Archive for luglio 2014

LE FOTO DEI BAMBINI MARTORIATI, ANZICHE’ SENSIBILIZZARE GLI ANIMI, NE ALZANO LA SOGLIA DI RIPUDIO DELL’ORRORE

luglio 22, 2014

Quando Dante, nel canto XXVIII dell’Inferno ci descrive la pena dei seminatori di discordie col ventre squartato e gli LE FOTO DEI BAMBINI SQUARTATIintestini che escono di fuori, lo fa per sconvolgere, per turbare gli animi degli uomini del suo tempo; eppure un simile spettacolo non doveva essere inconsueto alla quotidianità medievale tanto da poterlo usare come allegoria infernale.

Questo ci dice che il ripudio dell’orrore e della bruttezza è sempre stato qualcosa di connaturato all’animo occidentale, la cui coscienza collettiva (etica ed estetica) ha inteso circoscrivere determinate brutalità a contesti pittorici e letterari “di fascia protetta”.

Tuttavia, inutile girarci attorno, questo dato non è lo stesso per tutte le civiltà del pianeta, a dimostrazione che le inclinazioni dell’animo umano non sono una variabile antropologica temporale, ma latitudinale.

Nel mondo islamico, ad esempio, mentre l’Alighieri in Italia scriveva la Divina Commedia, i popoli si “godevano” in diretta quelle stesse lapidazioni che oggi riprendono col cellulare schiamazzando, segno che il progresso tecnologico di una civiltà non coincide affatto con quello spirituale; anzi, con la globalizzazione, la tecnologia ha centuplicato la mediaticità più scadente, violenta e primitiva su scala mondiale, diffondendola ovunque e contagiando semmai in negativo anche le latitudini spiritualmente più evolute e quindi “delicate”.

Oggi, quando squartare un essere umano è per noi occidentali qualcosa di molto meno consueto di quanto non lo fosse all’epoca di Dante, paradossalmente siamo molto più abituati a vedere corpi straziati di quanto non lo fossimo allora, poiché con internet ci arrivano orrende immagini da altri mondi verso le quali, come società, non disponiamo dei dovuti schermi psicologici. Persino i Greci e i Romani, che certo in battaglia non accarezzavano i loro nemici, nelle istoriazioni belliche dei loro marmorei non hanno mai posto sanguinolenze e viltà, ma solo valore ed eroismo: eppure di sangue, budella e ossa rotte ne vedevano a iosa!

Oggi, invece, la testa spaccata di un bambino, che sino ad una ventina d’anni fa’ ci avrebbe devastato il sonno per mesi, è divenuta un  qualcosa di conscio, di usuale e di de-tabuizzato esattamente come nei luoghi ove tale scena, purtroppo, si concretizza tuttora, ad esempio i territori teatro del conflitto israelo-palestinese, i quali, né più né meno che come l’Occidente, hanno visto passare dominazione romana, crociate, occupazioni straniere, liberazioni sanguinarie, ma nulla è cambiato di una virgola dai tempi di Mosè, rispetto a casa nostra ove in soli 1000 anni si è andati dall’editto di Rotari, alla Magna Charta, alle Costituzioni democratiche (comunque basate sul Diritto romano), sino allo Statuto dei lavoratori.

Morale della favola: quelle immagini con cui si pensa, talvolta in buona fede, di sensibilizzare gli animi a quel male da cui si dovrebbe fuggire, non riescono a far altro che “normalizzare” ciò che noi occidentali sappiamo da sempre essere “anormale”: ebbene non facciamole girare come se fossero figurine, perché non hanno da insegnarci proprio nulla di buono, salvo imbarbarirci alla stregua dei loro autori.

 HELMUT LEFTBUSTER

L’ETIMO DI “PIETAS” E’ TUTT’ALTRO CHE PIETOSO – crestomazia dvracrvxiana –

luglio 18, 2014

Là dove la tracciabile sacralità del percorso etimologico di un vocabolo è, inquanto storicizzata, di natura scevra da ideologismi contingenti, la sua vulgata attualizzata può, paradossalmente, risultare contagiata da influenze culturali successive alla sua venuta in essere.

E’ il caso del concetto di “pietà”, oggi concepito in esclusiva chiave “pietista”, nel più totale disprezzo di quello che è stato il suo reale percorso filologico.

Ma che cos’era originariamente quel sentimento di “pietas” la cui evoluzione semantica è oggi ridotta ad un grottesco feticcio usato masochisticamente per conculcare la sfera della nostra appartenenza, immolandone ogni vigore ad un altruismo vuoto, ipocrita e anaffettivo?

<<Fondamento di tutte le virtù>>pietas 2

Cicerone, Pro Plancio, 29

<<La pietas è quell’attitudine che ci induce ad osservare il nostro dovere verso la patria, i genitori, e gli altri parenti di sangue>>.

Id., De Inventione, II, 66

<<Attraverso la pietas viene prestato ai parenti di sangue e alla patria un benevolo dovere e un fervido culto>>

De Inventione, 161

E l’interpretazione letterale che una lettura profana di questi testi suggerisce è ampiamente confermata dagli addetti ai lavori moderni, a riprova del fatto che il tempo non influisce sulla verità, cosa che fanno invece le distorsioni:

<<Se l’aspetto più propriamente affettivo [di queste definizioni] non è tralasciato, ad essere enfatizzate da Cicerone sono però le connotazioni del dovere e della dissimetria tra agente e destinatario della pietas, quest’ultimo collocato di norma in una posizione sovraordinata>>. (Il Mito di Enea, Il Figlio di Anchise e Venere, di Bettini-Lentano, ed.Einaudi).

E ancora, Lucano:

<<Duae sunt praecipuae Romanae virtutes, militaris virtus et pietas>> (Lucano, Bellum civile, I, v.II.)

Properzio:

<<Quantum ferro tantum pietate potentes stamus>> e cioè: la nostra potenza si fonda in pari misura sulle armi e sulla pietas. (Properzio, Elegiae, III, 22, vv 21-22)

Infine, anche in Dante, padre di tutti noi italiani, nel canto di Ulisse, il termine “pietas” viene riferito a quell’inestricabile groviglio affettivo fatto di amore filiale e rispetto reverenziale che in epoca classica come in epoca medievale (e quindi cristiana) il sangue della discendenza nutriva per il sangue dell’ascendenza; ascendenza che, a sua volta, mai si esimeva dal ricambiare tale cura filiale con l’amorevolezza paterna, al punto dall’averne lasciato tracce precise nella branca umanistica più catalogativa dello scibile umano, quella giuridica: la “cura del buon padre di famiglia” è una citazione tipica di formule del diritto che implicano quel buon senso ed quella responsabilità verso la cura della Cosa Pubblica, “familiarizzata” su base di sangue, che si fanno dogma proprio a cagione della loro irrinunciabilità morale.

Lo stesso aggettivo “pius”, apposto fra gli altri nomi propri a titolo di onorificenza da imperatori e santi, indica tale “devozione ai padri”, devozione declinabile in chiave pagana o cristiana senza differenze abissali.

Allora, in forza di queste verità filologiche, prima di essere pietosi con qualche sconosciuto, sarebbe il caso essere pietasreverenti e riconoscenti anzitutto verso coloro dei quali possediamo il medesimo sangue; quel sangue che non a caso, su tante targhe marmoree esposte in pubbliche piazze, viene definito “sangue patrio”.

G.dX (Aristocrazia Dvracrvxiana & Deviate Damaen)

ENNESIMA BECERATA MONDIALISTA: L’OPINABILITA’ DEL COGNOME

luglio 16, 2014

Questi non fanno niente per niente; ma hanno l’indubbia capacità di saper manomettere tutto agitando fantasmi ancora papabili di credibilità all’interno del mondo progressista, come femminismo ed egalitarismo: in realtà mirando a ben altro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/14/proposta-di-legge-sul-doppio-cognome-siamo-anche-di-madre/1060461/

Da tifosi della Tradizione, quindi paradossalmente da rivoluzionari, data l’egemonia del conformismo imperante, schieriamo almeno tre argomenti a demolire questa pagliacciata tutt’affatto paciosa:

Il primo è che ciò che è durato per tremila anni senza aver fatto danni evidenti, contiene senz’altro maggiore buon senso di ciò che vorrebbe scardinarlo in quattro e quattr’otto senza motivazioni supportate da vantaggi empirici dimostrabili. Infatti, tralasciando certi ideologismi femministi ammuffiti come tocchi di formaggio lasciati in frigo senza aver pagato la bolletta della luce, non è dimostrabile esser stata l’egemonia maschile ad aver prodotto la cultura di cui siamo permeati; semmai è stata la naturalità dello sviluppo di tale cultura ad aver conferito al maschio un’egemonia organizzativa che nei millenni si è declinata in norme e consuetudini.

Un esempio? La regola grammaticale per cui basta un uomo fra mille donne a rendere maschile una qualsiasi declinazione plurale dei soggetti in questione; e si sa che la lingua è la massima e più fedele espressione dell’ontologia umana. Che cosa faranno, per sanare tale piaga immonda, aboliranno la lingua italiana? Ebbene, li aspetteremo al varco con Dante e Virgilio…

Il secondo argomento è di tipo logico: non esistono anfratti naturali e quindi sociali che non godano di un ordine gerarchico: le leggi, gli apparati pubblici, anche nelle democrazie più evolute, necessitano di ordine e di organizzazione; e dove finiscono ordine e organizzazione, se la più ancestrale e “battesimale” delle investiture giuridiche umane, l’assegnazione del nome alla nascita, viene lasciata discrezionale e appaltata ad accordi fra i coniugi che scateneranno inevitabilmente ripicche, prepotenze e faide familiari come sempre accade quando il Diritto rinunzia a disciplinare il funzionamento di una pluralità di individui?

Il terzo argomento prende invece le mosse dal sospetto movente ideologico che, a nostro avviso, anima quest’ennesima picconata alla Tradizione occidentale, sia cristiana che pagana.

In una società nella quale i matrimoni misti si avviano ad essere numerosi a tal punto da aprire il dibattito a questioni come quella della poligamia (ne aveva parlato persino l’ex ministro dell’Integrazione), nel momento in cui un italiano decide di sposare una straniera, statisticamente, quale delle due culture pensate prevarrà all’interno della coppia e della successiva famiglia? Quesito che sarebbe addirittura inutile porsi nel caso in cui fosse uno straniero a sposare un’italiana, caso nel quale il cognome trasmesso sarebbe senz’altro quello straniero.

Quindi, anche solo facendo un approssimativo “conto della serva”, l’aprire alla trasmissibilità del cognome per linea ENNESIMA BECERATAfemminile aumenterebbe almeno del 50% l’ipotesi di trasmissibilità di nomi stranieri nelle coppie miste, con le prevedibili ripercussioni culturali, giuridiche e sociali che ne scaturirebbero.

Questa follia collettiva di dover stravolgere tutto su tutti i piani e i livelli contemporaneamente ed in tutta fretta, inizia a puzzare ben più del formaggio andato a male di cui sopra.

 HELMUT LEFTBUSTER

STORICA GELATERIA ROMANA PASSA AI COREANI: ECCO COME LA SINISTRA SOSTIENE L’ITALIANITA’

luglio 12, 2014

Il gelato è l’alimento più consumato durante tutto l’anno. Quindi una gelateria, soprattutto se storica, non è solo un bagaglio culturale e qualitativo da tutelare, ma è un’attività imprenditoriale delle più sicure: ipotizzabile, dunque, che nessun italiano si sia fatto avanti per rilevare la nota gelateria romana? Anzi, rigiriamo la domanda: è plausibile che un popolo che non riesce a rilevare una gelateria possa essere ancora considerato abbastanza ricco da sentirsi obbligato a soccorrere i cosiddetti “poveri del mondo”?

 http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/fassi_gelato_coreani_haitai/787523.shtml

Ora, non esiste politico di destra e di sinistra che non dichiari in campagna elettorale di voler sostenere l’italianità e la competitività del prodotto nazionale; eppure la gelateria Fassi, a Roma, come tanto altro orgoglio nazionale, è stata ceduta a dei coreani, che, come latitudine insegna, occhio e croce di gelato dovrebbero capire ben poco.

In tutto questo si piange il cadavere che si è assassinato, ad iniziare dalla stampa, soprattutto di sinistra che di pianti del coccodrillo è maestra.

Se gli italiani contassero di più nel proprio paese, forse il baricentro del loro giudizio conterebbe maggiormente anche sul calcolo delle aspettative di un progetto imprenditoriale; ma poiché in questa orrenda fase storica essi contano pochissimo, il loro apporto alla tenuta qualitativa di una conduzione straniera in casa loro è irrilevante, dato che ci penseranno gli stranieri, oramai maggioritari a Roma come in tutte le grandi città, ad apprezzare il gelato del nuovo Fassi coreano soffiatoci da sotto il naso, i cui aspetti qualitativi e specifici si limiteranno ad accontentare una pletora fruitrice anonima e senza grandi pretese come quella massificata esistente in ogni grande metropoli di questo bel “nuovo mondo globalizzato”.

Certo, chi scrive, piuttosto che andare a foraggiare i propri colonizzatori, si comprerà una bella gelatiera, uova, latte e panna storica gelaterianostrani, frutta chilometro zero, e olio di gomito per restare giovani..e italiani. Libertà, qualità e benessere vanno sudati!

HELMUT LEFTBUSTER

MENESTRELLI RADICAL-CHIC APPANZATI E ATTACCABRIGHE

luglio 10, 2014

Certi “fattacci” sono troppo libidinosi per non intrigare il nostro polemismo, e comunque la dicono lunga su chi oggi detenga potere, spazi mediatici e finanziamenti editoriali nonostante la finta aria da morto di fame con cui si pitta il volto la mattina.

Chi sono gli artisti di fama nell’Italia figlia del ’68? Quelli cosiddetti “impegnati”, sguardi sofferenti, barbe incolte, sospetto disamore verso la saponetta (come se lavarsi pregiudicasse la creatività), insomma..quel tipo di gente lì.

Le menzioni sarebbero molte, ma gli onori della cronaca di questi giorni ci propongono tal “Mannarino”, dal profilo fb del quale possiamo leggere:

“Da stornellatore moderno e cantautore metropolitano Mannarino compone musiche di confine, eclettiche e contaminate, ispirate ai suoni ed ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico Modugno va a braccetto con Cesaria Evora. Nei suoi testi, macchiati dai forti toni del surrealismo, si vivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elmenti di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi.

Ora, ammesso (e non concesso..dal momento che non ci sono più per chiederlo loro) che a Gabriella Ferri vada di passeggiare con uno svociato che non si è mai capito che cazzo di musica faccia, e a Domenico Modugno vada di andare a braccetto con una cantante che si faceva notare solo perché si presentava scalza sul palco, la forzatura di tali contaminazioni ha il solito sapore ideologico stantio come i biscotti di scena di una lunga tournè.

 

Il compositore della sigla di apertura di Ballarò (Mannarino, appunto..per chi non lo sapesse) si è fatto recentemente notare per aver fatto quel po’ di casino tipico dei figli di papà come lui, gente che certo non viene arrestata per ardori idealistici o eccessi stilistici…

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_giugno_19/movida-pugni-arrestato-mannarino-9452539e-f7b3-11e3-8b47-5fd177f63c37.shtml

A quanto pare ci sono alcol e bagordi alla base di tutto, altro che “hasta la vista, companeros!” I grandi ideali per cui un tempo gli artisti scomodi ai regimi finivano nelle segrete dei commisariati sono belli che andati!

Insomma, i soliti fantocci milionari a cui basta una bombetta in testa, l’aria trasandata, e qualche vocabolo afrocubano in bocca per monopolizzare stadi, teatri e spazi all’aperto.

Oppure mercenari come questo rapper, che, in presenza di scarso pubblico, ha rinunciato schifato ad esibirsi nonostante una location di prestigio che altri artisti avrebbero onorato per la sola bellezza del luogo…

http://www.rockit.it/marracash-villa-ada-flop-concerto-vuoto

Bei tempi quelli in cui ci si assatanava per riuscire a registrare un frusciante demo-tape e ci si spaccava le rotule per poter suonare davanti a 4 gatti, 2 dei quali erano amici. Roba da metallari veri, fieri e..immortali.

G.dX & Helmut Leftbuster

(Aristocrazia Dvracrvxiana & Deviate Damaen)

ESSENDO IL RAZZISTA UN CRIMINALE, DARE DEL “RAZZISTA” DEVE ESSERE UN CRIMINE

luglio 7, 2014

Come sappiamo, dal ‘93 esiste una legge (tuttora avversata in punto di diritto da alcuni costituzionalisti) che pone una limitazione alla libertà di espressione nel momento in cui essa si rende foriera di non meglio identificati contenuti “razzisti”. Ebbene, giusta o sbagliata che sia, tale legge c’è e va rispettata; pertanto, essa vigente, colui che è razzista è un reo, un criminale, insomma vive uno status personale decisamente infamante sul piano dell’onorabilità della persona, onorabilità anch’essa tutelata dal legislatore.

E allora come non considerare un’accusa di razzismo un’infamia a carico di colui verso il quale essa è rivolta gratuitamente? Quindi, nel caso in cui venga accertata l‘infondatezza di tale insulto, dovrà potersi configurare il reato di ingiuria o di calunnia, a seconda che il destinatario sia presente o meno quando l‘insulto viene lanciato.

http://www.anconatoday.it/cronaca/processo-donna-siete-come-berlusconi-carabinieri-falconara-2014.html

Secondo tale logica, dunque, il caso di questa gentildonna avrebbe addirittura un triplice rilievo criminale: anzitutto verso l’istituzione pubblica dei Carabinieri; poi nei riguardi dei singoli carabinieri operanti, ed infine verso il cittadino Berlusconi, ingiuriato indirettamente attraverso l’ardito (e un po’ idiota) parallelismo invocato.

E’ ora di finirla con le interpretazioni del Diritto piegate al politicamente corretto: starnazzare del “razzista” a SE IL RAZZISTA E' UN CRIMINALEqualcuno è spesso un modo subdolo e insulso di “gridare all’untore” per screditarne l’operato o gli argomenti di qualcuno senza confrontarvisi ad armi pari e civilmente; pertanto, chi insulta e rompe le scatole per “divertissement“..è giusto che paghi.

HELMUT LEFTBUSTER

“L’ARRIVO DI WANG”: FINALMENTE UN FILM DOVE I PRESUNTI BUONI SI RIVELANO I CATTIVI

luglio 6, 2014

Fantascienza italiana politicamente scorretta fino al midollo..e fino all’ultimo fotogramma.

Una visione primordiale dei concetti di “diffidenza”, “paura”, e “prelazione della propria sicurezza rispetto ad un’incauta generosità” che mira a sorprendere lo spettatore ben sapendo quanto costui sia invece mediamente traviato da una concettualità rovesciata di tutto ciò.

La trama è solo apparentemente banale: un’interprete di lingua cinese (di quelle frecchettone senza speranza a partire dal nome, “Gaia”) viene ingaggiata con modalità sospette da figuri presumibilmente governativi per effettuare la traduzione simultanea dell’interrogatorio di un certo misterioso signor Wang. Portata sul luogo dell’interrogatorio bendata, trattandosi di una questione di Stato, alla giovane donna si presenta subito una situazione piuttosto drammatica, ma soprattutto fuori da ogni prevedibilità razionale.

Dal momento che il film merita davvero d’esser visto (lo trovate su Rai 4 replay, o in dvd), preferiamo non andare L'Arrivo di Wangoltre nella trama e ci limitiamo alla garanzia che si tratti di una martellata sui coglioni a tutti i luoghi comuni buonistici a favore dell’accoglienza e a sfavore della naturale predisposizione umana a diffidare dell’ “altro”, non privando lo spettatore di un solo istante di tensione, per un finale che mette a dura prova le pulsioni del “pregiudizio verso il pregiudizio nei riguardi della diversità”.

Il tema del nome cinese del protagonista, sapientemente usato per depistare chi guarda, porta comunque a riflettere sugli aspetti nefasti della globalizzazione (altra martellata), ed ogni citazione iconografica usata dimostra quanto ben chiaro ai registi (i Manetti bros) sia il fumettistico impianto ideologico di certo sinistrume nostrano. Onore dunque a chi, pur senza essere necessariamente dall’altra parte (sono registi notoriamente liberi e apolitici), ha il coraggio di spiazzare le omologate tifoserie cinefile intellettualoidi e sessantottine con un film di cui, non a caso, non si è parlato molto e le cui recensioni sono per lo più freddine o “sciocchine”.

http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/larrivodiwang.asp

Assolutamente imperdibile per chi desideri disporre nella propria cineteca di un’ulteriore testimonianza creativa atta a certificare che “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”.

HELMUT LEFTBUSTER

I GRANDI VOLTI DEL GOTICO CINEMATOGRAFICO NON RINASCERANNO, SE NE LASCEREMO MORIRE GENERAZIONALMENTE LA FISIOGNOMICA

luglio 5, 2014

Barbara Steele, Betty Davis, Anita Pallenberg, le gotiche “femme fatale” che hanno vivificato le suggestioni estetiche barbara steelefemminili di un inconscio collettivo partorito dalla stratificazione di 3000 anni di “mythos” occidentale, sono dei cimeli tuttora splendidi, ma destinati ad invecchiare come ogni cosa in natura.

In epoca classica si chiamavano Medusa, Medea, Menade; in epoca medievale erano fate, streghe, donne demoniache votate ad una seduzione misterica ed un po’ tetra secondo canoni di bellezza che miscelavano la morbida sensualità mediterranea fatta di carni candide e lunghi capelli neri, ai lineamenti aguzzi e taglienti propri delle iconografie gotiche di derivazione nordica. Avvenenze femminili dal fascino tipicamente occidentale, ammaliatrici spesso sabbatiche ad uso e consumo della componente più mefistofelica dell’animo umano.

Insomma, l’attrice afroamericana Woopy Goldberg è perfetta per “Sister Act”, ma mai avrebbe potBarbara 2uto recitare la goticissima parte di una Barbara Steele nel classico “Il Pozzo e il Pendolo”, o nel meno conosciuto “5 tombe per un Medium”; né avrebbe potuto interpretare il diabolico ruolo di una Anita Pallenberg nel sexy-masterpiece “Barbarella”: e non certo per carenza di capacità attoriali, ma per le sue precise caratteristiche fisiognomiche infungibili su quei ruoli.

Ora, come coniugare la ben nota propaganda “meltingpottista” con l’esigenza di mantenere un serbatoio di fisiognomiche “gotiche” indispensabile a far sopravvivere quello specifico comparto espressivo, oramai in minoranza globale?

Angela Lansbury, nella parte dell’arcigna ed insinuante Jessica Fletcher, era perfetta perché aveva le fattezze di Anita pallenbergAngela Lansbury; come potrà la “nuova” Jessica Fletcher far scaturire nello spettatore europeo quelle medesime inquietudini gialliste attraverso le paciose rotondità afroamericane della nuova interprete della “Signora in Giallo”?

 http://www.qelsi.it/2013/hanno-fatto-la-lampada-pure-alla-signora-fletcher/

Ogni civiltà partorisce iconografie a propria immagine e somiglianza che un giorno rimarranno il vivifico testimone che ne tramanderà i caratteri. Se questa catena naturale s’interrompe, con la morte biologica di tali icone morirà anche l’intera civiltà che le ha partorite. Insomma, anche dal punto di vista filmico, morirà l’Occidente così come noi lo conosciamo.

Amanti o meno del cinema gotico che siate, non sarebbe un peccato per tutti?!barbara 3

HELMUT LEFTBUSTER & G.dX (Aristocrazia Dvracrvxiana)

NEL MONDO, COME NON SI MANGIA TUTTI ALLO STESSO MODO, NEMMENO SI GUIDA ALLO STESSO MODO

luglio 1, 2014

Orrendi fatti di cronaca che tristemente vedono vittime dei bambini ci propongono un’incidenza statistica di nel mondo...colpevoli stranieri confermata da dati ufficiali.

http://www.autoblog.it/post/126675/aci-gli-incidenti-stradali-degli-immigrati-costano-42-miliardi-di-euro-allanno-servono-corsi-di-guida-sicura-obbligatori

Naturalmente tale rilievo scoperchia la solita pentola di fagioli dove chi rileva l’identità del pirata è additato come razzista, e chi non lo fa contribuisce colpevolmente a silenziare un fenomeno pericolosissimo, connivente certa stampa buonista che non si fa scrupoli a sbattere un “mostro” – ancora solo sospettato – in prima pagina, se è italiano (caso Yara Gambirasio), e trascura invece casi altrettanto gravi ove i colpevoli – accertati – siano stranieri.

https://it.notizie.yahoo.com/ravenna-bimbo-3-anni-ucciso-da-pirata-strada-163412011.html

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/bimbo_travolto_ucciso_strisce_rubiera/notizie/764966.shtml

Ora, qualsiasi persona di medio quoziente intellettivo e di altrettanta buona fede che abbia viaggiato un po’ o che sia capace di osservare con spirito critico documentari e servizi televisivi, avrà notato che nel mondo non si guida tutti allo stesso modo. E non solo per una questione di regole differenti o di educazioni differenti, ma per via di viabilità differenti, di fondi stradali differenti, di natura differente, di abitudini differenti, di densità di popolazione differenti.

Insomma in Kenya, molte strade sono di terra battuta; mentre in Islanda altrettante sono sterrate, ed è pieno di guadi. A Mosca sapranno guidare meglio sul ghiaccio che non a Caltanissetta, e a Pechino troveremo una densità di “attraversatori” che non sarà certo quella riscontrabile a Gubbio. A Sydney sulle provinciali bisognerà prestare attenzione ai canguri, a Bolzano agli stambecchi e a Frosinone alle vacche.
Insomma, viva la diversità: ma è così difficile delinearla senza che qualcuno pensi che la si voglia additare a “inferiorità”?

In Italia, ormai, fra comunitari ed extracomunitari, guidano un sacco di stranieri; non sempre sono provvisti di assicurazione in regola, e sicuramente guidano in modo diverso dal nostro. Occorrerebbe, perlomeno, una regolamentazione specifica ed opportune verifiche tecniche della compatibilità fra differenti abilitazioni alla guida.

Sarebbe il caso che chi giustifica l’immigrazione invocando la barbarie da cui fuggono i migranti, ragionasse sul fatto che, una volta qui, essi non si trasformeranno come per magia nei cittadini provetti che da secoli cerchiamo di far diventare i nostri figli (non sempre riuscendoci); al contrario, messi alla guida, essi continueranno a guidare esattamente come guidavano il giorno prima di sbarcare in Italia. Con la differenza che stavolta i pedoni saranno italiani.

HELMUT LEFTBUSTER