COSCIO D’AGNELLO VELATO D’ARANCIA AL PEPE ROSA

Apriamo questa ricetta con 4 righe tratte da un brano musicale satirico dedicato a quegli animalisti dal “doppio binario” che si strappano i capelli se i figli di una tradizione alimentare millenaria perpetrano le gesta gastronomiche dei propri avi, e poi fanno i “relativisti” con chi macella i bovini senza stordimento (macellazione islamica Halal) o con quelle genti che inseriscono il migliore Amico dell’Uomo nella propria dieta:

“Per pasqua non ci vedi, ma poi tu te ne freghi se negli altri paesi i cani mandan giù; di agnelli la mattanza ostenti la lagnanza, ma ad ostriche e paranza non ci rinunci tu: schiuma schiuma, ecologista, col voto sempre a sinistra; dei suoi prati se ne infischia chi alle masse apre la pista!”

(da “Schiuma Su Sto Scroto, Progessista!” dei Deviate Damaen)

Un po’ volgare e provocatoria, forse, ma rende l’idea di quanta ipocrita retorica vi sia dietro il tormentone animalista che ogni santa Pasqua, puntualmente, si abbatte su chi vuole mangiarsi in santa pace il suo bravo agnello, né più né meno di come altri il giorno prima si sono pappati il loro bel sushi o il giorno dopo si papperanno il loro bravo kebab (a proposito, guardatevi questo video    https://www.youtube.com/watch?v=HxVOkH4WDig  ).

Insomma, chissà perché quando si tratta di dare addosso alle tradizioni nostrane si sfodera l’etica animalista, mentre quando c’è da difenderle si cagano tutti in mano!

Quindi, bando alle ciance retoriche e parliamo di qualità: l’agnello per questa ricetta ce lo siamo andati a prendere in ciociaria (ad un pugno di chilometri dalla capitale), dove, scorgendo pascolare greggi a vista tutto l’anno, sarà più che logico contare sulla genuinità e tracciabilità del prodotto: a chi gli agnelli li alleva nello stesso luogo in cui vive e, soprattutto li dà da mangiare ai propri figli, non converrebbe comunque rifilarcene uno rumeno o men che mai cinese, considerando quanto gli costerebbe farselo venire da fuori e conservarlo; ecco perchè non dovremmo mai smettere di essere il popolo di antica e gloriosa tradizione georgica che siamo.

C’è poco da fare: l’autosufficienza alimentare è insopprimibile fonte di libertà e benessere.

Portatolo a casa il sabato santo, lo abbiamo cucinato la mattina stessa di Pasqua seguendo questa semplice ricetta sandonatese, e il complimento più bello è arrivato da un nostro ospite ultraottantenne che al primo boccone ha esclamato: “questo sapore mi riporta indietro di almeno trent’anni: mi ero completamente scordato di quanto potesse esser buono l’abbacchio al forno con le patate!”

E queste sono soddisfazioni: regalare emozioni e suggestioni identitarie.

Prendiamo l’agnello e lo cuociamo a pezzo unico in una teglia ben oliata e cosparsa con un trito di aglio, rosmarino, Agnello al pepe rosa dvracrvxianotimo e pepe rosa.

Una volta posizionatolo in teglia con le patate, con un po’ dello stesso trito lo cospargiamo anche sopra, infornandolo a 180° per un’ora abbondante. Dopo mezzora lo inumidiamo con una bagna fatta di succo d’arancia, vino e un goccio di miele.

Girato 2-3 volte durante la cottura, dopo un’oretta è senz’altro giusto, senza essersi asciugato troppo, ma ancora qualche minuto in forno, prima di servirlo ben caldo, non guasterà.

W la pastorizia (e abbasso l’ipocrisia!)

TESS LA PESCH & HELMUT LEFTBUSTER      Aristocrazia Dvracrvxiana –

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