DIFENDERE LA PATRIA SCEGLIENDO BENE IL RISTORANTE

Iniziamo questo scritto con mestizia. Ma volgiamola a poter proseguire con impeto, forza e speranza, rendendo così onore a codeste ennesime vittime della globalizzazione e del disamore di “questo” stato per i propri cittadini.

http://www.castedduonline.it/sardegna/sulcis/14295/ciao-pierre-addio-al-sorriso-dello-chef-piu-amato-di-sant-antioco.html

http://www.crisitaly.org/notizie/lapedona-41enne-ristoratore-si-suicida-impiccandosi-ad-trave-sua-abitazione/

La crisi del settore agroalimentare e di quello della ristorazione ci dà la dimensione, nella patria del buon cibo, di che cosa ci stiano apparecchiando i potenti nostrani e non.

 http://www.sostenitori.info/?p=61804

 

Ora, non è vero che noi sudditi siamo impotenti innanzi a questo scempio: e non parliamo di voto politico, ma di quotidiana scelta della spesa individuale di ogni cittadino, ovvero dell’unico reale motore di una sana economia nazionale.

E’ naturale che piegandoci alla legge del sottocosto o della comodità troveremo sempre qualche postaccio più a buon mercato o più vicino a casa dove riempirci le budella di merda. Ma è forse vivere, questo? E’ forse godere di quel benessere fisico e culturale a cui ogni essere umano avrebbe diritto dalla nascita scegliendo quel che davvero gli piace e che davvero gli giova come individuo e come cittadino, a patto di riuscire a guadagnarselo?

Scegliere un ristorante (o un negozio di alimentari) è ancora uno dei pochi diritti democratici realmente a nostra disposizione: ebbene, usiamolo!

Recheremo un esempio concreto, così da evitare ridondanze concettuali astratte.

Sere fa’ siamo stati, nella Capitale, a cena fuori con amici calabresi che volevano mangiare romano: in 5 persone si trattava di decidere a chi destinare una bella sommetta per goderci una bella serata.

I nostri parametri di partenza per la scelta del ristorante sono stati: tipicità, altrimenti sarebbe stato inutile sceglierne uno di cucina romana; regolarità del personale di sala, elemento facilmente riscontrabile in una gestione familiare, non foss’altro che per la visibile somiglianza fra i lavoranti; ed infine una bella chiacchierata a voce col titolare.

Già entrare nel locale e vedere il faccione di Aldo Fabrizi in una foto d’epoca c’ha fatto venire l’acquolina in bocca; poi i profumi dalla cucina, l’affabilità tutta romanesca dell’oste che ci viene in contro con la parannanza, i quadri e le poesie romanesche appese ai muri, ci han subito ben disposti e fatto imbibire della giusta atmosfera.

 

La chiacchierata conoscitiva iniziale, deliziata dal gorgoglìo della mescita del vino, verte su argomenti essenziali che asciugano un approccio clientelare rendendolo amichevole e confidenziale: culturalità dei piatti, provenienza delle materie prime, amorevolezza e dignità nello sguardo del nostro interlocutore.

Tutto apposto, si può procedere.

In breve: i “rigatoni co’ la pajata” sono da urlo, e la “coratella d’abbacchio” spacca. Facciamo i complimenti, lusingando con le dovute argomentazioni la qualità che ci viene corrisposta, iniziando con un bel <<si sente dal sapore delle pietanze la romanità del cuoco>>.

Ci viene risposto: <<non potrebbe essere diversamente, anzitutto perché l’amore per i piatti non s’impara, ma si tramanda, e poi perché, a differenza di altre cucine nei dintorni, noi non metteremmo mai ai fornelli chi non mangia per cultura o religione quell’alimento o quell’altro: come potrebbe mai verificare la preparazione d’un sugo all’amatriciana un cuoco musulmano, tanto per fare un esempio?>>DIFENDERE LA PATRIA

Basta, non ci serve altro. Siamo stati benissimo, il conto è conforme al benessere ricevuto: e se 28 euro a testa per cenare dalla A alla Z sono troppi, allora è meglio starsene a casa e farsi una “cacio&pepe”, piuttosto che andare a lasciarne 20 a degli avvelenatori di fegato da cui troppo spesso ci si trascina solo per l’indolenza di non far la spesa come si deve.

Inutile dire che il ristorante in questione è finito a pieno titolo sulla nostra “Guida Dvracrvxiana” suddivisa per regioni.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2011/05/08/guida-dvracrvxiana-a-locande-ristori-e-commestibili-identitarii/

Il benessere costa fatica fisica, mentale ed economica: del resto abbiamo la fortuna di vivere un periodo storico nel quale non si deve andare a difendere la patria al fronte; accontentiamoci almeno di farlo scegliendo il ristorante giusto.

HELMUT LEFTBUSTER

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