SE LA PAROLA “BELLEZZA” VIENE USATA IN CERTI AMBIENTI, NON CI COVA UNA GATTA MA UN PACHIDERMA!

Solita aria dimessa, ripudio di qualsiasi stilema classico, goduria nel rimestare sui difetti umani anziché cercare di decantare quei pregi che hanno fatto grande la nostra millenaria civiltà: questo è il cinema di sinistra.
Ed è ovvio che, sminuendo ciò che siamo stati e che potremmo continuare ad essere, sia idolatrato dal mercato cinematografico straniero.

Immaginate se “La Grande Bellezza” avesse magnificato la reale grandiosità della nostra architettura, delle gesta passate, dell’estetica grecoromana della Città Eterna, anziché parlare di lupanari moderni e di “incapacità dell’essere di essere”: pensate davvero che avrebbe preso l’Oscar? Rispondete in tutta serenità: si chiama “Libertà di Pensiero“.

Ed è così che gli ingenui vengono intortati dal conferimento dei riconoscimenti stranieri ad un lavoro italiano: evidentemente esso decanta abbastanza poco l’italianità da poter piacere a chi ne è invidioso, e contemporaneamente fare il gioco di chi intende minarne orgoglio e consapevolezza dal suo interno: gioco perverso nel quale le sinistre mondialiste son da sempre state maestre.

E allora vai con le menzioni e le dediche del regista a soli nomi esotici (da Belen a Maradona), poiché sarebbe un’onta per un intellettuale di sinistra proclamare: “ebbene sì, io dedico il mio Oscar a Mario Rossi, perché si fa il mazzo tutto il giorno, perché non arriva a fine mese, perché spende pure i soldi del biglietto per vedere il mio film, e di tutto questo lo ringrazio!”
Macché: una roba del genere non accadrebbe nemmeno nei film…

http://www.liberoquotidiano.it/gallery/11562388/Dopo-Maradona–Belen–la.html

Naturalmente, come nelle migliori edizioni radical-chic, in barba ad ogni coerenza politica, “La Grande Bellezza” va in onda sulla berlusconiana Mediaset, facendo il pieno di spot pubblicitari proprio di quei prodotti e comportamenti “decadenti“ che magari il regista stigmatizza nella sua stessa pellicola.

Segue la sofferenza dei “critici” nel parlare di “vittoria italiana”, un binomio, quello “vittoria” e “italiana”, che ne distorce i volti in smorfie di dolore e li affanna a cercare di ridimensionare l‘”italianità“ e di accentuare l‘aspetto della vittoria “della cultura“ in senso astratto, come se ogni popolo non ne avesse una sua propria.

Ed infine il minimalismo fintamente umile del regista di tenere la statuetta in borsa e non mostrarla ai fotografi in aeroporto, poiché l’ostentazione di un trofeo sarebbe gesto troppo trionfalista; <<tanto con “photoshop” la possono aggiungere nelle foto>>, dice Sorrentino ai fotografi, a far prevalere come sempre la cinica finzione tecnologica sulla genuinità di sentimenti umani come orgoglio, soddisfazione, felicità.

http://www.ilmessaggero.it/OSCAR2014/sorrentino_grande_bellezza_rientro_fiumicino/notizie/558430.shtml

Una Porche Cayenne fuori dall’aeroporto chiude il quadretto, mentre tanti, troppi stolti continuano a pensare, ancora una volta, che l’Italia, da tutto questo circo ideologico stantìo e omologato, c’abbia guadagnato qualcosa.

HELMUT LEFTBUSTEROLYMPUS DIGITAL CAMERA

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