ASSEDIO DI CASTIGLIONE D’ORCIA: VINCE CHI SI DIFENDE!

La penisola italiana è terra di bellezze forgiate da mille battaglie, istoriate non solo in affreschi e dipinti veneraOLYMPUS DIGITAL CAMERAti da studiosi e appassionati, ma in quello stesso tessuto artistico e architettonico che ne costituisce il paesaggio.

Da quella d’Anghiari a quella di Montaperti, da quella di Cascina a quella di Castiglione, mosse da ideali d’indipendenza, annessione o conquista, e cantate dai più grandi poeti d’Occidente, le “battaglie” sono state il crogiuolo genetico e costituzionale di quella italianità amalgama di Latinitas, di monachesimo occidentale e di dantismo linguistico nelle proporzioni e nelle forme giunte intatte sino alla Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, purtroppo, nonostante cotanta madornale evidenza storica, quell’attuale  e un po’ putrida miscellanea di pacifismo e mondialismo, dilagante come la mucillagine presso gli sgorghi fognari, vorrebbe farci fraudoleOLYMPUS DIGITAL CAMERAntemente credere che “peace&love” possa essere la formula giusta con cui sostituire un retaggio millenario del quale cancellare finanche le tracce più subliminali: e allora, bisognerebbe cancellare anche la segnaletica che indica i teatri di battaglie come attrazioni turistiche, i dipinti, i marmorei, gli arazzi preziosi, i grandi poemi, e soprattutto la libertà che ogni popolo s’è guadagnato resistendo ad assedi ed invasioni del proprio territorio d’origine.

Il risultato sarebbe un’orrenda pangea regredita ad ere nelle quali a farla da padrone erano le peggiori intemperanze umane, anziché l’armonico equilibrio della civiltà.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Resistiamo dunque all’assedio di questa follìa collettiva ricordando gli eventi del 1277 d.C. che videro la nutrita coalizione dei Guelfi senesi, appoggiati da Fiorentini, Lucchesi e Pistoiesi, assediare quella dei Ghibellini in fuga da Siena e asserragliatisi nella rocca di Castiglione d’Orcia per ben quaranta giorni.

Al termine dei quali, a dispetto della soverchianza numerica della coalizione allogena, vinse chi difendeva la propria terra, al punto da avere la testa del capitano della fazione guelfa, Ridolfo Orlandini. BISTECCONA

Chi combatte per la propria libertà difendensosi dall’aggressione dello straniero col quale, immancabilmente, cooptano i fedifraghi e faziosi ideologismi internazionalisti interni, è destinato a vincere, dunque: e ben lo seppero quei Senesi guelfi che speravano di poter contare su alleanze esterne pur di rimpinguare le proprie file, preferendo allearsi con un nemico territoriale pur di abbattere mercenariamente i fratelli di sangue senese, ma di spirito ghibellino.

Al contrario, l’universalismo occidentalista imperiale, racchiuso nel Pensiero politico di Dante, ha visto dSALUMI E PRESEPIare il proprio sangue all’Italia portentosi sovrani nati altrove e d’altra lingua: si pensi ad Arrigo VII di Lussemburgo, che vi morì per liberarla, o a ciò che fece il granduca Pietro Leopoldo, figlio di Maria Teresa e imperatore del Sacro Romano Impero, per la Toscana tutta (la “Leopolda” fiorentina da chi mai prenderà il nome?) e per il senese in modo particolare, considerando che l’attuale segmentazione amministrativa dell’intera Val D’Orcia prende le mosse dalla sua opera riorganizzativa successiva agli interventi medicei, e risolutiva dello sbilenco assetto precedente.

Insomma, la storia di luoghi nobili come quelli italiani non s’è fatta con la squadra e col righello come avvenuto altrove, ma è frutto di sedimentazioni identitarie forgiate dallo spirito dei grandi uomini nati, vissuti o transitati qui per amor di sangue, per comunanza imperiale, per discendenza da Roma: e i cibi con cui queCisterna di Rocca d'Orciasti uomini si son alimentati nei secoli continuano ad aspergere lo stesso aroma frutto di tradizione territoriale che è un tutt’uno col tessuto produttivo attuale: impegnamoci dunque a sostenerlo per difendere ciò che siamo sempre stati e vorremmo continuare ad essere.

Anche musicalmente, è pura magia pensare che, a fronte d’una subdola e pianificata decadenza spirituale di questi valori, esistano artisti come i “metallers” Deviate Damaen che cantano Dante usando il calore del riverbero offerto dalle pareti in laterizio della cisterna di Rocca d’Orcia, a rifletter così la vitalità attualizzata dei mille sussurri da esse uditi e riverberati nei secoli addietro.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Secoli molto addietro, considerando che la rocca Tentennano, Locvs et Lvcvs che sovrasta tale cisterna ed il borgo che attorno le si raccoglie, controllandosi vicendevolmente con l’antistante rocca Aldobrandeschi di Castiglione, prende il nome da “Tinia” il Giove degli Etruschi.

Insomma, tutto torna: l’Olimpo, Roma, Dante, l’Impero; un tutto che c’ha generato, alimentato e protetto. Ora sta a tutti Noi far lo stesso con le sue vestigia affinché continuino a vincere la comune battaglia per l’esistenza.

–    ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –DDn arte di vivere e vivere l'arte

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