IL MATERIALISMO POST-ILLUMINISTA E’ DEMOLIZIONE DI SPIRITUALITA’ TANTO CRISTIANA QUANTO PAGANA

Lo Spirito, il Credo, il Trascendente, il Mito: per noi occidentali sono l’ininterrotta stratificazione del sogno, dell’ideale umano (lo si voglia chiamare “Kalòs kaì Agathòs” o purezza angelica) e dell’ascensione ultraterrena (che sia verso l’Olimpo, il Paradiso o il materialismo post ...3
l’Ade); ascensione della quale l’Aquila (emblema di Giove, ma anche dell’evangelista Giovanni) resta l’icona imperiale per eccellenza, la cui sacralità è immortalata da Dante nella Divina Commedia, la più alta espressione del sincretismo poetico pagano-cristiano.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/12/28/ettore-cozzani-e-luigi-valli-la-scorrettezza-politica-di-dante-monografia-dvracrvxiana/

 Quindi la nostra tesi è: chi è nemico dell’Anima è nemico tanto della spiritualità cristiana quanto di quella pagana.

Non è un caso, infatti, che le uniche forme di spiritualità che il laicismo anti-tradizionale accoglie siano quelle allogene (come quelle animiste o “new age”) e anti-occidentali ( come l’Islam), nonostante anch’esse contengano a pieno titolo crismi fideistici che dovrebbero essere indigesti ai laicisti almeno quanto il dogma della sacralità dell’Imperatore romano o quello della verginità della Madonna.

Il laicista abbraccia, pur detestandole comunque nello specifico, tutte quelle religioni prive di antropomorfizzazione della divinità che non rischino così di identificare iconograficamente il rapporto fra la divinità stessa ed il suo bacino etnico cultuale di riferimento: e anche in tale prospettiva torna il caso dell’Islam, la religione che forse più di tutte mortifica il corpo umano sia maschile che femminile.

E’ quindi inevitabile che la meccanicistica dell’egalitarismo giacobino, soprattutto recepito nella sua dimensione mondialista, privilegi la brutale legge della massificazione rispetto ad una porzionatura specifica dell’esperienza umana che tenga conto delle diverse evoluzioni spirituali declinatesi nelle differenti civiltà del pianeta. Del resto, è di questi concetti che si compone l’arido deserto dei “compagni”, dei “giacobini”, dei globalisti.

Il “giacobino” d.o.c. livella tutto verso il basso, verso una sabbia i cui granelli, aridi, asettici e serializzati, non sono che i sudditi di una fantomatica cittadinanza dell’Indistinto solo apparentemente democratica; poiché prima o poi un qualche “compagno leader” sarà certamente fatto saltare fuori dal cilindro delle pseudorivoluzionarie prodezze progressiste.

E ancora, l’”egalitarista-compagno-giacobino” è il nemico giurato di qualsiasi aristocratica tensione verso l’Alto poiché, da commerciante di sabbia che è, paradossalmente,  odia la “terra” inquanto espressione di una dimensione troppo identitaria e stanziale del lavoro, capace di creare pericolosa affezione fra Uomo e Territorio, e foriera di prosperità differenzialiste anch’esse viste come fumo negli occhi da chi odia il concetto di “diversificazione”.

Suolo, Identità, Eroicità e Patriziato spirituale: esattamente gli elementi fondanti di Sparta, Roma e Aquisgrana, le tre capitali di un’unica grande spiritualità occidentale vasta nel tempo 3000 anni e le cui evoluzioni iconografiche non sono che dettagli pittorici rispetto ad archetipi semantici rimasti invariati nel tempo e assolutamente similari in quello spazio. Insomma, l’Aquila o la Lupa mai potrebbero essere gli emblemi di popoli che sui loro territori non abbiano mai conosciuto tali animali.

Ora, tracciate queste linee, bisognerebbe comprendere come e perché esistano movimenti d’opinione intestini all’Occidente (parlare di “filosofie” sarebbe troppo generoso) dedicati ad abbrutire l’Occidente stesso: finché non saremo capaci di spiegare alla gente questo punto, la gente stessa non sarà disposta a coglierne l’allarme, come spiega bene Ida Magli.

http://www.qelsi.it/2014/dopo-loccidente-ida-magli-spiega-come-salvare-leuropa-da-politicamente-corretto-e-multiculturalismo/

Ebbene, va anzitutto detto che questa avversione per “ciò che si è” non ha niente a che vedere con quelle dispute o contese interne ad una civiltà che sono organiche alla naturale evoluzione della civiltà stessa: Costantino contro Massenzio, Carlo Magno contro Vitikindo, Ruggero d’Altavilla contro Lotario o contro Giovanni Comneno non sono state che banali “liti condominiali”, utili anzi a potenziare la virilità dell’intero Edificio occidentale costruito nei secoli proprio grazie a quel confronto dei suoi elementi migliori nato nelle poleis greche.

No, non vanno confusi i personalismi un po’ bizzosi dei grandi edificatori d’Occidente con le nichiliste intenzioni di quei loschi minatori d’orgoglio che invece, odiando l’esito della trimillenaria Costruzione occidentale, avrebbero voluto (e vorrebbero tuttora) sostituirla con qualcosa di radicalmente diverso; un manipolo di frustrati cronicamente incapaci di proporre qualcosa di bello che hanno preferito vendere al diavolo anche quel po’ di anima che possedevano, pur di lasciargli distruggere le prove della loro discendenza.

Dal punto di vista storico, a peggiorare la situazione, s’è poi messa la scellerata collaborazione che tale ossessione di alcuni potenti ha trovato nel mercantile sodalizio con altri uomini molto ricchi e altrettanto pusillanimi: un binomio, quello mercantilismo-masochismo, deflagrante per i sudditi che ne rimangono merce da macello, basti pensare alla subdola alleanza turco-veneta che durante le crociate mise a repentaglio la sicurezza di mezza Europa, oltre che quella della stessa Venezia, per meri interessi commerciali.

Ma il periodo in cui maggiormente in Europa si è sviluppata questa pestilenza dello Spirito volta a minare l’integrità del naturale Amor proprio occidentale, è stato indubbiamente il XVIII secolo.

Per affrontare lo spinoso argomento prendiamo le mosse da un resoconto basato sugli atti del X Convegno del Centro di Studi Avellaniti avuto in dono dall’abate di Fonte Avellana durante un nostro ritiro spirituale presso il Monte Catria avvenuto nel 1997 IL MATERIALISMO POST ILLUMINISTA1d,C. .

Tale documento è stato compilato nell’estate del 1986 d.C. ad opera di insigni studiosi del ‘700, fra i quali il canonista e teologo marchigiano contemporaneo Pietro Palazzini, dalla cui prolusione possiamo leggere:

<<Non v’è dubbio che dire “Settecento” significhi dire illuminismo: un movimento culturale che si identifica pienamente con un’epoca.

Se nell’Umanesimo naturalistico leggiamo accanto alla corrente paganeggiante un’altra luminosa corrente che, utilizzando quanto di buono era nel rinnovato amore per la classicità , cercava di vivificare le antiche forme con il lievito cristiano, l’Illuminismo, che pure dell’Umanesimo era un prodotto, predicò sostanzialmente: negazione della storia e della tradizione come se tutto nel passato fosse oscurantismo, e tutti “i lumi” splendessero nel presente; esaltazione dell’esperienza empirica contro la verità metafisica…(omissis)…infine culto enfatico del Progresso, di un progresso fondato sulla natura, spesso sull’istinto, e avente un solo ultimo fine: la felicità da raggiungere sulla terra>>.

Esempio di quanto il laicismo sia una corrente di pensiero tendenziosa e parziale è infatti il suo atteggiamento positivo verso qualsiasi confessione anti-cattolica e anti-tradizionale:

<<La storiografia laica esalta la Riforma protestante come coraggioso atto di emancipazione dell’uomo moderno, quando una più serena visione storica dovrebbe considerarla come la più spaventosa lacerazione prodotta nel corpo vivo dell’Europa cristiana>>.

A questo proposito l’Illuminismo non fu una corrente politica del tutto trasversale in Europa, ma iniziò a dividerne le sorti stato per stato:

<<l’illuminismo era stato preparato da una lunga stagione e trovava un terreno troppo ben disposto sia nell’Inghilterra, che fuIL MATERIALISMO ...2 la sua patria d’origine, sia nella Francia dove si acclimatò e produsse i frutti più abbondanti e anche più velenosi, sia in Germania e in Italia dove il movimento attecchì non senza benefiche reazioni e correzioni>>.

Il riferimento è a quella geografia politica che già intorno all’anno 1000 tracciava un limes spirituale fra gli eredi di Roma, cioè la componente germanica dell’ex impero carolingio, e i defezionari Francesi e Inglesi da subito ostili a qualsiasi restaurazione romano-imperiale centralizzata.

 <<Le conseguenze durano ancora oggi in una diffusa atmosfera di naturalismo e di laicismo (in fondo anche il liberalismo e il marxismo sono figli dell’orgoglio illuministico), anche se molte delle superbe pretese del secolo dei lumi sono state ridimensionate e molti indirizzi di pensiero combattuti in una revisione consapevole e provveduta>>.

Ebbene, la più recente incarnazione di questa sciagura chiamata materialismo è la fazione politica cosiddetta “progressista”, la quale, oltre che aver abiurato ogni accento sociale plausibile a favore di un neoliberismo sfrenato e fagocitante, avendo dal Concilio in poi agguantato anche le leve politiche della Chiesa romana, ha preso inspiegabilmente a sostenere quelle dinamiche clericaliste che portano acqua al mulino multiculturalista e dell’accoglienza indiscriminata, costringendo le frange più ortodosse di seguaci del dettato evangelico a staccarsi e far valere autonomamente una voce minoritaria ma vera che, giusnaturalisticamente, renda accettabile la disobbedienza quando obbedire significa tradire il Verbo, oltre che tradire la propria coscienza.

http://www.qelsi.it/2014/e-possibile-sfatare-vangelo-alla-mano-il-dogma-ecumenista-dellaccoglienza-indiscriminata/

Il progresso non è né giusto né sbagliato in sé: progresso sono anche i Greci che respingono i Persiani; progresso è l’Impero che a Roma segue alla Repubblica; progresso è la Restaurazione che segue a Napoleone e alla Rivoluzione Francese.

Si può essere favorevoli al progresso senza essere progressisti, e si può essere fautori di spiritualità senza essere credenti; ma non si potrà mai fare a meno di amare ciò che si è senza essere degli idioti, o peggio delle prostitute.

La musica ce lo insegna in qualunque sua evoluzione dell’archetipo stilema occidentale: da Wagner a Bach nella classica, così come dai Celtic Frost ai Candlemass nel metal: cantare il Credo occidentale è cantare lo Spirito d’Occidente, pagano o dantesco che sia.

Finiamola dunque con i dissidi condominiali: ricordiamoci che senza il Monachesimo occidentale e senza Dante non avremmo preservato né l’Elegia né il De Bello Gallico, né il Diritto romano; così come, senza Roma, l’Occidente non avrebbe mai saputo forgiare alcun proprio “spiritus”. E per rintracciare, là dove fossesi sperso, il sentiero verso il “condominio comune” affidiamoci ai concetti naturali di “traditio” e di “somiglianza”, sfrondandone i rovi che l’aggrovgliano e seguendone quell’infallibile “Filo d’Arianna” che da tremila anni c’assicura il cammino.

Quanto al Credo d’ognuno, che resti libero così come c’hanno insegnato i nostri Padri romani.

G.dX (con la collaborazione di Helmut Leftbuster)

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