DEIFICATA DAI GRECI, “LA MEMORIA” NON PUO’ CHE ESSERE SACRA ED IMMORTALE

<<Mnemosine”, la memoria, custode della  Tradizione, senza la quale non può esservi società umana”>> (“Il mito in Grecia” di Fritz Graf, ed. Laterza)

Questa definizione della dea “Memoria”, divinità della quale ci narra Esiodo nella sua Teogonia, appartiene al filologo e archeologo contemporaneo svizzero Fritz Graf, ordinario di Latino e Religioni del Mediterraneo antico all’Università di Basilea.monografia MNEMOSINE 1

Ebbene, anche alla luce delle sue parole, è facile capire come non occorra essere filologi per prendere atto del fondamentale ruolo antropologico della “tradizione”, altresì definibile come memoria collettiva d’un popolo, indispensabile alla sopravvivenza della civiltà che tale popolo incarna.

Se già oltre tremila anni fa’ una civiltà filosoficamente evoluta come quella greca aveva sentito l’esigenza di deificare, alla stregua delle altre più nobili doti umane, la “memoria”, come potremmo Noi, eredi legittimi e diretti prosecutori di quell’eccelso cammino spirituale, dubitare del valore d’un simile archetipo?

Non possiamo, infatti: sarebbe come mettere in dubbio la necessità di star bene in salute!

Eppure, c’è chi vorrebbe farla ammalare, la Memoria. C’è chi tenta di convincerci tutti i giorni che di essa si potrebbe fare a meno, così come vorrebbero farci fare a meno degli Dei, del Mito, delle Leggende, dell’Amore, dell’Appartenenza, sommi capisaldi spirituali d’Occidente che “si vorrebbe” farci sostituire cmonografia su Mnemosine 2on astrusità plastificate e mondialiste quali “crescita economica” e “fratellanza universale”.

In Esiodo, autore della celeberrima “Teogonia”, l’opera magna incentrata sulla genesi dell’Olimpo e quindi sulla consecutio procreativa d’ogni personificazione dei fondamentali valori dell’Occidente classico, Mnemòsine occupa una posizione di assoluto rilievo, e figura tra le divinità primordiali dalle quali è stato generato tutto il resto.

 

Esiodo, Teogonia 49-60

<<Allietano così la mente di Giove in Olimpo

le Olimpie Muse, figlie di Giove, dell’ègida sire: le generava nella Pieride al padre Cronide Mnemòsine, che quivi regnava sui campi Eleutèri: ed esse dànno oblio nei mali, e riposo dai crucci.

Con lei Giove dal sonno profondo d’unì nove notti, salendo  –  e nulla i Numi ne seppero – il talamo sacro.

E quando poi un anno fu trascorso, e tornar le stagioni, furon distrutti mesi, compiuti molteplici giorni, essa, non molto lungi dai picchi nevosi d’Olimpo, nove fanciulle die’ a luce, di mente concorde, che tutte ammonografia su Mnemosineano il canto, e scevro d’affanni hanno il cuore nel petto>>. Pregiata traduzione di Ettore Romagnoli, ed.Zanichelli del 1929

 

Mnemòsine, dunque, è partorita da Cielo e Terra, è sorella del Tempo ed è amante prediletta del Re dell’Olimpo, dal quale partorisce le nove Muse, ovvero la progenie divina che massimamente esprime delizia e bellezza antropomorfe, incarnando e simultaneamente donando agli uomini ogni sensorialità da essi godibile.

Eccolo, dunque, l’irrinunciabile valore antropologico della bellezza, sigillo e sugello di memoria testimoniale che si tramanda di generazione in generazione: la mediocrità umana potrà imbruttire le mode, l’abbigliamento, l’architettura, persino l’arte nel momento in cui a patrocinarla venissero posti dei nichilisti cultori del brutto e del’alterità ad ogni costo.

Ma nessuno potrà mai imbruttire la genesi della bellezza finché le forme ne verranno determinate, incorruttibilmente, attraverso la discendenza, manifestazione della Memoria più cara agli dei, poiché direttamente da essi plasmata.

Così come fu, e come poi sarà a sua volta, per Mnemòsine, figlia del Prima e madre d’ogni Dopo.articolo si MNEMOSINE

 

 HELMUT LEFTBUSTER (con la collaborazione di G.dX.)

– monografie dvracrvxiane –

 

 

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