Archive for the ‘AMENI SENTIERI ET SPECULA DVRACRVXIANI’ Category

LA CATTEDRALE DI TROIA

gennaio 2, 2017

Anche in Italia abbiamo una Troia! OLYMPUS DIGITAL CAMERA
““Troia” con l’iniziale maiuscola, s’intende..(perché con la minuscola abbondano!)

Già descrivemmo il paesaggio della Lucania, terra di molteplici mari, molteplici imperi e altrettante bellezze;
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2010/01/17/lucania-la-terra-dei-tre-imperi-doccidente/

Ebbene, questo lembo di Puglia foggiana ne è una sorta di prolungamento paesaggiOLYMPUS DIGITAL CAMERAstico che insiste nell’offrirci sconfinati orizzonti disseminati di impianti eolici i quali, come mulini avveniristici, costellano il guardo di giorno e di notte, quando, come lucciole spaziali, vanno in lampeggio per segnalare la propria presenza ai velivoli, donando alla già affascinante natura del luogo una sorta di surrealismo fantascientifico.

Troia fu fondata, perlomeno secondo la leggenda, da Diomede nel XII secolo a.C., e per OLYMPUS DIGITAL CAMERAsecoli è rimasta un’importante avamposto anti-saraceno, tanto da diventare sede di Concilio nel 1093 d.C., con Urbano II, il papa che invocò il soccorso armato dell’Occidente in favore di Costantinopoli contro l’invasione selgiuchida, dopo avere ricevuto richiesta in tal senso dall’imperatore Alessio I Comneno.

La sua Cattedrale è un paradigma di quanto il “gotico”, inteso sia in senso lato che architettonico, appartenga all’Italia almeno quanto appartiene all’Europa del Nord, come sovente abbiamo avuto modo di dimostrare trattando del fondamentale apporto letterario dantesco all’immaginario universale di tale stilema estetico e spirituale.la-cattedrale-di-troia-4
https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2013/12/28/ettore-cozzani-e-luigi-valli-la-scorrettezza-politica-di-dante-monografia-dvracrvxiana/

Purtroppo, però, è anche la misconoscenza di questo sito ad essere paradigmatica di quanto certi italiani affetti da internazionalismo cronico preferiscano peregrinare altrove in cerca di guglie e demoni in pietra, nonostante l’imperdibile efficacia di quelli di casa nostra.

Se è vero che Troia ci appare come una “cattedrale nel deserto”, provenendo dall’unica provinciale che vi giunge da Nord, la sua cattedrale vera e propria si mostra invece quOLYMPUS DIGITAL CAMERAasi defilata rispetto agli altri importanti edifici sacri che corredano il prestigio di questo borgo.

Il suo rigoglioso rosone è noto per aver campeggiato sulla banconota delle 500 lire, tanto è esemplare, e l’atmosfera che crea attraverso lo scontro di luce proveniente dal rosone contrapposto è degna di un’ambientazione cinematografica delle più riuscite.

Il portale è un autentico manoscritto bronzeo, e i preziosi affreschi interni ci ricordano quel che eravamo nemmeno troppi secoli fa’; le arcate delle navate e lo splendLA CATTEDRALE DI TROIA 6.JPGore delle cappelle tolgono il respiro per l’aulicità con la quale si impongno a chi ne percorre la penombra.

All’esterno, mettersi a naso all’insù regala le stesse emozioni che poterono vivere i personaggi del gobbo di Notre Dame con la differenza che questa parte di Italia meridionale è stata teatro di accadimenti ben più importanti per la storia europea rispetto alle vicende di Frollo e compagnia cantante.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Naturalmente, appena ripreso il corso principale sul quale affaccia l’entrata della cattedrale, non facciamo attendere provoloni, caciocavalli, burrate, taralli e il meraviglioso vino “Nero di Troia”, tutti prodotti locali dei quali le masserie circostanti abbondano generosamente.

Insomma, per andare a Troia non occorre prendersi troppo tempo, ma sicuramente occorrono ampie sporte culturali, emozionali e della spesa!LA CATTEDRALE DI TROIA 8.JPG

 

Aristocrazia Dvracrvxiana

 

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CHI LASCIA VINCE!

ottobre 18, 2016

 

Il “passatempo” inaugurato dall’ antropologa Ida Magli, e da Noi gustosamente coltivato, di immortalare per i boschi, sotto le acque e dentro le rocce, forzieri digitali strapieni di Glorie d’Occidente con il precipuo intento di salvaguardarne verità e bellezza dai sabotaggi della frustrazione ideologica, a quanto pare, ha predecessori illustri…
http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/mussolini-messaggio-posteri-49642/

Del resto, logica vuole che l’ostentazione di ciò che si è non possa restare altro che prerogativa degli intellettualmente onesti e degli esistenzialmente fieri.
http://www.qelsi.it/2014/dopo-loccidente-ida-magli-spiega-come-salvare-leuropa-da-politicamente-corretto-e-multiculturalismo/

Invece voi, spilorci cultori della massificazione, mediocri consumatori dello snack sottocosto, segaioli del presente senza passato e senza identità, siete condannati a non avere futuro.
Godetevi, dunque, il fugace gaudio delle tristi cucchiaiate di pappone che state riuscendo a scodellare in giro; ma qui, sul Sentiero degli Dei, a lasciare tracce indelebili di ciò che fummo, siamo Noi!
Arrampicatevi, se avete gambe e non soffrite di vertigini; ma soprattutto se avete qualcosa da lasciare!

G/Ab & GIAMO G. LAERTE & DEVIATE DAMAEN

CHI LASCIA VINCE 1.JPGCHI LASCIA VINCE 2.JPGOLYMPUS DIGITAL CAMERACHI LASCIA VINCE 3.JPG

LA CASA DI DANTE A TRASTEVERE

settembre 14, 2016

A dispetto dell’evidente paradosso logico, i monumenti sanno parlare ben più degli

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uomini, e lo fanno senza dover chiedere placet politici o ideologici a chicchessia.

La Casa di Dante è uno dei tanti monumenti inaugurati durante il Ventennio e nasce come omaggio al Poeta, dalla doppia funzione logistica e simbolica.

Una bella targa marmorea esterna, infatti, celebra la grandiosità dell’Alighieri in occasione La Casa di Dante targa.JPGdella sesta ricorrenza centenaria della sua morte, decantando l’intenzione del Regime di esaltare la figura del “divino” immortalandone le gesta poetiche e letterarie e consacrandone lo studio e la divulgazione a missioni pubbliche.

E’ a tal riguardo da notare la specifica secondo la quale l’edificio trasteverino, un tempo proprietà nobiliare degli Anguillara, venne posto dal Governo a servizio del Municipio e quindi del Popolo.

Un bel dipinto ottocentesco del grande pittore romantico Roesler Franz conferma l’antecedente bellezza del prospetto architettonico originario incastonato in un contesto trasteverino di una Roma fiabesca come probabilmente mai più essere umano avrà occasione di vederla in futuro.la-casa-di-dante-1

Ecco perché sono così preziose le testimonianze pittoriche, scultoree e architettoniche; e nostro precipuo compito è quello di preservarle.

Chissà che dietro l’uso di incidere su marmo, tanto in auge in quegli anni e nel quale tante animelle nostre contemporanee non hanno saputo vedere altro che un fatuo sfoggio di “muscolarità fascista”, non ci fosse in realtà l’intento di salvaguardare il più fortemente possibile ciò che in futuro sarebbe stato vilipeso e calpestato: la memoria.

Ma, fortunatamente, il marmo è ben più duro della “pietra” di certe fedifraghe facce che fanno politica oggi.

G.dX

 

1 MAGGIO SULLE MONTAGNE DELL’HARZ A REGISTRARE I LAMENTI DEL VENTO DI SANTA VALPURGA

maggio 22, 2016

Mentre quattro zecche stracciacule si preparavano al concertone del 1 maggio col quale annoiarsi l’ennesima giornata di una vita depressa, Noi Dame Deviate abbiamo vagato per l’intera nottata fra il 30 aprile e l’alba seguente, lungo i crinali dell’Harz, nella Germania centrale, in compagnia di panRXa e KRYX666 a respirare quella secolare atmosfera folklorica piena di grida e di fuochi accesi, e a catturare i lamenti del vento che correderanno le ambientazioni di “IN SANCTITATE, BENIGNITATIS NON MISERETUR!”.

Con l’occasione presentiamo panRXa, magnifico attore (e gran figo!) tedesco che reciterà i Nibelunghi e il “Rolandslied” nella lingua di Wagner, duettando con Volgar sul brano “SACRE GESTA CAVALCANO IL METALLO / HEILIGE TATEN REITEN DAS METALL”

Già i Death SS cantarono in un loro album Valpurga, la celebre badessa canonizzata, morta ad Heidenheim nella gotica notte e divenuta musa ispiratrice di Goethe e Mendelssohn a dimostrazione di quanto la cultura europea sia scolpita nel DNA degli artisti europei, sebbene si faccia di tutto per dimostrare il contrario.
Noi, di tutta risposta, ci siamo recati in loco per farci benedire dal soffio di quella suora e per reiterare un cerimoniale di cui vogliamo renderci eredi ed ereditieri, immortalandone il suono all’interno del nostro futuro capolavoro.

Santa Valpurga, proteggici dai buoni; santa Valpurga, fottitene degli stronzi!
G/Ab & DEVIATE DAMAEN

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“BIONDO ERA E BELLO E DI GENTILE ASPETTO…” E RIPOSA LUNGO UN FIUME PRESSO BENEVENTO

marzo 13, 2016

Dante Alighieri, nella Divina Commedia (purgatorio canto III, vv. 103-145), lo pone tra coloro che si sono pentiti solo in fin di vita e sono stati accolti dalla “bontà infinita”:

<< Io mi volsi ver lui e guardai ‘l fiso: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso >>

Figlio illegittimo di Federico II di Hohenstaufen e successore di Corradino di Svevia, l’imperatore sacro e romano caro al Poeta, dopo una serie di trionfi bellici culminati con la battaglia di Montaperti, muore il 26 febbraio del 1266 d.C nella strenua difesa dell’aquila bicipite, a Castelpoto (Locvs), presso Benevento, mentre tentava di salvare l’Italia dalle pastette guelfo-angioine che già a quei tempi erano in fetore di mondialismo.

La polemica di Dante è infatti rivolta contro le istituzioni ecclestiastiche politicizzate e guelfiste, e contro la loro arroganza spirituale e politica che pretende di sostituirsi al Braccio secolare imperiale e al Giudizio divino nelle condanne, sfruttando i meretricii politici fra i traditori di Roma e quelli di Cristo.

Lo «scandalo» di Manfredi riafferma dunque il discorso di Virgilio in apertura di Canto, ovvero il fatto che, come l’uomo non può maneggiare la giustizia divina, neppure possono farlo quei suoi intermediarii, vescovi e papi, che uomini sono altrettanto.
Ed è per questo che il Poeta, osservatore imparziale, assolve Manfredi, il quale non riserva parole astiose nemmeno nei riguardi di chi, come papa Clemente IV o come il vescovo di Cosenza, ha disseppellito i suoi resti e li ha dispersi come si usava fare con gli scomunicati.

Noi, che di papi e di vescovi, invece, ce ne possiamo fregare senza imparzialità, nelmedesimo giorno della sua morte, ma a distanza di ben 700 anni da essa, perpetriamo le gesta di questo grande sovrano e ne rivendichiamo la gloria imperiale porgendo gemme di pesco su quelle sponde che videro il fiume bere il suo eneade sangue, che è anche il nostro.

G.dX & Aristocrazia Dvracrvxiana

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https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2015/06/30/mileto-roccaforte-archeologica-di-consecutio-greco-romano-normanna/

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2010/12/26/dvracrvxiano-proclama-monastericvs-ad-ghibellinam-salvationem/

 

 

 

I DEVIATE DAMAEN A PESCOSANSONESCO PER LA MOSTRA DI MARIO “THE BLACK”

ottobre 2, 2015

I DEVIATE DAMAEN hanno partecipato, il giorno di ferragosto, all’evento espositivo di pittura e arte visuale presieduto

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da Mario “The Black” Di Donato e ambientato nella sua natia Pescosansonesco, teatro delle suggestioni storiche, folkloriche e popolari che hanno ispirato e animato tutte le opere visuali e musicali del grande pittore e chitarrista italiano.

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Ci piace considerare tale evento, che ha avuto rilevanza non solo nazionale, come una celebrazione identitaria e creativa di forma e spirito animata da un retaggio misterico locale fatto di meraviglie come la Fonte Romana, con i suoi mascheroni apotropaici di pietra, il Buco del Diavolo, sorta di dolina naturale che la tradizione vorrebbe in collegamento con gli inferi, la cascata di San Rocco, nel cui territorio si narra sia stata trovata la prima moneta di epoca romana riportante la dicitura “Italia”, e altri tesori naturali che non abbiamo lasciato privi di tracce del nostro passaggio.

Abbiamo inaugurato, durante la nostra permanenza (soprattutto notturna) su questo sperone roccioso pregno di misticismo gotico, una stagione compositiva che ci vedrà impegnati su un nuovo progetto

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discografico (parallelo alla nostra produzione più “deviatika”) interamente improntato al doom-metal, genere da Noi già lambito in passato su brani come “Font Near The Ossuary” e “Vermi”, e sul quale vorremmo, con la benedizione delle suggestioni che sin dalla sua infanzia animarono un pionieristico anfitrione del doom come “The Black”, tornare a sbizzarrirci.

A riprova dell’indole testimoniale e conservativa del progetto artistico a tutto sesto di Mario “The Black”, abbiamo

aderito altresì, con un nostro contributo visuale consegnatogli in quest’occasione, alla collezione di disegni e opere pittoriche che l’artista abruzzese sta organizzando interamente dedicata ai musicisti italiani Rock, Metal ..e non solo, considerando la presenza, fra i contributi già pervenuti, anche di quello del grande pianista jazz Romano Mussolini (come raccontato dallo stesso The Black in quest’intervista a Wisdom Magazine).

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http://ita.calameo.com/read/00205106631771032df2e

Identità e preservazione sono là dove si celebrano lo Spirito e la Bellezza dell’Ancestralità, della Tradizione e dell’Appartenenza, dal cattolicesimo più tetro ed estremo, alla sontuosità della lingua latina, alla musica dei Black Sabbath.
E noi Deviate Damaen, a tutto questo, abbiamo gridato: “presenti!”

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

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MILETO, ROCCAFORTE ARCHEOLOGICA DI CONSECUTIO GRECO-ROMANO-NORMANNA

giugno 30, 2015

Mileto non è in Grecia, ma in Magna Grecia, in Calabria, e precisamente nell’entroterra di quella Costa Viola non a caso così definita da Platone navigando lungo il tratto compreso fra Scilla e il golfo di Sant’Eufemia. (rif. 1)

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(“Ogni cosa si tinge con le diverse tonalità del viola, dando vita ogni sera, con i suoi particolari riflessi, ad una visione sempre nuova”)

Ebbene, quei colori sono rimasti i medesimi nei millenni, andare per credere. Appare infatti grottesco che, con un mare come quello che bagna le nostre scogliere, dei tesori come quelli che al di là di esse si celano, delle donne belle come quelle che ivi abitano e del buon cibo come quello che costoro ancora cucinano (e a costi impensabilmente bassi), la cancerosa elìte “culturale” di questa martoriata Italia sponsorizzi anonime mète esotiche piuttosto che le meraviglie della propria terra.

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Già, il cibo: passare da Platone al panino&scontrino suona eccessivamente prosaico? E chissenefrega, se ciò può servire ad evidenziare che dove due panini impastati e preparati con amore e serviti col sorriso possono ancora costare meno di 2 euro, lì la ricetta identitaria del ben vivere è vincente anche sotto i suoi aspetti più, appunto, prosaici.

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Ma torniamo ai Greci e ai loro eredi: Mileto (ad iniziare dal nome ereditato dai coloni ellenici e mantenuto da tutti i loro successori) è il cuore di questa consecutio storica, estetica e spirituale che va dalle prime popolazioni italiche dell’entroterra calabro-lucano, gli Enotri, sino ai Normanni; sì, quelli di Giovanni Senza Terra, estensore della Magna Charta, e di Federico II, entrambi col medesimo sangue nelle vene, lo stesso di Roberto il Guiscardo e di Ruggero II. (rif. 2 bis)
Una staffetta di dominazioni “europee” (nel senso nobile e carolingio del termine “europeo”) che, al di là delle differenti singole denominazioni, resta fra i più fulgidi esempi di naturale armonia civilizzatrice sfociata in quell’unico grande 2 bis“demos” che oggi rivive nei calabresi.

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Lo stesso cristianesimo occidentale, passato dai Romani ai Normanni, non ha fatto che seguire le sorti di una dominazione latino-germanica che in Oriente non avrebbe potuto resistere ad un habitat culturale naturalmente ostile inquanto troppo diverso.

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Il culto greco-ortodosso, non a caso preservato dall’ultima propaggine di Occidente in Medioriente, la Grecia, qui ha continuato a proliferare anche dopo la caduta di Costantinopoli.
La stessa dicitura di “Diocesi di Taureana” ci fa capire quanto l’elemento romano-cristiano si sia naturalmente integrato con quello taureano (la popolazione italica pre-greca stanziata in questa porzione di territorio costiero), all’interno del cui omonimo parco archeologico sono armonizzati resti italici, romani, e normanni costituiti attorno a quella torre detta “saracena” proprio inquanto simbolo di difesa di tutto l’Occidente rispetto ad un nemico comune e a tutt’oggi affatto inoffensivo.

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L’arte del “saper far rivivere” e del tramandare matericamente ogni retaggio passato è stata data in dote dagli Dei a questa porzione di Olimpo calabro. Infatti, a sostegno materico della “prosecutio dinastica” greco-romano-normanna, vi è la caratteristica dei suoi eredi d’aver preservato colonne, capitelli, marmorei e interi pezzi architettonici di differenti epoche incastonandoli e murandoli negli edifici costruiti di secolo in secolo sino ai nostri giorni.

Parliamo di edifici abitativi ottocenteschi, nei muri maestri dei quali troviamo incastonati elementi architettonici di rilevanza archeologica ricavati da strutture preesistenti, come, ad esempio, le 15 colonne provenienti da Roma (o forse da Hipponium, la Vibo Valentia dei Romani) messe a dividere le navate della cattedrale della ss Trinità (che ospitava il sarcofago di Ruggero d’Altavilla e che purtroppo è stata devastata dal terremoto del 1783) i cui reperti troneggiano tuttora murati nella moderna cattedrale di san Nicola o conservati fra il museo miletino e quello di Napoli. 6

Un po’ come nelle famiglie si passano di generazione in generazione quadri, mobilio, oggetti di valore pregni di quel binomio affettivo-identitario che poi, tutto insieme, va a costituire le vestigia di un’intera civiltà.

Da un punto di vista filosofico, tale fenomeno si spiega con l’esigenza affettiva di un gruppo sociale, costituitosi attorno ad un medesimo “genos”, di consacrare come bagaglio d’appartenenza le vestigia passate consegnandole all’immortalità attraverso il loro riutilizzo pratico; esattamente il contrario di quanto avviene quando ad entrare in possesso di un monile o di un monumento sono civiltà aliene o addirittura ostili alla cultura che lo ha partorito, le quali restano interessate solo ad assicurarlo alla distruzione e all’oblio. 3
I Romani di Hipponium hanno riutilizzato le icone dei Greci, i Normanni hanno riutilizzato quelle romane e il Monachesimo occidentale ha infine re-incastonato il tutto in un alveo di occidentalità, proteggendolo dall’erosione del tempo e dal clangore delle scorribande devastatrici. Oggi, questo glorioso percorso storico è giunto ad un varco che siamo rimasti in pochi a presidiare; ma vedremo di farci bastare a noi stessi.

C’è poi da dire che a screditare l’impianto unitario sin qui descritto sono talvolta invocate le scaramucce dinastiche fra Bizantini e Normanni o fra Normanni e Imperiali germanici (dinastie peraltro legate fra loro, ricordiamo che Federico II di Hohenstaufen era figlio di una Altavilla): quisquilie araldiche che mai hanno impedito quell10a coesione politica occidentale votata alla strenua difesa dei confini e dell’identità europea rispetto alle minacce esterne.
Ne consegue che tutti coloro che hanno combattuto uniti per la salvezza di tale edificio storico, sino al punto da fortificarlo ed abbellirlo attraverso pezzi del suo passato, sono rimasti a pieno titolo gli eroici preservatori di ciò che siamo, di ciò che sono i nostri paesaggi e i nostri tesori architettonici.

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Lo stesso Dante ha posto in paradiso tali figure quasi a simboleggiarne una sorta di “sacra famiglia”, da Federico II ad Arrigo VII, a Roberto il Guiscardo: figure immancabilmente legate all’Aquila romana, come Egli stesso ci fa notare nelle sue terzine.

Lo stesso museo nazionale di Mileto, anche grazie alla sua ubicazione insediata all’interno di un edificio ottocentesco facente parte della sede vescovile, è una fondamentale roccaforte di tali memorie e conserva vari pezzi dislocabili nelle tre diverse epoche di cui una in particolare (la pisside nel riferimento fotografico n. 11) rispecchia la perfetta sintesi fra le tre iconografie di riferimento: cristiana (la croce ai piedi dell’aquila), imperiale romano-germanica (l’aquila) e l’uva, la componente identitaria greco-romana11 per eccellenza nella quale coesistono sacralità pagane (dioniso) riconvertite in quelle cristiane (il sangue di Cristo).

E per avvicinarci ai nostri giorni e dimostrare quanto la genialità creativa e costruttrice d’Occidente non abbia mai abbandonato gli eredi dei Romani, il ponte di Caravilla, a Bagnara, è l’unico ponte al mondo ad essere attraversato per tre volte dalla medesima strada che esso sovrasta.

Ebbene, andiamo in Calabria, godiamo delle meraviglie descritte e beamoci di ciò che siamo attraverso il godimento 12diretto e materico di ciò che siamo stati.

HELMUT LEFTBUSTER

(fotografie marine e sottomarine a cura di G.dX)

ASSEDIO DI CASTIGLIONE D’ORCIA: VINCE CHI SI DIFENDE!

gennaio 6, 2014

La penisola italiana è terra di bellezze forgiate da mille battaglie, istoriate non solo in affreschi e dipinti veneraOLYMPUS DIGITAL CAMERAti da studiosi e appassionati, ma in quello stesso tessuto artistico e architettonico che ne costituisce il paesaggio.

Da quella d’Anghiari a quella di Montaperti, da quella di Cascina a quella di Castiglione, mosse da ideali d’indipendenza, annessione o conquista, e cantate dai più grandi poeti d’Occidente, le “battaglie” sono state il crogiuolo genetico e costituzionale di quella italianità amalgama di Latinitas, di monachesimo occidentale e di dantismo linguistico nelle proporzioni e nelle forme giunte intatte sino alla Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, purtroppo, nonostante cotanta madornale evidenza storica, quell’attuale  e un po’ putrida miscellanea di pacifismo e mondialismo, dilagante come la mucillagine presso gli sgorghi fognari, vorrebbe farci fraudoleOLYMPUS DIGITAL CAMERAntemente credere che “peace&love” possa essere la formula giusta con cui sostituire un retaggio millenario del quale cancellare finanche le tracce più subliminali: e allora, bisognerebbe cancellare anche la segnaletica che indica i teatri di battaglie come attrazioni turistiche, i dipinti, i marmorei, gli arazzi preziosi, i grandi poemi, e soprattutto la libertà che ogni popolo s’è guadagnato resistendo ad assedi ed invasioni del proprio territorio d’origine.

Il risultato sarebbe un’orrenda pangea regredita ad ere nelle quali a farla da padrone erano le peggiori intemperanze umane, anziché l’armonico equilibrio della civiltà.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Resistiamo dunque all’assedio di questa follìa collettiva ricordando gli eventi del 1277 d.C. che videro la nutrita coalizione dei Guelfi senesi, appoggiati da Fiorentini, Lucchesi e Pistoiesi, assediare quella dei Ghibellini in fuga da Siena e asserragliatisi nella rocca di Castiglione d’Orcia per ben quaranta giorni.

Al termine dei quali, a dispetto della soverchianza numerica della coalizione allogena, vinse chi difendeva la propria terra, al punto da avere la testa del capitano della fazione guelfa, Ridolfo Orlandini. BISTECCONA

Chi combatte per la propria libertà difendensosi dall’aggressione dello straniero col quale, immancabilmente, cooptano i fedifraghi e faziosi ideologismi internazionalisti interni, è destinato a vincere, dunque: e ben lo seppero quei Senesi guelfi che speravano di poter contare su alleanze esterne pur di rimpinguare le proprie file, preferendo allearsi con un nemico territoriale pur di abbattere mercenariamente i fratelli di sangue senese, ma di spirito ghibellino.

Al contrario, l’universalismo occidentalista imperiale, racchiuso nel Pensiero politico di Dante, ha visto dSALUMI E PRESEPIare il proprio sangue all’Italia portentosi sovrani nati altrove e d’altra lingua: si pensi ad Arrigo VII di Lussemburgo, che vi morì per liberarla, o a ciò che fece il granduca Pietro Leopoldo, figlio di Maria Teresa e imperatore del Sacro Romano Impero, per la Toscana tutta (la “Leopolda” fiorentina da chi mai prenderà il nome?) e per il senese in modo particolare, considerando che l’attuale segmentazione amministrativa dell’intera Val D’Orcia prende le mosse dalla sua opera riorganizzativa successiva agli interventi medicei, e risolutiva dello sbilenco assetto precedente.

Insomma, la storia di luoghi nobili come quelli italiani non s’è fatta con la squadra e col righello come avvenuto altrove, ma è frutto di sedimentazioni identitarie forgiate dallo spirito dei grandi uomini nati, vissuti o transitati qui per amor di sangue, per comunanza imperiale, per discendenza da Roma: e i cibi con cui queCisterna di Rocca d'Orciasti uomini si son alimentati nei secoli continuano ad aspergere lo stesso aroma frutto di tradizione territoriale che è un tutt’uno col tessuto produttivo attuale: impegnamoci dunque a sostenerlo per difendere ciò che siamo sempre stati e vorremmo continuare ad essere.

Anche musicalmente, è pura magia pensare che, a fronte d’una subdola e pianificata decadenza spirituale di questi valori, esistano artisti come i “metallers” Deviate Damaen che cantano Dante usando il calore del riverbero offerto dalle pareti in laterizio della cisterna di Rocca d’Orcia, a rifletter così la vitalità attualizzata dei mille sussurri da esse uditi e riverberati nei secoli addietro.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Secoli molto addietro, considerando che la rocca Tentennano, Locvs et Lvcvs che sovrasta tale cisterna ed il borgo che attorno le si raccoglie, controllandosi vicendevolmente con l’antistante rocca Aldobrandeschi di Castiglione, prende il nome da “Tinia” il Giove degli Etruschi.

Insomma, tutto torna: l’Olimpo, Roma, Dante, l’Impero; un tutto che c’ha generato, alimentato e protetto. Ora sta a tutti Noi far lo stesso con le sue vestigia affinché continuino a vincere la comune battaglia per l’esistenza.

–    ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –DDn arte di vivere e vivere l'arte

AMATRICE, Locvs di Imperterrita Tradizione Suina

luglio 22, 2013

Chissà quanti ancora dicono  “spaghetti alla matriciana”, storpiando la corretta dicitura della celebre ricettLago Scandarello Locvs DCCa; oppure pensano che il termine “amatriciana” derivi da un’ ipotetica “amatrice” e non dal nome dello storico borgo in provincia di Rieti che diede i natali agli spaghetti cucinati con guanciale, pecorino e olio, i prodotti dei figli di queste montagne.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Così come in pochi sanno che tale ricetta nasce  “bianca”, senza quel pomodoro arrivato piuttosto tardi presso le nostre latitudini, divenendo solo successivaspaghetti alla griciamente “rossa”, sembianza più colorita che usurperà il titolo originale, lasciando quello di “gricia” alla versione originaria senza sugo (la nostra preferita..).

Poiché detestiamo chi si spertica nei goffi tentativi di emulare ricette gastronomiche locali senza muovere il culo da casa, tantomeno ne riporteremo fra queste righe  improbabili versioni, magari prese dalla rete; piuttosto ci rechiamo amatriciana rossa DCCalla volta del gustarne il verace sapore identitario garantito dagli ingredienti del suo luogo di nascita: la pasta alla Amatriciana nasce qui,  fra Marche e Lazio, lungo la via del Sale che da Roma conduce all’Adriatico , e buona come a casa sua non la troverete mai, anche perché, sebbene fatta con ingredienti semplici, la preparazione ortodossa è abbastvolti amatricianianza articolata .

Vale davvero la pena provarla cucinata come si deve, una volta nella vita, per poi, semmai, tornati a casa, adattarla ad un ricettario domestico più fruibile dopo averne appreso alcuni segreti dai simpatici ristoratori della zona, e magOLYMPUS DIGITAL CAMERAari dopo aver reperito anche qualcheprezioso ingrediente  in loco.

Loco, questo, i monti della Laga, ricco di bellezze naturali come il lago di Scandarello, un’oasi boschiva ove addentrarsi a bordo  d’un qualche legno regala quelle emozioni e concede quell’agonistica fruizione del territorio che dovrebbero nutrire l’anima e il corpo di ogni Identitario.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

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Ma, posto che ne abbiam scattate parecchie, lasciamo che a tal proposito parlino le fotografie realizzate durante l’escursione che ci ha portato sin nel cuore di questo “Locvs Dvracrvxianvs”, opportunamente disseminato delle nostre tracce (PDCS) e nominato tale in onore del Suino.Lago scandarello ponte DCCOLYMPUS DIGITAL CAMERA

DCC fondale lago Scandarello

GdX canoa pagaja rossa DCC

Inutile, infatti, girarci attorno: fin quando saranno i prodotti d’un territorio a sfamare i suoi figli, e non dei casuali avventori a determinare artificiosamente i dettami di produzione agroalimentare di quel territorio medesimo, l’armonia celeste sarà preservata.

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Dunque, forza suino, sfamaci tutti, continua imperterrito a donarci piacere, troneggia spaparanzato su ogni tavolata nostrana e salvaci dalla nouvelle cuisine!

guardate sto pezzo de guanciale

G.dX

LOCVS di GIFFLENGA, ITALICA RISAIA !

marzo 23, 2013

Nel raggiungere la Magione biellese dell’Oreste Dvracrvxiano, passandoci di notte, si resta abbagliati dal luccichio dei riflessi luminari sulle acque a pel di terra. Di giorno si scorgono i trattori con le ruote di ferro dentate, capaci di immergersi nel fango e drenare con la potenza dell’ingegno umano la sostanza che poi sarà trasformata in oro.

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Quest’immensa risaia lambita dal torrente Cervo, orgoglio del territorio dall’epoca ottoniana, trae il nome dal germanico “ghiffa” o “palo di confine”, a riprova delle sue origini storiche.

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Inutile soffermarci sulle grandi (benchè disonorate) energie che impressero fertilità agricola a questi terreni, poiché le vestigia son tuttora talmente vivide da far parlare le immagini ancor meglio d’una trattazione.

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Piuttosto occupiamoci noi cittadini di sostenere quest’economia, attingendovi e fornendole risorse, premiandola con la nostra scelta d’acquisto: esattamente ciò che il mondialismo vorrebbe evitare che facessimo, per far tornare queste zone paludose e farci “fiorire” delle baraccopoli di spiantati senza patria, importando nel frattempo il riso da chissà quale buco del culo del mondo.

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E invece Noi lo compriamo da questi produttori…e combattiamo così la globalizzazione!

vendita riso

– ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA –  

anfratto del Cervo DCC