1° MAGGIO, FESTA DELLA DISTANZA DALLA REALTA’

1°Maggio 2014: mentre la friulana Elettrolux rischia di essere delocalizzata nel resto d’Europa (dove quindi altri lavoratori concorrenti ai nostri sono complici non certo inconsapevoli di tale scippo pilotato da interessi mondialisti), a Pordenone la Cgil celebra le festa del lavoro protestando contro le delocalizzazioni al grido di “più lavoro, più solidarietà, più Europa”.

E con questo spaccato di coerenza ideologica potremmo anche aver esaurito l’articolo; ma vogliamo essere più generosi.

Governa la sinistra, e i sindacati suoi amici arringano le folle con argomenti e retoriche fatti delle solite liste di disfunzioni sociali recitate con quel crescendo vocale tipico degli imbonitori delle fiere: “perché bisogna creare crescita..perché non devono pagare sempre i più deboli..perchè i giovani hanno il diritto di trovare un lavoro..”; per poi terminare con una perla di originalità e impegno creativo veramente degna dello stipendio dei dirigenti sindacali nazionali che l’hanno elargita: “buon 1maggio, viva il lavoro!”

Che originalità! Quale reale amore per il popolo e per l’aspetto ideale della missione politica di chi sarebbe deputato (e stipendiato) a risolvergli quella che è ormai mera sopravvivenza.

Eppure, nonostante la palese drammaticità nella quale i lavoratori – e il movimento operaio in particolare – sono finiti a causa dell’inettitudine del sindacato, c’è ancora qualche sdrucito sbandieratore che saluta gli imbonitori sul palco con la stanchezza degli omini meccanici posti sulle autostrade a segnalare un incidente.

E a proposito di palchi, che dire della partecipazione al concertone romano di piazza San Giovanni di “star” che, pur 1 maggioessendo protagoniste di trasmissioni fighette e doblonate senza ritegno, credono di potersi dare un tocco di credibilità stradaiola con qualche tatuaggio stampato su pelli ormai avvizzite, e poi, toltisi il cerone anti-riflesso e messisi qualche straccio addosso un po’ più consono al tenore dei disoccupati, hanno la faccia tosta di andare a schiamazzare pubblicamente di diritti dei lavoratori, proprio loro che non hanno mai lavorato nella vita.

E mentre noi si discute di legalità del lavoro, il cantante Manu Chao, principino del nomadismo e dell’approssimazione esistenziale meltingpottista, fa botteghino con un singolo intitolato “Clandestino”, ovvero il personaggio fulcro attorno al quale le regole del lavoro performate in seguito a secoli di emancipazione giuslavorista stanno crollando.

Insomma..lavoratori? Prrrrrrrr!

HELMUT LEFTBUSTER

Nota: le due foto riportate in articolo dimostrano quanto distante dalla realtà sia, partendo dall’iconografia e dalle Demografia Romana anni 40sue astruse stilizzazioni, la concezione che i sindacati hanno dei lavoratori: nella foto “antica” ci sono italiani in carne ed ossa di qualche decennio fa’; in quella “attualizzata” sembra di stare al “Gay pride”…

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