BANDITI GLI “IDENTIKIT” DEI BANDITI

Ce lo ricordiamo quanto erano importanti gli “identikit” nei film polizieschi? E anche nella realtà, la polizia ha sempre fornito ai giornali i dettagli relativi ai sospettati di un evento criminoso proprio allo scopo di favorire opportune segnalazioni potenzialmente utili alle indagini da parte della cittadinanza.
Ebbene, quali dettagli sono più identificativi di un individuo che non quelli relativi alla sua appartenenza etnica? Nei paesi storicamente multietnici come Stati Uniti e Canada l’etnia compare fra i dati anagrafici riportati sul passaporto dei cittadini esattamente come sul nostro sono riportati altezza, colore di occhi e capelli, poiché le fattezze di un essere umano non nascono ad uso e consumo di assurdità ideologiche come razzismo e antirazzismo, ma esistono e basta.
Tuttavia, a quanto pare, nel moderno ed evoluto Occidente, una sorta di follia masochistica generalizzata sta prendendo il sopravvento sul buon senso e sui tradizionali significati di legalità, giustizia e sicurezza, proprio adesso che avremmo quantomai bisogno di guardarci da pericoli esterni estremamente invasivi e aggressivi. Siamo infatti governati da smorfiose damine che si scandalizzano se si definisce “scura” la carnagione di un sospettato o “a mandorla” i suoi occhi, ma non fanno una piega se centinaia di donne vengono stuprate in una sola notte su pubblica piazza da gente che nemmeno avrebbe dovuto metterci piede.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/svezia-polizia-sar-vietato-svelare-nazionalit-degli-immigrat-1213474.html

Riportiamo qui due dei tanti fattacci in cui è stato fondamentale effettuare un identikit alla “tenente Colombo” degli indiziati, non solo per accertarne la responsabilità penale personale, ma anche per incastonare la vicenda all’interno del suo giusto climax criminologico.
http://www.milanotoday.it/cronaca/omicidio-identikit-assassino-quarto-oggiaro.html
http://www.ilgiornale.it/news/politica/banda-dellaudi-gialla-tutelata-dalle-nostre-leggi-1216511.html

Già, perché reprimere un crimine non è solo una questione di buona gestione del singolo caso, ma debbono assumere rilevanza generale anche quegli aspetti sociologici che ne causano il perpetrarsi; un approccio questo, peraltro, in passato caro proprio a quelle sinistre che cercavano ad ogni costo appigli giustificazionisti a reati di terrorismo (specie se rosso..) o a reati contro la proprietà, tentando di inquadrarli all’interno del concetto-passepartout di “disagio sociale” in base al quale se eri “disagiato” potevi rubare, ammazzare e mettere bombe.
Al contrario, oggi, quegli stessi imbiancati sessantottini vogliono bandire ogni contestualizzazione sociologica dei crimini quotidiani (come, ad esempio, la visione della donna nell’Islam o l’incapacità di integrazione culturale di chi è cresciuto in alvei ben più violenti e meno evoluti del nostro) per evitare “derive xenofobe” da parte dei cittadini, ben sapendo che un eventuale studio statistico sul fenomeno porterebbe a sconfessare malamente qualsiasi dogma immigrazionista, come l’insigne professor Sartori si sgola inascoltato a raccontarci da anni.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/silenzio-parla-sartori-siamo-disastro-perch-ci-siamo-illusi-116804.htm

E allora? Vogliamo rinunciare a catturare i colpevoli? Vogliamo svendere l’incolumità delle nostre categorie più deboli, anziani, donne, bambini, non a caso le più colpite endemicamente da ogni violenza, alle astruse ragioni del politicamente corretto? O forse dobbiamo convincerci che l'”immigrato” non sia un uomo come gli altri, imperfetto, potenzialmente ostile, probabilisticamente diverso culturalmente se viene da lontano, ma sia una sorta di entità angelica avulsa da ogni prosaicismo caratteriale e bonificata per grazia divina da ogni negatività?!
Sarcasmo a parte, ogni uomo ha il dovere di difendere se stesso, la propria famiglia e la propria comunità d’appartenenza da qualsiasi minaccia esterna e da qualsiasi condotta illogica e offensiva della propria intelligenza portata avanti da politici screanzati e da cattivi maestri.
L’arte figurativa, forse la più intacitabile “spia” di verità storico-sociologiche da sempre, nel mostrarci i grandi dipinti del passato ci induce a pensare che le sue iconografie, più o meno stilizzate, altro non siano che la rappresentazione più chiara e diretta della Storia così come si è svolta nei secoli, prescindendo da interpretazioni contingenti poco lucide e partigiane; e se è vero che affreschi e tele parlano senza mai poter mentire, è altresì vero che, come mostrato nel dipinto in calce, i lupi possono perdere il pelo, ma non il vizio.

HELMUT LEFTBUSTER

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