Archive for the ‘SKEGGE DVRACRVXIANE’ Category

QUANTO A PROPAGANDA, SIETE PEGGIO DEI VISITORS!

dicembre 9, 2016

pure-alle-stazioniNemmeno nei telefilm dei Visitors, ove, a pianeta occupato dai lucertoloni, campeggiavano ossessivi filmati e foto che li ritraevano come salvatori del genere umano, c’era tanto accanimento mediatico.

Qui siamo a Roma, stazione Tuscolana, ora e data sono riportate dalla foto; e sul megaschermo della scalinata d’accesso va in onda, fra uno spot commerciale e l’altro, la propaganda renziana per il SI’ al referendum.

Se votare SI fosse palesemente benefico per il popolo italiano, non ci sarebbe bisogno di convincerlo con metodiche degne di alieni invasori.

Noi, fra 2 giorni, voteremo NO poiché non accettiamo quest’ennesimo passo verso la “grande sostituzione”…

http://www.ilpopulista.it/news/12-Ottobre-2016/5874/il-senato-baluardo-di-rappresentanza-politica-consapevole-e-matura-ora-sara-votato-da-bimbi-minchia-e-nuovi-italiani.html

Ah..dimenticavamo: quanto all’usare l’innocenza dello sguardo di un bimbo per una campagna referendaria volta a tenere il culo sotto una poltrona, no, quello non lo facevano nemmeno i Visitors nel telefilm.

HELMUT LEFTBUSTER

 

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PROPAGANDA ELETTORALE VAGAMENTE MINORILE

dicembre 9, 2016

Considerato che i bambini non votano, quanto può essere morbosa la foto di un minore usata per fini elettorali?! E quanto possono essere “buone” le intenzioni di una fazione politica che usa una foto del genere non per convincere il cittadino di una verità politica positiva, ma per incutergli uno stato emotivo che nulla ha a che vedere con la politica, ma semmai con la pedofilia?!
Siete gente orrenda.
HELMUT LEFTBUSTER

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IL NOSTRO ESTREMO SALUTO AL PARLAMENTARE RADICALE

maggio 26, 2016

Caro Marco, non ci sei più esattamente come è accaduto e sempre accadrà ad ogni uomo sulla faccia della terra. Quindi, tale circostanza nulla toglie e nulla aggiunge all’opinione che ogni cittadino ha il diritto di avere su chi, come te, lo ha rappresentato in parlamento; anzi, l’aver abbandonato ogni contingenza terrena, ti rende ancora più impermeabile agli incombenti disastri che da politico hai contribuito ad alimentare sulla pelle di chi, dal nostro punto di vista, li ha soltanto subiti suo malgrado.

Dimostrare che le tue battaglie cosiddette “civili” abbiano contribuito a migliorare il paese è ben arduo: con il tuo “divorzio” hai inceppato un meccanismo sociale ed ereditario che bene o male funzionava da tempo, senza che – è fuor di dubbio – la vita affettiva degli italiani ne abbia ricevuto un qualche giovamento.

Con la tua cannabis ed la tua scarsa devozione al salutismo, la categoria “giovani” degli ultimi decenni si è “inzombita”, inflaccidita e, non ce ne voglia nessuno, anche un po’ rincoglionita.

Con la tua ossessione abortista, si è verificato un tale buco generazionale dagli anni ’70 in poi, che gli italiani si sono ridotti ad un popolo di vecchi “badati” da manovalanza straniera a basso costo, con un baratro previdenziale incalcolabile incombente sul loro futuro.

Con la tua prosopopea giacobina, che ha sempre millantato una equidistanza ideologica fra destra e sinistra (prosopopea puntualmente tradita da quel vezzo di chiamare “compagni” i tuoi sodali radicali), la classe politica nazionale è solo peggiorata, e, in poche parole, oggi stiamo tutti peggio.
Di che cosa, dunque, dovremmo ringraziarti?!

Anche la coerenza politica non è mai stata il tuo forte: hai appoggiato Berlusconi non IL NOSTRO ESTREMO SALUTO...meno dei suoi avversari; e il tuo partito si è sempre aggregato a politiche globaliste e mondialiste senza mai occuparsi dei destini dei propri connazionali, né di condurre autentiche battaglie a difesa della produzione autoctona e dell’autodeterminazione dei popoli.
Voi radicali siete ancora gli unici a non aver accettato il fallimento dell’Esperanto, l’assurda lingua globale (con cui avreste volentieri sostituito le lingue nazionali) che, per fortuna, è rimasta un vacuo progetto pulcinellesco.

E per concludere, anche il tuo commiato, contraddistinto dalla languida lettera al pontefice votata unicamente ad ossequiarne la cieca fede immigrazionista, e non certo quella cattolica dalla quale ti sei sempre tenuto alla larga, è intriso dell’ormai diabetica mistificazione su chi siano i veri “ultimi” e “bisognosi” del film: vigorosi ragazzotti che sbarcano a Lesbo come a Lampedusa coi navigatori satellitari hanno ben poco di meritevole rispetto ai bambini che giacciono nei centri oncologici sprovvisti di fondi, ai malati terminali che stazionano nelle corsie per mancanza di posti, agli anziani abbandonati da figli ingrati che quelli come te hanno contribuito a diseducare rispetto ai valori tradizionali, ai licenziati che si suicidano per la disperazione: categorie delle quali non rammentiamo tu ti sia mai ricordato, tantomeno in questo tuo ultimo saluto al mondo.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/20/marco-pannella-lultima-lettera-a-papa-francesco-ti-voglio-bene-davvero/2749026/

Pertanto, da Esseri umani non ti neghiamo foscolianamente l’umana pietas che si riserva ad ogni defunto; ma da cittadini, la nostra stima puoi scordartela.

HELMUT LEFTBUSTER

 

 

COPIANO LA “STEP CHILD ADOPTION” DA LEGISLAZIONI COSI’ PROGREDITE DA AVERE ANCORA LA PENA DI MORTE

marzo 7, 2016

La sinistra italiana non cessa di stupirci con la sua ipocrisia. COPIANO LA step child...
I genii, infatti, tronfi di bile come batraci sotto sforzo per non essere riusciti a far passare la “Step Child Adoption” (orrenda pratica sin nel nome), cercano virtù nella legislazione americana, cioè in una delle poche legislazioni al mondo che ancora prevedono la pena di morte.
Quindi, i companeros, non solo sviliscono la nostra tradizione giuridica che, a differenza di quella statunitense, ha 3000 anni di orgogliosa storia sul groppone, ma, per farlo, si appellano ai valori di una società, quella yankee, che per i comunisti è stata il demonio sino all’altro ieri.

Poco importa se in Italia affittare uteri è reato; poco importa se con tale pratica si vilipende la donna a tal punto da non usare l’ovulo dell’umile gestante bisognosa, che fungerà da mera incubatrice, ma se ne sceglie uno più “altolocato”, la cui donatrice magari nemmeno vanta particolari legami affettivi o parentali con nessuno dei membri della coppia gay. E non importa se tutto questo viene attuato da grossi nomi della sinistra più egalitarista e legalitarista.

Del resto la coerenza non è mai stata una loro prerogativa, come nell’untuoso rapporto col Vaticano: finché predica accoglienza e immigrazionismo, i progressisti ne baciano le vesti; ma non appena c’è odore di antiabortismo o di “family day”, tornano a fare i laicisti e i mangiapreti.

Cara sinistra italiana, la gente non è scema come i tuoi ideologi hanno sempre pensato e sperato; certo, le tue mefitiche ninne nanne hanno sortito il loro effetto a lungo, e i nefasti risultati li vediamo ovunque; ma l’ora della colazione è finalmente arrivata, e la fame di onestà intellettuale impazza almeno quanto quella vera.

HELMUT LEFTBUSTER

 

Circa QUEL “PIUTTOSTO CHE”, PIUTTOSTO GLOBALISTA…

settembre 29, 2012

Ormai s’è capito che il mondialismo opera manomettendo i normali codici d’accesso alla comunicazione identitaria per scardinarne le naturali canalizzazioni linguistiche differenziate, reincanalandole – belle frullate – in un corpus uniformato che, per esser tale, deve necessariamente stravolgerne gli idiomi di partenza.

Fra i tanti obbrobri incrostatisi qua e là dalle colature di tale progetto c’è il nauseabondo “piuttosto che”, oramai asperso come confetti rossi di terz’ordine a feste di laurea di quart’ordine.

L’intento degli ingegneri linguistici globalisti è quello di annullare ogni accento avversativo o limitativo insito nelle normali locuzioni che pongono in relazione due oggetti fra loro, al fine di confermare una volta di più l’irragionevole assunto da cui il mondialismo è ossessionato, e cioè che le differenze in natura non esistono.

A rigore di grammatica italiana, infatti, il “piuttosto” indica una scelta in seno ad una contrapposizione, non una paritaria alternativa inclusiva; “più tosto” è sinonimo di “prima”, di “anteriormente”, di “massimamente”: quindi se io scelgo di bere vino “piuttosto” che acqua, non significa affatto che prima o poi berrò sia l’uno che l’altra, ma che scelgo deliberatamente il primo e discrimino senza tentennamenti la seconda.

Invece, contrariamente a tale suo corretto uso, lo sentiamo sempre più spesso precedere interminabili liste di alternative,  tutte proposte come papabili e accostabili paritariamente: “bevo vino piuttosto che acqua, piuttosto che aranciata, piuttosto che birra, piuttosto che chinotto”: come dire “bevo tutto, tanto tutto ha lo stesso sapore, tutto è interscambiabile, tutto proviene dallo stesso mondo: l’importante è che le genti (tutte indistintamente) comprino a litrate!

Eh no, cari global, non sarà facile far bere le vostre cazzate a chi tiene acceso il cervello e ama la propria lingua: “piuttosto” vuol dire scelta, non inclusione!

HELMUT LEFTBUSTER – skeggia dvracrvxiana

 

http://www.parolata.it/Utili/Piuttosto.htm

Circa QUELLE VACANZE LOW-COST DALL’ALITO PESANTE

agosto 8, 2012

Con la crisi che c’è, con gli albergatori italiani alla fame, col turismo “colto” e impegnato che oramai fatica anche ad interessarsi alle mète più prossime per via del costo dei carburanti, accendendo radio, guardando tv e manifesti pubblicitari, anziché consigliati su come aiutare il prodotto nazionale, ci si sente bombardati da tutt’altro: le offerte low-cost per soggiorni esotici fra i più improbabili, addirittura in Africa sub-sahariana (ma gli indigeni non vi scappavano da fame e guerre?!?), incensandone i villaggi “fatti di case di sabbia già nell’anno mille“, le “contaminazioni fra etnie“, le “musiche soavi“, “l’abbraccio con l’Islam” (testuale, da nota trasmissione radiofonica dell’8 8 2012) e chi più ne ha più ne metta.

Ma lo sanno questi esterofili che in Italia nell’anno mille si costruivano acquedotti già da 1500 anni, e che, quando non tuttora in uso, le loro vestigia sono visitabili a poche miglia da dove abitiamo?

E che dire del concetto stesso di vacanza “low cost” ? Mettendo da parte lo sdegno per la vigliacca indole antinazionale di simili iniziative commerciali tutte protratte a recar vantaggio fuori da casa nostra, ma come si potrebbe razionalmente pensare ad una vacanza di pregio, sicura, salubre nell’alimentazione, ed elevata nel tenore culturale, quando essa fosse calcolata sul parametro della “convenienza promessa” e non su quello della “volontà di scelta”?!

Che tipo di cibo potrebbero mai offrirvi per farvi costare meno uno spostamento di migliaia di kilometri rispetto ad un pieno di benzina per la vostra auto che vi consentirebbe, per quanto caro, di raggiungere i fondali su cui si specchiò Enea in Puglia, gli scogli calabresi dai quali riecheggiano i lamenti dell’infelice Scilla, o i borghi toscani per le cui osterie si aggirò l’Alighieri fra una rima e l’altra?!

Basta con questa retorica esterofila, con queste lagne terzomondiste che, fra un mea culpa e l’altro, hanno il solo intento di impoverirci turisticamente e culturalmente, nonché quello di appiopparci fregature: capiamo che sia dura arrampicarsi sugli specchi del dover, in pochissimo tempo, stravolgere il gusto, l’istinto e le attenzioni di interi popoli come il nostro, ma le prese per il culo a chi è sveglio e ama la propria terra sono troppo indigeste per poter essere ingurgitate senza almeno ruttare contrarietà.

HELMUT LEFTBUSTER

Circa QUEL TIFO CALCISTICO SEMPRE PIU’ IMPROBABILE IN REGIME GLOBALIZZATORIO…

giugno 21, 2012

Trapattoni (attuale allenatore della nazionale irlandese) che dichiara di aver sperato che l’Italia non venisse sorteggiata contro l’Irlanda per evitarsi dissidi affettivi; Balotelli, un affidato di origine africana (che diviene italiano quindi solo dal 18° anno di età), attualmente militante in una squadra inglese, che viene accusato di scarsa partecipazione emotiva alle gloriose azioni della sua stessa nazionale; giocatori normalmente affiatati nei campionati nazionali che si ritrovano inevitabilmente avversari (sfruttando così impropriamente quelle reciproche debolezze tattiche che dovrebbero essere patrimonio strategico acquisibile sul campo e non negli spogliatoi) in quelli internazionali.
A questo si sono ridotti i presupposti perché sia partorito un qualche sentimento calcistico/olimpico di tifo in regime di globalizzazione: si va per esclusione e non più per appartenenza.

Beh, come non rimpiangere quel sano, naturale, istintivo tifo identitario che un tempo, semplicemente, legava i tifosi cittadini di una nazione ai giocatori concittadini della nazione medesima, senza tanti arzigogoli anagrafici e contrattuali; cognomi italiani per volti italiani (o tedeschi, o inglesi, o ghanesi ecc), all’insegna d’un atletismo espressione di potenzialità sportive peculiari ad etnìe diverse, ognuna coi propri punti di forza (africani nella corsa, europei nella lotta grecoromana, nel lancio del giavellotto, nel nuoto, orientali nelle arti marziali, scandinavi nello sci..e via di seguito) performati da una natura che è performante in tutti i suoi aspetti morfologici, e non solo in quelli “che si possono dire”.

Ma oggi, purtroppo, di performante c’è solo il denaro, e quello è uguale ovunque e comunque: basta sganciarlo, e si vince (o si perde!).
Potere del mondialismo.

Helmut Leftbuster – skeggia dvracrvxiana –

Circa QUELLE SESSANTOTTINE BRIZZOLATE CHE SI SENTONO LE GIOVANNE D’ARCO DELLA FAME NEL MONDO, MA GIRANO CON SCORTA e AUTO DI LUSSO…

giugno 7, 2012

In genere recano pashmine o scialli di cachemire da centinaia di euro sulle spalle, abbinati a spille caste nella forma ma non certo nel materiale, ruffiano retaggio di stracci e gingilli che gli hippies portavano in anni nei quali qualcuno ancora se le trombava; e sono cattive, tanto. Cattive come chiunque debba sottrarre energie al naturale slancio affettivo verso il proprio prossimo (proximus=vicino), per simulare affettività artificiali tirate fuori dal grande cilindro ideologico mondialista, quando non da quello mercantilizio.

Queste megere, travestite da austere madamine dal sorriso stitico, pretendono d’insegnare agli altri come amare, chi amare e quanto amare, non in funzione della volontà e dell’istinto d’ognuno, ma in base a dati sociologici capovolti: il loro progetto è farci lanciare il cuore là dove a prenderlo non ci sia chi naturalmente predispostovi a farlo, ma un estraneo, possibilmente scarsamente compatibile da un punto di vista evolutivo e culturale, così da poterci far sentire in colpa come misantropi, come xenofobi, innescando nel nostro animo un circolo vizioso di frustrazione affettiva che, nei loro progetti, dovrebbe portare all’annichilimento dei migliori di noi, dei più sensibili, dei più fragili.
Come donne non sono né belle né brutte, poiché nel loro continuo sforzo di perseguire le vie dell’indistinto, finiscono per assomigliarsi tutte, rimanendo gli ectoplasmi imbalsamati d’una femminilità asessuata e monca come un file danneggiato e illeggibile.
Apparentemente tali elementi le rendono pacate e suadenti come suore laiche che ci stessero misurando la pressione, ma nel momento in cui, finito di pompare l’aria con le loro dita tozze e le mani bianchicce, buttano lo sguardo sul manometro del misuratore, hanno tanto di quel fiele negli occhi che la sensazione è quella di un ricovero assicurato.

Ma fortunatamente non sono le nostre infermiere, e nemmeno le nostre istitutrici; sono solo le strapagate accolite di organismi internazionali dalle improbabili sigle e dalle funzioni misteriose, posizione che le rende le invitate ideali a trasmissioni di regime dal sorriso stampato e dall’applauso meccanico;
tuttavia, rispetto al potere di un popolo e al legittimo diritto democratico che esso ha di esercitarlo, esse valgono press’a poco ciò che varrebbe una medusa nel mare: il senso della sua stupida esistenza, aggravato dal fastidio che può procurare ad altre creature, sino a che qualche pacioso cetaceo non se la papperà per cena ricacandosela insieme al resto del plancton.
La società civile, così come il mare, ha le sue leggi: non lasciamo che prevalgano proprio quelle degli esseri più orrendi.

HELMUT LEFTBUSTER
– Aristocrazia Dvracrvxiana –

Circa QUEL NON SAPER (o VOLER..) DISTINGUERE UNA SVASTICA DA UNA TENDA DI CASA DELLA NONNA

maggio 16, 2012

“Alba Dorata” è il romantico nome di una formazione politica democratica ellenica (sì, democratica, altrimenti non sarebbe stata ammessa alle elezioni di un paese democratico!) dalle venature fortemente identitarie.
Ebbene, come è naturale che qualsiasi formazione faccia nello scegliersi i simboli posti a rappresentare mediaticamente i propri contenuti ideologici di riferimento (in Italia ne abbiamo avuti di idiotissimi: asinelli, girasoli, api, alberelli vari..), inquanto movimento identitario e nazionalista, Alba Dorata sì è scelta il disegno che maggiormente rappresenta la tradizione greca nell‘immaginario stilizzato moderno: una “greca” – appunto – avvolta nel fogliame celebrativo della classicità per eccellenza, l‘alloro dei Cesari.

Il problema è che tra malafede e ignoranza grassa, in molti hanno voluto vederci tutt’altro: svastiche, croci celtiche, simboli runici, fascisterie d‘ogni genere, tutti simboli che per esser definiti tali necessiterebbero almeno di qualche incrocio di linee e di qualche braccio roteante, elementi del tutto assenti in tale vessillo, come chiunque può osservare.

Ma ancor più grave è non vedere ciò che c’è per vedere ciò che non c’è: eppure, la tipica decorazione “greca” ce la dovremmo ben ricordare, se non dagli studi classici, almeno dalle istoriazioni dei libri di narrativa e di storia, da quelle dei reperti archeologici di provenienza ellenica, un tempo così consueti al nostro immaginario collettivo; e ancora dovremmo ricordarcela sui tendaggi dei teatri ed in molte decorazioni di soffitti domestici ove la ripetizione di quello stilema dava alle pareti delle abitazioni borghesi quel tocco di classicismo, talvolta persino pacchiano quando, anziché dipinto, veniva appiccicato con carta adesiva.

Già, ma che fatica ricordare con la R maiuscola, eh?! Rammentare i dettagli estetici della nostra infanzia, di quando a scuola ancora gli eroi si chiamavano Temistocle, Alessandro, Giulio Cesare, e di quando le nostre abitazioni erano decorate sui muri interni, anziché pisciate su quelli esterni.

Nooo, oggi il ricordo è bandito: per cui, anziché godere della sontuosità culturale di un drappeggio classicheggiante, è molto più conveniente dare addosso a dei bravi ragazzi democraticamente eletti dal popolo (che parolaccia..“il popolo”!) che accompagnano le vecchiette a ritirare la pensione e si battono per la libertà del proprio paese, ma che agli occhi dei perbenisti con la puzza d’ascella e la muffa nel cervello sono colpevoli di farsi troppe docce, di fare troppa palestra e di avere cranii troppo ben lucidati.

Percarità…sono neonazzzzistiiiii!

HELMUT LEFTBUSTER  skeggia dvracrvxiana – maggio 2012 d.C.

Circa quello IUS SOLI CHE NON C’E’, MA DI CUI PARLANO COME SE CI FOSSE…

maggio 4, 2012

L’orrore antidemocratico del pensiero unico sinistro-mondialista spaventa soprattutto nel metodo terroristico di trattare argomenti di rilievo sociale, e di estrema delicatezza giuridica, non secondo lo stato attuale delle cose e delle leggi sedimentato da secoli di Tradizione, ma secondo quei parametri di giacobino lavaggio del cervello dettati da un credo di parte e tutt’altro che avallati dal Popolo Sovrano (.. talvolta neanche dal popolo di “quella” parte..Grillo docet!)

Quindi l’ atteggiamento politico arrogante e un po’ golpista di approcciare al tema del voto agli immigrati, non partendo dalle leggi attualmente vigenti (Ius Sanguinis), ma con la strafottenza ideologica del missionario-brigatista che dà per scontato di essere nel giusto, punta a manomettere gli istituti di diritto pubblico senza minimamente valutare la volontà della gente (che altrimenti verrebbe consultata senza remore), e insufflando un’atmosfera da inquisizione per cui deve risultare già sbagliato opporsi al cambiamento ancora prima che il cambiamento stesso sia avvenuto: in soldoni, quella sordida filosofia politica chiamata “progressismo”, d’innanzi alla quale tutto il resto è merda.

Da parte nostra, gli argomenti contro lo Ius Sòli (e quindi a favore dell’attuale disciplina in vigore) grondano come pioggia in autunno: diventare cittadini di un “suolo” per il solo fatto d’esserci nati sopra, e non perché figli del popolo che lo abita da millenni, aprirebbe ad una visione “alberghiera” della cittadinanza, e fornirebbe ad un elemento asettico e devitalizzato, il suolo, appunto, un vigore spiritualmente permeante e giuridicamente probante che esso non potrebbe mai possedere; lo ius sòli sarebbe insomma una gran “sòla”, una palese violazione del buon senso prima ancora che lo scardinamento di una consuetudine giuridica millenaria.

Senza contare il caos geopolitico scaturente dal gran casino anagrafico che si creerebbe: il suolo diverrebbe una sorta di dormitorio-bordello dove arrivare giusto in tempo per sgravare e garantire la “green card” a tutta la sacra famiglia, fra benefici, ricongiungimenti e altre diavolerie globaliste, scatenando così una furia predatrice – e, ipso facto,  deregolamentata – verso l’approdo più vantaggioso del momento, un po’ come avviene al supermercato quando aprono una cassa vuota e tutti quelli in fila alle altre ci si tuffano in ordine sparso sgomitando l’un l’altro: puntualmente rimane per ultima la vecchietta che c’era per prima!

Quindi, amici cari, bando alle ciance: a tutt’oggi, 4 maggio 2012 d.C., in Italia vige lo Ius Sanguinis; e quella parte di popolo italiano libero che intende opporsi democraticamente al gaglioffo tentativo di modificarlo costituzionalmente, deve poterlo fare come verso qualunque altra proposta di legge che ancora non sia legge.

Quello che i progressisti non vorranno mai capire è che l’onere della prova della bontà d’un cambiamento grava su chi lo propone, non su chi gli resiste: di qui la cronica refrattarietà dei progressisti ad una verace democrazia di popolo.

HELMUT LEFTBUSTER skeggia dvracrvxiana

E’ sociologicamente provato che l’educazione e la cultura si assorbono dai genitori, dalla scuola, dalla società nella quale si è cresciuti; i documenti attestano un nome, non un modo di essere.
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/269679