RIPOPOLARE I BORGHI CON I MIGRANTI, L’ULTIMA “CARTOONESCA” TROVATA PROGRESSISTA

Leggendo titoli come questo, ci si domanda se chi li ispira non creda davvero di vivere in un cartone spaziale.

https://it.notizie.yahoo.com/idea-della-cnn-usare-i-migranti-per-ricostruire-le-citt%C3%A0-fantasma-150146567.html

Quando guardavamo Jeeg Robot o Goldrake, noi assistevamo a dinamiche esistenziali molto semplificate basate su una quotidianità dei personaggi (soprattutto i “cattivi”) totalmente avulsa da contingenze umane: raramente li si vedeva mangiare o filiare, i loro robot spuntavano dal nulla come se si fossero costruiti da soli e senza fatica, e le difficoltà della vita, come il lavoro, non esistevano per nessuno, buoni e cattivi.
Re Vega o la regina Himica davano ordini a soldati che obbedivano, ma che nella realtà, per farlo decorosamente, avrebbero dovuto percepire uno stipendio come ogni soldato o dipendente pubblico che si rispetti.
Le risorse energetiche utili al funzionamento delle basi spaziali venivano stilizzate in senso “epico”, ma in realtà per far funzionare strutture belliche come quelle vegane o dell’impero Yamatay sarebbero serviti fior di fondi pubblici.
Dopodiché, ammesso e non concesso che il progetto d’invasione della Terra fosse riuscito, siamo sicuri che agli spaziali sarebbe piaciuto viverci? Sarebbe loro piaciuta l’aria, il cibo, si sarebbero integrati pacificamente coi terrestri superstiti, avrebbero accettato di buon grado, nel cuore e nella sensibilità di ogni suddito di Vega o di Himica, di vivere lontano dalla loro terra per colonizzare un luogo totalmente alieno e pregno della storia di tutt’altro popolo?

Gli sceneggiatori ovviamente non si ponevano queste domande, poiché il cartone era destinato ad un pubblico che non se le sarebbe mai poste: i bambini.

Ma per chi non è un bambino, pensare di “invitare” milioni di migranti usando con ipocrita intermittenza l’argomento etico dell’accoglienza o quello mercantilizio dello sfruttamento del loro (ipotetico) lavoro, non è solo demenziale e cartoonesco, ma è criminale, poiché si fomenta un’illusione ideologica senza alcun fondamento attendibile.
Ripopolare artificiosamente dei borghi che si sono desertificati per ragioni endogene al popolo che li ha costruiti e abitati per secoli non verrebbe in mente neanche ad un commerciante di acquarii per pesci.
Anzitutto, chi vi terrebbe l’ordine? Una caserma con un paio di Carabinieri riuscirebbe forse a far rispettare leggi che hanno 3000 anni di civiltà occidentale a migliaia di persone che hanno sulle spalle un percorso storico-sociale completamente differente? Un’agricoltura basata su frutta, ortaggi e cereali delle nostre latitudini potrebbe forse essere affidata a chi non ne ha alcuna contezza tecnico-culturale? Preziose aree boschive potrebbero mai essere improvvisamente gestite da chi proviene da immense distese di sabbia?
In un quadro del genere, poi, dove sarebbero i vantaggi economici e fiscali sponsorizzati dall’operazione nel momento in cui, affidando questi tesori paesaggistici a dei nullatenenti, sarebbero comunque i cittadini italiani, pur non usufruendone, a doverne pagare tasse, Imu e mantenimento delle utenze più basilari?
E le chiese? Si sa che ogni borgo italiano, dal Trentino Alto-Adige alla Sicilia, si raccoglie attorno ad una chiesa; la maggior parte dell’immigrazione extracomunitaria è di area religiosa islamica. A giudicare da come stanno trattando i loro tesori, iniziando da quello di Palmira, come ridurrebbero i nostri affreschi, i nostri portali, le nostre bifore e trifore duecentesche? Perché mai dovrebbero amarli, proteggerli e rispettarli sulla parola? E in ogni caso: vale la pena correre il rischio? Quest’ossessione che hanno a sinistra di sentirsi soli in un paese già ampiamente sovrapopolato, non andrebbe confutata verificando come se la passino bene gli Islandesi o gli Ungheresi a camminare sui marciapiedi senza necessariamente doversi urtare i gomiti con qualcuno?
Allora, cari intellettuali multiculturalisti, questi esperimenti di ingegneria sociale lasciamoli fare agli sceneggiatori di

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cartoni spaziali; e se proprio ne avete voglia, guardatevi cartoon network.
Ma, per favore, non giocate col destino dei popoli veri.

HELMUT LEFTBUSTER

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