Archive for gennaio 2014

QUESTUANTI SFASCIAFAMIGLIE

gennaio 17, 2014

Il modo peggiore per fare la questua è sempre stato quello di esigerla.
Il questuante, se è furbo, fa gli occhietti lucidi, usa toni sommessi e sottomessi, appunto, imploranti, non incita a sentimenti di rancore o di dissidio nei riguardi di coloro a cui spera di spillare qualcosa.

Invece, alcuni questuanti, piuttosto ricchi da potersi permettere le affissioni in oggetto, sono talmente arroganti da QUESTUANTI SFASCIAFAMIGLIE 2fregarsene di qualsiasi dettaglio da bassa psicologia umana, buttandosi direttamente nella demolizione dei sentimenti tradizionali, senza curarsi del moto di riprovazione che simili righe affisse nelle nostre città potranno suscitare in chi le legge.

Così, non paghi della follia di questuare soldi a degli italiani ridotti alla fame, da destinare ad una vaghezza geografica chiamata “Africa”, invitano a farlo drenando questi soldi dai regali coniugali bollati come “inutili e per mogli incontentabili“.

Insomma, una cinica mistura di maschilismo, terzomondismo e anaffettivismo spacciata per altruismo mondialista.

Ebbene sappiate, cari signori, che non sempre ci s’azzecca coi regali alle persone amate, verissimo; ma ci s’azzecca sempre con l’amare persone che ci amano a loro volta, poiché l’amore ed il relativo altruismo non sono sentimenti che si trovano ai distributori automatici dei tramezzini, ma sono intitolati e diretti a delle specificità affettive che hanno dei nomi e dei cognomi, o, se preferite, dei volti dietro ai quali c’è stata una scelta consapevole e reciproca: quella di ogni individuo libero e pulsante.

Quindi, prima di dare dei soldi a voi che nemmeno conosciamo, “l’occasione del cuore” la troviamo nell’elenco QUESTUANTI SFASCIAFAMIGLIEtelefonico che sta sopra la credenza e grida miseria!

http://www.investireoggi.it/economia/la-crisi-dellitalia-in-cifre-scende-lo-spread-ma-economia-e-allo-stremo/

HELMUT LEFTBUSTER

TIRAMISU’ AGLI AGRUMI DI CASA NOSTRA

gennaio 16, 2014

Il Tiramisù è uno dei dolci nazionali più buoni, ricchi e identitari: il fatto stesso di avere per base un prodotto dell’italico latte come il mascarpone, rivela quanto “nostrano” sia questo dolce.

Tuttavia esso può presentare l’inconveniente di contenere troppo caffè, alimento che non tutti tollerano reiteratamente all’interno della giornata per motivi di pressione o di sonno.
Ed ecco così una ricetta che possa ovviare a tale inconveniente, oltre a proporre una simpatica variante della ricetta originale.

Anzitutto si fa una bella crema pasticcera (4 tuorli, 100g zucch, 50g farina, ½ lt latte, e un goccio di limoncello fatto in casa).
Ad essa ancora calda si aggiungono 400g di mascarpone, e si amalgama bene il tutto, sino a creare un unico composto cremoso.

Poi si spremono 4 arance, al cui succo (non necessariamente troppo filtrato) si aggiunge del liquore dolce di vostro gradimento, non troppo aromatizzato di suo, però. Con tale “bagna” si bagnano dei savoiardi o biscotti e biscottoni analoghi che siano imbibibili (marche locali sono preferibili, se non addirittura acquistati nei tanti forni che le nostre città ancora offrono, se si hanno occhio e gambe per cercarli), e si collocano in una pirofila per dolci al cucchiaio rettangolare, a strati intervallati da una bella mestolata di crema al mascarpone ciascuno.

Tocco finale, anziché il cacao in polvere, troppo amaro per accostare con gli agrumi, una bella spolTIRAMISU AGLI AGRUMI DI CASA NOSTRAverata di zucchero a velo vanigliato.

Un dolce bisognoso della frutta di stagione, considerando però che sia il limoncello che i liquori all’arancio possono conservarsi anche per l’estate.

Un dolce pregno di italianità, dote identitaria per garantirsi la quale bisogna trovare sempre tempo, energie e consapevolezza.

TESS LA PESCH per Aristocrazia Dvracrvxiana

ASSEDIO DI CASTIGLIONE D’ORCIA: VINCE CHI SI DIFENDE!

gennaio 6, 2014

La penisola italiana è terra di bellezze forgiate da mille battaglie, istoriate non solo in affreschi e dipinti veneraOLYMPUS DIGITAL CAMERAti da studiosi e appassionati, ma in quello stesso tessuto artistico e architettonico che ne costituisce il paesaggio.

Da quella d’Anghiari a quella di Montaperti, da quella di Cascina a quella di Castiglione, mosse da ideali d’indipendenza, annessione o conquista, e cantate dai più grandi poeti d’Occidente, le “battaglie” sono state il crogiuolo genetico e costituzionale di quella italianità amalgama di Latinitas, di monachesimo occidentale e di dantismo linguistico nelle proporzioni e nelle forme giunte intatte sino alla Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, purtroppo, nonostante cotanta madornale evidenza storica, quell’attuale  e un po’ putrida miscellanea di pacifismo e mondialismo, dilagante come la mucillagine presso gli sgorghi fognari, vorrebbe farci fraudoleOLYMPUS DIGITAL CAMERAntemente credere che “peace&love” possa essere la formula giusta con cui sostituire un retaggio millenario del quale cancellare finanche le tracce più subliminali: e allora, bisognerebbe cancellare anche la segnaletica che indica i teatri di battaglie come attrazioni turistiche, i dipinti, i marmorei, gli arazzi preziosi, i grandi poemi, e soprattutto la libertà che ogni popolo s’è guadagnato resistendo ad assedi ed invasioni del proprio territorio d’origine.

Il risultato sarebbe un’orrenda pangea regredita ad ere nelle quali a farla da padrone erano le peggiori intemperanze umane, anziché l’armonico equilibrio della civiltà.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Resistiamo dunque all’assedio di questa follìa collettiva ricordando gli eventi del 1277 d.C. che videro la nutrita coalizione dei Guelfi senesi, appoggiati da Fiorentini, Lucchesi e Pistoiesi, assediare quella dei Ghibellini in fuga da Siena e asserragliatisi nella rocca di Castiglione d’Orcia per ben quaranta giorni.

Al termine dei quali, a dispetto della soverchianza numerica della coalizione allogena, vinse chi difendeva la propria terra, al punto da avere la testa del capitano della fazione guelfa, Ridolfo Orlandini. BISTECCONA

Chi combatte per la propria libertà difendensosi dall’aggressione dello straniero col quale, immancabilmente, cooptano i fedifraghi e faziosi ideologismi internazionalisti interni, è destinato a vincere, dunque: e ben lo seppero quei Senesi guelfi che speravano di poter contare su alleanze esterne pur di rimpinguare le proprie file, preferendo allearsi con un nemico territoriale pur di abbattere mercenariamente i fratelli di sangue senese, ma di spirito ghibellino.

Al contrario, l’universalismo occidentalista imperiale, racchiuso nel Pensiero politico di Dante, ha visto dSALUMI E PRESEPIare il proprio sangue all’Italia portentosi sovrani nati altrove e d’altra lingua: si pensi ad Arrigo VII di Lussemburgo, che vi morì per liberarla, o a ciò che fece il granduca Pietro Leopoldo, figlio di Maria Teresa e imperatore del Sacro Romano Impero, per la Toscana tutta (la “Leopolda” fiorentina da chi mai prenderà il nome?) e per il senese in modo particolare, considerando che l’attuale segmentazione amministrativa dell’intera Val D’Orcia prende le mosse dalla sua opera riorganizzativa successiva agli interventi medicei, e risolutiva dello sbilenco assetto precedente.

Insomma, la storia di luoghi nobili come quelli italiani non s’è fatta con la squadra e col righello come avvenuto altrove, ma è frutto di sedimentazioni identitarie forgiate dallo spirito dei grandi uomini nati, vissuti o transitati qui per amor di sangue, per comunanza imperiale, per discendenza da Roma: e i cibi con cui queCisterna di Rocca d'Orciasti uomini si son alimentati nei secoli continuano ad aspergere lo stesso aroma frutto di tradizione territoriale che è un tutt’uno col tessuto produttivo attuale: impegnamoci dunque a sostenerlo per difendere ciò che siamo sempre stati e vorremmo continuare ad essere.

Anche musicalmente, è pura magia pensare che, a fronte d’una subdola e pianificata decadenza spirituale di questi valori, esistano artisti come i “metallers” Deviate Damaen che cantano Dante usando il calore del riverbero offerto dalle pareti in laterizio della cisterna di Rocca d’Orcia, a rifletter così la vitalità attualizzata dei mille sussurri da esse uditi e riverberati nei secoli addietro.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Secoli molto addietro, considerando che la rocca Tentennano, Locvs et Lvcvs che sovrasta tale cisterna ed il borgo che attorno le si raccoglie, controllandosi vicendevolmente con l’antistante rocca Aldobrandeschi di Castiglione, prende il nome da “Tinia” il Giove degli Etruschi.

Insomma, tutto torna: l’Olimpo, Roma, Dante, l’Impero; un tutto che c’ha generato, alimentato e protetto. Ora sta a tutti Noi far lo stesso con le sue vestigia affinché continuino a vincere la comune battaglia per l’esistenza.

–    ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –DDn arte di vivere e vivere l'arte