Archive for the ‘Uncategorized’ Category

1000FOGLIE DI COPPA DI TESTA, ARANCE E MAJONESE FATTA IN CASA

dicembre 9, 2017

Ingredienti (quantità libere): pasta sfoglia in strati, testa di coppa talgliata in fettine sottili, arance, majonese (possibilmente fatta in casa, non è difficile), pistacchi e mandorle tostate.

Ingredienti genuini, intensi e corposi per una ricetta tutta laziale.
La coppa di testa, chiamata anche “testa in cassetta” a seconda delle regioni, è un salume nazionale “mosaicato” derivato dalle cartilagini del maiale condite con spezie, peperoncino e pistacchi. Non trattandosi d’un salume particolarmente grasso, il connubio col leggero velo di majonese che intervallerà gli strati di pasta sfoglia resterà assolutamente armonico; il resto lo faranno le fette d’arancia, donando un lieve aroma agrodolce e aggiungendo quel giusto tocco di contrasto organolettico di levità.

L’esecuzione della ricetta è semplicissima: si cuociono al forno i dischi di pasta sfoglia ritagliati secondo la forma che si vuole dare al piatto, quindi tondi o quadrati, e soprattutto delle dimensioni desiderate; si lasciano raffreddare e solo successivamente si compone il 1000foglie ponendo un primo strato di pastasfoglia, poi un velo di maionese e subito dopo una fetta sottile di coppa seguita da una copertura di fette di arance sulla quale si spolvera la granella di pistacchi e mandorle; il tutto per non più di 2 strati totali.

1000Foglie di coppa di testa e arance

Servito come antipasto o come secondo, questo piatto conferma identità gastronomiche nazionali come il maiale, come gli agrumi, e come la salsa majonese (fatta con uova fresche, olio e limone, la cui ricetta potrete trovare facilmente su qualsiasi manuale di buona cucina italiana), attraverso un insieme inedito e fantasioso.

TESS LA PESCH – Aristocrazia Dvracrvxiana –

 

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EVITARE AZIENDE ED ESERCENTI ANTI-ITALIANI E’ LIBERTA’ CIVILE E MILITANZA IDENTITARIA

dicembre 2, 2017

Data la colonizzazione commerciale e finanziaria in corso, al cittadino non resta altro che poter “scegliere”; e scegliere significa discriminare coloro che restano esclusi dalla nostra scelta, boicottandone indirettamente i destini commerciali.
Del resto viviamo o no in un mercato libero ?! Quindi nessuna legge potrà mai imporci di acquistare prodotti o di servirci da chi, a nostro insindacabile giudizio, non ci garba per un motivo o per l’altro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/16/don-biancalani-inventa-la-pizzeria-dal-rifugiato-12-immigrati-africani-a-lavoro-offerta-libera-lesperimento-funziona/3917264/

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13264028/permasteelisa-l-azienda-cinese-che-in-italia-assume-soltanto-rifugiati.html

La guerra commerciale in corso mossaci dalla globalizzazione è fatta essenzialmente di numeri demografici; la cosiddetta “competitività” che i globalizzatori tanto agitano per l’aria come osso spolpato per poveri cani affamati è solo una frottola per non farci sentire fottuti in partenza. Ma fottuti lo siamo nei numeri, se non ci diamo una mossa.

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13269945/italiani-si-vendono-agli-immigrati-650-euro-per-ottenere-documenti–.html

Facciamoci i conti della serva: nel borgo X ci sono 8 italiani e 2 arabi: lo storico alimentari del borgo vende così ogni giorno 8 panini con la mortadella, mentre il kebabbaro, venuto dal deserto l’altro ieri, venderà 2 kebab. Ma che cosa accadrebbe qualora tale proporzione demografica dovesse diventare di 5 a 5? Il salumiere venderà meno mortadella e, non potendo vendere altro che salumi, si impoverirà gradualmente perché sempre meno abitanti del borgo si serviranno da lui; il kebbabbaro, al contrario, si arricchirà di 3 punti, implementando la propria struttura commerciale, ovviamente, all’insegna del cibo islamico e non certo di quello norcino. EVITARE 2
Ebbene, non occorre il pallottoliere per capire quanto esponenziale sarà l’incidenza di tale “ricambio” sulle dinamiche produttive nazionali, destinate a piegarsi ai gusti delle nuove proiezioni demografiche.

http://tv.liberoquotidiano.it/video/italia/13264678/immigrati-modena-bambina-unica-italiana-scuola-18-stranieri-razzismo-contrario-religione-discriminata-.html

A quel punto come si regoleranno le grandi filiere? Semplice: aumenteranno gli scaffali del kebab, limitando quelli dei salumi, poiché nessun venditore, soprattutto se distaccato affettivamente dal territorio come lo sono le grandi distribuzioni, si incaponirebbe nel vendere ciò che poi non può smerciare alla gente che abita quel determinato sito, a prescindere da dove essa provenga.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lidl-cancella-croce-sulla-chiesa-sindaco-deturpate-paese-1451408.html

Tuttavia, poiché anche in ambito commerciale esistono delle piacevoli eccezioni che per EVITARE 3puro patriottismo mantengono saldi i paletti dell’italianità produttiva e professionale anche nella grande distribuzione, vale la pena impegnarsi a discernere con attenzione “amici” e “nemici” anche quando si entra in un centro commerciale (Esselunga docet, grande Caprotti!)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-ho-vinto-mia-guerra-contro-strapotere-coop-1070476.html

A ben riflettere, dunque, oltre che basarsi sul precetto costituzionale di “interesse nazionale”, la sopravvivenza di un’economia dipende sostanzialmente da come facciamo la spesa; e da un dato così apparentemente prosaico può dipendere la sopravvivenza di un’intera civiltà.

HELMUT LEFTBUSTER

Nota: a tal uopo pubblichiamo dal nostro blog una lista (stilata regione per regione e costantemente aggiornata) di esercenti e ristoratori di comprovata italica genuinità che si impegnano a mantenere i livelli qualitativi dei propri prodotti all’insegna del gusto e dell’identità.
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2011/05/08/guida-dvracrvxiana-a-locande-ristori-e-commestibili-identitarii/

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DAI TEMPI DI ADAMO ED EVA NON CI TROMBIAMO I CUORI DELLE PERSONE, BENSI’ I LORO CORPI

novembre 25, 2017

L’ossessione mediatica per le omologazioni d’ogni risma sta raggiungendo punte davvero patetiche e addirittura “grandguignolesche”.
Questa campagna pubblicitaria vorrebbe farci credere che essendo tutti noi fatti allo stesso modo, all’interno, anche l’esterno dovrebbe apparirci indifferente.
Al contrario, l’accoppiamento, che è alla base della vita, è regolato da istinti ancestrali che non abbiamo determinato noi fruitori del piacere erotico, ma che è stato performato da una natura votata all’evoluzione della specie. Natura che si esprime attraverso insopprimibili istinti ancestrali: possiamo dar forse la colpa ad un eterosessuale di amare la figa? O possiamo dar forse colpa alla figa di preferire il maschio Alfa a quello Beta poiché più capace di quest’ultimo nel proteggere la prole e nel procacciare per essa la selvaggina migliore?

Del resto, chi di noi farebbe sesso con un corpo privato del suo involucro, amandone solo tessuti connettivi, tendini e budella, nell’ipotesi che l’interno, a differenza della cute, tanto, sia uguale per tutti?!
Se la natura non avesse voluto differenziarci, allora perché mai lo avrebbe fatto?

Come Madre Natura ha stabilito, ognuno di noi è attratto da specificità sofisticatissime ed imponderabili: odore, forme, colori; e altrettanto mal sopporta, se imposte, tutte quelle caratteristiche morfologiche che non sceglie e con le quali mai vorrebbe coricarsi a letto la sera.
Altrimenti chiunque di noi potrebbe andare con chiunque, anche con i cadaveri! E invece quella è una perversione, e si chiama “necrofilia”; liberi di apprezzarla, sia ben chiaro, purché le si riservi il nome previsto dal vocabolario.

Le scempiaggini mondialiste non ci danno tregua, è vero, ma due risate riescono sempre a strapparcele.

HELMUT LEFTBUSTER

 

NON SI TROMBA COL CUORE MA...

 

FORZA, PECORE: PROIBITE PURE LIBRI E CONCERTI SCOMODI, MA I NOSTRI ALBUM VI RIMARRANNO FRA LE CHIAPPE LANUGGINOSE A LUNGO..E IN VETRINA

novembre 18, 2017

La proibizione più pelosa, l’occlusione del libero confronto, la bacchettona censura che da sempre permeano l’humus della cosiddetta “intellighenzia gauche” hanno veramente rotto il cazzo.
Eppure nessuno fiata, nessuno protesta, nessuno ha mai il coraggio di pisciare contro vento..tranne qualcuno. E chi, ordunque? Cattivissimi black-metallers? Marcissimi punk trafitti da spilloni di semolino? Gotici imbellettati dalla sontuosa aria di sfiga? Macchè…il povero Povia e il giornalista Magdi Allam.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lanpi-fa-guerra-povia-fascista-niente-concerto-1434133.html

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13277518/magdi-cristiano-allam-maometto-il-suo-allah-presentazione-libro-milano.html

E’ pertanto a costoro che Noi Dame Deviate dedichiamo la permanenza dei nostri languenti album invenduti nelle vetrine della città che li rifiuta, mentre persino Feltrinelli ci ospita in catalogo a ben 19 euro e 50 centesimi…ovviamente esauriti!

https://www.youtube.com/watch?v=rmm5VRoaqa0

Un album invenduto è ancora una mina vagante che esiste a zonzo per l’universo; un album acquistato è una perla che può indossare solo chi la possiede e forse qualche suo amico.

Continuate pure col vostro laido disimpegno, con la vostra accidia pulciara, col vostro ficcare la cappella sotto la sabbia. Continuate a belare.
Ci farete sentire ogni giorno più fighi!

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

(Ringraziamo il vignettista Ghisberto per la simpatica vignetta inserita nel post).

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FELTRINELLI CI AMA, nonostante tutto...

RICORDANDO MARTIN ERIC AIN, bassista dei Celtic Frost…

novembre 7, 2017

Ricordando Martin Eric Ain (1967-2017 d.C.), bassista degli immensi Celtic Frost, band baluardo d’Occidente che mai ha rinunciato a quella fierezza iconografica leale testimonianza delle proprie origini di sangue.
Dal cantare le divinità nordiche, all’avanguardistico uso dei corni nel metal; dalle magliette militariste ai lucidalabbra; dal black al glam al black fottendosene dei malumori dei fan e della stampa (di merda). Dalla bellezza dei volti all’energia dei corpi.
Il ricordo non è nostalgia; il ricordo è vita. Finché una sola traccia di Ain potrà essere ascoltata da un quattordicenne che saprà ereditarne lo stile, l’Arte vivrà e combatterà contro il declino auspicato da iconoclasti e depressi.

Quello stesso ciarpame umanoide dal crine untoso che negli anni ’80 languoreggiava per le toppe U.S. Air Force di Tom Warrior, e idolatrava l’antimilitarismo beghino degli U2, il cui pappagorgiuto leader oggi si gode alle Cayman i proventi di quei sorrisetti…

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bono-madonna-regina-tutti-i-conti-shore-1459917.html

(E Noi Dame Deviate, già 20 anni fa’, lo cantavamo: <<..Ieri gli U2 eran piacioni, mentre oggi fanno i coglioni, causa incremento doppio mento>>…

https://www.youtube.com/watch?v=Aq7sJrNGe4k )

Non è per i migliori che dobbiam piangere, poiché loro rimarranno tali anche da morti; la vera sfiga sono i peggiori che restano!

Hail, Martin!

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

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SAN VINCENZO AL VOLTURNO, L’ABBAZIA CAROLINGIA EROICAMENTE SOTTRATTA AL MERCANTEGGIARE DEI “SOLITI” TRADITORI

ottobre 29, 2017

I tentativi di occupazione del suolo italico da parte delle forze colonizzatrici (massoniche e mondialiste) sono sempre stati costellati da tradimenti basati sul mercimonio, e quasi mai dal valore bellico degli invasori. Dalla battaglia di Tagliacozzo, ove Corradino di Svevia, tradito da vili mercanti al soldo degli Angioini, fu consegnato al nemico vanificando il sogno imperiale di Dante, a Luigi XIV che preferiva farsela coi Turchi pur di dare addosso all’Austria, a Venezia, che in più situazioni, per subdola convenienza commerciale, ha preferito dare manforte ai Saraceni contro Costantinopoli o contro gli Austriaci (cioè contro gi eredi di Roma), sino a questo esemplare episodio che ebbe per protagonista l’abbazia molisana di San Vincenzo al Volturno, fondata da tre nobili beneventani e consolidata da Carlo Magno il 27 marzo dell’a.D. 787 su preesistenze romane già consacrate ad oratorio da Costantino il Grande, dopo avervi concesso privilegi fiscali e giurisdizionali tali da equipararla alle più prestigiose abbazie europee dell’epoca.

Nell’arco di tutto il IX secolo, con gli abati Giosuè, Talarico ed Epifanio, l’abbazia si espanse rapidamente divenendo una piccola città, con 350 confratelli e vasti possedimenti terrieri.
Nell’848 fu danneggiata da un terremoto; dodici anni più tardi, l’abate in carica fu ricattato da Sawdān, emiro di Bari, a cui fu versato un ingente tributo per non subire saccheggi: evidentemente, già a quei tempi era abitudine di certe genti ricattare gli Europei per denaro attraverso la minaccia più sordida: quella di invadere l’Europa.
La differenza con oggi è che allora gli Europei rispondevano con le crociate, mentre adesso spalancano le chiappe a chiunque gli faccia bau bau.. .

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Ma andiamo avanti.
Sempre secondo il “Chronicon Vulturense”, nell’881 alcuni Saraceni al soldo del duca Atanasio II di Napoli, grazie al tradimento della servitù dei monaci, depredarono e bruciarono il cenobio. I superstiti, in un primo tempo, fuggirono a Capua; ma poi tornarono per ricostruire l’abbazia nel 914, riuscendovi solo verso la fine del secolo grazie all’appoggio diretto degli imperatori Ottone II e Ottone III (ancora una volta tedeschi, i salvatori dell’Occidente, così come sarà a Vienna parecchi secoli più tardi)
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/08/22/esegesi-del-cornetto-e-cappuccino-per-fare-colazione-ogni-giorno-commemorando-gli-storici-protettori-doccidente/

I monaci, successivamente, grazie alle concessioni ottenute dagli imperatori germanici, istituirono nell’Alta Valle del Volturno una podestà in grado di amministrare la giustizia e di riscuotere i tributi, garantendo così la salvaguardia dell’intero sito.
Ed è grazie a loro se a tutt’oggi possiamo ammirarne lo splendore: l’esterno dell’abbazia è segnato dai confini tracciati dall’insediamento romano anteriore alla sua costruzione; rimangono tracce di mura e un colonnato con arcate a sesto acuto proprio dinanzi al sagrato.SAN VINCENZO AL VOLTURNO
L’abbazia è composta dalla chiesa e da un edificio per i monaci, ricostruito fedelmente dopo la Seconda guerra mondiale, posto a destra rispetto alla facciata. Il corpo della chiesa è a pianta basilicale rettangolare con facciata a capanna. Le principali decorazioni restano il rosone e il portico. Sul fianco di sinistra troneggia un imponente campanile con doppi archi campanari per ciascun lato.
L’interno è a tre navate con varie cappelle poste a fianco dell’abside. I resti degli affreschi, ancora oggi visibili, narrano delle scene principali del Vangelo, ma anche degli eventi storici fondanti dell’abbazia, come le intercessioni da parte di Giustiniano e Carlo Magno.

Dopo la visita, vale la pena fare una sosta al ristorante/agriturismo “L’Incontro – Taverna Verdicchio”, sito in località Cerro al Volturno (tel 0865 955382), una struttura perfettamente integrata nel territorio e capace di proporne, con impegno e passione, ricette e materie prime cucinate secondo la migliore tradizione locale.

Una curiosità: Il suono del maestoso portale che si serra, rimbombando per l’oscura profondità della navata, resterà immortalato nell’album della metal-band dei Deviate Damaen intitolato “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”, a riprova della certezza che il Passato si revitalizza anche attraverso gli echi testimoniali delle sue vestigia salvatesi grazie al coraggio dei nostri antenati.
Un chiaro invito, questo, a diventare noi stessi antenati dei nostri posteri.

HELMUT LEFTBUSTER

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RIFLESSIONI LOGICHE SULLA CONGENITA NATURA STATICA (e quindi pacifica) DELL’IDENTITARIO

ottobre 27, 2017

Sui concetti di pace e di pacifismo si scarrucola spesso, troppo spesso. Questo accade perché nell’analisi dei vocaboli ci si limita a considerare categorie preconfezionate e iconografizzate a tutto vantaggio della mistificatoria propaganda globalista, dove il Prussiano col puntale sull’elmetto fa da contraltare all’Americano liberatore e scanzonato; eppure il primo, dritto come un fuso e carico di medaglie, difendeva la sua terra che, salvo qualche sporadico (e sfigato) episodio colonialista in Camerun e in Messico, è sempre rimasta un fazzoletto d’Europa; mentre il secondo, fra una ciancicata di chewingum e un batter di mani di gospel, ha prima commesso genocidi a danno delle civiltà precolombiane, e poi, non pago di ciò, ha colonizzato l’intero Occidente e non solo con le armi.

Il Sacro Romano Impero (perché questo è stata la Germania per 1000 anni, rispetto all’esigua parentesi politica sviluppatasi fra le due guerre) non ha mai avuto colonie; non ha avuto Commonwealth, non ha sterminato gli Incas, non ha costretto i Pellerossa a vivere nelle riserve. Ha partecipato a qualche Crociata, è vero, ma non dimentichiamoci che la “Terra Santa”, agli occhi d’un Europeo dell’XI secolo, era una prefettura romana invasa dagli infedeli. Del resto, dall’editto di Caracalla in poi, che cosa poteva mai rendere un Romano cristiano diverso da un Ottomano infedele, se non l’appartenenza etnica e religiosa?!

Lo stesso Impero Romano ha visto sfiorire la propria Romanitas d’esportazione ben prima presso le conquiste meno etnicamente compatibili con lo “Spiritus Romanus” (come Cartagine o l’Egitto), sebbene più antiche, rispetto a quelle come la Pannonia e la Britannia, molto più tardive, ma etnicamente più armoniche ad esso e che a tutt’oggi rimangono zone d’Europa più culturalmente latinizzate della stessa Italia. Non ci domandiamo il perché?!

Dunque, se Pirandello c’insegna che stilare alla lavagna la classifica dei buoni e dei cattivi è ben ardua impresa nell’esigua contingenza delle cose umane, figuriamoci quanto possa esserlo in ambito storiografico.
Tuttavia possiamo provare ad usare la logica applicata alla ricerca storica, e vedere quali popoli nel passato si sono per lo più limitati a difendere la propria terra, e quali altri hanno invece girovagato a corrompere i confini altrui, sino ai nostri giorni.
Ebbene scopriremo che chi ha difeso la propria terra, rafforzando al suo interno la propria cultura e la propria identità, ha prodotto bellezza, arte e benessere per i propri cittadini; al contrario, quei popoli che hanno speso energie e risorse in una natura attaccabrighe e conquistatrice, alla fine hanno perduto anche il meglio di quel che erano in origine, imbastardendosi attraverso l’osmosi con le vittime delle proprie stesse conquiste.

Ora, seguendo l’impianto naturale della semina d’una terra, avremo un quadro ben più chiaro e meno ideologico del concetto di “contaminazione indesiderata” da parte di agenti esterni. Sono il clima, le latitudini, l’altitudine quei fattori che determinano le potenzialità e gli effetti performanti della vitalità di un territorio: semi, piante, animali prendono piede e forma unicamente in base ai parametri dettati dalla natura, che è attrice sovranamente autoreferenziale. Essa è il massimo grado di giudizio esistente, volendo escludere ipotesi creazioniste.

La natura sperimenta, certo, e ogni tanto prova a far volare qualche seme un po’ più in là per vedere se esso attecchisce anche dove è un po’ più caldo o un po’ più freddo rispetto alla terra d’origine del seme stesso, dove è un po’ più sabbioso o un po’ più fangoso: del resto senza tali tentativi non esisterebbe l’evoluzione, quella stessa evoluzione che ha reso ogni cosa il meglio di ciò che potesse essere.
Tuttavia, nel momento in cui a tale sperimentazione non segue un risultato proficuo, la natura decide che “non si può fare”, e cassa ipotesi successive di semina non proficua.

Ebbene a quali vantaggi avrebbe portato, sinora, il globalismo imperante dal dopoguerra in Europa? Maggiore benessere? Maggiore bellezza? Maggiore giustizia?
Ad ognuno sapersi dare la propria risposta; ma non prima d’aver alzato le tapparelle di casa e aver sollevato lo sguardo dal proprio tablet.

HELMUT LEFTBUSTER

RIFLESSIONI LOGICHE SULLA CONGENITA...

 

MENTRE LE PERPETUE DELLA POLITICA E I CHIERICHETTI DEL ROCK DIGIUNANO PER LO IUS SOLI, NOI C’ANNAFFIAMO L’UCCELLO DI-VINO IN ONORE DELLO IUS SANGUINIS

ottobre 27, 2017

E’ periodo di vendemmia, e Noi Dame Deviate, carnivore e bevitrici, brindiamo di gusto alla salute dello “Ius Sanguinis” e alla miseria di chi intende guadagnarsi il paradiso coi digiuni (al caviale) per lo “Ius Sòli” e con le kefie al collo stirate dalla domestica levantina.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Molte-adesioni-allo-sciopero-della-fame-per-approvare-lo-Ius-soli-670a76ee-4933-4ff1-bc4f-73f9c424475b.html

Il sangue dell’uva, così come quello degli antenati, sono ancestralità millenarie che vivono nella nostra bellezza; e mentre Noi adoni beviamo nettare sino a pisciarlo, voi sguattere del dabbenismo globale annegherete nelle vostre cagate con tutti i braccioli.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/10/26/news/testo-scolastico-sull-immigrazione-nella-scuole-fvg-scoppia-il-caso-1.16041347

Al che, oltre a pisciare, ci starà pure una gran bel segone…
G/Ab & DEVIATE DAMAEN

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IL MARCHESE MANZONIANO ANTESIGNANO DEI RADICAL-CHIC

ottobre 4, 2017

E’ fuor di dubbio che “I Promessi Sposi” siano anzitutto un trattato antropologico su come l’immanenza dei difetti umani abbia saputo colorare nei secoli la contingenza di epoche e vicende storiche diverse e specifiche.
Tale esercizio drammaturgico, magistralmente condotto dal Manzoni, rappresenta una mano santa nell’aiutarci a contestualizzare ai nostri tempi figure letterarie che in realtà esistono da sempre, ma alle quali non sempre è stato dato un nome: quel nome che, con sublime disprezzo, oggi possiamo riassumere nella definizione un po’ “pop” di “radical-chic”.

E dal momento che, a causa loro, viviamo un assurdo (e sempre meno democratico) periodo storico dove il bello è considerato brutto e il brutto viene imposto come bello, ricorrere alla letteratura resta uno dei metodi più efficaci per mantenere la barra a dritta.

E’ il caso del Marchese che succederà al perfido Don Rodrigo, il cattivo del Romanzo giustiziato dal fato come ogni cattivo che si rispetti proprio per illudere beffardamente il lettore che la perfidia umana sia qualcosa di individuabile attraverso il nero colore d’una casacca qualsiasi, anziché spulciando fra le pieghe della quotidianità di chi si veste di bianco e solo per questo pretende di insegnare agli altri a campare.

Sul finale de “I Promessi Sposi”, morto Don Rodrigo e celebrate finalmente le fatidiche nozze fra Renzo e Lucia.. <<il marchese accoglie benevolmente gli sposi e fa loro molti complimenti, quindi li conduce in un tinello e mette a tavola gli sposi, insieme ad Agnese e alla vedova; si ritira poi a pranzare in un’altra sala in compagnia del curato, benché sarebbe molto più semplice preparare una sola tavola (il marchese è un brav’uomo ma non un originale, per cui non si può pretendere che si metta sullo stesso piano di tre popolani e di una borghese).
(capitolo XXXVIII de “I Promessi Sposi”, di Alessandro Manzoni ( 1785-1873 d.C.)

Ebbene, l’insegnamento che ci propone questo passo è manifesto: il lupo cambia il pelo ma non il vizio, e ora come allora, quanti si mascherano da democratici e accoglienti per ingraziarsi i favori della povera gente, mai ci si siederebbero a tavola assieme, poiché il senso di umanità non sarà mai una virtù politica calata dal cielo, ma nulla più d’una prerogativa individuale intrapresa per libera convinzione etica.

HELMUT LEFTBUSTER

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IL MARCHESE MANZONIANO..2

IL CONCETTO DI “SIMILTA’”, APPARENTEMENTE VICINO A QUELLO DI “UGUAGLIANZA”, NE E’ INVECE L’ANTITESI

settembre 16, 2017

Può esservi similtà solo là dove c’è differenza. Senza “differenze”, infatti, si ha IL CONCETTO DI SIMILTA'...“uguaglianza”, categoria ontologica che è l’esatto opposto della similtà.

Non ci si potrà mai somigliare se si risulta identici; si perderà ogni curiosità a rintracciare nell’altro attinenze, affinità, complementarietà e condivisione, se si diventa l’uno copia-carbone dell’altro.

Ecco perché il “Mondo dell’Uguale” tanto agognato da mercanti e mondialisti per abbassare i costi di tutto e trattenersene il surplus come ricavo, non potrà che produrre grigiore, sterilità e morte.

E’ un concetto filosofico quasi banale nella sua tautologia, ma incontrovertibile.

Luciditas, Semper Luciditas!

 

G.dX