatica della puntata, scatta la birretta assieme al piddino di turno, con quel fare accondiscendente da braccio attorno al collo che riesce a convincere il giovane spettatore che, se lo scapigliato brinda col piddino, è perché il piddino è dalla parte dello scapigliato: cosìcché il piddino piglierà voti, gli strapagati scapigiati di Rai 3 resteranno strapagati, e chi sottrae il canone alla propria spesa quotidiana continuerà a non fare pena né al piddino né allo scapigliato.

Bella roba!

Antiiitaliana sin nell’agghindamento dei figuranti, fra il centro sociale, il cosacco, e il cammelliere.

Brutta. Un condensato di quella bruttezza tipicamente sinistra, fintamente scaciata nell’aspetto e nel parlato, flaccida, barbuta e occhuialuta anche con 10 decimi di vista: l’occhialetto, possibilmente con montatura grossa, fa tanto “gauche”!

Il nulla nei contenuti, a tal punto da dover ricorrere, per riempire l’annichilente vacuum sonoro di fondo, ad un tappeto di strombazzamenti continui e tediosi più simili a moleste soffiate di naso che non a commenti musicali dal verosimile costrutto melodico.

Dulcis in fundo (mica tanto dulcis..), inutile dirlo, mai una parola per quei poveracci (quelli veri..) che dormono in auto, per i cassintegrati, per gli agricoltori e gli operai messi in ginocchio dalla concorrenza straniera.

In Italia si muore di depressione e loro ridono coi soldi pubblici, sfottendo tutti tranne chi andrebbe preso a calci per l’inettitudine con cui ci governa da decenni.

Questa è la sinistra italiana: e allora facciamogliela una pernacchia fatta bene…

http://www.youtube.com/watch?v=FAFFCtz3Gi0

 

HELMUT LEFTBUSTER

SE L’ITALIA NON HA PIU’ CONFINI, PERCHE’ AL METEO TRALASCIANO LA CORSICA?

dicembre 11, 2013

Più che una riflessione è uno spunto di riflessione: però il quesito ci sta tutto, dal punto di vista logico.SE L'ITALIA NON HA

Seguendo un qualsiasi bollettino meteo di quelli con la lavagnetta elettronica e l’aviere di turno più o meno belloccio che ne illustra cifre ed icone, viene spontaneo domandarsi quanto poco costerebbe metterne qualcuna indicante sole, saette e goccioloni anche sulla Corsica, che volenti o nolenti sta lì ben piazzata fra la Liguria e la Sardegna; eppure non se la fila nessuno, poverina!

Il motivo è elementare: non facendo politicamente parte dell’Italia, essa non viene inclusa nella trattazione delle trasmissioni meteo che si rivolgono agli utenti italiani, sebbene non sia difficile immaginare che sull’isola napoleonica non farà un tempo così differente da quello descritto nei suoi dintorni geografici sia liguri che toscani che sardi.

Eppure la sua esclusione dalla trattazione quotidiana del meteo, rigorosa quanto scontata, è lì a ricordarci che i confini politici di una nazione hanno ancora un peso giuridico che prescinde da concetti mondialisti un po’ vuoti ed astratti come “generosità”, “inclusione” o “vicinanza geografica”: i còrsi dovranno seguirsi le trasmissioni meteo francesi se vorranno sapere che tempo farà sull’isola, oppure mettersi col naso all’insù, esattamente come accadrebbe ad un sardo che seguisse una trasmissione meteo francese da Nizza.

Morale della favola: le frontiere fra popoli, politiche, linguistiche, geografiche, se esistono hanno sempre un senso; e se hanno un senso è perché è giusto che esistano.

 HELMUT LEFTBUSTER

CHI NON E’ POVERO DAVVERO SI TOLGA DAI COGLIONI !

dicembre 9, 2013

Il terzomondismo è stata una farsa durata sin troppo.
O l’Occidente è davvero responsabile per l’impoverimento dei popoli del cosiddetto Terzo Mondo, e allora andrebbe deferito in toto a qualche corte internazionale per crimini giudicabili nero su bianco, oppure dovremmo piantarla di autofustigarci per colpe teoriche, aleatorie e fumose, e tornare a badare al nostro benessere.

E’ Natale, e un po’ di carità umana non guasta, per credenti e non credenti.

Ebbene, guardiamo negli occhi il destinatario del nostro obolo, guardiamolo nell’anima, non nel colore della pelle. La pietà dev’esser frutto di convincimento soggettivo, non di apparenza.

Siamo letteralmente attorniati da nostri concittadini che vivono all’addiaccio e che sono italiani come noi; eppure i banner che lacrimano sui nostri schermi, come nelle stazioni della metro, ci spingono ad intenerirci per volti esotici commoventi più per le loro fattezze e per la bravura dei grafici, che non per argomenti concreti che meritino la nostra questua.

Questa (sotto) è gente che ha sicuramente fame, e questa gente Noi intendiamo aiutare!

http://www.youreporter.it/video_FRASCATI_MI_SONO_RIDOTTO_A_DOVER_CHIEDERE_L_ELEMOSINA

Si comincia dal più vicino, dal più “prossimo”, appunto, non da fantasmi pappasoldi che nessuno conosce, e di cui vorrebbero farci fidare in via del tutto “edonistica”, cioè d‘immagine.

Non esistono etnie ricche ed etnie povere in un mondo oramai globalizzato: certo nelle risaie non si gozzoviglierà, OLYMPUS DIGITAL CAMERAforse, ma due occhi a mandorla non fanno una risaia, visto che qui in Italia ci si stanno comprando con tutte le scarpe, poiché forse, oramai, quelli alla fame vera siamo proprio noi italiani! (foto)

La carità, come ogni bene esistente, non può essere infinita: se la facciamo a Tizio, non potremo farla a Caio.

Il disagio della povertà, del non potersi fare una doccia, la sottoalimentazione, sono dati che vanno verificati persona per persona, non basta uno “status” d’appartenenza precostituito che magari sfrutti fattezze o parlate esotiche, per poi scoprire auto di lusso parcheggiate dietro l’angolo, o cellulari costosissimi.

Un’ ultima cosa: almeno a Natale compriamo italiano!

HELMUT LEFTBUSTER

DOLERSI DELLA MORTE DI QUALCUNO NON E’ UN DOVERE GIURIDICO

dicembre 7, 2013

Il diritto di non dispiacersi per la morte di qualcuno, importante o meno che fosse nel suo ruolo pubblico (ma gli uomini non erano tutti uguali?!), è privilegio di ogni grande Amatore.

Amo mia madre, Amo la persona amata, Amo i miei amici, Amo il mio popolo, Amo me stesso: e se muore uno sconosciuto – magari una detestabile persona – ho il diritto di fottermene, anzi, di rallegrarmene se ho ragioni personali per farlo.

Nessun articolo del Codice Penale me lo vieta, e, anche me lo vietasse, nessuno riuscirebbe mai ad esplorarmi il cuore.

In ogni caso, morto uno sconosciuto, non me ne dolerò tanto quanto se fosse morto qualcuno che conoscevo, men che mai qualcuno che amavo. astrattezza dvracrvxiana scr

Senza gerarchie affettive, l’Amore e il Dolore valgono meno del cappuccino che ci godiamo al mattino!

HELMUT LEFTBUSTER & ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

IL POLITICAMENTE CORRETTO, ANZICHE’ COLLIDERE, COLLUDE COL CRIMINE

dicembre 7, 2013

Questa è la definizione che l’immensa antropologa Ida Magli da del “politicamente corretto”: CENSORED
<<il “politicamente corretto” costituisce la forma più radicale di lavaggio del cervello che i governanti abbiano mai imposto ai loro sudditi>> (tratto da “Dopo l’Occidente”, pag 11, ed.Bur 2012).

Dopo cotanta semplice magnificenza logica, Noi ci limiteremo a commentare l’isterica illogicità delle pulsioni mediatiche imperanti, dilaniate fra l‘irrinunciabile istinto umano di raccontare i fatti così come sono, e l’asservimento alle costrizioni mondialiste, analizzando la relazione fra nuda osservazione della realtà, e l’incredibile alterazione mediatica che ne viene fatta.

In quest’articolo gli investigatori lanciano un appello alla cittadinanza a fornire informazioni il più dettagliate possibile circa i criminali al fine di aiutare le indagini:

http://www.bolognatoday.it/cronaca/via-indipendenza-pugni-aggressione-ragazzino.html

Evidentemente l’allarme quotidiano è tale che le stesse autorità considerano indispensabile l’apporto della cittadinanza alla propria stessa difesa.

Eppure la stampa non ci sta: spaventata, intimorita, minacciata di ritorsioni politiche di generalizzata provenienza, fa di tutto per non rivelare l’etnia di appartenenza dei criminali, “trascurando” quell’individuazione di accento e tratti somatici che è alla base di un qualsiasi identikit.
Ebbene, come potrebbero mai coadiuvarsi le indagini, se viene vietato di indugiare sull’accento del criminale?

Tre sono i livelli di depistaggio operati dai media in tal senso:

Il primo vede apporre formule dubitative (“probabilmente”, “pare“) all’articolo, anche quando il responsabile d’un crimine è visibilmente straniero; o, ancora, se proprio non si può fare a meno di citarne l’etnia (dato giuridico rilevante per ognuno di noi, dal momento che è riportata sui documenti d’identità sia attraverso la descrizione dei tratti somatici, sia attraverso la nazionalità), i media utilizzano la formula “di origini”, come se un Francese o un Greco fossero cittadini “di origini” greche e francesi.

Il secondo livello omette totalmente la nazionalità del criminale, seppur colto in flagrante, o comunque in situazioni nelle quali sia palese che la vittima sia stata, ahilei, costretta a verificarne l’identità (es casi di stupro).
In questi casi, le formule adottate sono “un trentenne”, oppure “l’uomo” o ancora “un individuo”.

Il sospetto di reticenza deve altresì incunearsi nel libero ragionamento quando vengono utilizzate le iniziali dell’indiziato in luogo del nome scritto per intero: “M. R.”, ad esempio, possono essere le iniziali tanto di “Marco Rossi“, quanto di un nome esotico: perché, dunque, non scrivere il nome integrale, non essendo l’arrestato un minore?

http://www.veronasera.it/cronaca/incidente-stradale/verona-tragedia-arcole-ubriaco-guida-travolge-auto-uccide-4-ragazzi-10-novembre-2013.html

Il terzo, e più disdicevole, è il caso in cui la vittima sia straniera, e l’aggressore italiano: allora verranno certamente sottolineate tanto l’italianità del carnefice quanto la nazionalità della vittima, certi così, i giornalisti, di non divulgare nulla di disdicevole, ma anzi, fortificare quella rassicurante sensazione pseudo deontologica d‘aver fatto la cosa giusta.

http://www.civonline.it/articolo/bengalese-picchiato-pochi-spiccioli-arrestato-18enne

Allora, cari giornalisti, se davvero non conta la nazionalità di chi delinque né a fini statistici, né conoscitivi, che senso hanno tutti questi giochetti?
Guardate che, informando la cittadinanza sull‘oggettività sociologica dei pericoli che ci circondano, informate anche i vostri figli, i vostri cari, i vostri amici, quindi non solo il popolo italiano (tante volte foste tra quelli che, inquanto tale, lo snobbano); non ve lo dimenticate mai: stiamo tutti sulla stessa barca!

http://www.youtube.com/watch?v=qNh__ii77Lk

HELMUT LEFTBUSTER