VOGLIONO CANCELLARE L’ITALIANITA’ DALL’ITALIA CRIMINALIZZANDONE QUALSIASI TUTELA

Il progetto, ormai s’è capito, è “de-italianizzarci” su tutti i fronti: economico, politico, culturale, linguistico, alimentare, demografico.

E poiché hanno un metodo nella loro follia, cercano di seguire propedeusi azzeccate e calcolate sul fatto che il tempo gioca a loro sfavore: se non interrompono in fretta il legame affettivo, identitario e fiduciario fra la generazione passata e quella futura, rischiano che le due generazioni si parlino, si confidino il pericolo incombente, e, anziché contendersi o ignorarsi come essi vorrebbero, si coalizzino riappropriandosi del naturale afflato identitario che caratterizza un popolo.

Quindi dopo aver lavorato per decenni a mettere categorie di italiani contro altre categorie di italiani (destra contro sinistra, proletari contro borghesi, anziani contro giovani ecc), ora è il momento di raccoglierne i frutti.

Il mercato del lavoro è l’ambito più succulento sul quale operare: con l’alibi della disoccupazione, in realtà causata da delocalizzazioni e concorrenza straniera, ma il cui peso loro addossano furbescamente ad una presunta stagnanza del ricambio generazionale, creano conflitto sociale e tentano in tutti i modi di accelerare il sovescio demografico.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-giovani-fuori-anziani-governo-litiga-sui-tagli-alle-pa-1005964.html

Il loro dramma, però, è che 2+2 fa 4: e se fosse vero che occorre mandar via gli anziani per poter impiegare i giovani italiani al loro posto (rinunciando alle professionalità più rodate e mettendo per strada chi è ancora lavorativamente fertile), non avrebbero dovuto aprire il mercato anche agli stranieri extracomunitari. Perché qui casca l’asino: leggiamo questo manifesto di anti-italianità italiana, e analizziamone i contenuti, visto che riguardano leggi recenti votate dai nostri rappresentanti in parlamento:

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2014/03/27/news/autisti_stranieri-82044182/

Certo, l’alibi sono le direttive europee che non si discutono, sebbene forse, dal momento che si rivelassero palesemente afflittive dei diritti degli italiani, andrebbero disattese; ma questi Azzeccagarbugli parlano la nostra stessa lingua, l’Europa c’entra ben poco:

“L’idea di una riserva di posti di lavoro solo per italiani non è compatibile con il diritto europeo”. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Sembra quasi l’Italia sia diventata una sorta di “riserva indiana”

 

“Le restrizioni sono giustificate da un concetto anacronistico, che richiama appunto il regio decreto del 1931: la cittadinanza italiana sarebbe la condizione necessaria per immedesimarsi nel bene collettivo dello Stato e garantire l’imparzialità, la fedeltà del dipendente e il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. Ecco, da allora la nozione di lavoro pubblico è cambiata; per i trasporti pubblici, addirittura, è regolata da un contratto di diritto privato; ma in ogni caso puoi guidare bene un tram o un autobus perché sei un lavoratore diligente, non in base al colore del tuo passaporto.”

Ebbene, in che cosa sarebbe cambiata la nozione di “lavoro pubblico” dal 1931 ad oggi? Non sono forse tuttora “pubblici” quei lavoratori che operano per la pubblica utilità ed il pubblico interesse, ora come 3000 anni fa’?

Il disprezzo con cui le sinistre si riferiscono ad ogni aggettivazione che riguardi “l’Italia” dimostra il livello di anaffettività spirituale a cui esse vorrebbero condurci, ed al contempo spiega la fretta che esse hanno di fare le privatizzazioni: privatizzando un intero Stato lo si può vendere al miglior offerente, trovandosi così un buon alibi per sottrarlo al suo legittimo titolare, il popolo,  divenuto troppo esoso (agognata modifica del titolo V della Costituzione).

Tant’è vero che le recenti modifiche legislative in questione non riguardano solo il settore privato, ma anche la Pubblica Amministrazione.

http://www.qelsi.it/2013/la-pubblica-amministrazione-che-non-riesce-a-stabilizzare-i-precari-ora-potra-assumere-i-rifugiati/

A questo punto il loro problema è: come raccontare tutto questo ai milioni di disoccupati italiani senza farli incazzare?

Semplice: basta tacciare di “fascismo” qualsiasi tutela dell’italianità, e tutti saranno costretti a convincersi. Peccato però che il Fascismo sia finito da più di ottant’anni, e che quelle tutele, invece, siano state considerate giuste e di buon senso sino ai nostro giorni: cos’è, siamo stati tutti fascisti sino ad adesso senza essercene accorti? O piuttosto molte leggi del Ventennio erano semplicemente leggi organiche al diritto moderno e compatibili con i codici e con la giurisprudenza repubblicana, tanto da restare in vigore tuttora?!

Certo, erano leggi postulate e scritte a favore del popolo italiano: per cui, nel momento in cui tale “favor legis” diviene quasi eversivo rispetto a se stesso, non sarà difficile tacciare di fascismo qualunque richiamo all’italianità dei diritti.

E, considerando che l’immigrazione nel nostro paese rende la moltitudine dei “presenti sul suolo” capace di far collassare il sistema assistenziale, anche quello del lavoro, continuando di questo passo, andrà in pezzi.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/londata-immigrati-rischia-far-collassare-paese-1006038.html

Margherita Hack, la grande astronoma scomparsa da poco, disse al riguardo: “Le conquiste sociali fatte sotto il fascismo oggi ce le sogniamo, il che è tutto dire. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo”.

http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/margherita-hack-conquiste-sociali-fascismo-1514318/

E certo non era una donna di destra.

Concludiamo con l’aspetto linguistico di questa guerra senza cannoni:

http://www.formiche.net/2014/03/30/litaliano-negato/

come abbiam visto il pericolo entra in casa di notte e nascosto nella pancia del Cavallo di legno: e anche nell’ambito linguistico la colonizzazione è operata da italiani compiacenti, non da stranieri. Il Senato accademico del Politecnico di Milano vorrebbe sostituire la Lingua di Dante con quella di Shakespeare (che poi oggi è quella del Bronx) in tutti i corsi accademici. Il Tar da torto ai parrucconi mondialisti, ma loro ricorrono al Consiglio di Stato, spalleggiati addirittura dal Ministero dell’Istruzione.

Vedremo come andrà a finire, ma quel che è chiaro è il progetto di questa follia: un unico popolo con un’unica lingua e, verosimilmente, un unico padrone mondiale che certo non sarà italiano.

HELMUT LEFTBUSTER

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