Archive for dicembre 2014

ALBERO DI NATALE 2014 d.C. : fiamma, archetipo di luce identitaria!

dicembre 29, 2014

La modernità fa danni ovunque, soprattutto quando Albero di Natale 2014 x AD
ad arricchircisi sono venditori di oggettistica
a basso costo e anonima estrazione culturale.
Torniamo dunque a far sì che la luce natalizia
ci filtri da ciò che forgiano i nostri fabbri
e scaturisca dal pregio che partoriscono le nostre api,
tornando ad illuminare la bellezza che siamo NOI.

– Aristocrazia Dvracrvxiana –

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SE V’INFASTIDISCONO IL PRESEPE O L’ALBERELLO..FICCATEVI UNA PIGNA AL CULO O CIUCCIATE LE PALLE ALL’ASINELLO!

dicembre 24, 2014

E’ Natale: e tutti noi siamo nati, bene o male, quindi W il Natale!  E via quella faccia storta da commiato: perfino Christopher Lee canta il suo Natale a perdifiato!

A Natale abbiam sempre mangiato panettone e cappone, ammirato l’artigianalità dei presepi, carezzato la neve spalata dai vialetti e, naturalmente, composto sonetti. E allora perché mai dovremmo improvvisamente rinunciarci?!

Così, anche stavolta, dedicheremo un pensiero a quegli inetti, che immemori di Dante e allupati di inerte materialismo, in nome d’un insulso altruismo, picconeranno ciò che c’era prima e prima ancora, pur di cagarsi da soli della merda che c’è ora.

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Se non ti piace così com’è il Natale, o tollerante, prova con una pigna anale e ficcatela fra le ante!

 Se t’infastidisce il bambinello, o rispettoso delle religioni altrui, prova col somarello e ciucciagli i pendagli sui!

Se invece a infastidirti è l’alberello, o radical-chic viziatello, dà retta a me: staccagli il puntale, sieditici sopra e ti sentirai un re!

 Le preghierine a Dio t’infastidicono, o laicista? Menati le orecchie e spera che null’altro esista oltre la vista: nelle nostre lasagne avrem la carne, che nelle tue ci sien le tarme!

Orsù, tu che ti senti libero, un po’ sinistro e protestatario per il sol fatto di disprezzare il rosario, rammenta chi saresti senza fronde, edera, crocifissi, e tombe; ciò fatto, prendi il dito, aguzza il fiuto, usa l’ingegno, e, se non t’entra a natural maniera, umettalo di lingua, e dacci dentro di carriera!

Buon Natale 2014 d.C.

DEVIATE DAMAEN 

p.s. : codesto stornello è stato allegramente indetto godendoci “Pierino torna a scuola” su divano e caminetto.

Seguono links di corredo sulle notizie addutte affinché nessuno possa dire che son futte.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/piemonte-altro-preside-vieta-presepe-scuola-i-genitori-si-1074194.html

http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/music/news/christopher-lee-releases-heavy-metal-christmas-song-darkest-carols-faithful-sing-9914850.html

…e (soprattutto per i “goth”, metallari e punkettoni vari…) ricordate che, senza Paradiso, Dante non logo natalizioavrebbe scritto l’Inferno; e senza Inferno non avreste avuto né i Venom né i Bach, né i Milton, né i Baudelaire, né i Papini, né i D’Annunzio, né i film sui vampiri che tanto v’arrazzano peli, vescica e pipini: se non volete capirlo, non siete solo dei coglioni, ma siete soprattutto degli omini!

L’ARTE NON HA BISOGNO DI GIUDICI, MA DI ARTISTI LIBERI !

dicembre 24, 2014

C’era un tempo in cui la parola “libertà” significava ciò che la parola stessa significa: essere liberi di essere e di creare senza che qualcuno possa metterci bocca (o il culo). E il plauso andava a chi strafaceva, non a chi mitigava.

Oggi, dopo la Rivoluzione francese, dopo i “figli dei fiori”, dopo il ‘68, e anche dopo certi cantautori italiani che si sono riempiti il portafogli spacciando alla gente illusioni avariate con la malafede del mendicante che getta le stampelle e sale sul Mercedes, le giovani leve musicali sono nelle mani dei “giudici” di X Factor: son lì spauriti come conigli d’allevamento a pietire qualche sbuffo indecente da chi non ha una sola unghia migliore delle loro; son lì a mendicare uno sguardo da chi decreta il valore dell’altro senza nemmeno conoscere la puzza di sudore delle proprie ascelle; son lì a sognare una sentenza di plauso da chi sborra aria di sufficienza ovunque senza aver mai saputo farsi rizzare il cazzo guardandosi allo specchio.

Ecco il mondo della cultura musical “mainstream” che passa il convento post-sessantottino; ecco l’educazione e il rispetto di chi pretende di instradare i giovani verso il cammino di Thalia e delle sue sorelle…

tv.liberoquotidiano.it/video/11731993/X-Factor–Morgan-fischiato-dal.html

http://video.corriere.it/x-factor-morgan-lite-fedez-dito-medio-diretta/8f318742-76cd-11e4-90d4-0eff89180b47?cmpid=SF030103COR%3Fcmpid%3DSF020103COR

E allora diciamo a voi, cari metallari, “extremers”, punkettoni, alternativi, sedicenti uomini liberi vari: potete anche sbuffare, pensare di essere migliori di questa gente e godere del vostro elitarismo settario; ma intanto il tempo passa, i vecchi muoiono, voi invecchiate, e i giovani crescono con questa merda nell‘etere senza che nessuno (tranne qualcuno) abbia saputo fare un po‘ di casino vero.

G/Ab SVENYM VOLGAR dei XACRESTANI (Deviate Damaen)DD 1998 off

LA VOLPE E L’UVA DELLE DEPENALIZZAZIONI

dicembre 24, 2014

C’è poco da fare, è dall’antichità che arrivano gli insegnamenti più durevoli: e le favole di Esopo restano LA VOLPE E L'UVA DELLE...eterne nella loro valenza logica e umana.

Purtroppo però, se una volpe rinuncia a mangiare l’uva per la sua malavoglia d’arrampicarsi in alto è ben meno grave che se un governo, alla luce di inopinabili dati che vedono la microcriminalità crescere a dismisura di giorno in giorno, decide di non reprimerla per non ingolfare la giustizia e magari per svuotare anche un po’ le carceri argomentando sostanzialmente che “è meglio fare così”

Ora, partiremmo dalla “prova del 9” della scarsa salubrità di tale provvedimento per il popolo italiano, e cioè: Renzi è in televisione un giorno sì e l’altro pure a farsi bello del suo operato; perché di questa depenalizzazione così salvifica non parla mai?!

Ciò premesso, passiamo alle analisi tecniche:

il testo legislativo parla di “depenalizzazione di alcuni reati definiti “lievi”; ecco, credete che la nostra coscienza collettiva di italiani possa considerare “lieve” distruggere impianti semaforici pagati coi soldi pubblici o aggredire un anziano e due vigilesse?

http://www.romatoday.it/cronaca/aggressione-vigilesse-via-casilina-.html

L’altro argomento usato per giustificare tale provvedimento è decongestionare l’attività  dei tribunali, bizzarro ragionamento che è già un ossimoro logico: se il lavoro dei giudici è congestionato significa che si commettono troppi reati dei quali quindi andrebbe aumentata, semmai, la repressione, non alleviato il castigo.

Orbene, quali sono i reati in aumento? Ce lo spiega quest’indagine curata, cifre della questura alla mano, da Il Giornale.

http://www.ilgiornale.it/news/milano/anno-boom-furti-74-pi-1076549.html

Si tratta proprio di quei reati nei quali è la violenza fisica sui più deboli a farla da padrona: un esempio su tutti, l’incremento delle rapine in casa, nelle farmacie e negli esercizi commerciali generici, a fronte di un decremento di quelle alle banche. Che cosa significa? Semplice: i “rapinatori” attuali (quelli in crescita, per intenderci), non sono più gli specializzati malviventi di un tempo capaci di assediare strutture connaturatamente esposte alla rapina, come le banche e gli uffici postali; ora i nuovi predatori non puntano obbiettivi topici dove c’è il denaro, ma semplicemente obiettivi diffusi e comuni purché incapaci di difendersi. E i malfattori suddetti nemmeno evitano più di tanto il rischio della cattura, come rilevato dallo studio in oggetto, certi di farla franca processualmente per l’ormai diffusa sottovalutazione della gravità di ciò che han commesso.

La verità è che la proprietà è sotto assedio: quella dei confini nazionali così come quella dei domicili individuali, che dei confini sono l’elemento fattoriale; leggiamo alcuni reati “attenuati” dalla riforma in corso (dic 2014): non soltanto i reati violenti più comuni, ma viene ridimensionato tutto ciò che è “usurpazione” e “contraffazione” (da quella di qualifica professionale a quella di marchio, a quella logistica); tutto ciò che è danneggiamento, reato particolarmente odioso per la totale assenza di un movente di “bisogno”; persino i reati frutto di storiche battaglie progressiste vengono soppressi (violenze contro gli animali, combattimenti compresi).

m.catania.livesicilia.it/2014/12/04/reati-depenalizzati-addiopizzo-disagio-nel-promuovere-la-legalita_320319/

Allora la domanda è: si depenalizza un reato perché lo si commette troppo poco, o perché lo si commette troppo? E se lo si commette troppo, siamo certi che gli italiani siano tutti improvvisamente impazziti e si siano messi massivamente ad occupare case altrui o ad uccidere cani e gatti senza complimenti?

La logica non può essere opinabile: per cui occorre quantomeno ragionarci lucidamente su.

La nostra impressione è che si remi sempre più a diventare terra di nessuno con l’alibi ideologico di volerla fare diventare la terra di tutti: e per neutralizzare gli effetti nefasti di tale tendenza, si deve fare una rivalutazione culturale di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, convincendo la gente che i tempi son cambiati. E con l’occasione, magari, si svuotano un po’ le patrie galere rinunciando anche a quel po’ di sovranità giurisdizionale rimasta.

 HELMUT LEFTBUSTER

SENECA DECANTA L’IMPORTANZA DELLE DIFFERENZE DI GENERE NEL RUOLO EDUCAZIONALE DEI FIGLI

dicembre 16, 2014

“Non vedi quanto le madri siano ben più indulgenti dei padri? Quelli comandano ai figli di affrontare precocemente gli studi, anche nei giorni di festa non permettono che stiano senza far nulla e spremono loro il sudore e non di rado anche le lacrime; invece, le madri se li stringono al petto, li vogliono tenere nell’ombra: per loro i figli non dovrebbero mai essere tristi, mai piangere, mai stancarsi. Il dio invece nei confronti degli uomini di valore adotta un atteggiamento da padre: li ama virilmente, e ripete: <<siano pure tormentati dalla fatica, dal dolore, dalla perdita, a patto che conseguano l’autentica forza>>. “

Seneca, De providentia, 2 5-6

Con queste righe, il grande filosofo romano coevo di Augusto e di Cristo ci induce ad una duplice riflessione: e cioè, anzitutto che le fondamentali determinazioni della Natura sono impermOLYMPUS DIGITAL CAMERAeabili al tempo, altrimenti la natura stessa le avrebbe modificate sequenzialmente alla trasformazione degli usi e dei costumi degli uomini; e invece non l’ha fatto.

E, poi, che la divinità per eccellenza, maschile per i pagani come per i cristiani, declina il suo canone affettivo a seconda che esso sia rivolto verso un amico, verso una donna o verso un figlio; ebbene è a tale differenziazione che sembra essere affidata, a detta di Seneca, l’ultima parola per una sana evoluzione della società.

La civiltà occidentale è figlia della Romanitas; e Roma è figlia di due distinte divinità, una maschile, Marte, progenitore di Romolo, ed una femminile, Venere progenitrice di Enea. Se nessun altro paradigma ci deriva dalle origini, è evidentemente questo il solo applicabile.

HELMUT LEFTBUSTER 

Il “radical” pensa al prossimo soltanto se viene da lontano (di Marcello Veneziani)

dicembre 1, 2014

Introduzione di Helmut Leftbuster: inseriamo per intero  nella sezione “RASSEGNA STAMPA DVRACRVXIANAMENTE ALLINEATA” questo autentico manifesto di lucidità sociologica (e antropologica) del grande Marcello Veneziani, a riprova dell’esigenza oramai manifesta di ogni spirito libero, colto e aperto di ripristinare il proprio diritto ad una autonoma definizione delle gerarchie affettive, rivendicando un legittimo auspicio di ritorno a canoni di “sanità mentale collettiva” perlomeno plausibili.

Noi lo predichiamo e auspichiamo da tempo: ora tocca ai “big”!

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Il “radical” pensa al prossimo soltanto se viene da lontano

La sinistra pretende di essere superiore moralmente alla destra in quanto altruista verso lo sconosciuto e lo straniero. Ma la solidarietà astratta dimentica chi è vicino

Marcello Veneziani – Dom, 30/11/2014 – 11:12

C’ è un punto cruciale su cui la sinistra ha costruito la sua pretesa superiorità morale, etica e sociale rispetto alla destra. Parlo di ogni sinistra, comunista o liberal, socialdemocratica, cristiana o radical, compreso quel residuo di sinistra in via di liquidazione che boccheggia nel presente.

E parlo di ogni destra, liberale o conservatrice, reazionaria o popolare, tradizionale e perfino fascista. Quel punto basilare è il prendersi cura dell’umanità, il famoso I care , la fratellanza o la generosità verso i più deboli, i poveri e gli oppressi. In una parola la solidarietà. Quell’asse regge la pretesa di ogni sinistra a ergersi su un trespolo di superiorità, una cattedra morale o giudiziaria, e da lì giudicare il mondo, gli altri e gli avversari. Il sottinteso è che la sinistra sia mossa da un ideale, un valore – la fratellanza, la filantropia, l’amore per l’altro, la solidarietà, trasposizione sociale della carità – e la destra invece sia mossa sempre e solo da un interesse, se liberale, o da un istinto, se radicale. La prima è per definizione altruista, aperta, la seconda egoista o al più familista, comunque cinica, chiusa.

A questa «utopia necessaria» e benefica, Stefano Rodotà ha dedicato un libro, Solidarietà (Laterza, pagg. 141 euro 14) elogiato dalle «anime belle» della sinistra. Troneggia una tesi che già affiorava ne Le due fonti della morale e della religione di Bergson: la vera solidarietà sta nell’amare il lontano, lo sconosciuto, lo straniero. In realtà c’è un altro modo di concepire il legame sociale, solidale e comunitario che non è indicato da Rodotà. È il legame affettivo che parte dal più caro e si fonda sulla prossimità. L’amore stesso è fondato sulla predilezione: la persona amata non è intercambiabile con un’altra, non si può amare dello stesso amore chi è caro e famigliare e chi è remoto e ignoto. Non si potrà mai chiedere a una persona di amare di più chi non conosce o è straniero rispetto a sua madre o suo figlio. Non si potrà mai pretendere che si senta più fratello dello sconosciuto rispetto a suo fratello: non si può capovolgere una legge di natura, biologica e affettiva, carnale e spirituale. Su quella legge naturale ha retto ogni consorzio umano e si traduce in legame d’amore e famigliare, legame civico, sociale e nazionale. Posso essere aperto all’umanità e ben disposto verso ogni uomo, ma a partire da chi mi è più vicino, da chi appartiene alla mia vita, con cui condivido il pane (compagno, cum-panis ), la provenienza e la storia. Perché dovrei giudicare egoistica questa preferenza, o cinica la morale che ne consegue? Amare chi ti è caro e vicino non è chiudersi al mondo in una forma deplorevole di egoismo, ma è la prima e più autentica apertura agli altri nella vita reale.

Su quei legami reggono le prime fondamentali comunità, le famiglie, quell’energia anima l’amore tra due persone, quella fonte dà coesione alle patrie e le altre forme di comunità, inclusa la confraternita, fino alla colleganza di lavoro. L’errore o la mistificazione che si compie al riguardo per sancire la superiorità morale dei solidali cosmici, è paragonare un valore universale a una degenerazione del principio opposto: non si confronta l’amore verso lo straniero con l’amore a partire da chi ti è più caro, ma la fratellanza all’egoismo, l’amore per l’umanità al cinismo. Sarebbe facile a questo punto compiere la simmetrica operazione e paragonare l’amore per chi ti è vicino al disprezzo, l’odio o l’indifferenza verso il prossimo dietro l’alibi e l’impostura della filantropia universale. Due spiriti acuti e profondi come Leopardi e Dostoevskij criticarono il cosmopolitismo filantropico sottolineando che l’amore per l’umanità o per lo straniero di solito si sposa all’insofferenza o all’indifferenza verso chi ti è concretamente vicino, familiare o compatriota. Ovvero nel nome di un amore astratto, utopico e solo mentale, si nega e si rinnega l’amore reale, quotidiano per le persone a noi più prossime. Nell’amore per l’umanità si spezzano i legami reali e si opta per un individualismo planetario: il single sradicato che abbraccia il mondo intero.

L’utopia che muove la fratellanza universale è il principio egualitario, ossia la convinzione che tutti gli uomini siano uguali non solo in ordine ai diritti e ai doveri ma anche sul piano degli affetti. Anzi, in questa prospettiva merita più attenzione e più cura chi ci è più estraneo. Non solo si respinge il principio del merito secondo cui ognuno riceve secondo le sue capacità e le sue opere, e si sostituisce col principio del bisogno secondo cui ognuno riceve in base alle sue necessità; ma si sostituisce la priorità su cui si fonda l’amore (la persona amata, la famiglia, gli amici, i compatrioti o i consociati) con la priorità assegnata agli stranieri. Da qui il passaggio dal legame comunitario che unisce le società al principio di accoglienza che apre al suo esterno. In questo caso la coesione sociale sarebbe fondata sull’adesione allo stesso principio: ci unisce l’idea di accogliere lo straniero e formare con lui una società aperta e universale.

Questa disputa ideologica è tutt’altro che riservata ai circoli intellettuali perché è piuttosto la traduzione culturale di un tema cruciale di massa nella nostra epoca. Si fronteggiano nella vita di ogni giorno due visioni del mondo: quella di chi affronta l’universale a partire dal particolare e quella di chi affronta il particolare a partire dall’universale. Il primo può dirsi principio d’identità fondato sulla realtà, il secondo è un principio di alterità fondato sull’utopia, come dicono gli stessi assertori, Rodotà incluso. La solidarietà può esprimersi in realtà in due modi: quello di chi privilegia lo straniero e si fonda sul principio di accoglienza, e quello di chi parte da chi è più vicino e fonda il principio di comunità. È la sfida del nostro tempo: comunità o universalismo, anche se taluni pensano nella loro utopia che si possa fondare una comunità su basi universalistiche, una specie di comunità sconfinata che coincide con l’umanità, secondo il vecchio progetto cosmopolitico illuminista. In realtà l’unico sciagurato tentativo di tradurre nel reale questa utopia egualitaria e universalista è stato il comunismo e sappiamo gli esiti catastrofici. Ora il tentativo è ridurre questa utopia politica a prescrizione morale, preservando i diritti individuali. Così l’accoglienza solidale diventa la base del moralismo radical, ultima spiaggia della sinistra egualitaria. L’utopia del mondo migliore dichiara guerra al mondo reale, alla vita e alla natura, sacrificando l’uomo concreto all’umanità. E ribattezza questa guerra contro la realtà come solidarietà all’umanità…

MARCELLO VENEZIANI (Il Giornale 30 11 2014)

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A margine poniamo uno scritto tratto dalle nostre pagine di Crestomazia Dvracrvxiana al cui tema ha fatto riferimento l’autore.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2012/07/07/condanna-leopardiana-del-cosmopolitismo-crestomazia-dvracrvxiana/