Archive for the ‘ANTIBOROTALCO DVRACRVXIANO: LO STRAPUNTINO DI ILLE DOCTOR LUMINIS’ Category

Meglio troie che male accompagnate! Pasquinata 666 contro chi si spoglia perchè fa caldo e non ce la dà perché teme gli Inferi! (di Ille Doctor Luminis)

agosto 10, 2012

Non posso assecondar queste puttane

che dicon di pensar da moraliste,

chè s’han Nostro Signor fuor da sottane

di sotto son presenti in troppe liste.

 

Ma cosa allora nel pensier rimane

di queste convertite femministe?

Che nonostante nascano villane

vorrebbero apparire perbeniste?

 

Vi prego di tornare al vostro ovile

o nuova prole d’una antica scuola

ch’è triste disdegnare l’antenato.

 

Lasciate dunque messe e campanile,

ch’altra mission pur ha la vostra gola:

sarà divino il vostro cul sfondato.

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Una parentesi poetica altissima (di Ille Doctor Luminis)

agosto 10, 2012

Il mondo è rigoglioso
di fiori, frutti e monti;
divien l’uom orgoglioso
di propri fiumi e fonti,
che rendon sua la vita
più lieta e saporita.

Ovunque la Natura
il Bello ha procreato
cercando sua misura,
e in nulla ha poi sbagliato,
chè in ogni paesaggio
tu scorgi Quel Messaggio.

Ma l’uomo d’Occidente
fissato col dettaglio
or lieto or decadente,
non senza gran travaglio
il Bello ha ricreato
in Arte ed operato.

E ricreando il Mondo
secondo il nostro gusto
lo conservammo tondo
ma incentivammo il Giusto,
in libertà d’amare
e scelta poi d’odiare.

Noi siam da questo nati
e in ciò perduro e insisto:
torniamo appassionati,
lasciam il viver tristo
di quel che il niente brama
e niente, infatti, l’ama.

Alziamo il nostro braccio
or difendiam qualcosa,
stringiamo a noi quel laccio
ch’Amor diede a chi osa.
Con ciò chiudo le rime:
Amor è labor limae.

La vita e la ragione: l’ennesima storiella assai maligna di Ille Doctor Luminis

luglio 11, 2012

Un uomo decise, un giorno, di chiudersi in casa. Era stanco di vedere – parole sue – la mediocrità del genere umano. Era certo di essere il migliore in tutto, poiché sapeva che con un briciolo della sua volontà sarebbe stato capace di riuscire in breve tempo laddove chiunque avrebbe fallito. Quella che normalmente si definisce “esperienza di vita” per questi era solo l’ennesimo, pallido tentativo di giustificare un’innata inclinazione al fallimento, tutta umana.

La vita dell’uomo era iniziata a diventare un inferno: soffriva osservando passare la gente, specie se in gruppo. Era certo, infatti, che nei loro dialoghi tonnellate e tonnellate di preziosissima energia si disperdessero inutilmente, poiché un fine ultimo per quelle parole, per quegli atteggiamenti non c’era. Era nauseato di sorrisi ed inorridiva di fronte alle lacrime. L’apatia, poi, generava in lui rarissime forme di follia.

Deciso a chiudersi in casa per risolvere il problema – un uomo del suo acume non poteva infatti non accorgersi di avere un problema – passò almeno una settimana seduto su una sedia, senza avere la minima idea. L’ottavo giorno si alzò, esultando. Quella che aveva partorito era – secondo lui – l’idea del secolo: una sorta di dimostrazione logica, nata per dimostrare la propria superiorità, non che quella dei suoi simili. Non riverlò a nessuno la sua scoperta, né la stessa è tuttora nota.

Si sa solo che dimostrò, in una pagina di quaderno, che gli uomini particolarmente evoluti sono capaci di volare senza l’ausilio di macchine, con la sola forza del pensiero. Entusiasta della scoperta, l’uomo volle subito metterla in pratica: si lanciò dal quarto piano del suo palazzo schiantandosi e morendo sul colpo. Quella famosa pagina di quaderno venne ritrovata proprio tra le sue mani, a morte avvenuta.

Sarà riuscito a provare la sua superiorità e quella dell’uomo evoluto, riuscendo a volare autonomamente, seppur per pochissimo tempo?

Io in ogni caso non lo invidio, e mi riservo tutto il diritto di chiamarlo pubblicamente idiota.

DEPRESSIVE BLACK-DARK-GOTH E L’ANIMA DE LI MORTACCI… (pasquinata dvracrvxiana di Ille Doctor Luminis)

luglio 10, 2012

Pezzo d’idiota, trasporti te stesso

verso un finale nè triste nè lieto;

stattene immobile, simile a un feto

o disgustoso, lesivo depresso.

 

Dici che pensi in continuo, tu, fesso,

e col pensar poni a tutto il tuo veto;

io dico sol che se resti lì quieto,

senza ragion vuoi carpire tu il nesso.

 

Continui a dire “mi sento ferito”

senza conoscere il ferro nemico,

ma solo il frutto dell’autolesione;

 

vivi la vita secondo un tuo rito,

nè riconosci davvero un amico

neppure quando ti grida “coglione!”

Il comandante in capo e il figlio di puttana. Favola sempre più malvagia di Ille Doctor Luminis

luglio 10, 2012

C’era una volta, in un regno non troppo immaginario, un coraggioso guerriero, forte e vigoroso, generale massimo delle truppe del re. Era stato lo stesso monarca a nominare questi comandante dell’esercito, per l’enorme valore dimostrato sul campo durante campagne particolarmente difficoltose.

Ma non tutti erano contenti di tale decisione: rivendicava per sè il posto di generale un soldato di infima categoria, il quale – pieno di lividi e di cicatrici – continuava a vantarsi in lungo e in largo di essere stato l’unico autentico combattente delle battaglie vittoriose, e prova ne erano, appunto, gli sfregi sul corpo.

Al generale giunsero tali notizie all’orecchio, cosicchè decise di parlarne con il presuntuoso soldatino di

persona.

– Mi è giunta voce che vorresti il mio posto, perchè credi di essertelo meritato più del sottoscritto!

– Sì, generale. Guarda questo corpo: ogni cicatrice è una battaglia vinta. E tu ha il corpo candido di chi non combatte.

– Mi hai convinto: parlerò al Re, affinchè ci cambi di posto. Non posso continuare ad occupare un posto che non mi appartiene.

Il generale andò, il giorno seguente, a parlere dell’accaduto al re, che accettò – incuriosito dall’astuzia dell’eroico comandante – senza batter ciglio, comunicando tale decisione al popolo tutto, in pompa magna.

Venne l’inverno, ed un paese nemico dichiarò guerra al regno. Spericolato, il nuovo generale decise di attaccare, mandando in prima fila proprio il vecchio comandante. Questi, come se nulla fosse, annientò un manipolo intero di uomini in pochissimi minuti, e senza neppure un graffio. Il nuovo comandante si avvicinò all’eroico soldato.

– Come ci sei riuscito?

– Un comandante diventa tale solo se prima è un perfetto soldato.

– E non hai neppure una cicatrice?

– Le cicatrici le porto dentro: sono i miei compagni ed alleati che non sono riuscito a difendere, che sono caduti.

Di punto in bianco, grazie alle direttive del nuovo comandante, la situazione andava peggiorando. Venne allora il Re ad ispezionare le truppe, sollevando il soldatino di quarta categoria dal comando e ripristinando il vecchio generale. E grazie a questa mossa, il regno uscì dalla guerra vittorioso. Il discorso del comandante fu solenne:

– Questo vi serva da lezione: diffidate sempre da coloro che – facendo leva su prove superficiali – dichiarano di saper fare un lavoro meglio di coloro che hanno esperienza. Se avessi avuto un esercito fedele, voi tutti vi sareste opposti alla decisione del Re, ovviamente in maniera educata, rimettendovi sempre alle sue decisioni finali. Ma ciò non è successo: dovevo farvi capire più cruentemente cosa accade in certe situazioni. Abbiamo perso degli uomini adesso, ma grazie a questo insegnamento non ne perderemo più nessuno, perchè non perderemo più battaglie o guerre.

L’esercito applaudì; il soldatino per la vergogna lasciò il regno.

Pochi giorni dopo si venne a sapere che quelle famose cicatrici il soldato se le era procurate cadendo – accidentalmente – in un fosso profondo, probabilmente mentre era tutto intento a pensare a come usurpare. Qualcuno addirittura insinuò che se le fosse procurate da solo, magari proprio per essere qualcuno. Qualcuno arrivò a dire, pensate un po’, che quello non fosse neppure un soldato, ma uno che un giorno uscì con un’armatura pretendendo di far carriera. Voci, voci, voci…

La morale? Non manca, eccola : “Peccato: sarebbe potuto essere un buon soldato, se solo fosse stato conscio dei suoi limiti, ossia di non essere capace di glorie più ampie”.

Magari, carissimi lettori e lettrici, misurate le vostre forze prima di intraprendere battaglie importanti mascherati da eroi invincibili. Non solo di eroi e grandi Padri è fatto l’esercito della Verità: servono anche braccia semplici, umili e oneste. L’invidia intra moenia è davvero triste.

Pasquinate lampo ed occulti versetti arkoriani (di Ille Doctor Luminis)

giugno 30, 2012

Il culo rosso ci pensa e poi svien:
“Noi torneremo”. Firmato Le Pen!

Sembra solo ipocondria.
C’è dell’altro: è simonia.
Fate i buoni sol coi guanti,
ma ben’altri sono i Santi.

 

L’uomo una gloria persegue sol degna,
com’ogni cazzo ricerca sua fregna:
gloria nel dirsi virtuoso e corretto,
dritto com’ogni supposta nel retto;
rispetta poi quel ch’è sacro e divino
come la troia rispetta un pompino;
l’avverso sfida con grande attenzione
come un uccello alla prima erezione;
muore da eroe nell’ultima bega…
come lo schizzo di ogni tua sega.

 

Tace il coniglio ma strilla il galletto:
“prima mi odi e poi macchi il tuo letto?”.

 

 

 

Ricchi, poveri, li mejo mortacci (di Ille Doctor Luminis)

giugno 30, 2012

Qualcuno disse: “i ricchi sono santi
e meritan di certo quel ch’è loro:
lor sanno come vivere coi guanti
e trasformare proprio tutto in oro.

Qualcuno disse: “i poveri son santi
rivendican di certo quel ch’è loro:
si san tener puliti senza guanti
e bene vivon senza gemme ed oro.

Chiunque vada urlando certe cose
di certo non ha il senso del pudore
ma sol spiccata voglia di far soldi

E’ santo chi s’intende d’altre cose,
chi dice ch’è tra gli uomini il pudore
la vera differenza, non i soldi.

Servi nel tempo (di Ille Doctor Luminis)

giugno 30, 2012

– Son schiavo dei patrizi

ma tutto m’è concesso!

Sopporto i loro vizi

(è il prezzo del successo)

Ma sai qual è l’andazzo?

Io vivo in un palazzo!

– Son servo de’ borghesi

che dire? Non c’è male!

Tra mille lumi accesi

e un tanfo d’ospedale

mi arrangio e sopravvivo

ma son reietto e schivo.

– Io non sarò più schiavo

nè servitor d’alcuno,

nè mai sarò un’ignavo:

io oggi son qualcuno,

chè già il proletariato

un tale ha liberato!

– Non recito da servo

da schiavo o da conforme:

anarchico è il mio nervo

originali l’orme!

Padroni, udite il botto,

chè questo è il sessantotto!

– Son, più che schiavo, cane

del barbaro sistema!

Le lacrime son vane,

è singolare il tema:

qualcuno ci ha fregati

spremuti e comandati!

– Neanche sono nato,

già sono servo vostro.

Il latte è già versato,

il guaio è ch’era nostro!

Sei tu, liberatore

il mio massacratore.

Cos’altro vuoi sentire,

mio caro e buon lettore?

Non è delitto udire

il nom del malfattore!

Sappiamo che egli è in vista!

E’ l’eurocomunista!

Intervista a sé stesso (di Ille Doctor Luminis)

giugno 30, 2012

Il titolo non ha bisogno di didascalie. Cominciamo e basta.

 

Che ne pensi di questi momenti?

 

Quando penso non posso fare a meno di pensare a chi ha già riflettuto e meditato prima e meglio di me. Poi penso a chi pretende di pensare con me in questi momenti di questi momenti, poi ancora a coloro che ripenseranno a noi. Dopo aver unito i pensieri – ipotetici o meno – delle tre categorie temporali, inizio a pensare a ciò che accade.

Cosa dovrei pensare? Che è il peggiore dei periodi in cui nascere? Che è un’epoca perfetta e immacolata? Che, nonostante tutto, la gente ha capito come divertirsi? Che il disagio ci sta massacrando? Che siamo schiavi con troppi padroni? Che siamo schiavi senza padrone? Che non ci possediamo? Che siamo posseduti? Che pensiamo solo a possedere? Che siamo egoisti? Che siamo narcisisti? Che siamo brutti? Che siamo tutti belli? Che siamo diversi talvolta e spesso uguali?

Preferisco pensare che viviamo un momento storico pregno di difficoltà e armi da poter utilizzare. Voglia il cielo che con le seconde ci possiamo sbarazzare quanto prima delle prime. Nulla ci distingue dal passato: conosciamo gioie e dolori, anche se le proporzioni possono essere differenti.

 

E che proporresti di fare?

 

Principalmente di limitare il fancazzismo. Se tutti ci attivassimo otremmo risorgere o cadere a terra rovinati, ma almeno avremmo meritato il nostro futuro. In altre parole meno astrologia e più strategia.

 

E della situazione politica?

 

Siamo rappresentati degnamente. Non facciamo un cazzo ed eleggiamo gente che non fa un cazzo. Oh, il sistema funziona. E ancora dicono che la democrazia è una puttanata! Il quadro è davvero confortante: se da imbecilli deleghiamo altri imbecilli ad imbecillare in nostro nome, diventando intelligenti potremmo delegare altri intelligente a pensare per noi ma sempre con noi. Lo specchio restituisce un’immagine: basta non essere cessi e il gioco funziona.

 

Ti senti indignato?

 

Assolutamente no, non mi aspettavo nulla di più e nulla di meno dalle due facce della medesima mediaglia: la vecchia generazione politica al collasso e la nuova, che finge di contestare la vecchia compartecipando alle spartizioni della torta (o meglio del nostro culo). Non so: gli indignati mi sembrano dei mariti debolucci, sposati a donne mastodontiche, che possono permettersi determinate libertà solo fuori casa (qualora fiatassero in casa, creperebbero a suon mi legnate in testa).

 

Sei rassegnato?

 

La parola giusta è amareggiato. Si rassegna solo perde il controllo della situazione. Ma già saper fiutare i pericoli può essere un gran vantaggio. No…io per il momento penso si possa fare ancora molto, specialmente in campo di difesa dai poteri forti (mondialismo, buonismo, progressismo messianico). E coprendoci le spalle a vicenda, magari si può anche pensare a qualche nuova strategia d’attacco.

Per quanto riguarda l’amarezza…va via con un buon bicchiere di vino.

 

Ti senti isolato?

 

Perchè mai? Conosco tanta gente e sono conosciuto da più gente di quanto conosca. Ho un profilo facebook che contribuisce a diffondere il mio pensiero ancora più celermente e democraticamente. Mi sento a casa praticamente ovunque in questo paese, nonostante abbia ben chiaro il concetto univoco di casa.

 

Gli altri sono isolati?

 

Se sono isolati non sono definibili altri, perchè il plurale non si addice ad una persona isolata. Oggi viviamo nell’età dell’eremitaggio involontario spacciato per scelta di purezza, di coerenza, di santità. Ma credo che tra un mistico ed un nerd vi siano almeno un milioncino di euro di differenze.

 

Parli di euro. Che ne pensi dell’europa?

 

Credo che creare un blocco politico che coincide con una civiltà sia cosa buona e giusta, se non altro per prendere coscienza che – all’interno dell’europa – ci sono affinità storiche, sociali, politiche ed economiche notevoli

 

Economie e politiche simili? La seconda guerra mondiale, l’ultima grande guerra della contemporaneità, vede l’europa divisa in due blocchi!

 

Tra europei possono nascere conflitti. Ma un europeo ha sempre più affinità con un altro europeo che non con un senegalese, ad esempio.

 

E’ razzismo questo?

 

No, è logica. Così come se nasco in città a 14 anni voglio andare in discoteca, mentre se nasco in paese voglio guidare la mietitrebbia di nonno.

 

E dell’euro che ne pensi?

 

Penso male di chi lo sfrutta, non dell’economia unica e della sua moneta. L’euro è l’unica via possibile per un’europa esistente in pratica e non solo in teoria. Non so come tanti identitari possano sparare contro l’idea di un sodalizio economico che da fratelli può trasformarci in alleati.

 

Silvio è caduto, perchè?

 

E’ caduto il sacro romano impero, il muro di berlino, sono cadute le torri gemelle e ora è caduto silvio. Il problema non è quanto cade uno…il problema è quando non ci rialziamo noi. La storia è fatta di scivoloni. Per sopravvivere bisogna evitare l’effetto domino.

 

Piacerà quanto stai dicendo ai tuoi lettori?

 

Suppongo di no. Sono troppo impegnati a leggere univocamente la cronaca e ad interpretarla esotericamente per dar retta ad una persona che parla in sincerità. Loro vogliono che io dica che prevedo grandi sciagure perchè l’uomo moderno è indegno. Con me lasciano il tempo che trovano.

 

Perchè odi così tante critiche al tradizionalismo?

 

Dovrei ancora criticare la sinistra? Ormai è palese che sono solo borghesi mascherati! Dopo tanti attacchi al mondo rosso è opportuno sistemare le controproposte dell’ambiente conservatore/reazionario/controrivoluzionario. Ma se le chiacchiere sono al livello dei comunistelli…bah…non so neanche cosa dire. So che se a sinistra la rivoluzione non può essere fatta dai figlii di papà che giocano a fare i proletari, a destra i giocatori di ruolo, i nerd e gli occultisti di certo hanno poche speranza di proporre il loro punto di vista o addirittura di tentare il colpo di stato.

 

Sei democratico?

 

Saprei vivere bene in ogni tipologia di governo, perchè se l’unità centrale è l’uomo coerente che tende al miglioramento, qualunque organismo politico superiore sarebbe fisiologico.

 

Sei ottimista?

 

Sarei pessimista se fossi privo di forze e mezzi. Non lo sono: il bicchiere è mezzo pieno.

 

Vinceremo?

 

Di certo non faremo la figura degli idioti (se abbandoneremo i sullodati pseudotradizionali)

 

Sei asociale?

 

Al massimo talvolta ricerco l’intimità, ma non passa giorno in cui non parli e discuta con qualcuno dal vivo.

 

Sei sicuro di essere di destra?

 

Il mio punto di vista è il solo che possa portare la “destra” alle istituzioni e a farcela rimanere non come fantoccio. Quindi la domanda andrebbe capovolta: “è sicura la destra di essere Luminisiana?”

 

Quanta presunzione!

 

Guardo ai risultati: ancora non mi taglio in preda alla depressione. Sono sicuro che il 96% degli italiani soffrano. Io al massimo impreco.

 

Meglio soffrire o far soffrire?

 

Meglio imprecare e fare a gara per i migliori insulti.

 

Sono le due e trenta di notte. Vuoi andare a fanculo a dormire?

 

Ma sì, con una mano a protezione del fondoschiena, magari.

Note patriottiche di chi patriotticamente non sopporta il calcio (di Ille Doctor Luminis)

giugno 30, 2012

Esultavano l’altra sera gli italiani appassionati di calcio: il Tricolore è stato sovrapposto ad un’altra bandiera, a riprova di un’Italia viva, battagliera e fiduciosa.

Bene, non sono qui in veste di moralista: lasciamo a Jovanotti and friends il compito di rappare canzoni del tipo “è triste pensare alla nazionale, se pensiamo che altra gente in Africa non ha da mangiare” (notare il buonismo sintattico e un ingenuo tentativo di rima).

Il gusto è aprioristico, ed io – ribadisco – non voglio influenzarlo; ma mi lamento se il gioco scorretto inizia da altri, questo mi sembra logico, ovvio e naturale.

Ho sempre odiato il calcio dal profondo del cuore per diverse ragioni: è uno sport (vita attiva) che spinge i suoi appassionati all’isolazionismo domestico o da bar (vita passiva: i più grandi tifosi son quasi sempre cinici integralisti alcolici da osteria, interessati ad una statistica sportiva maggiormente rispetto alla loro stessa vita sociale, ad una passeggiata, ad una bella cena in allegria); è uno sport ipermediaticizzato, i cui incassi trascendono ogni forma di utilità pubblica (l’intrattenimento – essendo un servizio – è utile, ma non a questi prezzi, ma non con questi stipendi); chi tifa è sempre incazzato e normalmente non è mai simpatico, ironico e divertente; i calciatori sono ben lontani dall’essere eroici esempi atletici di olimpiadi greche, degni di statue, corone ed epinici (non lottano per la Patria, per la gloria individuale, per il trionfo della civiltà, bensì nel nome di tutte le più orride bassezze legate all’odierno senso dell’essere strapagati).

Ho sempre amato il tricolore dal profondo del cuore: per quanto il Risorgimento e il processo di unificazione nazionale sia stato un periodo solcato da profondissimi errori, mi sento di accettare in toto – nel bene e nel male – la proposta di matrimonio: due sposi che lasciano la casa dei genitori – con le rispettive regole – per formare una nuova famiglia, con regole nuove. Perchè ci si sposa? Perchè la natura spinge l’uomo a riprodursi: per creare del nuovo, per conservare l’antico.

Non ho dunque bisogno di ricercare coesione tra il mio odio calcistico e il mio amore per la bandiera in seno a questi benedetti Europei. Sì, sono patriotticamente avverso alla nazionale, a quel blu che quasi vorrebbe distruggere quel verde-rosso-bianco con cui noi tutti siam cresciuti (perchè penso che – per quanto la gente voglia fare la nostalgica, nessun lettore di queste umili righe possa dirsi attualmente italiano essendo cresciuto nell’impero austroungarico, nel regno delle due sicilie o in qualche delirio etnonazionalista lombardo).

Quando ieri sera ho visto la sfilata (ovviamente dopo aver passeggiato tutto il tempo al posto di vedere quell’orrida competizione), non ho potuto non salutare la bandiera. Salutarla e ricordare: la nascita della cisalpina, il ventennio, Mazzini, Verdi, gli arredi festivi del Nabucco, Roma, le varie aquile.

Più che la sconfitta di una nazione, io ho visto il trionfo di una bandiera, che dopo mille cazzacci amari (passatemi l’espressione) riesce – buon Dio – a rimanere tale, nostante tutto, nonostante troppi.

Poi ho visto chi la impugnava: gente che si ricorda fieramente la propria italianità solo tra una birra e l’altra, e che – in giorni feriali – sputa periodicamente nel piatto in cui mangia.

Ma il Tricolore pareva dirmi: “Luminis, sai quanti idioti si sono fregiati delle mie grazie? Pensa al partito democratico: son rossi, verdi e bianchi, ma – in fondo – ti paiono italiani? Non è una bandiera appesa al collo, simile ad un mantello, a rendere definita una persona, ma la quotidiana riflessione, in una al senso di gratidudine e fierezza d’appartenere attivamente ad un Paese, ad una nazione”.

Ancora una volta obbedisco alla bandiera, fregandomene del resto (opinioni politiche, signori).

NB. Come bene avete letto, signori e signore (e bimbeminkie, ma dubito che stiate qui a leggere: dovete farvi belle per deliziare noi pensatori. Del resto pensare invecchia la pelle, ma questa regola vale solo per voi. Chiunque altro, infatti, pensando ringiovanisce o resta giovane) qui non vengo a parlarvi del caso Balotelli. Personalmente non me può fregare di meno. Tutta questa storia dell’elezione di un giocatore etnicamente non italiano ad eroe-simbolo dell’italia mi sa tanto di commercio degli schiavi (sapete, quando si compravano schiavi di colore e li si facevano combattere nelle arene), e dunque va ad offendere la dignità di due popoli.

Quindi a me questa storia puzza di razzismo: il solito razzismo del politicamente corretto, che elogia chiunque sia diverso dall’italiano (pare che noi i muscoli non li abbiamo), mercificandolo, reificandolo e pianificandolo.

Ma sì, compriamo africani (parlo di struttura fisica) per dimostrare la nostra forza: declassiamo le doti europee e trattiamo gli altri come scimmie da combattimento. Ma solo a me questo fa schifo? E gli antirazzisti? Bah…zitti a fumarsi canne. E le antirazziste? Zitte a elogiare le doti naturali della gente di colore. Come se loro fossero solo “quello”, come se non non lo avessimo.