NOI, NELL’ARTE, SCEGLIAMO LO SPIRITO: LA MATERIA LA LASCIAMO AI MINCHIONI MARXISTI

Il nostro plauso all’amico Gabriele “Corazzata Valdemone”, in primis per essere riuscito a trascinarci sul palco a declamare, in chiusura di concerto, la sua epica “Romana”, provata dieci minuti prima ed eseguita piuttosto “alla bersagliera”, nonché preceduta da un assurdo quanto improvvisato mix di Dante, “Mondi senza Stelle” e “Madonne manganellanti” (percarità: non che i concerti dei Deviate Damaen siano mai state perle d’intonazione ed esecuzione metronomica…).

E poi per aver dato vita ad uno “spettacolo” nel senso più spirituale e goliardico del termine: quello che si fa per gli amici, e non per i nemici; quello che si dedica ai prescelti, e non si elargisce ai cani e ai porci; quello che si celebra in favore d’una sodalità coesa, e non si sperpera a neutre masse indifferenti e indifferenziate.

Insomma, non l’arena di avvelenati “competitors” in mercantilistico agone fra loro, che il fetido “libero mercato” ha ridotto umanamente a scheletrici lottatori affamati nella fossa di leoni compratori, ma una libera aspersione di gaudenti quanto elitarie vibrazioni sonore, visuali e filosofiche armonizzate da ciò che i loro autori condividono, e non da ciò che li divide.

Ecco, di questo c’è bisogno oggi per non soccombere supinamente a quella sordida eutanasia che la Civiltà occidentale sta autoinfliggendosi: non importa la quantità di pubblico, non è mai stata una variabile da cui far dipendere il valore dell’Artista, il quale è per definizione “elitario” così come Noi elitari intendiamo far essere la nostra Arte… “che disuguaglia 10 da 1000 quando miliardi sono le stelle…?!”

Un grazie quindi a quanti si sono sbattuti e si sbattono per avvenimenti come questo, e citiamo per tutti, Corazzata Valdemone live Romaoltre i protagonisti, gli ospiti, i convenuti, e gli organizzatori (grande, Wolf Age!), Alessandro Bizzarri, il bravo fonico di palco che ci ha seguiti: già, perché anche la componente tecnica dell’Arte è arte..eppure pochi se ne rendono conto: basti guardare come starlette e registi “companeros” trattano i fonici, i tecnici, gli attrezzisti, mai citati nei credits e sempre più cassintegrati grazie alla delocalizzazione dei set cinematografici in paesi “low-cost”.

Metal, Industrial, Goth, Punk, Sperimentale, Stornello, Poetica, Medievale, Classica: tante definizioni musicali per una sola, nobilissima spiritualità identitaria: Occidente.

Nell’archetipo discrimine fra “spiritus” e “materia”, Noi scegliamo il primo, Marx scelse la seconda: infatti sposò una ricca baronessa, quella gran testa di minchia!

Bravi tutti, ragazzi!

 

G/Ab Volgar dei Xacrestani, 1 mar 2015 d.C.

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