MONDIALISTI OSTILI ALL’INSEGNAMENTO CLASSICO COME I BATTERI LO SONO ALL’ANTIBIOTICO

E’ divenuto troppo facile, oramai, scrivere di critica sociale. Il fronte disfattista (quello che Ida Magli chiama nei suoi scritti “Laboratorio per la Distruzione”) sta schierando in maniera talmente evidente e palese le proprie intenzioni, da non darci più nemmeno il gusto di sgamarle fra le righe.

Vogliono demolire il liceo classico; tradotto: vogliono abolire il compendio di quei 3000 anni di civiltà grecoromana dei quali gli studenti attuali e futuri dovrebbero essere eredi e becchini contemporaneamente.

Il liceo classico così concepito fu una postulazione del grande filosofo contemporaneo Giovanni Gentile, e senz’altro questa risulta esserne una delle tare genetiche più indigeste ai peli del culo degli odiatori dell’Appartenenza.

Esso nasce quindi in un contesto storico di dichiarato culto per l’Antichità e la Tradizione occidentale, contesto altresì rivoluzionario nel suo volervi includere ogni strato sociale di popolazione i cui virgulti avessero inclinazione per le discipline umanistiche e le lettere. Insomma, qualcosa di molto distante da quel radical-chicchismo dei nostri giorni che predica fratellanza universale e poi manda i propri figli alle scuole private affinché non si mischino con quel volgo di pasoliniana memoria che a sinistra non è mai piaciuto.

Chi ha fatto il liceo classico sino agli anni ‘90 ben ricorderà quanto esso sia sempre stato  considerato l’apice della possibile riscossa culturale di ogni figlio di operaio che volesse investire le proprie energie intellettuali in una sana emancipazione culturale. Ora, in meno d’una legislatura, pretenderebbero di rimangiarsi tutto e, soprattutto, di farci vomitare tutto ciò che siamo.

Ma andiamo con ordine: già notammo, tempo addietro, questo articolo de “la Repubblica” inerente i problemi della scuola letti con una rassegnazione sospetta:

http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/31/news/addio_cultura_umanista_per_i_ragazzi_non_ha_senso-

<<Addio cultura umanista: per i ragazzi non ha senso: “Noi insegnanti parliamo di autori e temi che ai giovani sembrano polverosi e malinconici”.  

Non è detto che questo dichiarato disinteresse per la tradizione sia una pura sciagura. Il mondo cambia di continuo, a volte lentamente, per passaggi quasi impercettibili, a volte in modo brusco, in una sola stagione, in un minuto. I nostri ragazzi leggono altri libri, ascoltano altra musica, amano e odiano in un altro modo, ragionano seguendo strade invisibili, e noi adulti non dobbiamo solo rimproverarli perché non conoscono Cechov o Debussy, Pasolini o Bob Dylan. Dobbiamo invece assolutamente capire dove stanno andando, perché ci salutano senza nemmeno voltarsi, perché non si fidano più della nostra cultura. Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l’urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei>>.

Vorrebbero dunque farci credere che questa improvvisa refrattarietà al mondo classico da parte delle nuove leve sia una sorta di “epidemia giovanile” venuta fuori dal nulla? O piuttosto stanno raccogliendo i frutti di decenni di ben seminato lassismo e nichilismo identitario lasciandoli come unico nutrimento possibile dopo aver ridotto la società alla miseria intellettuale?!

I “distruttori” sanno benissimo che interrompere il circuito mnemonico dei giovani col passato comporta dei rischi, ad iniziare da quello che qualcuno di essi s’accorga del tentativo, e sia indotto per naturale reazione alla curiosità “archeologica” di scovare che cosa ci fosse “prima”. Quindi devono fare presto a distruggere tutti quei dati che possano fungere da prova; è una guerra contro il tempo combattuta a suon di leggi liberticide che sfruttino la naturale insofferenza dei giovani allo studio: insofferenza che un tempo si combatteva con favole nelle quali i “ciuchini”, una volta cresciute loro le orecchie da somaro, venivano fatti schiavi di loschi mercanti; mentre ora, anziché combatterla, la si asseconda proprio al fine di tramutare tutti in somari.

http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11644438/La-Francia-lancia-l-idea-abolizione.html

Certo sarà più facile senza Greco antico raccontare balle sulla provenienza della nostra lingua; senza Storia antica far credere che Spartani e Persiani si incontrassero per giocare a dadi e non per contendersi dello spazio vitale così come i popoli hanno sempre fatto; o senza Storia romana raccontare che gli acquedotti sono stati progettati dagli Arabi; o senza Dante raccontare che “Aquila” e “Croce” sono due grandezze dicotomiche.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/12/28/ettore-cozzani-e-luigi-valli-la-scorrettezza-politica-di-dante-monografia-dvracrvxiana/

Cancellare il liceo classico significa interrompere il rapporto etimologico fra un linguaggio e i suoi fruitori, cosicché divenga più semplice sostituire le parole o distorcene il senso senza che qualcuno possa lamentarsene.

Significa lasciare che diventino medici individui sradicati che han trascorso l’adolescenza a giocare con l’i-pad senza nemmeno sognarsi chi mai sia stato Ippocrate; o lasciare che divengano giudici, prefetti e poliziotti giovanotti ben più gravidi di rancore sociale che non di brocardi latini, cioè la base semantica delle leggi che tali servitori dello Stato andrebbero un bel giorno ad applicare.

Togliendo il liceo classico vogliono infliggere il colpo di grazia alla consapevolezza di ciò che siamo e del come lo siamo diventati, mentre la lingua inglese sempre più si sostituisce al’Italiano

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/14_luglio_31/a-giugno-maturita-inglese-materia-sara-insegnata-lingua-1853780c-18ee-11e4-a9c7-0cafd9bb784c.shtml

 Ma dovranno faticare per riuscire a farci fessi..e soprattutto smemorati!OLYMPUS DIGITAL CAMERA

HELMUT LEFTBUSTER

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