IL POLITICAMENTE CORRETTO, ANZICHE’ COLLIDERE, COLLUDE COL CRIMINE

Questa è la definizione che l’immensa antropologa Ida Magli da del “politicamente corretto”: CENSORED
<<il “politicamente corretto” costituisce la forma più radicale di lavaggio del cervello che i governanti abbiano mai imposto ai loro sudditi>> (tratto da “Dopo l’Occidente”, pag 11, ed.Bur 2012).

Dopo cotanta semplice magnificenza logica, Noi ci limiteremo a commentare l’isterica illogicità delle pulsioni mediatiche imperanti, dilaniate fra l‘irrinunciabile istinto umano di raccontare i fatti così come sono, e l’asservimento alle costrizioni mondialiste, analizzando la relazione fra nuda osservazione della realtà, e l’incredibile alterazione mediatica che ne viene fatta.

In quest’articolo gli investigatori lanciano un appello alla cittadinanza a fornire informazioni il più dettagliate possibile circa i criminali al fine di aiutare le indagini:

http://www.bolognatoday.it/cronaca/via-indipendenza-pugni-aggressione-ragazzino.html

Evidentemente l’allarme quotidiano è tale che le stesse autorità considerano indispensabile l’apporto della cittadinanza alla propria stessa difesa.

Eppure la stampa non ci sta: spaventata, intimorita, minacciata di ritorsioni politiche di generalizzata provenienza, fa di tutto per non rivelare l’etnia di appartenenza dei criminali, “trascurando” quell’individuazione di accento e tratti somatici che è alla base di un qualsiasi identikit.
Ebbene, come potrebbero mai coadiuvarsi le indagini, se viene vietato di indugiare sull’accento del criminale?

Tre sono i livelli di depistaggio operati dai media in tal senso:

Il primo vede apporre formule dubitative (“probabilmente”, “pare“) all’articolo, anche quando il responsabile d’un crimine è visibilmente straniero; o, ancora, se proprio non si può fare a meno di citarne l’etnia (dato giuridico rilevante per ognuno di noi, dal momento che è riportata sui documenti d’identità sia attraverso la descrizione dei tratti somatici, sia attraverso la nazionalità), i media utilizzano la formula “di origini”, come se un Francese o un Greco fossero cittadini “di origini” greche e francesi.

Il secondo livello omette totalmente la nazionalità del criminale, seppur colto in flagrante, o comunque in situazioni nelle quali sia palese che la vittima sia stata, ahilei, costretta a verificarne l’identità (es casi di stupro).
In questi casi, le formule adottate sono “un trentenne”, oppure “l’uomo” o ancora “un individuo”.

Il sospetto di reticenza deve altresì incunearsi nel libero ragionamento quando vengono utilizzate le iniziali dell’indiziato in luogo del nome scritto per intero: “M. R.”, ad esempio, possono essere le iniziali tanto di “Marco Rossi“, quanto di un nome esotico: perché, dunque, non scrivere il nome integrale, non essendo l’arrestato un minore?

http://www.veronasera.it/cronaca/incidente-stradale/verona-tragedia-arcole-ubriaco-guida-travolge-auto-uccide-4-ragazzi-10-novembre-2013.html

Il terzo, e più disdicevole, è il caso in cui la vittima sia straniera, e l’aggressore italiano: allora verranno certamente sottolineate tanto l’italianità del carnefice quanto la nazionalità della vittima, certi così, i giornalisti, di non divulgare nulla di disdicevole, ma anzi, fortificare quella rassicurante sensazione pseudo deontologica d‘aver fatto la cosa giusta.

http://www.civonline.it/articolo/bengalese-picchiato-pochi-spiccioli-arrestato-18enne

Allora, cari giornalisti, se davvero non conta la nazionalità di chi delinque né a fini statistici, né conoscitivi, che senso hanno tutti questi giochetti?
Guardate che, informando la cittadinanza sull‘oggettività sociologica dei pericoli che ci circondano, informate anche i vostri figli, i vostri cari, i vostri amici, quindi non solo il popolo italiano (tante volte foste tra quelli che, inquanto tale, lo snobbano); non ve lo dimenticate mai: stiamo tutti sulla stessa barca!

http://www.youtube.com/watch?v=qNh__ii77Lk

HELMUT LEFTBUSTER

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