LE FOTO DEI BAMBINI MARTORIATI, ANZICHE’ SENSIBILIZZARE GLI ANIMI, NE ALZANO LA SOGLIA DI RIPUDIO DELL’ORRORE

Quando Dante, nel canto XXVIII dell’Inferno ci descrive la pena dei seminatori di discordie col ventre squartato e gli LE FOTO DEI BAMBINI SQUARTATIintestini che escono di fuori, lo fa per sconvolgere, per turbare gli animi degli uomini del suo tempo; eppure un simile spettacolo non doveva essere inconsueto alla quotidianità medievale tanto da poterlo usare come allegoria infernale.

Questo ci dice che il ripudio dell’orrore e della bruttezza è sempre stato qualcosa di connaturato all’animo occidentale, la cui coscienza collettiva (etica ed estetica) ha inteso circoscrivere determinate brutalità a contesti pittorici e letterari “di fascia protetta”.

Tuttavia, inutile girarci attorno, questo dato non è lo stesso per tutte le civiltà del pianeta, a dimostrazione che le inclinazioni dell’animo umano non sono una variabile antropologica temporale, ma latitudinale.

Nel mondo islamico, ad esempio, mentre l’Alighieri in Italia scriveva la Divina Commedia, i popoli si “godevano” in diretta quelle stesse lapidazioni che oggi riprendono col cellulare schiamazzando, segno che il progresso tecnologico di una civiltà non coincide affatto con quello spirituale; anzi, con la globalizzazione, la tecnologia ha centuplicato la mediaticità più scadente, violenta e primitiva su scala mondiale, diffondendola ovunque e contagiando semmai in negativo anche le latitudini spiritualmente più evolute e quindi “delicate”.

Oggi, quando squartare un essere umano è per noi occidentali qualcosa di molto meno consueto di quanto non lo fosse all’epoca di Dante, paradossalmente siamo molto più abituati a vedere corpi straziati di quanto non lo fossimo allora, poiché con internet ci arrivano orrende immagini da altri mondi verso le quali, come società, non disponiamo dei dovuti schermi psicologici. Persino i Greci e i Romani, che certo in battaglia non accarezzavano i loro nemici, nelle istoriazioni belliche dei loro marmorei non hanno mai posto sanguinolenze e viltà, ma solo valore ed eroismo: eppure di sangue, budella e ossa rotte ne vedevano a iosa!

Oggi, invece, la testa spaccata di un bambino, che sino ad una ventina d’anni fa’ ci avrebbe devastato il sonno per mesi, è divenuta un  qualcosa di conscio, di usuale e di de-tabuizzato esattamente come nei luoghi ove tale scena, purtroppo, si concretizza tuttora, ad esempio i territori teatro del conflitto israelo-palestinese, i quali, né più né meno che come l’Occidente, hanno visto passare dominazione romana, crociate, occupazioni straniere, liberazioni sanguinarie, ma nulla è cambiato di una virgola dai tempi di Mosè, rispetto a casa nostra ove in soli 1000 anni si è andati dall’editto di Rotari, alla Magna Charta, alle Costituzioni democratiche (comunque basate sul Diritto romano), sino allo Statuto dei lavoratori.

Morale della favola: quelle immagini con cui si pensa, talvolta in buona fede, di sensibilizzare gli animi a quel male da cui si dovrebbe fuggire, non riescono a far altro che “normalizzare” ciò che noi occidentali sappiamo da sempre essere “anormale”: ebbene non facciamole girare come se fossero figurine, perché non hanno da insegnarci proprio nulla di buono, salvo imbarbarirci alla stregua dei loro autori.

 HELMUT LEFTBUSTER

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