Archive for the ‘AUTARCHICHE RICETTE DVRACRVXIANE’ Category

TIMBALLO DI PANE CARASAU CON STRACCIATA PUGLIESE E ACCIUGHE SICULE

gennaio 2, 2017

Insomma, un trionfo di insularità e identità italiche meridionali pregne di qualità e coese da accostamenti di sapore non a caso azzeccati e ben compatibili.

Si stende un primo strato di pane Carasau spezzettato a coprire il fondo di una pirofila a base tonda o quadrata e alta quanto basta per la quantità di pietanza che si intende servire; lo si spennella di olio d’oliva per inumidirlo un po’ e si aggiunge una bella spruzzata di origano e pepe; poi lo si ricopre con uno strato di stracciata pugliese, il quale strato si cosparge a sua volta di pezzetti di alice sott’olio buttati qua e là. OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Si prosegue con altre tre stratificazioni. Si copre la pirofila e la si lascia qualche ora a smollare a temperatura ambiente per far inumidire il pane carasau con il burro della stracciata e per farlo insaporire con le alici; infine, si serve il timballo appena intiepidito al forno o al microonde.
Si può aggiungere dell’uvetta sultanina, oltre le alici, oppure tritare queste ultime con dell’uvetta per creare un trito agrodolce o con cui condire la stracciata.

TESS LA PESCH per Aristocrazia DvracrvxianaOLYMPUS DIGITAL CAMERA

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BUCATINI AL VOV

gennaio 21, 2016
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Il Vov è una prelibatezza alcolica storicamente italiana (veneta, per l’esattezza) a base di zabaglione e fortemente energizzante. Qualcosa quindi di mal visto dal depressume imperante anche nella gastronomia moderna, oramai tutta imperniata su esotismi insettivori, minimalismo da fame e vegetarianesimo radical-chic volti ad indebolire fisicamente e psicologicamente l’Homo Occidentalis per finalità che trattiamo spesso, ma fuori dalle nostre rubriche gastronomiche.

Questa nostra ricetta, invece, sarà la sagra del nostranismo più tradizionale e pregnante: maiale, alcol, uovo, tartufo nero e bucatini.
Si prepara un bel soffritto di capocollo con la cipolla, come quello che si usa nella cabonara, ma col capocollo al posto della pancetta e del guanciale; appena scolata la pasta molto al dente (salata moderatamente in bollitura), si spruzza col tartufo nero (in polvere o in scaglie sott’olio) affinchè il calore ne liberi l’aroma; dopodiché si getta il tutto nella padella col soffritto sfrigolante, e lo si fa mantecare con un goccio di Vov (diciamo un cucchiaio ogni 2 persone). Infine si innaffia di pecorino e si aggiunge una bella spruzzata di pepe.
Forza, diamogli sotto con la nostranità!

TESS LA PESCH e HELMUT LEFTBUSTER
– Aristocrazia Dvracrvxiana –

UOVA SALSICCIATE ALLA MOSTARDA DOLCE

ottobre 10, 2015

Sembrano fatti apposta per snervare vegetariani e paccottiglia global, e questo li rende al nostro palato ancora più gustosi.

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Si sodano 2 uova (6 min), si fanno freddare in acqua fredda, si sbucciano e si passano nella farina.
Nel frattempo si è preparata una farcia composta da salsiccia (almeno 4), un cucchiaio di mostarda dolce, uno scalogno (piccolino) tagliato finissimo, un goccio di miele e una spruzzata di peperoncino (volendo, un goccio di tabasco).
Con tale farcia si avvolgono le uova infarinate (così che la farcia stessa non scivoli via dalla superficie dell’albume sodo) componendo delle polpette il cui strato di carne esterno sia sufficientemente erto da reggere la cottura, ma anche abbastanza sottile da poter friggere adeguatamente.
Dopodiché si passano tali polpette prima nuovamente nella farina, poi nell’uovo sbattuto ed infine nel pan grattato per una panatura classica.
Si friggono e si servono, all’occasione, con della salsa di yougurt o della salsa alla boscaiola ai funghi.
Sembrano pesanti..ma lo sono!

TESS LA PESCH e VALENTINA MASSA SPIGATA – Aristocrazia Dvracrvxiana –

MEDAGLIONI DI CAVOLFIORE AL SALMONE IN SALSA DI YOGURT E PAPRIKA

marzo 27, 2015

Ingredienti: cavolfiore, salmone affumicato, uova e pangrattato per la frittura, yogurt al miele, paprika.

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Si lessa il cavolfiore oltremisura per renderlo morbido e pastoso; lo si scola bene e lo si lascia raffreddare, si schiaccia e si amalgama con l’uovo, un pizzico di sale, e del pan grattato. Una volta divenuto “appolpettabile” (quindi deve essere bello sodo e asciutto), ci si fanno dei medaglioni all’interno dei quali si pone una fetta di salmone affumicato di una misura che non trasbordi ai lati. Poi si pana e si frigge come una cotoletta.

A parte, prepariamo dello yogurt bianco a cui uniamo un goccio di miele per addolcirlo e belle spruzzate di paprika.

I medaglioni non vanno serviti caldi, anche perché il salmone già di suo non ha un aroma godibile a temperature fumanti; si lasciano freddare qualche ora, e si servono freddi accompagnati dallo yougurt condito (e nel frattempo tenuto in frigo ad inpiccantirsi), e da una bella insalata o patate fritte.

TESS LA PESCH

COSCIO D’AGNELLO VELATO D’ARANCIA AL PEPE ROSA

maggio 20, 2014

Apriamo questa ricetta con 4 righe tratte da un brano musicale satirico dedicato a quegli animalisti dal “doppio binario” che si strappano i capelli se i figli di una tradizione alimentare millenaria perpetrano le gesta gastronomiche dei propri avi, e poi fanno i “relativisti” con chi macella i bovini senza stordimento (macellazione islamica Halal) o con quelle genti che inseriscono il migliore Amico dell’Uomo nella propria dieta:

“Per pasqua non ci vedi, ma poi tu te ne freghi se negli altri paesi i cani mandan giù; di agnelli la mattanza ostenti la lagnanza, ma ad ostriche e paranza non ci rinunci tu: schiuma schiuma, ecologista, col voto sempre a sinistra; dei suoi prati se ne infischia chi alle masse apre la pista!”

(da “Schiuma Su Sto Scroto, Progessista!” dei Deviate Damaen)

Un po’ volgare e provocatoria, forse, ma rende l’idea di quanta ipocrita retorica vi sia dietro il tormentone animalista che ogni santa Pasqua, puntualmente, si abbatte su chi vuole mangiarsi in santa pace il suo bravo agnello, né più né meno di come altri il giorno prima si sono pappati il loro bel sushi o il giorno dopo si papperanno il loro bravo kebab (a proposito, guardatevi questo video    https://www.youtube.com/watch?v=HxVOkH4WDig  ).

Insomma, chissà perché quando si tratta di dare addosso alle tradizioni nostrane si sfodera l’etica animalista, mentre quando c’è da difenderle si cagano tutti in mano!

Quindi, bando alle ciance retoriche e parliamo di qualità: l’agnello per questa ricetta ce lo siamo andati a prendere in ciociaria (ad un pugno di chilometri dalla capitale), dove, scorgendo pascolare greggi a vista tutto l’anno, sarà più che logico contare sulla genuinità e tracciabilità del prodotto: a chi gli agnelli li alleva nello stesso luogo in cui vive e, soprattutto li dà da mangiare ai propri figli, non converrebbe comunque rifilarcene uno rumeno o men che mai cinese, considerando quanto gli costerebbe farselo venire da fuori e conservarlo; ecco perchè non dovremmo mai smettere di essere il popolo di antica e gloriosa tradizione georgica che siamo.

C’è poco da fare: l’autosufficienza alimentare è insopprimibile fonte di libertà e benessere.

Portatolo a casa il sabato santo, lo abbiamo cucinato la mattina stessa di Pasqua seguendo questa semplice ricetta sandonatese, e il complimento più bello è arrivato da un nostro ospite ultraottantenne che al primo boccone ha esclamato: “questo sapore mi riporta indietro di almeno trent’anni: mi ero completamente scordato di quanto potesse esser buono l’abbacchio al forno con le patate!”

E queste sono soddisfazioni: regalare emozioni e suggestioni identitarie.

Prendiamo l’agnello e lo cuociamo a pezzo unico in una teglia ben oliata e cosparsa con un trito di aglio, rosmarino, Agnello al pepe rosa dvracrvxianotimo e pepe rosa.

Una volta posizionatolo in teglia con le patate, con un po’ dello stesso trito lo cospargiamo anche sopra, infornandolo a 180° per un’ora abbondante. Dopo mezzora lo inumidiamo con una bagna fatta di succo d’arancia, vino e un goccio di miele.

Girato 2-3 volte durante la cottura, dopo un’oretta è senz’altro giusto, senza essersi asciugato troppo, ma ancora qualche minuto in forno, prima di servirlo ben caldo, non guasterà.

W la pastorizia (e abbasso l’ipocrisia!)

TESS LA PESCH & HELMUT LEFTBUSTER      Aristocrazia Dvracrvxiana –

POLPETTONE FRATTAGLIATO AI MARRONI DOLCI

febbraio 23, 2014

Il polpettone è sempre stato considerato “l’arrosto dei poveri”; ma diciamo la verità: quanta dignità c’è nel buon cibo della povertà, quello ove sono la cura e l’amore a dover supplire alla carenza di ingredienti per renderlo gustoso, rispetto a robe costose e luccicanti, ma aliene a qualsiasi impegno demiurgico del “popolo“ che da generazioni si palleggia imperdibili ricette, spesso diverse, ma tutte buonissime?

E poi ancora: fra un arrosto di quelli da signore dei quartieri-bene (magari cucinato dalla badante o dalla colf straniera mentre la madamina si sollazza su facebook col maritino nell‘altra stanza che fa lo stesso), asciutti, coriacei e pieni di nervature perché anche il macellaio nel frattempo ha cambiato gestione, ed un bel polpettone ricco, morbido, e denso di sapore perché composto con ingredienti scelti e amalgamati personalmente da voi, cosa preferireste?

Ecco, questa è la nostra ricetta, semplice nel pensiero, ma impegnativa nel richiedere il giusto tempo e la giusta attenzione che l’attività umana nobile e salutare per eccellenza pretendono: cucinare, per il nostro benessere e per il piacere della nostra combriccola.

Non daremo dosi calibrate su un numero di persone che non sapremmo quantificare in astratto, cerchiamo di andare ad occhio.

500g di macinato di bovino adulto, un etto di mortadella, uno di provolone dolce, 3 uova intere, una rosetta ammollata nel latte con una spruzzata di noce moscata, 50g di fegatini di pollo sbollentati con un po’ d’olio e un goccio di liquore, uva passa e un pugno di marroni sciroppati sbriciolati.

Si impastano – rigorosamente con le mani – tutti questi ingredienti dopo averli sminuzzati a piacimento, arricchendo ulteriormente l’impasto con un goccio di “Sapa” o vin cotto, una bella versata d’olio d’oliva, sale e pepe.

Una volta compattato il polpettone, lo si impana sommariamente, lo si unge a dovere e gli si da una spruzzatina di cannella sopra.
Poi lo si adagia su una teglia abbastanza capiente da accoglierlo comodamente, così che lo si possa appiattire un po’, per farlo cuocere bene dentro.

Dopodiché, tagliati a dadini una patata, una cipolla e qualche pomodorino, li si dissemina attorno a mo’ di contorno.

Dritto in forno a 180° per un’oretta, bagnandolo ogni tanto con un goccio di vino affinché non asciughi troppo. POLPETTONE FRATTAGLIATO AI MARRONI DOLCI

Data la gran quantità d’ingredienti, la presenza del pane nell’impasto e la varietà dei sapori, servirete un favoloso piatto unico da accompagnare con del buon rosso della casa.

TESS LA PESCH con la prefazione di H.L. per Aristocrazia Dvracrvxiana

TIRAMISU’ AGLI AGRUMI DI CASA NOSTRA

gennaio 16, 2014

Il Tiramisù è uno dei dolci nazionali più buoni, ricchi e identitari: il fatto stesso di avere per base un prodotto dell’italico latte come il mascarpone, rivela quanto “nostrano” sia questo dolce.

Tuttavia esso può presentare l’inconveniente di contenere troppo caffè, alimento che non tutti tollerano reiteratamente all’interno della giornata per motivi di pressione o di sonno.
Ed ecco così una ricetta che possa ovviare a tale inconveniente, oltre a proporre una simpatica variante della ricetta originale.

Anzitutto si fa una bella crema pasticcera (4 tuorli, 100g zucch, 50g farina, ½ lt latte, e un goccio di limoncello fatto in casa).
Ad essa ancora calda si aggiungono 400g di mascarpone, e si amalgama bene il tutto, sino a creare un unico composto cremoso.

Poi si spremono 4 arance, al cui succo (non necessariamente troppo filtrato) si aggiunge del liquore dolce di vostro gradimento, non troppo aromatizzato di suo, però. Con tale “bagna” si bagnano dei savoiardi o biscotti e biscottoni analoghi che siano imbibibili (marche locali sono preferibili, se non addirittura acquistati nei tanti forni che le nostre città ancora offrono, se si hanno occhio e gambe per cercarli), e si collocano in una pirofila per dolci al cucchiaio rettangolare, a strati intervallati da una bella mestolata di crema al mascarpone ciascuno.

Tocco finale, anziché il cacao in polvere, troppo amaro per accostare con gli agrumi, una bella spolTIRAMISU AGLI AGRUMI DI CASA NOSTRAverata di zucchero a velo vanigliato.

Un dolce bisognoso della frutta di stagione, considerando però che sia il limoncello che i liquori all’arancio possono conservarsi anche per l’estate.

Un dolce pregno di italianità, dote identitaria per garantirsi la quale bisogna trovare sempre tempo, energie e consapevolezza.

TESS LA PESCH per Aristocrazia Dvracrvxiana

UN PASTO GRECOROMANO: PER GODERCI OGGI CIO’ CHE ULISSE E PENELOPE COLTIVARONO ALLORA!

settembre 15, 2013

“Tutto scorre, tutto cambia, tutto si trasforma”: bah, mica vero, mica sempre e, comunque, mica così in fretta.

Calma calma, amici, godiamoci ciò che abbiamo, senza stare sempre ad inseguire le piume d’oca che svolazzano, per poi trascurarne i cuscini che ne sono pieni!

Olive, cipolla fresca, formaggio di pecora, schiacciate fatte con acqua, farina, un goccio d’olio e una bella spolverata di rosmarino, marmellata di fichi e un bel tocco di peperoncino, il tutto accompagnato da fiammante nettare d‘uva fermentato: si potrebbe vivere solo di questo, sia dal punto di vista calorico che da quello nutrizionale; e quanto al gusto..beh..fidatevi della fotografia!

Niente importazioni, niente ricatti dai mercati esteri, niente quote latte, niente porcherie a basso costo. Tutto coltivabile nel nostro giardino di casa, se solo tornassimo un po’ più avvezzi a conoscerne gli arcani, e a considerare la sacralità d‘ogni pasto col fervore liturgico e l’osservanza cultuale d‘un tempo.

Persino i vegetariani gradirebbero tutto questo, considerando che l’allevamento ovino (come quello suino) non richiede soluzioni incompatibili con la naturalità ancestrale della pastorizia, né costringe gli animali ad allucinanti  irregimentazioni da batteria frutto solo della necessità globalizzatoria di dover produrre ovunque tutto per tutti, anziché lasciare che ogni territorio si limiti a sfamare i suoi figli.

Insomma: si può fare! Eppure millenni ci distanziano da un simile “menù”, a tal punto che qualcuno potrebbe tacciarlo di OLYMPUS DIGITAL CAMERAnostalgismo: ma quale nostalgismo, quando i fichi son stati raccolti ieri, il pane fatto oggi, e il resto acquistato due giorni fa’ dal contadino raggiunto in bicicletta?!

Questa è Aristocrazia Dvracrvxiana.

TESS LA PESCH, G.dX e HELMUT LEFTBUSTER

TORTA NUTELLONA – avtarchiche ricette dvracrvxiane –

maggio 30, 2013

Non sarà il massimo del dietetico e del “casereccio”, ma la nutella è pur sempre una gloria nazionale.
La fanno ad Alba, nelle Langhe, e la fanno da molto prima che la globalizzazione gettasse la sua ombra infamante su qualsiasi prodotto alimentare industriale.

Quindi, senza abusarne, compriamola tranquilli, senz’altro, data la storicità del marchio, non diverrà mai un prodotto “low cost” (anzi, semmai ne sarà inseguita), né una pietanza allogena, nascendo nelle nostre terre, a dispetto di quel nomignolo estrapolato dall’inglese.
Ma, amici, anche l’inglese non se lo sono mica inventato gli inglesi: “nux” in latino, “nut” in inglese (noce, nocciola per estensione), da cui, appunto, “nutella”. Quindi è davvero roba nostra, su che ci si può stare!

Per la pasta frolla consigliamo di farla un po’ più leggera, data l‘imponenza del contenuto: 300 grammi di farina per 100 di zucchero e 100 di burro, 4 tuorli (con un solo albume), un goccio di latte.

Per il ripieno: un bel barattolone da 450 grammi di nutella (in proporzione alla quantità di pasta, ovviamente), 4 cucchiai di cacao amaro in polvere, una confezioncina di panna montata (50g circa), 3 albumi montati a neve, una tazzina di caffè. Si mischia tutto, ottenendo un composto piuttosto liquido: niente paura, si stende la pasta su una teglia tonda, assicurandosi che il bordo della circonferenza venga bello alto così da non far esondare il contenuto, e poi la si “inonda” della crema di nutella ben sbattuta per amalgamarne gli ingredienti.
Questa ricetta di crostata non prevede copertura poiché il composto, essendo molto fluido, deve poter cuocere libero per rassodarsi, senza strisce di pasta a guarnirlo. Si presenterà quindi come crostata “a cielo aperto”.

Si inforna a 180 ° avendo cura di non esporre la parte superiore del dolce al rischio di bruciatura, dato che la cioccolata TORTA NUTELLONAtende a carbonizzare facilmente; quindi meglio posizionarla nella parte bassa del forno, così da far cuocere a puntino la base di pasta frolla e da asciugare il ripieno senza che sappia di bruciacchiato. 30 minuti andranno benone.

Torta da colazione o da dessert, nel caso accompagnata da un buon liquore al cioccolato o al caffè, è strepitosa!

TESS LA PESCH & ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA

 

CARPACCIO DI PRIMO MAGGIO

maggio 1, 2013

– ricetta gastronomica dvracrvxiana –

Il 1 di maggio è san Giuseppe Artigiano, uno che lavorava forte, come tutti sappiamo. Certo, a quei tempi il Diritto proliferava, dato che i Romani stavano insegnando a tutto il mondo conosciuto come tutelare la proprietà, e quindi, indirettamente, anche il lavoro inteso come rapporto fra produttività del singolo/vantaggio del beneficiante/controvalore in denaro che diviene proprietà di chi se l‘è lavorato.
Già, perché mica penseremo che sia avvenuto tutto dopo la Rivoluzione Francese, o, peggio, dopo Marx?!

Anzi, quello giuslavorista è forse l’ambito politologico ove più facilmente è sconfessabile l’equazione modernità = progresso, a giudicare dal fatto che le gloriose – quelle sì! – conquiste sindacali avvenute dal dopoguerra ad oggi stanno per essere spente come cicche sotto la suola della globalizzazione, che, prima di abbassarsi sul lavoratore, gli dice: “ah, vuoi lavorare solo otto ore? Ah, vuoi i giorni di festa pagati? Ah, vuoi guadagnare così tanto? Scordatelo, perché adesso io ho a disposizione milioni di altri individui come te provenienti da tutto il mondo (o raggiungibili in tutto il mondo) ben più “disponibili” di te a fare ciò che occorre per due lire, a toglierti i clienti nei giorni di festa, a costringerti a lavorare più in fretta e meno bene, a vederti sospendere quelle garanzie sanitarie e di sicurezza che mi costano troppo”.

Quindi, alla luce di quanto ci sta accadendo attualmente, senz’altro i lavoratori della Galilea e della Giudea del periodo augusteo erano più tutelati, falegnami compresi, e non vivevano la minaccia che qualcun altro, in tempo reale, potesse materializzarsi lì a fare loro concorrenza sleale. D’accordo, c’era la schiavitù: ma quella di adesso cos’è?! Eppure son passati 2013 e più anni da quando era Giuseppe a fare l’artigiano…

Ciò detto, per lavorare occorre energia, e per i lavori pesanti soprattutto proteine: birrazza e panino co’ la mortazza era un classico di quando bisognava “ottimizzare”; oggi, se la società non perdesse risorse da tutti i fori per essersi calata così tanto le brache, potremmo finalmente goderci quel meritato benessere che, invece, in tutti i modi vogliono sottrarci da sotto al naso.

Vabè, pazientiamo, e studiamo almeno come far bene la spesa, per razionalizzarne i risparmi: il carpaccio, di manzo o di vitello, è una carne magrissima, che, affettata molto sottile, può raggiungere quantità decorose ad un prezzo interessante, non essendo di così largo uso a causa del fatto che la si ricollega a ricette un po’ barbose, come la classica fettina ai ferri (soprattutto con l’arrivo del caldo, passa proprio la voglia!)

Noi, invece, la prepariamo cruda, lasciandola frollare nel limone per un paio d’ore; poi la condiamo con sale, pepe ed erba cipollina. Prendiamo una bella piadina (vd. ricetta “pane ancestrale”), vi posizioniamo sopra un bel letto d’insalata, qualche fettina di mela, due olive snocciolate, una spolverata di pecorino, una stilla di miele, qualche chicco d’uva passa qua e là, e un filo d’olio d’oliva, distendendovi poi a dovere il nostro carpaccio.

Potrete gustare il tutto chiudendolo a piadina come un panino, o mangiandolo sul piatto come una pizza, a seconda del CARPACCIO DI 1 MAGGIOtempo che avete e della vostra comodità: ma il gusto, l’energia, le proteine e l’appagamento non vi saranno lesinati, godendo integralmente di un piatto fresco e completo.

Ah..per gli schifittosi: la carne cruda è squisita,  e il limone ne sana qualsiasi titubanza alimentare.

TESS LA PESCH & HELMUT LEFTBUSTER – Aristocrazia Dvracrvxiana –