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SAN SILVESTRO GUZZOLINI, L’EREMITA CONSERVATORE CHE SAPEVA NEGARE CLEMENZA

novembre 22, 2014

Come sempre affrontiamo biografie di personaggi storici non per partecipare del loro credo politico (nel caso di un San Silvestro effigecondottiero) o religioso (nel caso di un Sant’uomo come quello in esame), ma per testimoniare del loro “exemplum” personale all’interno del percorso filosofico occidentale, troppo spesso tendenziosamente offuscato da una storiografia partigiana e piegata a dinamiche mercantili.

Già dal nome, Silvestro, questo santo ci conduce in un bosco: ed è sin lassù che siam saliti a respirarne le suggestioni e a ripercorrerne le tracce, nel cuore della gola Rossa, pieno appennino marchigiano, attraverso un percorso ideale e geografico che, partendo dagli albori del suo eremitaggio, lo ha poi condotto alla costruzione di un imponente monastero sulla cima del Monte Fano (o Montefano) presso Fabriano (da non confondersi con l’omonimo paesino dell’entroterra anconetano).

Coevo di Dante (1177-1267), figlio d’un insigne giurista di fazione ghibellina, Silvestro Guzzolini aderisce alla Regola benedettina (che all’epoca non era l’unica, ma quella più incline a rappresentare una vera e propria “legislazione” del Monachesimo occidentale), decidendo di viverne il perfezionamento attraverso l’eremitaggio. E così si ritira presso l’eremo di Grottafucile, costruito sulla cima del monte Revellone, massiccio di Genga-Frasassi.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Di quell’eremo resta l’agglomerato pietroso a cielo aperto che già allora ne costituiva il sito in modo non così diverso da come si para oggi alla nostra vista.

Per capire quanto potenti possano essere le suggestioni della natura, basti pensare a come i registi fatichino non tanto a reperire “location” naturali per film storici ambientati in epoche lontane (prati, cavalli e ruscelli), quanto a ricostruire ambientazioni caratterizzate dalle diverse formule estetiche e sociali di antropizzazione susseguitesi nel tempo, come modelli di utensili riferibili ad un determinato decennio, vestiario compatibile con una determinata moda in auge in un periodo specifico, e via dicendo. Ebbene, da assidui perpetratori di esperienze come questa, anche Noi possiamo giurare che le asperità di un pernotto sotto le stelle non siano più sconvenienti alla natura OLYMPUS DIGITAL CAMERAumana di quanto lo sia l’obbrobrio a-spirituale che oggi viene spacciato come “vita moderna”.

 

La sommità del monte si raggiunge con un’ora di marcia serrata lungo un sentiero quasi sempre ombreggiato che si diparte dalla gola attraversata dal fiume Esimo, non appena lasciataci sulla sinistra la cava di pietra.

Una volta giunti alla cima, un portale diroccato in pietra c’introduce nell’ampio antro boschivo che ambienta la sala sullo sfondo della quale si erge la parete di roccia che funse da altare e da giaciglio a Silvestro.

E’ lì, fra quelle pietre, che, in totale solitudine, ci siam messi a sfogliare la biografia del santo firmata da Vincenzo Fattorini e donataci dai monaci di Montefano, il secondo eremo silvestrino, che fu fondato sulle preesistenti vestigOLYMPUS DIGITAL CAMERAia di un tempio pagano.

Quel che segue è il resoconto della nostra lettura.

 

L’aspetto miracolistico delle opere di san Silvestro, come il misterico spostamento della gigantesca pietra per l’altare, da un lato assimila l’eremita a san Benedetto, quando costui, secondo la leggenda, fermò la rupe che stava per franare addosso alla sua comunità sublacense; dall’altro ricalca lo stilema pagano d’una eccezionalità di fatti nei quali la volontà divina “eroicizza” l’Uomo elevandolo rispetto alla mediocrità degli altri suoi simili e rendendolo OLYMPUS DIGITAL CAMERAstrumento della Provvidenza.

 

Tuttavia non è stata l’eccezionalità dei miracoli di Silvestro a segnarne la fama, quanto la sua tenacia politica e dottrinale: tanto costui si diede da fare in tal senso, che il 27 giugno 1248 papa Innocenzo IV approva l’Ordine silvestrino basato sulla Regola benedettina, ponendolo così al riparo da ogni contestazione di eresia. I primi due monasteri citati nella Bolla papale d’approvazione saranno proprio Grottafucile e Montefano; ed è interessante notare il fatto che al momento della consacrazione canonica di entrambi i templi da parte del papa, Silvestro detiene la proprietà territoriale sulla quale ne poggiano le mura, avendola stanzialità okpreventivamente acquistata sia attraverso risorse di famiglia, sia attraverso donazioni di privati e permute, e sfatando l’ideologismo in base al quale una comunità monastica o un singolo monaco dovrebbero sconfessare, in nome d’un pauperismo strampalato in salsa comunista, quel naturale diritto di proprietà dato da Dio ad ogni uomo attraverso la legge di Roma.

Insomma, per citare il virgolettato dell’autore, “pur entro l’ambito della Regola benedettina, Silvestro si muove con inventiva, consapevole del proprio ruolo di fondatore e attento alle richieste che i tempi nuovi avanzano al monachesimo

Un “innovatore reazionario”, dunque? Già, perché “innovazione” è sinonimo di “lassismo” solo nella distorta visione a OLYMPUS DIGITAL CAMERAsenso unico propria dei nostri tempi; in tempi più assennati, tale parola stava ad indicare semplicemente il significato che l’etimo le conferisce: un qualcosa di nuovo che interferisce, indifferentemente rivoluzionando o reagendo, rispetto allo status quo ante.

 

Ed eccolo il tema cruciale della “rivisitazione reazionaria” che Silvestro fa della Regola e del proprio Credo. Prendiamo in esame il tema della severità e della misericordia: l’aneddoto narra che transitando per la Gola Rossa, egli si sia imbattuto in tre briganti ai quali profetizzò senza troppi complimenti una morte immediata e violenta se non avessero cambiato vita (pag 55). Ecco che il tema della “pietas”, oggigiorno penosamente diabetizzato dal “pietismo” dilagante, torna a normalizzarsi secondo canoni di giustizia filosoficamente accettabili, sani, quasi pagani nella loro umana esigenza di contrapporre ad un’offesa ricevuta l’equilibrata difesa inferta e il giusto contrappaOLYMPUS DIGITAL CAMERAsso, cristiano o pagano che sia.

Del resto, “alla scuola di Silvestro la mediocrità non trova posto”; la corporeità, non sempre fatta propria dalle spiritualità di stampo monoteistico, “trova robustezza di sentimenti che non rifugge da manifestazioni esteriori, dal momento che l’uomo non è solo fredda intelligenza, ma cuore ardente che ha bisogno di espandersi, coinvolgendo anche il corpo”.

E ancora: “Che dire poi di quel tale che, non riuscendo ad arrivare in cima alla montagna, se ne resta triste e sfiduciato in pianura senza muovere un passo? Su, svegliati!”

Parole chiare, coraggiose e forti anche per i tempi di Silvestro e Dante; figurarsi per i nostri!cane sbranato OK

 

Passiamo all’altro testo in nostro possesso, intitolato “Alle fonti della Spiritualità silvestrina” e a cura di Ugo Paoli.

Qui troviamo altri aneddoti eloquenti ove persino il mito cristologico del lebbroso, solitamente riportato in chiave assolutoria, viene proposto con finale e finalità capovolti: un certo Trasmondo, in un impeto d’ira, colpisce Silvcane in latino OKestro al volto; quest’ultimo rimarrà impassibile, sino a che la Divina provvidenza stessa, al pari della reazione vendicativa d’un dio olimpico, ricoprirà di lebbra il corpo dello sciagurato iracondo, costringendolo ad invocare il perdono del monaco per quel gesto abietto. (pag 34)

Il perdono non è un diritto di chi lo riceve né un dovere di chi lo concede; esso è una liberalità che dev’essere meritata con l’espiazione e il pentimento: altrimenti, che non se ne faccia nulla!

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Persino il tema della “stanzialità”, da sempre caro al Pensiero conservatore e per questo motivo visto dalla vulgata contemporanea con ben meno simpatia di quello del “nomadismo”, appartiene alla strategia predicatrice del Santo: costui non se ne andrà a predicare ciò in cui crede in giro per il mondo, ma lo destinerà alla propria terra come sarebbe giusto che ogni benefattore facesse, sconfessando il detestabile luogo comune del “nemo profeta in patria”. (pag 21)

E ancora, gli animali, la cui indole è normalmente letta in una chiave più adatta a descrivere dei peluches cheOLYMPUS DIGITAL CAMERA non delle

belve, con Silvestro riacquistano la loro naturale dignità, per cui un cane eccessivamente ribelle e prepotente, pur ammonito, viene fatto sbranare dai lupi più forti di lui per reprimere la sua violenza e punirlo della sua disobbedienza. (pag. 51)

Non manca in Silvestro neppure la rivalutazione della gaudenza (troppo spesso compressa da certo cattolicesimo di stampo pauperista e nichilista) propria del canone occidentale di fruizione della vita e del piacere che con essa ci è stato donato da Dio: nel miracolo del vino (pag 65), Silvestro tramuta acqua semplice in vino di pregio non per intenti cerimoniali o simbolici, ma proprio per goderne lui e i suoi commensali, così come da sempre l’Uomo occidentOLYMPUS DIGITAL CAMERAale ha fatto per premiarsi delle sue fatiche fisiche e per ristorarsi nello spirito; e si sa che nelle Marche si è sempre bevuto alla grande!

Così, dopo una bella bevuta cumulativa, chiudiamo questo viaggio marchigiano nella santità di un grande Uomo occidentale del passato, con la raffinatezza di pensiero di una grande Donna occidentale del presente, l’antropologa Ida Magli, che rivendica la titolarità della difesa dei lavoratori in capo proprio a quel San Benedetto che tanto ha ispirato il protagonista di questa nostra monografia (pag.226 del libro “Difendere l’Italia”, Rizzoli ed.):OLYMPUS DIGITAL CAMERA

<<Il concetto di “lavoro”, il rispetto per il “lavoratore” e per le sue braccia, non è nato con Marx. Il primo a metterne in luce il valore è stato un frate italiano: Benedetto da Norcia..con il suo “ora et labora”. Un detto positivo, in cui il lavoro è talmente bello e fruttuoso da essere equiparato alla preghiera: “lavorare e pregare”, lontanissimo da quel lavoro come fatica e condanna prospettato da Marx>>.

Rileggiamo dunque la Storia coi giusti occhi; e se li sentiamo stanchi o annebbiati, stropicciamoceli ben bene e, all’occorrenza, laviamoceli con del buon collirio.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

G.dX (con la collaborazione di Helmut Leftbuster)

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L’AGGRAVANTE PENALE DELLA PARENTELA E’ GIUSTAMENTE BASATA SULLA DISCRIMINAZIONE AFFETTIVA

novembre 15, 2014

Rapporto di parentela: con tale espressione si indica il vincolo che unisce chi discende l'aggravante penale...1geneticamente da un medesimo capostipite. Tale vincolo è riconosciuto dalla legge fino al sesto grado.

Art. 540 c.p. prevede come circostanza aggravante l’ipotesi in cui un reato venga compiuto ai danni d’un familiare.

Perché? Sicuramente la sacralità del legame di sangue esige che il suo vilipendio appesantisca il reato d’un aggravio di matrice morale. Inoltre si presuppone che il bene e la fiducia riservati ad un consanguineo dovrebbero porre costui in una posizione che è ancor più vile e ripugnante tradire.

Ebbene, se l’Ordinamento, sin dalle origini, ha sentito l’esigenza di aggravare, a parità di tipologia di reato commesso, la pena a colui che lo perpetra a danno di un familiare, tale rilievo dovrà trovare un riscontro logico nella tutela positiva della consanguineità.

Insomma, se è più grave ammazzare uno zio che non un estraneo, è perché si concepisce il rapporto parentale come affettivamente gerarchico rispetto a quello comune, restando conseguentemente più pesante l’offenderne la sacertà.

Ora, ad una prelazione affettiva basata sulla consanguineità non può che corrispondere una discriminazione affettiva verso ciò che ci rimane più estraneo e periferico rispetto a quanto e quanti noi consideriamo più prossimi sulla base di legami di sangue.

Come si può, dunque, pensare di costipare su asettici e innaturali parametri di uguaglianza ed equivalenza di tutto e tutti una così madornale esigenza umana come quella di “discriminare” affettivamente fra “vicini” e “lontani”?

Se fossimo tutti uguali per tutti, un reato grave e assoluto come l’omicidio non sarebbe mai suscettibile di differenziazioni di gravità ancorate alla qualità di “consanguineo” della vittima. E invece è così.

E poiché il Diritto penale nasce ben più anzianotto delle baggianate egalitariste create da 4 sovvertitori mondialisti per imporre il loro mercato delle vacche, suggeriremmo di basarci su quello piuttosto che su certe cretinate.

HELMUT LEFTBUSTER