IL CULTO DELLA DISCENDENZA NELL’ANTICHITA’ CLASSICA E NELLA SUA “CONSECUTIO GHIBELLINA”

Con questo elaborato intendiamo esaltare quell’aspetto primordiale della discendenza che, nel mondo rigirato di oggi, è paradigma di lesa maestà verso il progetto di omogeneizzazione del Tutto.

Tre i passaggi proposti: dal poema virgiliano come declinazione del mito esiodiano nella Romanitas, ad espressioni giuridiche su base dinastica come la “Prammatica Sanzione”, sino a cantiche contemporanee frutto di coraggiosa militanza poetica di avanguardie musicali anti-mondialiste.

Iniziamo partendo dalla parafrasi di un testo epigrafico di epoca romano-repubblicana che disquisisce sulle implicazioni spirituali del legame agnatizio.

(da “Il Mito Di Enea” di M.Bettini e M.Lentano, ed. Einaudi):OLYMPUS DIGITAL CAMERA

“E’ il padre che indica al figlio i modelli <<domestici>> cui questi deve ispirare la propria azione, e che contestualmente addita se stesso come colui nel quale quella ispirazione si è già compiutamente realizzata. A Roma, ad un figlio si chiede anzitutto di eguagliare le azioni del padre, restando implicito che così facendo egli imiterà anche quelle dei suoi antenati. Questo complesso gioco di specchi è illustrato con particolare chiarezza in un importante testo epigrafico, l’elogio di Cornelio Scipione Ispano, risalente alla seconda metà del II secolo a.C.

<<Ho accresciuto le virtù della famiglia con i miei costumi; ho generato una discendenza, ho emulato le azioni del padre. Ho ottenuto la lode dei miei antenati, ed essi si rallegrano che io sia disceso da loro: l’onore che ho raggiunto ha dato lustro alla stirpe.>>

Il testo epigrafico assegna dunque un compito di mediazione analogo a quello riconosciutOLYMPUS DIGITAL CAMERAo ad Anchise nel poema virgiliano; la sua funzione è quella di additare al figlio gli <<exempla domestica>>, i grandi archetipi familiari dei quali il padre rappresenta la prima e più diretta incarnazione.”

 

La linea maschile di tale impianto, che, dal mito virgiliano, confluisce sin nel Diritto romano, è ribadita successivamente in emanazioni e provvedimenti giuridici che non solo confermano quanto di “latinitas” siano impregnati la lingua e i formulari in uso durante l’intero millennio di vita del Sacro Romano Impero, ma determina altresì l’ancestrale esigenza successoria del tramandare, attraverso lo strumento statuale-familiare (la “gens”), quella “consegna” che universalisticamente diviene imperiale nell’accezione dantesca del termine.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/12/28/ettore-cozzani-e-luigi-valli-la-scorrettezza-politica-di-dante-monografia-dvracrvxiana/OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E’ il caso della “Prammatica Sanzione” (1703 d.C.): scopo di questa legge fondamentale della monarchia danubiana era quello di consolidare dal punto di vista dinastico il dominio asburgico attraverso un trattato di famiglia che regolava i diritti successorii: i possedimenti degli Asburgo furono dichiarati indivisibili e dovevano essere ereditati dai primogeniti, iniziando da quelli dell’imperatore regnante, e solo in mancanza di eredi maschi, delle sue figlie.

(da “Il Sacro Romano Impero”, di Friedrich Heer)

 

Ora, per quale astruso motivo, se qualcosa è già stata apprezzata nell’umano passato, dovrebbe divenire bandita nell’umano futuro? Non è forse la ripetibilità di un fenomeno antropologico l’espediente OLYMPUS DIGITAL CAMERAfondamentale della migliore evoluzione umana alla luce d’una saggezza vincente? Come potrebbero mai Passato e Futuro esser dicotomici, essendo il secondo figlio del primo? E’ nel concetto di “discendenza”, dunque, che non può che trovarsi l’unica verità plausibile.

 

L’idea di costruire il Walhalla di Regensburg, il grande tempio votivo voluto da Ludovico di Baviera nel 1830 su progetto dell’architetto Leo von Klenze, per contenere i busti, infallibili testimoni di fisiognomica, e le targhe commemorative dei più grandi uomini della sua terra (da Barbarossa a Mozart), sul precipuo canone estetico ed architettonico del Partenone di Atene, e con lo stesso Ludovico scolpito nei panni degli antichi Cesari suoi predecessori, ci dimostra quanto aggiornata sia l’intenzione dei grandi Uomini d’Occidente di perpetrare ciò che da sempre l’Occidente è.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ora però tocca a noi tutti essere quegli uomini: questa, la solenne e libera riflessione, nonché personale impegno di chi scrive, che è il punto d’approdo dell’incipit storiografico dal quale siamo partiti.

Concludiamo riportando due stralci di liriche ascrivibili al contemporaneo alveo poetico-musicale occidentale, a dimostrazione di come l’”armata Brancaleone” dei becchini della memoria e della traditio, per quanto formicolante e molesta, sia ben lontana dal riuscire a farci dimenticare chi siamo.

 

Da “Ancient Dreams” dei Candlemass (tradotto dall’inglese):OLYMPUS DIGITAL CAMERA

“Grandi re e tiranni, unicorni e signori degli elfi, diavoli e demoni, segrete e draghi;

la fenice sta sorgendo dalle ceneri del vento, nata nella gloria, tornata ancora una volta alla cenere; in alto vola il drago, il sovrano dei sette cieli. Cavalca i venti, non sapendo che non può morire. Insegui l’orizzonte, cattura l’illusione, ricorda il bambino che è in te; non c’è un domani, solo tristezza e dolore, aggrappati agli Antichi Sogni.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 Da “Basta Non Basta” dei Deviate Damaen:

“…si tratta soltanto di volgerci indietro a poeti, statisti e sculture di vetro; di tornare a parlare di quanto fum belli e far d’ogni resa il culo a brandelli!”.

 

G.dX (con la collaborazione di Helmut Leftbuster, terminato di scrivere presso il Walhalla di Regensburg e l’abbazia di Weltenburg, in Baviera).GdX x artic DISCENDENZA

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