Archive for ottobre 2015

IL “DIMENTICATO” ALBERTONE FANTASCIENTIFICO E ANTIFEMMINISTA …

ottobre 24, 2015

ioecaterinaIn quanti ricordano il film “Io E Caterina”, fantascientifico capolavoro di Alberto Sordi con Edwige Fenech dei tempi d’oro, che racconta l’esilarante vicenda di un imprenditore birboncello il quale, stufo delle angherie di mogli, amanti, segretarie e domestiche, durante un viaggio di lavoro in America, si compra una bella cameriera-robot per scoprire poi che rompe i coglioni pure quella come tutte le altre donne di cui sopra?

Alberto Sordi non è mai stato di sinistra, questo è un fatto; tuttavia, il suo genio attoriale, la sua impareggiabile vis comica, la sua capacità di ricostruire comportamenti umani di assoluta verosimiglianza plautina lo hanno immunizzato rispetto a tale onta sinché è vissuto; ma poi, da morto, la scarsa memoria che i media hanno avuto di lui è stata la dimostrazione di quello scotto postumo che la critica cinematografica “perbenista” non era riuscita a fargli pagare in vita.
Ecco perché invitiamo tutti a rivedere questo piccolo capolavoro di sociologia familiare e relazionale dove vengono mandate a fare in culo femministe d’annata e benpensanti progressisti senza troppe remore e complimenti, cosa che è stata da sempre mediamente poco concepibile per chi è campato di spettacolo.

https://www.youtube.com/watch?v=D0L5XIabp8k

Un manifesto politicamente scorretto, in pieno rovinoso declino del ruolo muliebre insito nella vita moderna, incentrato sull’irrisolvibile tema della dicotomia solitudine/coppia-prigione, e sulle corna che, si sa, a sentire le donne, sono sempre gli uomini a mettere loro sollazzandosi probabilmente con lo Spirito santo e non con altrettanti individui di sesso femminile.
Ebbene l’intero casino è ambientato in un climax fantascientifico di tutto rispetto, dal quale hanno palesemente attinto le varie bande startrekkiane almeno dieci anni dopo (e con ben altri mezzi finanziarii) realizzando la struttura della robotica regina Borg e, tutto sommato, dello stesso androide Data (soprattutto nelle scene in cui viene smontato per essere riprogrammato), senza che nessuno yankee abbia mai ringraziato almeno per “l’ispirazione” il signor Sordi, né tantomeno il grande scultore e scenografo italiano, autore della struttura del robot “Caterina”, il prof Giulio Tomassy.
Già, brutto vizio italico quello della smemoratezza e dell’autodenigrazione, il cui sapore di cacca potrete amabilmente testare in queste recensioni del film pregne di ideologia progressista come calzini di sudore dopo una partita a calcetto.

http://www.comingsoon.it/film/io-e-caterina/14477/scheda/
http://www.filmtv.it/film/3648/io-e-caterina/
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=12251

Tranquillo, Albertone, ci pensiamo noi a ricordarti come un grande, iniziando dall’essertene sempre fottuto delle ipocrisie e delle reticenze intellettualoidi e radical-chic.
HELMUT LEFTBUSTER

Annunci

LA MAESTRA DICE CHE LE FOIBE…

ottobre 16, 2015

Per chi non dovesse avere l’edizione originale (che sarà presto “on line”), questa foto è lo sfondo alla confezione del nostro album del ’99, “Propedeutika Ad Contritionem (Vestram!)”. E’ tratta dal repertorio fotografico de “Il Libro Nero Del Comunismo” di Stéphane Courtois, e raffigura, come si legge nella didascalia, un soldato polacco impalato durante la guerra civile dai futuri “liberatori” dell’Armata Rossa.
Chissà se quell’album avrà fatto più bocche storcere o cazzi drizzare.. non è una battuta, lo “Stabat Mater” iniziale si conclude con una sega “live” del cantante sul microfono, qualcuno si sarà pur arrapato si spera. Certo è che di <<foibe>>, in quella rivisitazione del capolavoro di Pergolesi, se ne parla senza complimenti fin dal primo movimento, “La Mastite Affligge I Seni Delle Madri Degli Orchi” …e questo fece storcere la bocca a molti segaioli.
https://www.youtube.com/watch?v=CKFUIkbta_M

Oggi, 2015 d.C., un regista diciottenne mette in scena uno spettacolo con l’intento di denunciare quell’orrore sottaciuto dalla storiografia in giacca e cravatta; e ora come allora c’è chi, anziché ringraziare per lo scodellamento gratuito di verità, frigna e per bocca prende supposte.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/minacciato-morte-regista-spettacolo-sulle-foibe-1181093.html

Noi, ovviamente, ce ne compiacciamo e sosteniamo questa iniziativa che dimostra quanto i “giovani d’oggi”, Iddio volente, non siano solo quelli scimmieschi coi berretti al contrario (ai quali stiamo dedicando un brano del nostro prossimo album), ma sono anche coraggiosi “archeologi di verità” irriducibili nel grattare il bidone incrostato della storia senza timore di lordarsi le unghie.
Dalla menzogna storica all’apocalittica svendita di ciò che siamo il passo è breve: sta solo a noi fermarlo camminando all’indietro.
http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/globalizzazione-senza-identita-dietro-labbandono-della-cultura-classica-europa-32247/

La libertà di pensiero non si vocifera, si grida.
G/Ab & DEVIATE DAMAEN

LE NUOVE MANGIATOIE “DEL MONDO” DOVE SI PAGA A PESO DEL PIATTO

ottobre 10, 2015

Non menzioneremo loghi e nomi di questi “ristoranti” per evitare pubblicità gratuita; ma li riconoscerete dalla bruttezza estetica e concettuale, dagli ammennicoli esotici sparsi ovunque, dal personale immancabilmente multietnico, dagli sfigati nerd e compagnume d’annata ai tavoli e da notevole appiccicume in terra.LE NUOVE MANGIATOIE...

E’ l’ultima frontiera della ristorazione “global 2.0”; naturalmente sono vegetariani, anzitutto per attirare la clientela più fricchettona, e poi per sfrondare la già flebile resistenza dell’intero capitolo georgico e norcino che farebbe inevitabilmente capo ad una produttività nostrana.

Allora, l’iter è il seguente ed ha tutte le caratteristiche genetiche proprie della “de-umanizzazione” del mondo globale.
Appena entrati, anziché essere accolti da un rubizzo oste in parannanza e taccuino, asettici inservienti vi assegneranno un tavolo contraddistinto da un numero; a tale numero corrisponderà un conto che non sarà calcolato sulla base delle ordinazioni, della tipologia delle pietanze o della quantità delle portate, ma da una mera pesatura del “piattone” nel quale, una volta finiti in fila come muli ad una mangiatoia, accatasterete il cibo lungo un grottesco “self-service” la cui formula raffazzonata non potrà evitarvi miscugli di umori e sapori fra le differenti cibarie che, peraltro, dovrete servirvi da soli: dai ravioli ripieni di non si sa bene che cosa, all’humus, ai vari surimi, ad improbabili surrogati di soya della carne, all’orrido tofu e, per farla breve, a tutte quelle diavolerie zeppe di glutammato monosodico tanto care ai radical-chic.
A questo punto qualcuno osserverà che anche nei nostri autogrill funziona così: nossignore, perché negli autogrill o nei self-service aziendali prima si guarda quel che viene cucinato ed esposto quel giorno, poi si decide con tutta calma ciò che si preferisce consumare. Inoltre, normalmente, una volta in fila coi vassoi, si viene serviti su più piatti, non su un piatto unico ove tutto inevitabilmente si mischia; e a farlo è quasi sempre un inserviente coi guanti usa&getta, mentre qui sarete voi stessi a servirvi usando tutti lo stesso mestolo di portata delle varie pirofile a cielo aperto, sul quale mestolo si riverseranno i germi di centinaia di persone ogni ora (..e non tutte si saranno lavate le mani prima di afferrarlo).
Considerate che non avrete nemmeno il tempo di capire la natura dei cibi che avrete di fronte, né gli ingredienti che li compongono, a causa della fretta incussavi dal procedere della fila in continuo movimento.
Alla fine della quale fila, dopo una sommaria pesatura del piatto, pagherete il conto complessivo dell’informe amalgama che dovrebb’essere il vostro pranzo.
Va sottolineato che una tale formula, nella sua perversione valoriale, tradisce anche il senso dei self-service a “forfait” (quelli in auge nei villaggi estivi) dove ci si riempie i piatti in libertà pagando sempre la stessa cifra, perché qui, al contrario, l’avventore sa bene che pagherà ogni grammo di ciò che si metterà nel piatto. Quindi si tratta sì di “self service” scaciati e senza servizio, ma dove di fatto non risparmierete un solo centesimo.

Ma come si può far passare, in un ambito delicato e nobile come la ristorazione, l’idea che le pietanze abbiano tutte i medesimi valori, sapori e identità a tal punto da pagarle a peso complessivo anziché a singola porzionatura tipologica?! Insomma, potrebbe mai un etto di mortadella costare quanto un etto di caviale?
Ovviamente no.
Ecco che in una struttura del genere è la complessiva qualità delle materie prime ad essere talmente scadente da rendere le pietanze del tutto equivalenti e quindi indifferenti fra loro. Esattamente come i globalisti vorrebbero far diventare gli esseri umani.

Così come nella politica il mondialismo collettivista e internazionalista ha usato l’ideologia “progressista” per sostituire le istanze dei proletari con quelle dei migranti, nella ristorazione stanno usando il vegetarianesimo più fricchettone per scalzare la cucina nazionale e sostituirvi quella “del mondo”; ma in realtà ci vogliono sostituire tutti e tutto.
http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11834887/Renaud-Camus—Gli-immigrati.html

Ciò detto, amici vegetariani, non potreste limitare le vostre istanze al mangiare cereali, ortaggi e legumi senza essere troppo ideologici e possibilmente senza rompere i coglioni al prossimo? E se proprio dovete romperli a qualcuno, fateci la cortesia, rompeteli a loro…
http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11835841/Inghilterra–feci-umane-nella-carne.html

http://video.repubblica.it/mondo/cina-cani-e-gatti-da-macello-la-video-inchiesta/139428/137969

Piuttosto, godiamoci questo trionfo “proteico” nostrano alla faccia di ogni ipocrisia pseudo-animalista…
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2015/10/10/uova-salsicciate-alla-mostarda-dolce/

HELMUT LEFTBUSTER

UOVA SALSICCIATE ALLA MOSTARDA DOLCE

ottobre 10, 2015

Sembrano fatti apposta per snervare vegetariani e paccottiglia global, e questo li rende al nostro palato ancora più gustosi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Si sodano 2 uova (6 min), si fanno freddare in acqua fredda, si sbucciano e si passano nella farina.
Nel frattempo si è preparata una farcia composta da salsiccia (almeno 4), un cucchiaio di mostarda dolce, uno scalogno (piccolino) tagliato finissimo, un goccio di miele e una spruzzata di peperoncino (volendo, un goccio di tabasco).
Con tale farcia si avvolgono le uova infarinate (così che la farcia stessa non scivoli via dalla superficie dell’albume sodo) componendo delle polpette il cui strato di carne esterno sia sufficientemente erto da reggere la cottura, ma anche abbastanza sottile da poter friggere adeguatamente.
Dopodiché si passano tali polpette prima nuovamente nella farina, poi nell’uovo sbattuto ed infine nel pan grattato per una panatura classica.
Si friggono e si servono, all’occasione, con della salsa di yougurt o della salsa alla boscaiola ai funghi.
Sembrano pesanti..ma lo sono!

TESS LA PESCH e VALENTINA MASSA SPIGATA – Aristocrazia Dvracrvxiana –

LA MISSIONE IDENTITARIA DI UN ARTISTA PASSA PER LA PORCHETTA (Ferragosto pescolano con Mario “The Black” Di Donato e la sua “Ars et Metal Mentis”)

ottobre 2, 2015

Le forme, i suoni e l’amore che ci lega alle une e agli altri non si inventano, esistono. L’Artista che nasce in grembo al suo Libro Mario T.B.territorio ne vive, elaborandone la spiritualità sotto forma di suggestioni estetiche, la natura morfologica in tutti i suoi aspetti sensoriali.
E così come egli stesso risulta irripetibile anello evolutivo di ciò che lo ha partorito, la sua arte non potrà che essere fonte testimoniale di ciò che il suo grembo materno è stato per lui.

Quindi, sessantottini, aridume materialista e compagnume vario, rassegnatevi: funziona così ovunque, tranne che per le mosche annidate nella vostra merda ideologica!

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2015/10/02/i-deviate-damaen-a-pescosansonesco-

per-la-mostra-di-mario-the-black/

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

L’estro dell’Artista non è mai libera invenzione ex-novo; esso è filone esperienziale all’interno del quale costui sceglie i

pezzi di creta da riamalgamare a proprio gusto, secondo la propria sensibilità, dando vita ad opere che sono frutto del meglio del suo habitat e dei trascorsi storici della sua comunità di nascita e d’appartenenza.

La pittura, da questo punto di vista, non è che la fedele ritrascrizione visuale, quindi morfologica, di ciò che il pittore vive e ripropone alterandone il tratto originale attraverso il suo personale immaginario.Elementi estetici identitari OK

Con i nostri occhi abbiamo visitato i teatri figurativi a cielo aperto usati da The Black per il suo ciclo pittorico dedicato al beato Nunzio Sulprizio (allestito permanentemente all’interno della pinacoteca sulpriziana): la buca del diavolo, le cripte, i paretoni scarrupati che costeggiano il corso della cascata di San Rocco; i mascheroni della Fonte Romana, ove il Beato viene cacciato dalle donne (come raccontato nella vivida e omonima pittura ad olio del 1980 riportata Fonte Romananel link a fondo pagina).

Abbiamo raggiunto la spettrale chiesa di San Nicola, per accedere alla quale ci si scortica i polpacci con quegli stessi rovi protagonisti di tanti scenari pittorici animati da The Black, e che dal vivo fanno sanguinare veramente.

E allora se tutto ciò ha ispirato o potrebbe ispirare anche voi, prima di rimpirvi la bocca con demoni e tombe pacchianamente sorbiti, dovrete farne vostra la sacralità morfologica, poiché nessun dettaglio in natura è casuale o sostituibile; e contaminata l’Opera d’Arte da amenità

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

allogene, nessuno di noi potrebbe più bearsene esattamente così come l’ha goduta sinora. Ecco perché è fondamentale la missione di “preservazione” e difesa identitaria a cui il Sottoscritto e la sua band non si stancano mai di inneggiare, amando sovrumanamente ciò che siamo e disprezzando (e sputtanando) militantemente chiunque ne accenni l’auto-demolizione.

Da fieri rielaboratori di identità abbiamo a nostra volta concimato questo suolo gotico con qualcosa di nostro: qualcosa composta e realizzata ben prima di calpestare questi sassi, ma che, essendo frutto delle medesime suggestioni estetiche, culturali, e filosofiche RMK donato a Pescosansonescovitalizzate a queste latitudini, gli somiglia, gli appartiene; e, pertanto, nei suoi meandri più scoscesi, ivi sarà celata per l’eternità una copia del nostro “Retro-Marsch Kiss”

Aver brindato al ferragosto 2015 d.C. con Mario “The Black” Di Donato, dopo esserci artisticamente ed umanamente goduti l’artista che da adolescenti ascoltavamo di notte nella medesima lingua antica che la mattina studiavamo a scuola, è stata emozione di cui GAb T.B. e le Madonneesser grati alla vita. Così, donatogli nel bel mezzo della piazza di Pescosansonesco il nostro dipinto per la sua collezione di opere pittoriche realizzate dalla “creme de la creme” dell’italico Metal, e dopo aver fatto, su suo invito, il discorso di brindisi al tavolo del Sindaco inneggiando all’identità e al trionfo autarchico dei prodotti e delle bellezze della zona, ci siamo nutriti di quella sodalità che solo buon pane, vino, birra e porchetta avrebbero potuto accompagnare: poiché tutti noi mangiamo il maiale da sempre, e la nostra musica non può che essere impregnata del suo unto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

https://www.youtube.com/watch?v=BINd-CZGzW0

Noi abborriamo il grigio e depressivo mondo dell’uguale: Arte è anzitutto diversificazione e identità.

Ora, che tutto ciò lo dicano gli sprezzanti Deviate Damaen può apparire tautologico: ma se per Noi “The Black” è una fonte d’ispirazione e un Amico, in ambito pubblico costui è un’autorevole icona per la quale sono state usate parole altisonanti da esperti d’arte e da amministratori pubblici che ne hanno valutato lo spessore culturale; parole accorate che pure non sono così lontane dalle nostre.. (come potrete leggere qui sotto).

http://www.qelsi.it/2015/mario-di-donato-il-pittore-metal-che-vivifica-le-leggende-della-sua-terra/LA PORCHETTA E' METAL 2

G/Ab SVENYM VOLGAR DEI XACRESTANI

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

ECCO COME TI GIUSTIFICO IL TABLET AL PROFUGO…

ottobre 2, 2015

E’ pulcinellesco come certi radical-chic da riviste di moda e lustrini predichino il rispetto per “il migrante”, e poi COME TI GIUSTIFICO...offendano spudoratamente qualunque loro concittadino che si ponga legittimamente democratici dubbi sull’opportunità di mantenerne a frotte nel proprio paese e a proprie spese.
http://democrazy.vanityfair.it/2015/09/08/migranti-cellulari/

Ebbene, poiché inizia a vacillare la credibilità delle fandonie che c’hanno raccontato prima sul bisogno, poi sulla fame e ora sulla guerra a destra e a manca, hanno fretta di ridurre il campo visivo all’osso con le buone o con le cattive; e non avendo più argomenti per convertire totalitaristicamente un paese alla fame come il nostro al mantra del dover ospitare gente grondante tecnologia ben più costosa del cibo che riescono a racimolare i nostri pensionati, passano alle offese o alle solite accuse di razzismo.
http://www.qelsi.it/2015/razzista-lepiteto-passe-partout-di-chi-non-ha-argomenti/

“L’immigrazione 2.0”, come la chiamano loro, lo sa che gli italiani si suicidano per fame e disagi e quando non lo fanno vivono nelle auto abbandonate?
http://www.dailymotion.com/video/x2ri0ws

No, questa pletora ovina considera l’Italiano egoista e benestante per definizione, e il migrante buono e indigente a prescindere dalla specificità dei singoli individui “italiani” e “migranti” che nessuno di noi conoscerà mai uno per uno.

La domanda finale dell’articolo poi è di un’assurdità davvero incantevole: “l’avrebbero fatto (di migrare) se davvero non avessero dovuto?”
Ecco il nocciolo dell’intera faccenda: quanto può essere anaffettivo colui che, anziché lavorare e impegnarsi per migliorare se stesso nella terra dove è nato, difendendola dai soprusi e combattendo per la libertà come i nostri nonni han fatto, al contrario, la molla per cercare di meglio altrove?
http://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-poveri-e-disperati-questi-sono-falsi-profughi-1165168.html

HELMUT LEFTBUSTER

I DEVIATE DAMAEN A PESCOSANSONESCO PER LA MOSTRA DI MARIO “THE BLACK”

ottobre 2, 2015

I DEVIATE DAMAEN hanno partecipato, il giorno di ferragosto, all’evento espositivo di pittura e arte visuale presieduto

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

da Mario “The Black” Di Donato e ambientato nella sua natia Pescosansonesco, teatro delle suggestioni storiche, folkloriche e popolari che hanno ispirato e animato tutte le opere visuali e musicali del grande pittore e chitarrista italiano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ci piace considerare tale evento, che ha avuto rilevanza non solo nazionale, come una celebrazione identitaria e creativa di forma e spirito animata da un retaggio misterico locale fatto di meraviglie come la Fonte Romana, con i suoi mascheroni apotropaici di pietra, il Buco del Diavolo, sorta di dolina naturale che la tradizione vorrebbe in collegamento con gli inferi, la cascata di San Rocco, nel cui territorio si narra sia stata trovata la prima moneta di epoca romana riportante la dicitura “Italia”, e altri tesori naturali che non abbiamo lasciato privi di tracce del nostro passaggio.

Abbiamo inaugurato, durante la nostra permanenza (soprattutto notturna) su questo sperone roccioso pregno di misticismo gotico, una stagione compositiva che ci vedrà impegnati su un nuovo progetto

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

discografico (parallelo alla nostra produzione più “deviatika”) interamente improntato al doom-metal, genere da Noi già lambito in passato su brani come “Font Near The Ossuary” e “Vermi”, e sul quale vorremmo, con la benedizione delle suggestioni che sin dalla sua infanzia animarono un pionieristico anfitrione del doom come “The Black”, tornare a sbizzarrirci.

A riprova dell’indole testimoniale e conservativa del progetto artistico a tutto sesto di Mario “The Black”, abbiamo

aderito altresì, con un nostro contributo visuale consegnatogli in quest’occasione, alla collezione di disegni e opere pittoriche che l’artista abruzzese sta organizzando interamente dedicata ai musicisti italiani Rock, Metal ..e non solo, considerando la presenza, fra i contributi già pervenuti, anche di quello del grande pianista jazz Romano Mussolini (come raccontato dallo stesso The Black in quest’intervista a Wisdom Magazine).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

http://ita.calameo.com/read/00205106631771032df2e

Identità e preservazione sono là dove si celebrano lo Spirito e la Bellezza dell’Ancestralità, della Tradizione e dell’Appartenenza, dal cattolicesimo più tetro ed estremo, alla sontuosità della lingua latina, alla musica dei Black Sabbath.
E noi Deviate Damaen, a tutto questo, abbiamo gridato: “presenti!”

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA