Ettore Cozzani e Luigi Valli: “LA SCORRETTEZZA POLITICA DI DANTE” – monografia dvracrvxiana –

Non troverete queste righe ovunque, né come analisi, né come contenuti, né come forma.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Esse sono frutto di pervicaci ricerche bibliotecarie e librarie, che Noi, girovaghi avventurieri dvracrvxiani, abbiam seguito sulle tracce di quegli autentici scrigni di identità nascosti presso i “bugigattoli” di cartacee anticaglie, quei rigattieri stabili o ambulanti, spesso ignari delle preziosità che conservano.

https://www.youtube.com/watch?v=X0Vsdl7x7aA

Eppure sarà anche grazie a costoro se, un giorno, i testi più rari e preziosi dell’antichità sopravvivranno all’autodafè mondialista finalizzato alla cancellazione fisica della memoria identitaria d’Occidente.

I fuochisti dell’indistinzione, infatti, si recheranno presto e spavaldamente, coi loro lanciafiamme, nelle roccaforti più eminenti del sapere col compito di distruggere tutti quei testi letterari, poetici e musicali che, ad essi ostici come acido muriatico in una tisana, rischierebbero col tempo di intralciare quel farneticante  progetto di riprogrammazione della Storia.

Ma, fortunatamente, non potranno scovare né tutti i ripostigli clandestinamente organizzati dai cani sciolti della Resistenza identitaria (..Ida Magli docet), né tantomeno incendiare le masse d’acqua poste a protezione della multiformità dei supporti preservatori di Sapere e Bellezza che verranno disseminati da volenterosi aspersori lungo “quell’ovunque” ben arduo da tracciare!Ida Magli Dopo l'Occidente

E così, mentre Ida Magli, come descritto nel suo libro Dopo l’Occidente, prepara un “Pentolone” ove sigillare il meglio della poesia, della letteratura e della musica occidentali, seppellendolo in inaccessibili profondità carsiche (di cui Ella naturalmente non specifica l’ubicazione), Noi affidiamo ad una mediaticità variabile e poliedrica “heavy metal included” il messaggio dantesco, grazie anche ad un prezioso libello frutto di eredità familiare che avremo il privilegio d’immortalare e proporre divulgativamente a chi mai entrerebbe in possesso altrimenti dei suoi magnifici contenuti: i giovanissimi.

Del resto, ”questa è Aristocrazia Dvracrvxiana”:  una tesaurizzazione identitaria che si propone di raccogliere, preservare, celebrare e divulgare brandelli di patrimonio estetico, filosofico e letterario iscritto in un Dna DDn RMK x Dtradizionale, oggi messo in bilico sul crinale dell’esistenza da tutte quelle forze un po’ merdose che, non da ora, si propongono di cancellarlo, o, nella migliore delle ipotesi, di lasciarlo esclusivo appannaggio di elìte intellettuali avide e ingrate che, odiando il genos a cui appartengono, sopravvivono in onanistica ammirazione dei propri opachi intellettualismi ecumenici.

Così, mentre scriviamo questa monografia, i Deviate Damaen, la nostra controparte musicale, stanno incidendo “La Preghiera di Dante” nel loro nuovo album “Retro-Marsch Kiss”, brano votato a far inebriare dello spirito del Poeta capelluti sedicenni (troppo) inconsapevoli d’essere i discendenti naturali e culturali di cotanta genìa.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2012/05/26/la-preghiera-di-dante-crestomazia-dvracrvxiana/

La scomodità e la scorrettezza politica di Dante non reagiscono soltanto alla luce effettuale del nichilismo della nostra epoca, ma son tali da sempre.

Tale tesi è confortata da due corollari politologici di empirica verificabilità: in primis, che le insane pulsioni mondialiste sono esistite in ogni epoca, e puntualmente hanno teso al brutto, al prosaico, e all’indistinto. In secondo luogo, che i detrattori dell’ortodossia interpretativa di Dante hanno usato sempre gli stessi argomenti, nel tempo, per tentare di snaturare il pensiero politico del Poeta, talmente chiaro nel suo dispiegare le ali fra simbologie, metafore e condotta politica dell’uomo Alighieri, da far suonare qualsiasi tentativo distorsivo come pacchiano e palesemente in mala fede.

Partiremo quindi col citare una pietra miliare del testamento politico dantesco, tratta dal De Monarchia:

“Cessino pertanto di condannare l’Impero romano quanti si fingono figli della Chiesa, vedendo che il suo sposo Cristo lo ha approvato all’inizio e alla fine della sua milizia. E così ritengo sia chiaro a sufficienza che il popolo romano si è attribuito di diritto l’Impero del mondo”

De Monarchia libro II, XI

Citato direttamente il Poeta, affronteremo ora due dei suoi esegeti più eminenti, il Valli (1878-1931 d.C.) e il Cozzani (1884-1971 d.C.), entrambi devoti amici di Giovanni Pascoli e reciproci estimatori l’uno dell’altro, ma i cui testi critici sono di difficile reperimento.

Questo il commento tratto dal libro del Valli “Il Segreto della Croce e dell’Aquila” nel quale l’autore descrive la Paradiso Croce e Aquilaperfetta assonanza esegetica e spirituale fra la componente Romano-imperiale e quella cattolica, brillantemente sincretizzatesi nell’Idea del Poeta:

<<Senza il minimo dubbio vi è simmetria Croce-Aquila nel fatto che Cristo, la Croce, ha aperto la gran porta infernale, mentre Enea, l’Aquila, apre quella di Dite.>>

E ancora:

<<la visione del vero supremo è sotto l’autorità e la dipendenza della Croce, l’operazione nel bene è sotto l’autorità dell’Aquila>>.

Simmetria e complementarietà fra Croce e Aquila, quindi, e perfetta coincidenza fra imperatore romano e imperatore tedesco, in Dante. Il pensiero centrale della Divina Commedia, che cioè l’uomo deve essere redento, oltre che dalla Croce, dall’Aquila, e che oggi non è interamente redento per la mancanza dell’Impero, è ripetuto nascostamente, mirabilmente, limpidamente da Dante nella costruzione dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso (G.dX)

(pag 148): <<la perfezione spirituale della vita cristiana non si esplica se non in un mondo ove sia già attuata la perfezione della vita civile e la pace imperiale.

“Per giungere al Paradiso celeste bisogna passare dal Paradiso terrestre” vuol dire per Dante: “per giungere a Dio è necessario l’Impero”.>>

(pag. 146) : <<Ma nelle Epistole l’esaltazione dell’Autorità imperiale come virtù redentrice ha accenti anche più OLYMPUS DIGITAL CAMERAchiari. Dante paragona addirittura Arrigo VII di Lussemburgo al Cristo che assume su di sé le nostre pene>>

“Questo divino e trionfante Arrigo, baiulo dell’Impero romano, bramoso non di sue private utilità, ma del pubblico bene, assunse ogni ardua impresa per noi, partecipando per volontà sua alle miserie nostre”

E solo in quanto l’Impero ha assunto già nell’animo di Dante questa funzione redentrice, il poeta può pronunziare parole così terribili contro coloro che all’Impero resistono.

Nell’Epistola ai Re d’Italia egli grida che “chi resiste alla potestà dell’Impero resiste al comandamento di Dio…voi che osate trasgredire le umane e divine leggi, voi che attirati da una cupidigia insaziabile vi mostrate presti ad ogni delitto, non provate voi terrore della morte seconda da poi che, primi e soli, aborrendo dal giogo della libertà tumultuaste contro la gloria del Romano principe, re del mondo e ministro di Dio?” >> (pag 147)

Ebbene, dopo cotali altisonanti rivendicazioni estetiche ed esegetiche, qualsivoglia ciancia che volesse fare di Dante una di quelle ridicole figure giramondo e buone per tutte le stagioni, resterebbe pungente quanto dell’ortica ben cucinata in un risotto (HELMUT LEFTBUSTER)

Passiamo ora ad ascoltare il Cozzani nel suo commento al Pascoli, “Pascoli: il poeta di Dante”OLYMPUS DIGITAL CAMERA

(volume IV, introduzione):

“Nel momento di licenziare alle stampe questo volume che ho dovuto dedicare intero alle interpretazioni dantesche del Pascoli (tanto mi si sono rivelate, a un attento studio, vaste, profonde, innovatrici ed esatte) mi domando, quasi con sgomento, quali forze oscure abbiano potuto impedire che questa totale e finalmente armonica e conclusiva ricostruzione della Divina Commedia si sia affermata, e che questa luce di pensiero e di bellezza abbia raggiato, prima d’ora, sulla coscienza civile dell’Italia e del mondo, e sulla cultura nostra e occidentale.

Ho cercato in profondità, oltre gli interessi e le ambizioni e i pregiudizi dei singoli avversarii, e mi è parso di trovare le radici di tanta negazione e ostilità.

Da una parte l’idea pascoliana si è imbattuta in anime pavide che, nella concezione imperiale di Dante, e nell’interpretazione che la rivelava e documentava, han temuto qualche cosa di rivoluzionario e quasi ereticale; mentre l’analisi più severa dimostra che il concetto dantesco dell’impero che il Pascoli coraggiosamente ignuda, non solo non contrasta, ma potenzia ed esalta l’idea cristiana e cattolica della redenzione umana, invocando dall’ordine, dalla disciplina e dal senso gerarchico dell’impero la creazione di condizioni civili e sociali che dieno allo spirito tutte le possibilità di sublimarsi nella contemplazione dell’assoluto.

Dall’altra parte, e proprio al polo opposto, l’idea pascoliana ha urtato contro le forze disgregatrici del positivismo, che, insorte contro i valori spirituali della vita e dell’arte, hanno pian piano disintegrata la formidabile unità del poema sacro, staccando la sua materia umana e terrestre dalla sua significazione spirituale e sovrumana: hanno cioè sospinto a precipitar nel nulla la sua sostanza mistica, lasciando soltanto allo studio e all’ammirazione la forma estetica con le sue rappresentazioni drammatiche, i suoi impeti lirici, le sue musiche e il suo stile: hanno uccisa la creatura per adorarne le spoglie.

Noi attraversiamo un periodo in cui, non ostante la superba eruzione di potenze storiche che drammatizza la vita, la letteratura è minacciata dal più grave dei pericoli, quello di diventare formalismo, tecnicismo, sensualismo, esteriorità.

L’idea pascoliana disperde questo pericolo, perché riafferma la necessità – per l’opera d’arte, d’essere unità e totalità di spiriti e di forme – e per l’artista, di vivere e trasfigurare in bellezza la fede, il pensiero, la volontà dei suoi tempi, della sua terra, della sua razza, chiamando i millenni a testimonianza della missione del proprio popolo, e schiudendo ad esso la visione del suo avvenire sull’orizzonte del destino universale>>.

Le parole che seguono sono poi esemplari nella loro drammatica attualità:

<<Noi ci accorgiamo che tutto intorno a noi e in noi stessi si prepara ed è già in atto una vera palingenesi umana, nella quale lo scetticismo, la materialità, la prepotenza delle nude leggi fisiche, dei valori economici, delle abilità ed esperienze organizzative, tentano di violentare le forze morali, imponendosi come sola potenza creatrice, organizzatrice e dominatrice del cosmo umano.

L’interpretazione pascoliana della Commedia insorge; illuminando in tutte le coscienze la più alta delle verità: che la vita tende a sublimarsi nell’ideale, liberando alla lotta tutte le forze spirituali; e la civiltà, per quanto aspra e sanguinosa e scoraggiante d’arresti e di cadute sia la strada, tende a diventare nella giustizia e nella pace, ordinata, feconda e lieta.

Ed è forse destino che questa nuova apparizione di Dante ci si chiarisca proprio mentre l’Italia, animata da un OLYMPUS DIGITAL CAMERAimpeto di fede messianica, e tutta intenta a rimettere sul loro piano gerarchico le forze spirituali, in piena armonia con le forze materiali, attua la sua rivoluzione; e lavora a creare le moderne leggi della convivenza umana basate su tutte le più audaci conquiste della giustizia sociale e civile, che son l’avvenire, e sul concetto d’una universalità cattolica e imperiale che è il passato ancor vivo e vitale.

Destino e segno; segno che Dante, il quale da sei secoli è stato il testimone e quasi l’annunciatore d’ogni crisi e d’ogni assunzione del suo popolo, ancora una volta è con noi orientatore e maestro; e che noi, vedendo balenare di luce profetica nel suo mistero i nostri ideali di oggi, sentiamo di marciare nella verità, verso fini che ci sono imposti dal nostro carattere nazionale>>,

Ettore Cozzani

Al capitolo “Pietà e Vergogna” (s.v. 267-283) il Cozzani si spinge addirittura verso una geometrizzazione del concetto di “errore” – inteso come peccato – geometrizzazione che permeerebbe l’intero Poema, ribadendo l’immensità di Dante come magister tanto di mistica quanto di logica.

(pag 116): <<Come nell’andare di Dante a destra e a sinistra: a destra è la giustizia di Dio, il contrario a sinistra; per andare a Lucifero si va sempre verso la sinistra.>>

Non è casuale che anche in politica i portatori di istanze che, quasi mai davvero rivoluzionarie e creative, mirano solo a sovvertire la logica della bellezza naturale, siedono per loro stessa determinazione “a sinistra”.   (H.LEFTBUSTER)

In sintesi, verifichiamo anche dal Cozzani (e da Giovanni Pascoli stesso) come il cantare l’Impero romano e l’imperialità occidentale da esso promanante a mo’ di semiretta storico-spirituale che origina da un punto, Enea, e mai finisce, assicura il Poeta ad un destino di critica che, con la mondializzazione in corso del Cristianesimo, rischia di divenire censura.

(pag. 218): <<..Dante afferma, trasformando la colomba evangelica in aquila romana, che l’imperatore è un nuovo Cristo>>.

E (pag 298) si conferma indubitabile in Dante la triplice traslazione della missione che da Enea passa ad Ottaviano e da questi a Carlo Magno sino agli Svevi:

(pag 298) <<nel “buon Barbarossa” Dante non vede il nemico dell’indipendenza italica, ma il rappresentante dell’Impero, e quindi in Milano non la antesignana della libertà nazionale, ma la ribelle a Roma e alla missione di Roma.>>

Il Cozzani, sul finire del proprio volume, accenna un’incursione nel pensiero del Valli, col quale non a caso si trova perfettamente allineato:

(pag.324) <<Virgilio è l’anima ch’ebbe l’Augusto e non il Cristo, Dante l’anima che ha il Cristo e non l’Augusto.

Il morto desiderò il Cristo, il vivo desidera il Dvx>>…<<si vede spalancata in queste parole la porta per cui s’è gettato con profondo intelletto e impetuosa fede Luigi Valli, a raccogliere, ordinare, rendere simili a chiavi di volta del poema i due simboli dell’aquila e della croce>>.

Dante “uomo d’ordine”, dunque: una lettura che andrà per storto a quegli intellettuali moderni per i quali Dante è solo una briga da sbrogliare; una briga talmente complessa e imbarazzante nella sua chiarezza così ardua da rovesciare a proprio comodo, che la strada più semplice per risolverla sarebbe abbatterlo definitivamente cassandolo dai programmi scolastici; cassazione, del resto, che è già stata invocata e che in futuro lo sarà sempre più spesso. (H.LEFTBUSTER)

..pag.325): <<Dante, di fronte al disordine della vita comunale…lancia un allarme: “Se non ci sarà ordine, nella pace, e per mezzo della giustizia, ordine che non può essere ricondotto in terra che dall’Impero, la vita tempestosa, riempiendo ed eccitando di mali impulsi l’anima, le impedirà di meditare e di contemplare: e l’anima disorientata, stordita, snervata, non avrà possibilità di pensare alla sua salvazione e di salvarsi: ossia per essa la Redenzione sarà come non fosse stata”.

Soltanto che, secondo l’interpretazione del Pascoli, Dante queste verità le ha espresse in una maniera oscura e potente, profonda e scottante, misteriosa e abbagliante, perché le anime inadeguate a resistere non se ne spaventassero, e le anime preparate e forti ne fossero scosse come da un cataclisma interiore: che è il modo dei libri biblici e di tutte le profezie; delle apocalissi e delle catarsi: il modo con cui egli ridifendeva ancora la sua idea politica centrale, della necessità dell’Impero, e riaccendeva la sua speranzadell’avvento dell’Imperatore, del Veltro, del Dvx>>.

E conclude, il Cozzani, con un rabbioso disgusto richiamante quello provato dal Pascoli nel verificare come la faziosità ideologica (esistita in tutte le epoche a scapito di verità e giustizia) dei detrattori della sua critica dantesca non recasse onore all’intelletto umano:

(pag.329) <<Un’altra volta non si riesce a credere che la faziosità critica abbia potuto arrivare a questi termini di miseria morale>>.

Conclude, la trattazione del Cozzani, col furioso virgolettato del Pascoli, pregno di furore, ma di abnegazione personale e fierezza per l’Ideale cavalcato da Dante come dai suoi interpreti più ortodossi e liberi:

(pag.331) <<”..Io non chiedo né cattedre illustri né plausi né lodi né onori. Io aspetto. Ci vogliono ancora molti anni. Io sarò morto allora. Non voglio mica aver più fortuna di Lui! Ma verrà giorno che mi si crederà, che si vorrà dovrà e potrà credermi, che si (riconoscerà che credermi giova, oh non a me che sarò allora sotterra, ma alla poesia di Dante! Gloria! Gloria! Gloria!”>>. (GIOVANNI PASCOLI)

Ne desumiamo che le imprese vanno compiute affinché siano esistite, non necessariamente affinché i loro effetti restino eterni. Quindi, non arrendersi non è un imperativo volto necessariamente alla vittoria, ma può coincidere anche soltanto col perseguire del puro eroicismo, sia come atto estetico che come condotta garante di sopravvivenza (G.dX)

Concludiamo questa monografia dvracrvxiana con le parole di papa Benedetto XV nella sua lettera enciclica “In Praeclara Summorum” :

LETTERA ENCICLICA
IN PRAECLARA SUMMORUM

DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XV

AI DILETTI FIGLI PROFESSORI ED ALUNNI
DEGLI ISTITUTI LETTERARI E DI ALTA CULTURA
DEL MONDO CATTOLICO
IN OCCASIONE DEL VI CENTENARIO DELLA MORTE
DI DANTE ALIGHIERI

<<Volesse il cielo che queste celebrazioni centenarie facessero in modo che ovunque si impartisse l’insegnamento letterario, che Dante fosse tenuto nel dovuto onore e che egli stesso pertanto fosse per gli studenti un maestro di dottrina cristiana, dato che egli, componendo il suo poema, non ebbe altro scopo che « sollevare i mortali dallo stato di miseria », cioè del peccato, e « di condurli allo stato di beatitudine », cioè della grazia divina

E voi, diletti figli, che avete la fortuna di coltivare lo studio delle lettere e delle belle arti sotto il magistero della Chiesa, amate e abbiate caro, come fate, questo Poeta, che Noi non esitiamo a definire il cantore e l’araldo più eloquente del pensiero cristiano. Quanto più vi dedicherete a lui con amore, tanto più la luce della verità illuminerà le vostre anime, e più saldamente resterete fedeli e devoti alla santa Fede.

Quale auspicio dei celesti favori ed a testimonianza della Nostra paterna benevolenza, impartiamo con affetto a voi tutti, diletti figli, l’Apostolica Benedizione>>.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 30 aprile 1921, nell’anno settimo del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS pp XVLA SCORRETTEZZA POLITICA

 Ed è con queste parole del predecessore onomastico dell’attuale papa abdicatario (misteriosamente abdicatario..), Benedetto XVI, che concludiamo questa nostra monografia votata a dimostrare che le verità non vanno punto riscritte, bensì semplicemente rispolverate, tirate a lucido e messe a gettare luce contro quei sabotatori assoldati per far sembrare esse stesse le vere menzogne.

Natale 2013 d.C.

ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

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