L’ETIMO DI “PIETAS” E’ TUTT’ALTRO CHE PIETOSO – crestomazia dvracrvxiana –

Là dove la tracciabile sacralità del percorso etimologico di un vocabolo è, inquanto storicizzata, di natura scevra da ideologismi contingenti, la sua vulgata attualizzata può, paradossalmente, risultare contagiata da influenze culturali successive alla sua venuta in essere.

E’ il caso del concetto di “pietà”, oggi concepito in esclusiva chiave “pietista”, nel più totale disprezzo di quello che è stato il suo reale percorso filologico.

Ma che cos’era originariamente quel sentimento di “pietas” la cui evoluzione semantica è oggi ridotta ad un grottesco feticcio usato masochisticamente per conculcare la sfera della nostra appartenenza, immolandone ogni vigore ad un altruismo vuoto, ipocrita e anaffettivo?

<<Fondamento di tutte le virtù>>pietas 2

Cicerone, Pro Plancio, 29

<<La pietas è quell’attitudine che ci induce ad osservare il nostro dovere verso la patria, i genitori, e gli altri parenti di sangue>>.

Id., De Inventione, II, 66

<<Attraverso la pietas viene prestato ai parenti di sangue e alla patria un benevolo dovere e un fervido culto>>

De Inventione, 161

E l’interpretazione letterale che una lettura profana di questi testi suggerisce è ampiamente confermata dagli addetti ai lavori moderni, a riprova del fatto che il tempo non influisce sulla verità, cosa che fanno invece le distorsioni:

<<Se l’aspetto più propriamente affettivo [di queste definizioni] non è tralasciato, ad essere enfatizzate da Cicerone sono però le connotazioni del dovere e della dissimetria tra agente e destinatario della pietas, quest’ultimo collocato di norma in una posizione sovraordinata>>. (Il Mito di Enea, Il Figlio di Anchise e Venere, di Bettini-Lentano, ed.Einaudi).

E ancora, Lucano:

<<Duae sunt praecipuae Romanae virtutes, militaris virtus et pietas>> (Lucano, Bellum civile, I, v.II.)

Properzio:

<<Quantum ferro tantum pietate potentes stamus>> e cioè: la nostra potenza si fonda in pari misura sulle armi e sulla pietas. (Properzio, Elegiae, III, 22, vv 21-22)

Infine, anche in Dante, padre di tutti noi italiani, nel canto di Ulisse, il termine “pietas” viene riferito a quell’inestricabile groviglio affettivo fatto di amore filiale e rispetto reverenziale che in epoca classica come in epoca medievale (e quindi cristiana) il sangue della discendenza nutriva per il sangue dell’ascendenza; ascendenza che, a sua volta, mai si esimeva dal ricambiare tale cura filiale con l’amorevolezza paterna, al punto dall’averne lasciato tracce precise nella branca umanistica più catalogativa dello scibile umano, quella giuridica: la “cura del buon padre di famiglia” è una citazione tipica di formule del diritto che implicano quel buon senso ed quella responsabilità verso la cura della Cosa Pubblica, “familiarizzata” su base di sangue, che si fanno dogma proprio a cagione della loro irrinunciabilità morale.

Lo stesso aggettivo “pius”, apposto fra gli altri nomi propri a titolo di onorificenza da imperatori e santi, indica tale “devozione ai padri”, devozione declinabile in chiave pagana o cristiana senza differenze abissali.

Allora, in forza di queste verità filologiche, prima di essere pietosi con qualche sconosciuto, sarebbe il caso essere pietasreverenti e riconoscenti anzitutto verso coloro dei quali possediamo il medesimo sangue; quel sangue che non a caso, su tante targhe marmoree esposte in pubbliche piazze, viene definito “sangue patrio”.

G.dX (Aristocrazia Dvracrvxiana & Deviate Damaen)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: