LA NOSTRA VERA MILITANZA ARTISTICA E’ CONTINUARE A TRAMANDARE QUELLA BELLEZZA CHE I DEMOLITORI VORREBBERO INSABBIARE (fra oblio ideologico e terremoti)

Leggendo le recensioni di “Retro-Marsch Kiss” e sui DEVIATE DAMAEN in generale, affiora di continuo l’elemento “politico”, quasi fossimo una band dedita alla propaganda di idee terze, Noi che da terzi, politici o discografici che siano, ci facciamo fare tutt’al più qualche pompino da pubblicare nei video (…in arrivo a breve quello di “Narcissus Race”).
Del resto, è dal dopoguerra che si ragiona così: <<se lecchi il culo ai compagni, sei un artista impegnato; se non glielo lecchi o, peggio, scatarri sulle loro ipocrisie, sei un fasciointollerantereazionariooscurantistanaziretrogrado. E vabè, <<così è, se vi pare>>, per dirla con Pirandello.

Bando alle mediocrità, per Noi l’unica missione politica di un artista libero è immortalare se stesso e tramandare quel DNA millenario che ne ha forgiato lo spirito e la bellezza, ibernando il tutto nella più attuale delle soluzioni tecnologiche disponibili.
Un esempio in corso d’opera: “Signore E Dio In Te Confido” è una perla di musica sacra del XVII secolo composta dal tedesco Georg Neumark (1621-1681), che da adolescenti apprezzammo come “intro” al brano di Paul Chain “Armageddon” tratto dall’album “Detaching From Satan” del 1984.

Pur pischelli, eravamo consapevoli del fatto che quella sorta di “coro angelico” non fosse altro che musica antica che Chain, artista dark-rock, aveva utilizzato come avamposto atmosferico del proprio personalissimo stile gotico-cimiteriale; ma nulla toglieva che, nel suo ecletticismo, avesse potuto comporlo lui stesso.
Poi, nell’età della consapevolezza, che è più o meno quella in cui un musicista passa dall’ascoltare la musica al produrla, capimmo il “trucco”, senza che ciò, sia ben chiaro, abbia minimamente svilito ai nostri occhi la scelta del buon Paolo Catena d’aver inserito quell’introduzione aulica nel suo album; anzi, fu proprio tale scelta a rinfrancare ulteriormente in Noi la tesi d’una sua (forse inconsapevole) indole “identitaria”.
Quel che ci è tornato arduo, invece, è stato rintracciare titolo, testo e spartito di quel brano corale, dal momento che l’artista pesarese, all’epoca, si limitò a trarne la registrazione da un vinile di musica da Chiesa in suo possesso (che ci mostrò personalmente nel lontano ’93 a casa sua), privo però di riferimenti specifici.
Avevamo, quindi, da tempo rinunciato a risalirne le pendici autorali, se non che, una notte di queste, ascoltando Radio Maria, riconosciamo quel pezzo in una versione solistica dal testo abbastanza nitido e comprensibile per poterne trascrivere qualche stralcio sui motori di ricerca. Troviamo un paio di voci in tutto, a riprova di quanto anche la Rete non sia affatto quel libero “cilindro magico” che molti credono, ma sia nei fatti pilotata da chi decide che cosa deve restare e che cosa si deve cancellare.
Tuttavia, fortunatamente, una di queste voci riportava ad un sito di cattolici integralisti che elargiva testo e spartito del brano, oltre che qualche cenno storico sulle sue origini.
Morale della favola: grazie a Georg Neumark, un giovincello Paul Chain, nel lontano 1984, ammalia il suo pubblico con un’opera composta oltre tre secoli prima; e grazie a Paul Chain, nostro contemporaneo, Noi apprezzammo nei primi anni ‘80 un brano del diciassettesimo secolo che ora, nel ventunesimo, ci apprestiamo a rivitalizzare da protagonisti (e in versione rigorosamente riarrangiata) sul nostro prossimo album “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”.

Se uno qualsiasi degli anelli di questa catena di trasmissione generazionale fosse saltato, probabilmente “Signore E Dio In Te Confido” sarebbe finita estinta giusto il tempo che tutti i vinili di Chain giacessero in discarica alla morte demografica del suo (poco prolifico) pubblico e, quindi ineluttabilmente, anche della sua memoria.
E invece, cari demolitori, ve la siete piajata n’der culo!

G/Ab & DEVIATE DAMAENGAB x PC

P.S.: siamo talmente cazzuti da averlo messo nel culo persino al terremoto: l’abbazia di Sant’Eutizio presso Preci, in Valnerina, devastata dall’apocalittico sisma di quest’estate, aveva visto, solo l’autunno precedente, la nostra permanenza fra le sue mura finalizzata a dar forma e suoni all’album in lavorazione.
Presto, quel campanile franato e quelle macerie pregne di sacralità riprenderanno vita nella confezione e nei suoni che, grazie a Noi, campeggeranno su “L’Angelo Preferito, Il Primo Insorto, Il Più Antico Dannato”, primo titolo del nuovo album, basato sul testo d’un immenso Giovanni Papini, immortalato così anch’esso.

Ciò detto, finire citati sul blog di Salvini come antidoto alla musica rap non ha prezzo…

http://ilsudconsalvini.info/rapper-bello-figo-lultima-idea-la-nuova-meravigliosa-societa-multiculturale/

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