Archive for settembre 2014

“MINORANZE” ASSECONDATE, PREPOTENZE ASSICURATE

settembre 25, 2014

Ci hanno imbottito gli zebedei coi tormentoni sulle minoranze. Ma nessuno ci ha mai detto che quando un popolo rinuncia alle più elementari prerogative identitarie, il concetto di minoranza diviene una “variabile indipendente” capace di modificare radicalmente anche quei principi democratici che una grande civiltà come la nostra dava per acquisiti e considerava immutabili. Sino, poi, a discriminare noi stessi con privilegi barbarici ed, ipso facto, incostituzionali, elargiti a sedicenti “minoranze” messe all’ingrasso di vantaggi e diritti nell’illusorio presupposto che prima o poi esse se ne considerino sazie.

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11688939/Legnano-parcheggi–riservati–solo.html

Pensiamo solo per un istante al gallinaio che i “companeros” avrebbero armato se questi parcheggi fossero stati riservati ai partecipanti di una messa pasquale!

O vogliam forse parlare di chi, in nome del “rispetto delle minoranze”, oltraggia il luogo per eccellenza depositario di foscoliane memorie, progettando di privarlo dell’icona più tipica della spiritualità occidentale?

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/crotone-rimossa-croce-cimitero-non-turbare-i-fedeli-altre-1054643.html

Ne deriva che, rispondendo ad assurde pretese con altrettante assurde concessioni, s’indebolisce esponenzialmente il tenore del rigore giuridico che regola il mantenimento della legalità: e quindi chi viaggia a sbafo sui mezzi pubblici pagati dalle nostre tasse (che lievitano così di giorno in giorno) rimane intoccabile in forza del supporto numerico fornitogli da chi parteggia per lui a scapito dei pochi tutori dell’Ordine messi in campo.

http://www.torinotoday.it/cronaca/carabinieri-via-carmagnola-corso-giulio-cesare.html

O, ancora, conducenti di mezzi pubblici (donne, nella fattispecie in articolo) vengono assaltati da decine di clandestini inferociti da null’altro che brutalità gratuita come accadeva ai tempi del brigantaggio e delle diligenze.

http://www.ilgiornale.it/news/roma-autista-aggredita-sul-bus-apri-o-ti-ammazziamo-1053683.html

Del resto, il riservare eccezioni, privilegi, esimenti in chiave ideologica è di tutta evidenza operazione frutto non di giustizia, ma MINORANZE ASSECONDATEdi tirannia del pensiero. Se così non fosse,  queste femministe, da sempre avide di giustizialismo anti-maschile, innanzi al massacro di tre povere suore da parte di estremisti islamici, non perderebbero tempo a smentire il disumano aggravio della violenza sessuale che, secondo la cronaca più accreditata, avrebbe preceduto la blasfema mattanza.

http://www.unavoceperledonne.it/2014/09/10/orrore-in-burundi-le-saveriane-smentiscono-nessuna-violenza-sessuale/

Aver perso completamente il senno ci farà perdere prima o poi anche il nostro trimillenario senso di giustizia; e con esso il delicato equilibrio della legalità.

HELMUT LEFTBUSTER

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IL MATERIALISMO POST-ILLUMINISTA E’ DEMOLIZIONE DI SPIRITUALITA’ TANTO CRISTIANA QUANTO PAGANA

settembre 15, 2014

Lo Spirito, il Credo, il Trascendente, il Mito: per noi occidentali sono l’ininterrotta stratificazione del sogno, dell’ideale umano (lo si voglia chiamare “Kalòs kaì Agathòs” o purezza angelica) e dell’ascensione ultraterrena (che sia verso l’Olimpo, il Paradiso o il materialismo post ...3
l’Ade); ascensione della quale l’Aquila (emblema di Giove, ma anche dell’evangelista Giovanni) resta l’icona imperiale per eccellenza, la cui sacralità è immortalata da Dante nella Divina Commedia, la più alta espressione del sincretismo poetico pagano-cristiano.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/12/28/ettore-cozzani-e-luigi-valli-la-scorrettezza-politica-di-dante-monografia-dvracrvxiana/

 Quindi la nostra tesi è: chi è nemico dell’Anima è nemico tanto della spiritualità cristiana quanto di quella pagana.

Non è un caso, infatti, che le uniche forme di spiritualità che il laicismo anti-tradizionale accoglie siano quelle allogene (come quelle animiste o “new age”) e anti-occidentali ( come l’Islam), nonostante anch’esse contengano a pieno titolo crismi fideistici che dovrebbero essere indigesti ai laicisti almeno quanto il dogma della sacralità dell’Imperatore romano o quello della verginità della Madonna.

Il laicista abbraccia, pur detestandole comunque nello specifico, tutte quelle religioni prive di antropomorfizzazione della divinità che non rischino così di identificare iconograficamente il rapporto fra la divinità stessa ed il suo bacino etnico cultuale di riferimento: e anche in tale prospettiva torna il caso dell’Islam, la religione che forse più di tutte mortifica il corpo umano sia maschile che femminile.

E’ quindi inevitabile che la meccanicistica dell’egalitarismo giacobino, soprattutto recepito nella sua dimensione mondialista, privilegi la brutale legge della massificazione rispetto ad una porzionatura specifica dell’esperienza umana che tenga conto delle diverse evoluzioni spirituali declinatesi nelle differenti civiltà del pianeta. Del resto, è di questi concetti che si compone l’arido deserto dei “compagni”, dei “giacobini”, dei globalisti.

Il “giacobino” d.o.c. livella tutto verso il basso, verso una sabbia i cui granelli, aridi, asettici e serializzati, non sono che i sudditi di una fantomatica cittadinanza dell’Indistinto solo apparentemente democratica; poiché prima o poi un qualche “compagno leader” sarà certamente fatto saltare fuori dal cilindro delle pseudorivoluzionarie prodezze progressiste.

E ancora, l’”egalitarista-compagno-giacobino” è il nemico giurato di qualsiasi aristocratica tensione verso l’Alto poiché, da commerciante di sabbia che è, paradossalmente,  odia la “terra” inquanto espressione di una dimensione troppo identitaria e stanziale del lavoro, capace di creare pericolosa affezione fra Uomo e Territorio, e foriera di prosperità differenzialiste anch’esse viste come fumo negli occhi da chi odia il concetto di “diversificazione”.

Suolo, Identità, Eroicità e Patriziato spirituale: esattamente gli elementi fondanti di Sparta, Roma e Aquisgrana, le tre capitali di un’unica grande spiritualità occidentale vasta nel tempo 3000 anni e le cui evoluzioni iconografiche non sono che dettagli pittorici rispetto ad archetipi semantici rimasti invariati nel tempo e assolutamente similari in quello spazio. Insomma, l’Aquila o la Lupa mai potrebbero essere gli emblemi di popoli che sui loro territori non abbiano mai conosciuto tali animali.

Ora, tracciate queste linee, bisognerebbe comprendere come e perché esistano movimenti d’opinione intestini all’Occidente (parlare di “filosofie” sarebbe troppo generoso) dedicati ad abbrutire l’Occidente stesso: finché non saremo capaci di spiegare alla gente questo punto, la gente stessa non sarà disposta a coglierne l’allarme, come spiega bene Ida Magli.

http://www.qelsi.it/2014/dopo-loccidente-ida-magli-spiega-come-salvare-leuropa-da-politicamente-corretto-e-multiculturalismo/

Ebbene, va anzitutto detto che questa avversione per “ciò che si è” non ha niente a che vedere con quelle dispute o contese interne ad una civiltà che sono organiche alla naturale evoluzione della civiltà stessa: Costantino contro Massenzio, Carlo Magno contro Vitikindo, Ruggero d’Altavilla contro Lotario o contro Giovanni Comneno non sono state che banali “liti condominiali”, utili anzi a potenziare la virilità dell’intero Edificio occidentale costruito nei secoli proprio grazie a quel confronto dei suoi elementi migliori nato nelle poleis greche.

No, non vanno confusi i personalismi un po’ bizzosi dei grandi edificatori d’Occidente con le nichiliste intenzioni di quei loschi minatori d’orgoglio che invece, odiando l’esito della trimillenaria Costruzione occidentale, avrebbero voluto (e vorrebbero tuttora) sostituirla con qualcosa di radicalmente diverso; un manipolo di frustrati cronicamente incapaci di proporre qualcosa di bello che hanno preferito vendere al diavolo anche quel po’ di anima che possedevano, pur di lasciargli distruggere le prove della loro discendenza.

Dal punto di vista storico, a peggiorare la situazione, s’è poi messa la scellerata collaborazione che tale ossessione di alcuni potenti ha trovato nel mercantile sodalizio con altri uomini molto ricchi e altrettanto pusillanimi: un binomio, quello mercantilismo-masochismo, deflagrante per i sudditi che ne rimangono merce da macello, basti pensare alla subdola alleanza turco-veneta che durante le crociate mise a repentaglio la sicurezza di mezza Europa, oltre che quella della stessa Venezia, per meri interessi commerciali.

Ma il periodo in cui maggiormente in Europa si è sviluppata questa pestilenza dello Spirito volta a minare l’integrità del naturale Amor proprio occidentale, è stato indubbiamente il XVIII secolo.

Per affrontare lo spinoso argomento prendiamo le mosse da un resoconto basato sugli atti del X Convegno del Centro di Studi Avellaniti avuto in dono dall’abate di Fonte Avellana durante un nostro ritiro spirituale presso il Monte Catria avvenuto nel 1997 IL MATERIALISMO POST ILLUMINISTA1d,C. .

Tale documento è stato compilato nell’estate del 1986 d.C. ad opera di insigni studiosi del ‘700, fra i quali il canonista e teologo marchigiano contemporaneo Pietro Palazzini, dalla cui prolusione possiamo leggere:

<<Non v’è dubbio che dire “Settecento” significhi dire illuminismo: un movimento culturale che si identifica pienamente con un’epoca.

Se nell’Umanesimo naturalistico leggiamo accanto alla corrente paganeggiante un’altra luminosa corrente che, utilizzando quanto di buono era nel rinnovato amore per la classicità , cercava di vivificare le antiche forme con il lievito cristiano, l’Illuminismo, che pure dell’Umanesimo era un prodotto, predicò sostanzialmente: negazione della storia e della tradizione come se tutto nel passato fosse oscurantismo, e tutti “i lumi” splendessero nel presente; esaltazione dell’esperienza empirica contro la verità metafisica…(omissis)…infine culto enfatico del Progresso, di un progresso fondato sulla natura, spesso sull’istinto, e avente un solo ultimo fine: la felicità da raggiungere sulla terra>>.

Esempio di quanto il laicismo sia una corrente di pensiero tendenziosa e parziale è infatti il suo atteggiamento positivo verso qualsiasi confessione anti-cattolica e anti-tradizionale:

<<La storiografia laica esalta la Riforma protestante come coraggioso atto di emancipazione dell’uomo moderno, quando una più serena visione storica dovrebbe considerarla come la più spaventosa lacerazione prodotta nel corpo vivo dell’Europa cristiana>>.

A questo proposito l’Illuminismo non fu una corrente politica del tutto trasversale in Europa, ma iniziò a dividerne le sorti stato per stato:

<<l’illuminismo era stato preparato da una lunga stagione e trovava un terreno troppo ben disposto sia nell’Inghilterra, che fuIL MATERIALISMO ...2 la sua patria d’origine, sia nella Francia dove si acclimatò e produsse i frutti più abbondanti e anche più velenosi, sia in Germania e in Italia dove il movimento attecchì non senza benefiche reazioni e correzioni>>.

Il riferimento è a quella geografia politica che già intorno all’anno 1000 tracciava un limes spirituale fra gli eredi di Roma, cioè la componente germanica dell’ex impero carolingio, e i defezionari Francesi e Inglesi da subito ostili a qualsiasi restaurazione romano-imperiale centralizzata.

 <<Le conseguenze durano ancora oggi in una diffusa atmosfera di naturalismo e di laicismo (in fondo anche il liberalismo e il marxismo sono figli dell’orgoglio illuministico), anche se molte delle superbe pretese del secolo dei lumi sono state ridimensionate e molti indirizzi di pensiero combattuti in una revisione consapevole e provveduta>>.

Ebbene, la più recente incarnazione di questa sciagura chiamata materialismo è la fazione politica cosiddetta “progressista”, la quale, oltre che aver abiurato ogni accento sociale plausibile a favore di un neoliberismo sfrenato e fagocitante, avendo dal Concilio in poi agguantato anche le leve politiche della Chiesa romana, ha preso inspiegabilmente a sostenere quelle dinamiche clericaliste che portano acqua al mulino multiculturalista e dell’accoglienza indiscriminata, costringendo le frange più ortodosse di seguaci del dettato evangelico a staccarsi e far valere autonomamente una voce minoritaria ma vera che, giusnaturalisticamente, renda accettabile la disobbedienza quando obbedire significa tradire il Verbo, oltre che tradire la propria coscienza.

http://www.qelsi.it/2014/e-possibile-sfatare-vangelo-alla-mano-il-dogma-ecumenista-dellaccoglienza-indiscriminata/

Il progresso non è né giusto né sbagliato in sé: progresso sono anche i Greci che respingono i Persiani; progresso è l’Impero che a Roma segue alla Repubblica; progresso è la Restaurazione che segue a Napoleone e alla Rivoluzione Francese.

Si può essere favorevoli al progresso senza essere progressisti, e si può essere fautori di spiritualità senza essere credenti; ma non si potrà mai fare a meno di amare ciò che si è senza essere degli idioti, o peggio delle prostitute.

La musica ce lo insegna in qualunque sua evoluzione dell’archetipo stilema occidentale: da Wagner a Bach nella classica, così come dai Celtic Frost ai Candlemass nel metal: cantare il Credo occidentale è cantare lo Spirito d’Occidente, pagano o dantesco che sia.

Finiamola dunque con i dissidi condominiali: ricordiamoci che senza il Monachesimo occidentale e senza Dante non avremmo preservato né l’Elegia né il De Bello Gallico, né il Diritto romano; così come, senza Roma, l’Occidente non avrebbe mai saputo forgiare alcun proprio “spiritus”. E per rintracciare, là dove fossesi sperso, il sentiero verso il “condominio comune” affidiamoci ai concetti naturali di “traditio” e di “somiglianza”, sfrondandone i rovi che l’aggrovgliano e seguendone quell’infallibile “Filo d’Arianna” che da tremila anni c’assicura il cammino.

Quanto al Credo d’ognuno, che resti libero così come c’hanno insegnato i nostri Padri romani.

G.dX (con la collaborazione di Helmut Leftbuster)

LA CHIAMANO “ALTRA CITTA’”, ANCHE SE DI “ALTRO” HA SOLO L’IPOCRISIA DI DEFINIRSI “ALTERNATIVA”

settembre 10, 2014

L’estate sta finendo ed è tempo di rimettersi al timone del da farsi e da ragionarsi.

In attesa di goderci l’evento settembrino del Rometal MMXIV che si svolgerà al parco di Centocelle (non certo nella fighetta San Lorenzo o al cotonato Testaccio..), al quale  parteciperemo in seno all’esibizione dei confratelli Labyrinthus Noctis, ci esprimiamo in severe riflessioni che riguardano l’habitat artistico in cui dovrebbe nuotare ogni anima libera. Prendiamo in esame la città natale della nostra band, ma il rilievo d’una riflessione ha sempre un valore assoluto.

Il concetto di “alterità” presuppone delle alternative, altrimenti che “alterità” sarebbe?!

“L’alternativismo” è da tempo il dito alla luna che gli “alternativi” agitano per turlupinare le menti più sempliciotte e sfruttarne un massivo plauso ovino che avalli il più ipocrita progetto totalitarista dell’era moderna: quel conformismo pulcioso che, alla stregua di chi si mette il profumo sull’ascella sudata, pur d’imbellettarsi alla menopeggio si fa chiamare “alternativo”.

Ecco la locandina dell’estate romana patrocinata dal Comune e dalle intellighenzie più accreditate: a giudicare da questo eutropia“programma culturale alternativo” (blasonato dalla politica e quindi già molto poco “alternativo” in partenza), di alternative al programma stesso se ne scorgono ben poche: un’accozzaglia di damigelli da jet-set che, a gettone, si travestono da pezzenti; vetero-comunisti pentiti nelle interviste, che però continuano ad intingere il biscotto nella ciotola del radical-chicchismo più deprimente; spettacolini dal titolo un po’ hard con cui sperano forse d’attirare adolescenti/vegliardi allupati, nell’ipotesi un po’ sfigata che la figa attiri ancora qualcuno; rappers “de noantri” con ricche case discografiche alle spalle a pagare i passaggi radiofonici e televisivi, e infine un po’ di lattine di birra per invogliare qualche nostalgico rocker spelacchiato (birra naturalmente da accompagnare al kebab, come da vignetta, visto che i wurstel sono passati di moda anche all’Oktoberfest in ossequio ad osservanze religiose che si stanno facendo sempre più pressanti).

Ora, va bene tutto, è bello poter scegliere: ma scegliere fra cosa? Vedete forse in giro altrettanti programmi di concerti per musica da chiesa, o di esibizioni di gruppi folk, musica barocca o letture dantesche? Vedete forse annunci di revival della canzone italiana, dei cantautori anni ’70 o foss’anche solo qualche appuntamento da balera per fare quattro salti nazional-popolari con gnoccata di mezzanotte? Vedete forse in giro, patrocinati coi soldi pubblici, festival di musica rock, metal, o elettronica? Macché. Anzi, se qualche Dj di buon nome s’azzarda a fare troppo casino gli rovinano pure la festa (smentite o non smentite)

http://www.boxmusica.it/social-network/smentito-remix-faccetta-nera-gabry-ponte-gallipoli/#.VAywzsJ_t6I

Sveglia “metallari”, “goth” e sedicenti “alternativi”: ma ve lo ricordate quando bastava raggiungere la più lurida edicola del paesino più sperduto nel buco del culo della Penisola per comprare stampa metal, goth e “alternativa”? O quando stadi, negozi, spazi erano in primis adibiti ad ascolti classici, ma in secundis venivate voi? Ecco per chi v’hanno fottuto la sedia da sotto al culo: e per i più duri di comprendonio, v’hanno fatto pure il disegnino!

G/Ab & DEVIATE DAMAEN – Aristocrazia Dvracrvxiana – 

SE I GLOBALISTI HANNO PAURA DELLE TELLINE…ABBUFFARSENE E’ COSA BUONA E GIUSTA!

settembre 5, 2014

Ma ce lo ricordiamo che “zucchero” il sapore degli spaghetti con le telline?

La tellina è un piccolo mollusco autoctono dei nostri litorali sabbiosi. Sino a qualche tempo fa’ la loro grande diffusione era dovuta alla reperibilità quasi familiare che consentiva, nei periodi d’oro, a famigliole con secchiello e paletta di scavare liberamente nel bagnasciuga sino a scovare fra la sabbia bagnata grandi quantità di queste “conchigliette” che poi, portate a casa e opportunamente lasciate a mollo in acqua salata per dissabbiarle, venivano cotte alla stregua delle cozze o delle vongole, dando vita ad un sughetto, a nostro avviso,  infinitamente più dolce e intenso di qualsiasi altro intingolo a base ittica e praticamente a costo zero.

Poi, negli anni ’90, con la cementificazione del litorale, l’esplosione di stabilimenti da “apericena” e altre bellurie moderniste, le telline scomparvero per oltre un decennio; ma poiché la natura ha sempre più assi nelle maniche rispetto a quelli in possesso dei suoi  “snaturatori”, ora le telline sono riapparse, dando vita addirittura a sagre ed eventi tematici che ridanno respiro alla figura del “tellinaro”, colui che le pesca per conto di rivenditori e ristoranti attraverso l’uso di faticosi strumenti manuali capaci, a forza di gambe e braccia, di dragare i fondali immediatamente attigui alla battigia, senza danneggiarne la conformazione.

Ebbene, le telline sono un prodotto “No Global” per definizione: non possono essere conservate né tantomeno congelate; son troppo poche per esserne industrializzata la coltura, e resteranno una voce di consumo di nicchia e da intenditori lontani anni luce da quel radical-chicchismo esotico “ostriche & champagne” proveniente dai lidi dell’incularella.

Ecco perché ce n’è quanto basta per rendere la tellina il tipico prodotto autarchico, naturale e a km 0 capace di spaventare i grigi mercanti della globalizzazione.

http://www.sostenitori.info/allarme-della-coldiretti-addio-alle-telline-per-colpa-della-ue/

Basta poco per far loro grattare gli zebedei, eh?! E allora forza, ficchiamo le mani nella sabbia, e abbuffiamoci di telline!SE I GLOBALISTI...

HELMUT LEFTBUSTER