IERI ERI UN PEZZENTE A SPEDIRE UN ALBUM IN Mp3, OGGI SI FANNO PESARE IL CULO ANCHE A SCARTARE I CD

Il momento dell’uscita di un album è la grande crepa temporale in cui la componente creativa e filosofica dell’Artista esce dal tunnel sotterraneo del suo inconscio ed emerge in superficie dai meandri del suo bunker audiofonico per impattare contro tutto ciò che è là fuori.

Per cui si passa, dal solipsismo più gaiamente masturbatorio, all’interfaccia col prosaico mondo della promozione, della stampa, della mediaticità e della cazzaraggine; la nostra, anzitutto.

Cavolo, non uscendo da qualche anno, ci eravamo scordati di quante signore impellicciate lasciassero la merda del loro cane sui marciapiedi; e di quanto il pregio delle loro pellicce andasse di pari passo con la puzza di quella merda.
Il tutto con l’aggravante del progresso che, come sempre, fa solo danni: un tempo, se inviavi un mp3 anziché un CD fisico con tanto di bollino Siae, ti sputavano dietro; oggi, salvo che tu non sia Stocazzo, accettano solo album zippati e spediti via mail, ovviamente da ascoltare con l’attenzione di una ragade verso il grappolo di emorroidi che le sta davanti.

Per farti dare un indirizzo redazionale da un magazine appena un po’ più noto degli altri (quelle “ammucchiate” coi rapper in copertina, tanto per intenderci) devi metterti a pecorina, proprio loro che da secoli quaquaraqqueggiano di “underground”, di “alternativismo” e di “Rock contro la fame nel mondo”: figurarsi che Noi siamo usi lasciare i nostri album sulle panchine dei giardinetti e nei cessi dei musei senza che nessuno ce lo chieda, per quanto siamo generosi!
Ma dov’è finito il piacere della tattilità? Il gusto sadico del critico musicale di trastullarsi col tuo album fra le mani per poterne scovare le falle grafiche, o magari usarlo come tabacchiera?

Amici discografici e recensori occhialuti, barbettati e con l’aria intellettualoide, ma davvero pensate che ci cambi la vita a seconda dei vostri responsi più o meno educati? Se non ci volete comunicare l’indirizzo per evitare di restare ammaliati dalla nostra musa furente e di dover fare troppa fatica a scartare il pacchetto, sappiate che tanto lo faranno la maggior parte dei vostri colleghi. Al che, sarete costretti a rincorrerli e parlarne comunque anche voi sperando di essere abbastanza convincenti con la vostra supponenza da non destare la curiosità della gente sul nostro conto. Perché la genialità parla sempre attraverso la propria voce, mai attraverso quella dei ventriloquisti che sperano di vendere le proprie chiacchiere parassitando sullo smerdare la creatività altrui.

“Retro-Marsch Kiss” vi cagherà in testa, come tutto ciò che lo ha preceduto, anche grazie al casino alzato dai tanti

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stronzi che non rinunceranno a smerdarlo. Quindi arrendetevi: resistere è inutile.
Certo, se questo è il risultato di tutti i bei discorsi sulla “cultura della liberazione”, sull’ “underground”, sul “fuck the mainstream” sui “laboratori culturali” portati avanti da quanti pensavano che bastasse una kefia al collo, scarse docce e qualche concerto dell’Arci per sentirsi liberi, beh..complimentoni, avete fatto dei gran bei progressi!

DEVIATE DAMAEN

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