LA SAGRA DEI “DIRITTI CIVILI” DOVE TUTTI SBAFANO QUELLO CHE POCHI PAGANO

Non entreremo nel merito delle questioni “matrimoni e adozioni gay”, sulle quali è legittimo avere posizioni differenti per chiunque ragioni in buona fede. Vivaddio siamo in democrazia.
Quel che vogliamo sfatare è invece l’ipocrisia e la faciloneria della sbandierata gratuità che sarebbe dietro le eventuali riforme, poichè negli equilibri sociali, così come in natura, nulla esiste di gratuito.

Quando la Littizzetto, pur di raccimolare qualche stanco applauso del popolino raitreino, recita le sue nenie progressiste secondo cui consentire a due omosessuali di sposarsi non implicherebbe sottrazione di risorse o di diritti a chi omosessuale non è, o, ancora, adottare bambini al di fuori della vituperata “famiglia tradizionale” non farebbe che il bene di innocenti creature altrimenti abbandonate, viene data una visione parziale e distorta della realtà degna dell’imbonitore che decanta il Paese dei Balocchi davanti a Pinocchio e Lucignolo.

Il matrimonio, per sua peculiare disciplina giuridica, comporta eccome conseguenze fiscali, pensionistiche e testamentarie che, elargite in modo incontrollato e avulso da impegni consolidati e comprovabili, porterebbero la comunità civile alla bancarotta. Pensiamo solo alle orde di pensionati che, abbandonati da una scapestrata generazione di figli “modello Erasmus”, verrebbero irretiti da giovanotti esotici ed avventurieri pronti a fornire loro un po’ di compagnia e magari anche qualche carezza in cambio di una pensione di reversibilità perpetua. Del resto quali verifiche legali sarebbero plausibili per ovviare ad un simile “inconveniente” strategico?

E riguardo l’adozione: in un paese notoriamente a nascite zero come l’Italia, dove sarebbero tutti questi bambini da far adottare alle coppie omosessuali, anche ciò fosse acclarato come salubre per la loro psiche da apposite commissioni di esperti (e ancora non lo è)? Ecco che, naturalmente, i diretti interessati in preda a spasmi di desiderio di paternità/maternità, se li andrebbero a capare all’estero, soprattutto in Africa e America latina, alimentando un mercato già fortemente losco e promiscuo (per non dire criminale) e alterando non senza conseguenze i naturali equilibri demografici della propria comunità d’appartenenza, la cui cifra deve essere compatibile con l’armonia delle risorse disponibili in seno alla comunità stessa, non insufflandone artificialmente dall’esterno.

Quanto al diritto testamentario, già consente lasciti al di fuori della successione legittima; lo stesso vale per il suggestivo tema delle visite ospedaliere fra due innamorati dello stesso sesso: il legislatore potrebbe operare in tal senso col bisturi, e non con l’accetta come viene richiesto dai “progressisti” attraverso totali equiparazioni giuridiche che non trovano riscontro logico nemmeno nell’etimo dei secolari istituti statuali predisposti a regolamentare la vita civile.

Insomma, i cosiddetti “diritti civili” non sono la sagra della porchetta dove chi passa può mangiare a sbafo perchè tanto i soldi li hanno messi i locali: perchè se tutti porgono il piatto e nessuno mette la ciccia, prima o poi del maiale non resteranno nemmeno le unghie per farci la colla.

HELMUT LEFTBUSTER

la sagra dei diritti...

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