Archive for aprile 2014

ORA LO CHIAMANO TUTTI “SELFIE”, MA L‘AUTOSCATTO ESISTE DA UNA VITA

aprile 25, 2014

Ma parlate come magnate! E come magnate? Come la natura v’ha fatto denti, stomaco, villi, batteri intestinali e lunghezza del collo, cioè niente di adatto a mangiare noci di cocco dagli alberi o a sbranare belve crude, ma semplicemente nutrendovi di ciò che offre la vostra terra natia della quale voi siete parte integrante alla stregua d‘ogni altro elemento naturale, linguaggio compreso.

L’autoscatto esiste da quando esiste la macchina fotografica, sia come concetto che come dispositivo tecnico; e da quando esistono i cellulari che fanno anche le foto, tutti ci siamo sempre auto-immortalati allungando il braccio sino a slogarcelo pur di allargare l‘inquadratura.

Ora, è mai possibile che per questa cazzata della notte degli Oscar, un concetto atavico come “farsi qualcosa da sé”, e un marchingegno secolare come l‘automatismo di una fotocamera, non possano essere espressi altrimenti che con un barbarismo così scemo e straccione quale è “selfie“?

Il suono “selfie” esprime un etimo del tutto scollegato dall’attribuzione logica inerente l’uso che vorrebbe descrivere; al contrario il termine “autoscatto” è filologicamente organico ad esprimere proprio quel che ci apprestiamo a fare con esso: “autos” è il termine greco che descrive autoreferenzialità funzionale per eccellenza; e “scatto” è la perfetta onomatopea di un meccanismo attivabile mediante lo schiacciamento di un pulsante. Quindi, adottando la parola “selfie” ci affidiamo ad un uso artificiale del linguaggio, scollegato da qualsiasi logica e storicità filologica, mentre scegliendo quella “autoscatto” mettiamo in movimento e in atto esattamente ciò che siamo: esseri pensanti figli di un grande Sapere.

Abbandonarci alla faciloneria di pronunziare una parola più corta o al ripiegare su di un termine modaiolo e di facile ORA LO CHIAMANO....accettazione è il morbo che sta lentamente uccidendo quel che siamo stati per 3000 anni.
Se non troviamo più neanche la forza fisica e mentale di cercare e pronunciare la parola “autoscatto” al posto di quella specie di nome da barboncino scabbioso, tanto varrà abbaiare come i cani o grugnire come i maiali: tutti allo stesso modo in ogni parte del mondo.

HELMUT LEFTBUSTER

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SE CARLO MAGNO CANTA HEAVY METAL…

aprile 18, 2014

…è perché il “metal” è l’estremo baluardo epico d’Occidente!

Alla bellezza di 91 anni scoccati, sir Cristopher Lee, volto del gotico cinematografico per eccellenza (dalla prima SE CARLO MAGNO CANTA...“Mummia” ai grandi film horror della Hammer, sino al conte Dooku di Guerre Stellari) decide di registrare col chitarrista dei Judas Priest (fra i grandi progenitori del metal europeo) ed altri insigni nomi un concept-album “heavy” dedicato alle gesta di Carlo Magno.

http://metalitalia.com/articolo/christopher-lee-anteprime-dal-nuovo-album-charlemagne-the-omens-of-death/

Come mai un attore del suo calibro e soprattutto della sua età non ha scelto una forma espressiva generazionalmente più consona al tema epico e colto, come la musica classica?  Oppure, nel caso il movente dell’operazione fosse stato il mero guadagno, quella commercialmente più in auge al momento, e cioè il Rap?

Guardiamo cosa è accaduto con le colonne sonore dei principali spot commerciali, da sempre polso infallibile della preminenza stilistica dei gusti musicali della gente: se negli anni ’80 e ’90 era ancora la Disco a campeggiare, ora non è più così poiché i mercanti, che non possono permettersi fallaci idealismi, son soliti adeguarsi molto repentinamente ai gusti delle moltitudini e della demografia.

http://www.lettera43.it/cultura/rapper-e-pubblicita-dalla-cultura-antagonista-agli-spot_43675108371.htm

Ebbene, sir Cristopher Lee ha scelto il metal per raccontarci il suo Charlemagne; né più né meno di come il metal lo scelsero gli svizzeri Celtic Frost e gli svedesi Bathory per cantare di mitologia nordica e di leggende vichinghe, o i Candlemass per cantare di Inferno e Paradiso, e di come in Italia lo scelgono gli Stormlord per raccontarci l’Eneide, e i Deviate Damaen per declamare l’Alighieri e il Pergolesi.

https://www.youtube.com/watch?v=MZjc6igE1nY

https://www.youtube.com/watch?v=CKFUIkbta_M

L’heavy metal è dunque rimasto il più grande baluardo trans-generazionale dell’epica occidentale: l’unico in grado, per energia, tecnica e potenzilità stilistiche, di consegnare ai giovanissimi quelle gesta del passato e della tradizione che nemmeno la scuola insegna più, troppo impegnata com’è a togliere crocifissi dalle aule e a preparare menù multietnici nelle mense.

Musica classica non se ne produce più da decenni poichè i virus del nichilismo culturale mondialista hanno inteso sedarne ogni creatività sin dentro i templi accademici; se fosse vero il contrario prolifererebbero le trasmissioni radiofoniche e televisive dedicate a tale genere, ma è evidente che non è così.

L’heavy metal, al contrario, (assieme ad un certo Punk d’area e a certo “industrial” identitario), data l’anarchia produttiva e distributiva che da sempre ne contraddistingue i vivai, è sopravvissuto al dirigismo “multikultu” imposto dal sistema al mondo giovanile; e questo lo ha preservato puro al punto da renderlo strumento prediletto di divulgazione espressiva anche per un grande attore di fama internazionale che, novantenne, anziché pensionarsi di pieno diritto, proprio in vecchiaia prende a cantarci ciò che più ha amato nella vita: l’Occidente e il suo grande vate, Carlo Magno.

HELMUT LEFTBUSTER con la consulenza tecnica di Lady Richarda MonyA e di Annabelle Grafenberg Baciardi   – Aristocrazia Dvracrvxiana –

VOGLIONO CANCELLARE L’ITALIANITA’ DALL’ITALIA CRIMINALIZZANDONE QUALSIASI TUTELA

aprile 16, 2014

Il progetto, ormai s’è capito, è “de-italianizzarci” su tutti i fronti: economico, politico, culturale, linguistico, alimentare, demografico.

E poiché hanno un metodo nella loro follia, cercano di seguire propedeusi azzeccate e calcolate sul fatto che il tempo gioca a loro sfavore: se non interrompono in fretta il legame affettivo, identitario e fiduciario fra la generazione passata e quella futura, rischiano che le due generazioni si parlino, si confidino il pericolo incombente, e, anziché contendersi o ignorarsi come essi vorrebbero, si coalizzino riappropriandosi del naturale afflato identitario che caratterizza un popolo.

Quindi dopo aver lavorato per decenni a mettere categorie di italiani contro altre categorie di italiani (destra contro sinistra, proletari contro borghesi, anziani contro giovani ecc), ora è il momento di raccoglierne i frutti.

Il mercato del lavoro è l’ambito più succulento sul quale operare: con l’alibi della disoccupazione, in realtà causata da delocalizzazioni e concorrenza straniera, ma il cui peso loro addossano furbescamente ad una presunta stagnanza del ricambio generazionale, creano conflitto sociale e tentano in tutti i modi di accelerare il sovescio demografico.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-giovani-fuori-anziani-governo-litiga-sui-tagli-alle-pa-1005964.html

Il loro dramma, però, è che 2+2 fa 4: e se fosse vero che occorre mandar via gli anziani per poter impiegare i giovani italiani al loro posto (rinunciando alle professionalità più rodate e mettendo per strada chi è ancora lavorativamente fertile), non avrebbero dovuto aprire il mercato anche agli stranieri extracomunitari. Perché qui casca l’asino: leggiamo questo manifesto di anti-italianità italiana, e analizziamone i contenuti, visto che riguardano leggi recenti votate dai nostri rappresentanti in parlamento:

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2014/03/27/news/autisti_stranieri-82044182/

Certo, l’alibi sono le direttive europee che non si discutono, sebbene forse, dal momento che si rivelassero palesemente afflittive dei diritti degli italiani, andrebbero disattese; ma questi Azzeccagarbugli parlano la nostra stessa lingua, l’Europa c’entra ben poco:

“L’idea di una riserva di posti di lavoro solo per italiani non è compatibile con il diritto europeo”. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Sembra quasi l’Italia sia diventata una sorta di “riserva indiana”

 

“Le restrizioni sono giustificate da un concetto anacronistico, che richiama appunto il regio decreto del 1931: la cittadinanza italiana sarebbe la condizione necessaria per immedesimarsi nel bene collettivo dello Stato e garantire l’imparzialità, la fedeltà del dipendente e il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. Ecco, da allora la nozione di lavoro pubblico è cambiata; per i trasporti pubblici, addirittura, è regolata da un contratto di diritto privato; ma in ogni caso puoi guidare bene un tram o un autobus perché sei un lavoratore diligente, non in base al colore del tuo passaporto.”

Ebbene, in che cosa sarebbe cambiata la nozione di “lavoro pubblico” dal 1931 ad oggi? Non sono forse tuttora “pubblici” quei lavoratori che operano per la pubblica utilità ed il pubblico interesse, ora come 3000 anni fa’?

Il disprezzo con cui le sinistre si riferiscono ad ogni aggettivazione che riguardi “l’Italia” dimostra il livello di anaffettività spirituale a cui esse vorrebbero condurci, ed al contempo spiega la fretta che esse hanno di fare le privatizzazioni: privatizzando un intero Stato lo si può vendere al miglior offerente, trovandosi così un buon alibi per sottrarlo al suo legittimo titolare, il popolo,  divenuto troppo esoso (agognata modifica del titolo V della Costituzione).

Tant’è vero che le recenti modifiche legislative in questione non riguardano solo il settore privato, ma anche la Pubblica Amministrazione.

http://www.qelsi.it/2013/la-pubblica-amministrazione-che-non-riesce-a-stabilizzare-i-precari-ora-potra-assumere-i-rifugiati/

A questo punto il loro problema è: come raccontare tutto questo ai milioni di disoccupati italiani senza farli incazzare?

Semplice: basta tacciare di “fascismo” qualsiasi tutela dell’italianità, e tutti saranno costretti a convincersi. Peccato però che il Fascismo sia finito da più di ottant’anni, e che quelle tutele, invece, siano state considerate giuste e di buon senso sino ai nostro giorni: cos’è, siamo stati tutti fascisti sino ad adesso senza essercene accorti? O piuttosto molte leggi del Ventennio erano semplicemente leggi organiche al diritto moderno e compatibili con i codici e con la giurisprudenza repubblicana, tanto da restare in vigore tuttora?!

Certo, erano leggi postulate e scritte a favore del popolo italiano: per cui, nel momento in cui tale “favor legis” diviene quasi eversivo rispetto a se stesso, non sarà difficile tacciare di fascismo qualunque richiamo all’italianità dei diritti.

E, considerando che l’immigrazione nel nostro paese rende la moltitudine dei “presenti sul suolo” capace di far collassare il sistema assistenziale, anche quello del lavoro, continuando di questo passo, andrà in pezzi.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/londata-immigrati-rischia-far-collassare-paese-1006038.html

Margherita Hack, la grande astronoma scomparsa da poco, disse al riguardo: “Le conquiste sociali fatte sotto il fascismo oggi ce le sogniamo, il che è tutto dire. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo”.

http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/margherita-hack-conquiste-sociali-fascismo-1514318/

E certo non era una donna di destra.

Concludiamo con l’aspetto linguistico di questa guerra senza cannoni:

http://www.formiche.net/2014/03/30/litaliano-negato/

come abbiam visto il pericolo entra in casa di notte e nascosto nella pancia del Cavallo di legno: e anche nell’ambito linguistico la colonizzazione è operata da italiani compiacenti, non da stranieri. Il Senato accademico del Politecnico di Milano vorrebbe sostituire la Lingua di Dante con quella di Shakespeare (che poi oggi è quella del Bronx) in tutti i corsi accademici. Il Tar da torto ai parrucconi mondialisti, ma loro ricorrono al Consiglio di Stato, spalleggiati addirittura dal Ministero dell’Istruzione.

Vedremo come andrà a finire, ma quel che è chiaro è il progetto di questa follia: un unico popolo con un’unica lingua e, verosimilmente, un unico padrone mondiale che certo non sarà italiano.

HELMUT LEFTBUSTER

DIFENDERE LA PATRIA SCEGLIENDO BENE IL RISTORANTE

aprile 6, 2014

Iniziamo questo scritto con mestizia. Ma volgiamola a poter proseguire con impeto, forza e speranza, rendendo così onore a codeste ennesime vittime della globalizzazione e del disamore di “questo” stato per i propri cittadini.

http://www.castedduonline.it/sardegna/sulcis/14295/ciao-pierre-addio-al-sorriso-dello-chef-piu-amato-di-sant-antioco.html

http://www.crisitaly.org/notizie/lapedona-41enne-ristoratore-si-suicida-impiccandosi-ad-trave-sua-abitazione/

La crisi del settore agroalimentare e di quello della ristorazione ci dà la dimensione, nella patria del buon cibo, di che cosa ci stiano apparecchiando i potenti nostrani e non.

 http://www.sostenitori.info/?p=61804

 

Ora, non è vero che noi sudditi siamo impotenti innanzi a questo scempio: e non parliamo di voto politico, ma di quotidiana scelta della spesa individuale di ogni cittadino, ovvero dell’unico reale motore di una sana economia nazionale.

E’ naturale che piegandoci alla legge del sottocosto o della comodità troveremo sempre qualche postaccio più a buon mercato o più vicino a casa dove riempirci le budella di merda. Ma è forse vivere, questo? E’ forse godere di quel benessere fisico e culturale a cui ogni essere umano avrebbe diritto dalla nascita scegliendo quel che davvero gli piace e che davvero gli giova come individuo e come cittadino, a patto di riuscire a guadagnarselo?

Scegliere un ristorante (o un negozio di alimentari) è ancora uno dei pochi diritti democratici realmente a nostra disposizione: ebbene, usiamolo!

Recheremo un esempio concreto, così da evitare ridondanze concettuali astratte.

Sere fa’ siamo stati, nella Capitale, a cena fuori con amici calabresi che volevano mangiare romano: in 5 persone si trattava di decidere a chi destinare una bella sommetta per goderci una bella serata.

I nostri parametri di partenza per la scelta del ristorante sono stati: tipicità, altrimenti sarebbe stato inutile sceglierne uno di cucina romana; regolarità del personale di sala, elemento facilmente riscontrabile in una gestione familiare, non foss’altro che per la visibile somiglianza fra i lavoranti; ed infine una bella chiacchierata a voce col titolare.

Già entrare nel locale e vedere il faccione di Aldo Fabrizi in una foto d’epoca c’ha fatto venire l’acquolina in bocca; poi i profumi dalla cucina, l’affabilità tutta romanesca dell’oste che ci viene in contro con la parannanza, i quadri e le poesie romanesche appese ai muri, ci han subito ben disposti e fatto imbibire della giusta atmosfera.

 

La chiacchierata conoscitiva iniziale, deliziata dal gorgoglìo della mescita del vino, verte su argomenti essenziali che asciugano un approccio clientelare rendendolo amichevole e confidenziale: culturalità dei piatti, provenienza delle materie prime, amorevolezza e dignità nello sguardo del nostro interlocutore.

Tutto apposto, si può procedere.

In breve: i “rigatoni co’ la pajata” sono da urlo, e la “coratella d’abbacchio” spacca. Facciamo i complimenti, lusingando con le dovute argomentazioni la qualità che ci viene corrisposta, iniziando con un bel <<si sente dal sapore delle pietanze la romanità del cuoco>>.

Ci viene risposto: <<non potrebbe essere diversamente, anzitutto perché l’amore per i piatti non s’impara, ma si tramanda, e poi perché, a differenza di altre cucine nei dintorni, noi non metteremmo mai ai fornelli chi non mangia per cultura o religione quell’alimento o quell’altro: come potrebbe mai verificare la preparazione d’un sugo all’amatriciana un cuoco musulmano, tanto per fare un esempio?>>DIFENDERE LA PATRIA

Basta, non ci serve altro. Siamo stati benissimo, il conto è conforme al benessere ricevuto: e se 28 euro a testa per cenare dalla A alla Z sono troppi, allora è meglio starsene a casa e farsi una “cacio&pepe”, piuttosto che andare a lasciarne 20 a degli avvelenatori di fegato da cui troppo spesso ci si trascina solo per l’indolenza di non far la spesa come si deve.

Inutile dire che il ristorante in questione è finito a pieno titolo sulla nostra “Guida Dvracrvxiana” suddivisa per regioni.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2011/05/08/guida-dvracrvxiana-a-locande-ristori-e-commestibili-identitarii/

Il benessere costa fatica fisica, mentale ed economica: del resto abbiamo la fortuna di vivere un periodo storico nel quale non si deve andare a difendere la patria al fronte; accontentiamoci almeno di farlo scegliendo il ristorante giusto.

HELMUT LEFTBUSTER

L’”AGER PUBLICUS” ESISTE ANCORA: VA RISCOPERTO, VISSUTO E VALORIZZATO!

aprile 5, 2014

Lo stile di vita modernista opera in modo doppiamente nefasto: ci allontana fisicamente dalla terra attraverso ager publicus palidorese x ADl’inurbamento, e ci abitua all’idea che essa non serva, che sia un qualcosa di legato al passato, come se la vocazione bucolica di un popolo dipendesse dall’avvicendarsi delle diverse condizioni socio-politiche che lo lambiscono nelle varie epoche, anziché dalle caratteristiche geomorfologiche a cui tale popolo è sempre stato e sempre sarà soggetto.

 

L’odio del sinistrume mondialista per la terra ha origini ataviche: il territorio è come il corpo umano, esprime se stesso morfologicamente, e la morfologia è differenza. Differenza che, là dove per noi è sinonimo di bellezza, altrove costituisce viralità differenzialista tradotta dai picconatori di Identità, tronfi di malafede come batraci incrOLYMPUS DIGITAL CAMERAemati, con la parola “discriminazione”.

Il risultato di tutta questa gigantesca mistificazione è che chi ci governa ha smesso da anni di preoccuparsi di come sfamarci, quasi l’alimentazione non sia il capitolo umano essenziale e quotidiano che è.

I potenti della Terra se ne fottono della terra, preferendo dedicarsi a coltivare alta finanza e titoli azionari al posto di bieta e finocchi, convinti forse che qualche esclusivo esercente continuerà in futuro a sfornare leccornie personalizzate solo per quanti potranno pagarle a peso d’oro.

Ma gli stolti in questione dimenticano che senza più terra, capre, vacche e galline non esisterà sorta di materia prima che i loro dobloni potranno mai acquistare. E codesta non è una visione apocalittica, ma semplicemente quella che l’ottica mondialista del rapporto fra consumo e produzione sta apparecchiando sulle nostre tavole.FLORA laziale primaverile x AD

 

Ebbene, poiché a noi le Apocalissi interessano poco, anziché stare ad attenderle, ci siam fatti un giro in bici per la campagna laziale appena a Nord di Roma, nella zona compresa fra Palidoro e Bracciano chiamata Castel Campanile, per avvistare ad occhio nudo e alla luce primaverile ciò che l’occhio mediatico, ostile alla naturalità del ben vivere, non solo non scruta, ma nasconde, trascura, censura quasi: l’esistenza in vita di una campagna meravigliosa, profumata, verde e sconfinata che ancora può e sa darci quel che continua a produrre ed offrire grazie alla lena e all’impegno di piccoli imprenditori agricoli e famiglie di agricoltori che proseguono a svolgere i mestieri più antichi della storia, quelli che meriterebbero maggiore rispetto e gratitudine.canali irrigazione maccaresini x AD

Personalmente, non ci emozioneremo mai davanti a un i-phone o ad un’altra qualsiasi diavoleria tecnologica tanto quanto davanti ad una ricottina fresca e fumante: e adesso dateci dei cretini, teste di cazzo che ridacchiate al cospetto d’una tale affermazione, avanti, accomodatevi: chissà, vivendo di merda come vivete, per quanto poco tempo ancora riuscirete a trombare, chini e arrotolati come lombrichi sulla vostra aridità telematica, incapaci di stimolarvi appetiti che non siano virtuali, e soprattutto impediti nel procacciarvi godimento attraverso un vigore fisico che neppure più vi consente di tenere una penna in mano, figurarsi una vanga! E si sa: “chi non lavora non fa l’amore!”tipico casale campagna laziale x AD

Amabili parole, le nostre, finalizzate a  ricondurre apprezzamento, fiducia, amore e dedizione verso il concetto di Natura, che non è quello di quattro ecologisti radical-chic che ti ringhiano se calpesti una lumaca e poi si sordomutizzano se le amministrazioni  (specie di sinistra) elargiscono concessioni edilizie come fossero biglietti da visita. Del resto, gli ecologisti hanno nelle tasche argomenti sempre pronti a tappare ogni falla della loro cattiva fede: <<l’agricoltura? Non basta più quella naturale poiché a breve saremo 9 miliardi di esseri umani, e abbiamo il dovere di sfamarli tutti anche a costo di ricorrere ad artifici>>.lavoro nei campi miniato

<<L’edilizia sfrenata? L’occidente deve far fronte ad un esodo di massa dai paesi del Terzo mondo, e da qualche parte bisogna pur mettere tutta questa povera gente, assicurandole condizioni dignitose>>. E vai con Ogm e cemento, accompagnati da una bella alzata di spalle da parte di coloro che avrebbero dovuto difendere il “verde”!

 

Ma la Natura resisterà a tanta insensatezza: essa è la Madre che c’ha partoriti e saprà porre rimedio ai capricci dei suoi figli più prepotenti. Le sue forme sono istoriate da secoli in sculture, mosaici, dipinti, acqOLYMPUS DIGITAL CAMERAuerelli e fotografie sempre uguali a se stesse, poiché la Natura non cambia, è l’Uomo che non trova pace ed è incapace di godersela così com’è.

Ecco, riappropriamoci dell’Ager Publicus, che, al contrario di quello “mondiale”, esso sì è la casa di tutti coloro che da quelle zolle promanano la propria forma, i propri colori, e che da generazioni vengono alimentati.

Esso è lì, si tratta solo di raggiungerlo, viverlo, coglierne i frutti prediligendo nel far la spesa quanti vi badano e vi producono a soli pochi chilometri dalle nostre magioni cittadine.canali d'irrigazione maccaresini 2 x AD

 

Non riduciamoci a mere estensioni cementizie inerti, grezze e monotone ovunque; facciamo d’esser piuttosto come fili d’erba: l’uno diverso dall’altro, ma tutti insieme floridi e profumatissimi.

HELMUT LEFTBUSTERGreggi e campi come 3000 anni fa

MADRI SENZA SCRUPOLI PER VECCHI SENZA MORALE

aprile 2, 2014

Accettare le lusinghe sessuali di un vecchio che non sarà stato certo un’ex star dei fotoromanzi in disarmo, ma un laido signore incapace di procacciarsi altrimenti le attenzioni di una giovane donna, è qualcosa di ripugnante.
E non perché senza bellezza e floridezza non si abbia diritto al piacere, elemento sempre organico all’essere umano purché anche armonico alle specificità del singolo, età compresa; ma perché la situazione descritta nell’articolo è delle più lontane dai concetti di “piacere”, di “amore” e finanche di “libertinaggio”, che pure esiste da sempre.

http://www.romatoday.it/cronaca/arresto-sesso-auto-viale-tor-di-quinto.html

Né un qualche astruso “bisogno” può giustificare una giovane madre a fare porcherie in auto davanti al suo bimbo di due anni all’interno d’un‘automobile; e in mala fede saranno coloro che agiteranno i soliti spettri del pauperismo o del relativismo culturale per giustificare la violenza della ragazza in questione.

Ma nemmeno è possibile purgar la coscienza dell’anziano signore, poiché è anche grazie a persone del genere, preda dell’incapacità del vivere la biologia umana secondo le proprie regole naturali, che questo mercato orrendo sta rendendo le nostre città dei lupanari a basso costo h.24.

Del resto, quanti uomini di quell’età, da giovani, fecero scelte politiche progressiste e lassiste nella speranza di ricavarne questo genere di vantaggi postumi?

Ma poiché anche di questo fattaccio, nonostante ci sia un innocente angioletto di mezzo, non ne parlerà nessuno, ebbene ne parliamo noi.
Non lamentiamoci dell’imbarbarimento sociale delle nostre città, se poi ce ne rendiamo complici col nostro silenzio!

HELMUT LEFTBUSTER