Archive for the ‘DVRACRVXIANI RIFLESSI NELLA MITOLOGIA GRECO-ROMANA’ Category

TURPI PUTTANE DAGLI EROICI FIGLI, di Ille Doctor Luminis

giugno 26, 2010

-Quis esse credat virginem ?
-Natam tuam ?
(Seneca)

A pierpaolopasolini, fabriziodeandrè, guccini (non meritevoli di spazi o maiuscole) a tutti i coglioni che della lotta non hanno mai capito un cazzo!

Sapendo quale sarà l’incipit del mio discorso, mi vengono in mente le penose boiate della sinistra su questo concetto di partenza, ma filo rosso dell’intero ragionamento: le puttane.
Evidentemente – e per chiunque non possieda categorie di pensiero incredibilmente cretine – nella storia due sono state le accezioni del termine “puttana”. Il primo è, in senso stretto, la donna che esercita come mestiere l’antica arte del sesso. Estrapolata da stupidi scenari esotici o di sfruttamento est-europeo, la puttana – nella sua immensa semplicità – è di una coerenza caustica: risparmia al cliente un servile quanto inutile corteggiamento animalesco, spesso basato sulle più ingenue menzogne (il classico “chi fa la ruota più grande”, come i pavoni), concedendo dietro valuta sano divertimento. La semplicità della puttana così concepita la rende così priva di sofismi e di cavilli da renderla adatta a qualsiasi teofania. Il Dio cristiano, il Logos fatto carne, frequenta le puttane, poiché, essendo così umili, così poco arroganti, e così emarginate, non risentono della corruzione di una società che fa della legge formale un feticcio più grande dello stesso Dio, ovvero gli ebrei.
Ma la seconda accezione del mestiere più antico del mondo (dopo il pensatore, ovviamente) è davvero turpe e malfamata: la puttana corrotta, da cui il moderno senso del termine.
La meretrice, conscia della propria infima posizione sociale, accettava il destino legato al suo mestiere. La puttana corrotta pretende invece di circuire l’uomo e di assoggettarlo. Della serie “io che sono schiava ti rendo schiavo”.Non lavora più per sfamarsi, ma per il superfluo: ricchezze, lusso, oro. Non accettando sé stessa né la propria condizione, solo quest’ultima è da considerarsi vera quintessenza di una inversione di paradigma, di quella grande carnevalata che poi è la società postmoderna.
Quando mi sentirete dare della “puttana” a qualcuna (o qualcuno, con implicito doppio insulto) mi riferisco sempre alla seconda tipologia: la troia borghese.
Se due sono le categorie di puttane, due saranno le categorie di figli di puttana. Quelli figli di troie umili saranno persone qualunque, spesso indistinguibili dalla massa. I figli delle puttane borghesi hanno una possibilità di scelta: proseguire il percorso di prostituzione materno e borghese e diventare schiavi del sistema, oppure distuggere la figura materna e diventare eroi.
Questa non è la stupidità deandreiana “dai diamanti non nasce niente…”. No, miei cari, qui si trascende. Perchè ribellarsi sembra facile, ma arrivare alla conclusione che un tuo genitore è un criminale, ed avere il coraggio di denunciarlo non è da tutti. C’è da impazzire!
La mia generazione è figlia della signorina cultura Sessantottina…una delle puttane più perfide e pericolose che abbia mai circuito nostro padre, il signor buonsenso Antiborghese! Il figlio si chiama modernismo! E indovinate un po’? Siamo noi. Per quanto vogliamo essere anticonformisti del cazzo, ribelli della fregna…siamo immersi in una educazione prostituita, siamo cresciuti in una humus prostituta. Spesso i nostri più cari affetti e cari ricordi sono legati ad un sistema prostituito. Bisogna avere il coraggio del matricidio: uccidiamo la cultura puttana sessantottina nel cui seno siamo vissuti!
Oreste uccise Clitemnestra, colei che lo privò del padre, alleato il suo amante. Oreste vendica Agamennone, ma viene perseguitato dalle Erinni (insomma, le zecche ante litteram). Verrà giudicato innocente solo per intervento divino!
Amici cari…questo è l’eroe. Qualcuno che non solo è pronto a sacrificare sé stesso per le sue idee, ma che è pronto a sacrificare chi ama più di sé stesso!
Non preoccuparti, lettore e amico, se non sei un eroe. Non vuol certo dire che non sei una persona seria, autentica e degna di tale nome, e non un capo di bestiame. Ma – chiedo perdono – la nuova aristocrazia DEVE essere fatta di eroi.
L’eroe antico così ucciderà l’eroe degradato di stampo marxista (fottiti pure tu, Lukacs!), protagonista di stupidi romanzi, dove fa continuamente la figura del fesso. L’eroe è e resterà sempre grande: grande nel male, grande nel bene, a seconda del mutevole paradigma di giudizio del volgo, influenzato dello stesso eroismo.
Ma l’etica eroica dovrà anche (ed eccolo tutto il mio cristianesimo d’estrema destra) distruggere anche la pura estetica eroica, così come l’estetica antieroica marxista (e quando mai hanno avuto un’etica i marxisti).
Così come non vogliamo quei cazzi di comunisti depressi, con canna e immancabile abbigliamento tarlatamente costossissimo, non vogliamo muscolosissimi atleti senza un briciolo di prepazione e coerenza. Noi non siamo loro, e NON USEREMO MAI I LORO METODI.

Pensate a tutto questo la prossima volta che andrete a puttane!
Un saluto carissimo a tutti.

Ille Doctor Luminis!

Annunci

Incesto (tributo ai Deviate Damaen) di Ille Doctor Luminis

giugno 13, 2010

Forse vi sembrerò ripetitivo a giocare sempre con le stesse parole, ma vedete: di questo è formata la storia, passato presente e futuro. Il rapporto tra questi tre momenti (per l’esattezza solo due di questi reali: il futuro è sempre ipotetico) segna irrimediabilmente il respiro politico di una civiltà.
Un presente debole ha bisogno dell’illusione di un futuro migliore, e il cattocomunismo offre una piacevole quanto sciocca escatologia a questo spregevole bisogno. Un presente particolarmente debole oltre a monopolizzare il futuro e a spacciarlo per istanza certa vuole possedere il diritto insindacabile di interpretazione del passato.
L’errore storicamente più comune derivante da questo patologico rapporto tra i tre momenti è quello che io chiamo “sindrome del senno del poi”. Consiste semplicemente nel giudicare un periodo storico partendo dal presupposto che l’uomo – socialmente – non evolva. Così ci troviamo in mezzo a tanti autorevoli e rachitici coglioni che vanno urlando “durante il fascismo non c’era libertà di informazione”, pensando che negli anni trenta il quisque de populo si aspettasse dalla stampa la stessa anarchia e voyeurismo di un coglione  fresco di giornata. Lo stesso errore fu degli illuministi, che si permisero arrogantemente di giudicare il medioevo alla luce dell’uomo settecentesco. Quest’ultimo, calato in piena età di mezzo, avrebbe avuto infatti molte difficoltà. Ma il medioevo si studia dal punto di vista dell’uomo medievale, e non di una aristocratica testa di cazzo settecentesca. Questa è la storia sociale.
Ma no…no…no… Oggi diciamo florido un periodo storico solo se un deficiente contemporaneo avrebbe potuto sopravvivere senza pericolo di mutilazioni. Omnia munda mundis…chissà che periodi storici di merda oggi si chiamano favorevoli…
Tornando a noi…ci sono dei periodi storici che, vuoi o non vuoi, sono floridi ipso facto. Come si può dire fallimentare l’impero romano? Anche se molti vorrebbero abbatterlo come modus vivendi, Roma dimostra di aver superato il concetto stesso di tempo (con un piccolo ma decisivo aiuto della politica romano-cristiana). Come fare allora di fronte ad un così scomodo nemico? Che idea: attualizziamolo.
Chiunque voglia attualizzare il passato si chiama classicista. I cristiani vollero attualizzare Roma, gli umanisti la classicità…ma questo classicismo fu permeato da un profondo senso di rispetto delle dimensioni originali dei classici. Rileggere cristianamente Seneca non vuol dire raccontare in giro che il filosofo andava battezzando a destra e a manca.
Non sono dello stesso avviso i sinistri, che, quando vogliono fare i classicisti mettono in bocca ai classici parole mai dette.
Pensate a questa assurda cazzata “edizione teatrale di una Eneide multietnica”. Il viaggio eroico, la formazione e la virtù, il mito di fondazione….usati per giustificare la clandestinità alla base di una pericolosa allofilia modaiola? Questo no! Questo mi fa incazzare!
Enea era Pio, fedele alla patria e agli dei….ora Loro lo vogliono aperto a nuove culture INCOMPATIBILI con la sua idea di “uomo”.
Sì…due culture che si basano su diversi concetti di “individuo” sono incompatibili. Noi liberi Loro schiavi. Io certo non voglio insegnare la civiltà a nessuno…tempo sprecato. Loro non vengano a sputare su quella libertà per cui i nostri Padri ci hanno spesso rimesso la pelle!
Questo Enea lo sapeva…nei suoi viaggi ha sempre preservato sé, prendendo le distanze anche da una Didone affascinante ma deleterea per il suo scopo: fondare qualcosa di nuovo, lontano dai vecchi schemi reali transeunti: un’impero che avrebbe potuto dire “ci sono” all’infinito!

L’Eneide è un testo che dovrebbe essere studiato nelle scuole, letto e riletto ai più giovani, per la sua religiosità civile, per il rispetto e la libertà nelle leggi e nelle circostanze che essa insegna. Non vada in mano a danarosissime puttane in preda ad orgasmatiche riletture mondialiste…non vada in mano a squallidi intellettualoidi, deboli quanto inutili, per diventare spazio perso in una libreria mai usata!
Il passato solo può insegnare qualcosa al presente…il presente ha solo la facoltà, spesso abusata, di non ascoltare. Un presente che vagheggia un futuro decente modellando a sua immagine il passato….ho solo una parola per questo:

INCESTO!

Ille Doctor Luminis

Πενθεύς o contro le superstizioni sinistrate d’importazione, di Ille Doctor Luminis

maggio 13, 2010

‘quam felix esses, si tu quoque luminis huius
orbus’ ait ‘fieres, ne Bacchica sacra videres!
(Ovid. Metamorph. III, 517-518)

Penteo, eroe greco, cade miseramente, senza rispetto da parte di uomini e dei, per aver tentato di fermare le baccanali, forme di religiosità inneggianti all’anarchia sociale. Cade per mano di sua madre e delle sue zie che, furiose, non riconoscono Penteo e lo uccidono. Sarà per sempre il simbolo dell’uomo che lotta contro le nebbie dell’irrazionalità in nome dell’ordine civile e della salus populi. Gli fu profetizzato “magari tu fossi cieco…almeno potresti evitare di vedere le Baccanali!” Penteo osa, guarda e tenta di fermare. Ma una società furiosa è capace di tutto, anche di squartare e dilaniare chi vuole solamente riportare l’ordine, indispensabile ad ogni civiltà!
. . .
La politica è la transustanziazione della teologia: prima lo capiremo tutti e meglio sarà! L’odierno laicista, che gioca ad essere libero (o mia cara libertà, prima venivi vissuta, ore sei solo giocata) da dettami fideistici, ignaro obbedisce a pratiche religiose ben peggiori di quelle che costringono il “vecchierel canuto e bianco” ad andare a messa, ignorando il senso ultimo di tale funzione.
Tutto è religione poiché tutto è rito. Rito è usanza, l’usanza diviene credo, il credo è identità. Identità è comune senso trasfigurato dell’individualità!
Ora cosa è che noi dobbiamo evitare come la peste? La religione? Per l’amore di Dio, no! E ricordiamoci l’ingenuo tentativo dell’ultimo che ci ha provato, ovvero Marx e soci. Ha dato il via ad uno stato senza chiese, ma ha reso chiesa il partito. I santini circolavano egualmente….ma al posto del Cristo Pantocratore v’era Stalin Stacanovista. Io ho una sola parola verso l’anti-religiosità del comunismo: bigotta!
Appurato che la religione NON è il problema, bisogna ancora capire ciò da cui tenersi a dovuta distanza. L’errore dei comunisti è un errore di deduzione, facilmente risolvibile da chi è pervaso da ragione piuttosto che da cecità dogmatica. A loro appariva problematica la religione. Da coglioni ignoranti ed impulsivi non si resero conto che era qualcosa DENTRO la religione, non la religione stessa, a far impazzire il circuito metafisico in primis, politico in secundis. Nessun medico infatti è tanto imbecille (forse quelli laureati col 18 politico nelle città rosse nel tardo sessantotto potrebbero esserlo) da amputare la gamba in un paziente sano e farlo morire dissanguato, dopo sofferenze inaudibili solamente per durare un taglietto sul polpaccio!
Appurata l’idiozia storica del comunismo (nihil novi sub sole) veniamo al vero problema: la superstizione! Definisco superstizione quella forma di religiosità che abbandona le strutture logico-razionali per cercare salvezza nell’assoluta irrazionalità sociale, politica e civile.
Il comunismo è una superstizione! Credere che dal nulla si materializzi una struttura (coscienza di classe proletaria) che dematerializzi un’altra (stato et similia) per poi autoannichilirsi (superamento del comunismo rozzo) nella perdita del suo ubi consistat…Cristo santo…è una tentata giustificazione teologica di una assurda superstizione.
I tempi sono oscuri…e si uniscono ai comunisti altri superstiziosi: gli pseudo-occultisti! Figli di una istruzione downbrowniana, si aggirano per biblioteche occulte in cerca di una giustificazione. Reietti sociali, ma figli di miracoli economici, sono convinti che Dio esista…ma non nella nostra lucidità, nell’identità. No, loro sono fermi sostenitori dell’apertura dei propri orizzonti…e finiscono per trovare dio in qualche INCIVILE rituale cruento meso-africano…in qualche allucinogeno…in qualche sottospecie di malattia venerea!
Il comunismo è dunque la religione dell’anti-religiosità. Questa è invece la religione delle anti-religiosità insite nelle pseudo-religioni.
La loro superstizione? In sintesi: il bizzarro. Per trovare il dio DEVONO circondarsi di un mondo bizzarro, storpio, goffo, brutto! Senza il rituale bizzarro non arrivano a dio. E mi vengono in mente quei sudici sottomessi ai grandi imperi (?!) orientali, storpi in cerca di storpio per ridere e compiacersi della propria anomalia! Buon Dio…per non parlare dei post-Crowleiani…quelli che son convinti che senza una palese ostentazione d’una sessualità ibrida e orgiastica non si possa essere giustificati dal divino! Che schifo! Mussolini caccia Crowley dall’Italia, poiché pericoloso politicamente e civilmente. E mi viene in mente Penteo, che viene squartato per aver osato interrompere le baccanali, triste presagio di una razionalità greca CORROTTA dalle barbare filosofie pseudo-egiziane o orientali!
Roma pone un freno a questi riti storpi con un senatusconsultus. La superstizione è pericolo politico. La religione è politica! Certo, Cristianesimo e Paganesimo si affronteranno…ma sarà un duello ad armi pari…tra religioni. Ripeto: col medioevo, a mio avviso, il meglio di entrambe sopravvive! Ma entrambi sono sempre stati nemici della superstizione….c’è chi vuol debellare le baccanali, chi distruggere le icone…a ognuno i suoi problemi!
L’appello conclusivo è chiaro e semplice. Sotto l’influsso intramontabile di Penteo restiamo saldi contro la superstizione…sia contro quelle mascherate da vere e proprie religioni, magari d’importazione, sia contro quelle che fingono di distruggere i nemici del popolo ed il padronato (sostituendosi gradualmente ad esso).

Ille Doctor Luminis, fiero viandante dvracrvxiano