IL CONCETTO DI “SIMILTA’”, APPARENTEMENTE VICINO A QUELLO DI “UGUAGLIANZA”, NE E’ INVECE L’ANTITESI

settembre 16, 2017

Può esservi similtà solo là dove c’è differenza. Senza “differenze”, infatti, si ha IL CONCETTO DI SIMILTA'...“uguaglianza”, categoria ontologica che è l’esatto opposto della similtà.

Non ci si potrà mai somigliare se si risulta identici; si perderà ogni curiosità a rintracciare nell’altro attinenze, affinità, complementarietà e condivisione, se si diventa l’uno copia-carbone dell’altro.

Ecco perché il “Mondo dell’Uguale” tanto agognato da mercanti e mondialisti per abbassare i costi di tutto e trattenersene il surplus come ricavo, non potrà che produrre grigiore, sterilità e morte.

E’ un concetto filosofico quasi banale nella sua tautologia, ma incontrovertibile.

Luciditas, Semper Luciditas!

 

G.dX

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“RECORDING SESSIONS” ALLA FORRA DI TREMOSINE e AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA CORONA DI SPIAZZI

settembre 13, 2017

L’arte sonora e la ricerca timbrica non sono roba che si possa fare con Pro Tools; né basta qualche Marshall sul palco per sentirsi dei fighi, se poi non s’è mai mosso il culo a performare l’esito timbrico d’un qualsiasi strumento sfruttando l’irripetibile riverbero offerto dalle pareti di una forra o la sacrale contundenza del costone montano sul quale giace un eremo a picco che ci culla con le sue campane, ai cui rintocchi facciam da contrappunto con soffiate di Death Whistle.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Foscolo diceva che la natura resta insensibile rispetto agli eventi umani; eppure siam certi che nessun ascolto sarebbe mai il medesimo, se le timbriche che ne caratterizzano il contenuto non fossero frutto dell’arbitrario intervento dell’Artista che, coi suoi glutei, il suo fiato, e la sua intraprendenza, la Natura coinvolge, doma e cavalca.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ciò detto, predicato e perpetrato in nome della “sanctitas”, resta santità anche il farsi la 6doccia e ammirarsi bagnati nel vapore dello specchio del cesso…sino ad imbrattarne il pavimento di nostra onanistica grazia.

G/Ab & DEVIATE DAMAEN

 

 

APOLOGIA DI UN FILOSOFO CONTEMPORANEO (in pratica, perché Diego Fusaro sta tanto in canna ai Radical-Chic)

agosto 17, 2017

Ma come, radical-chic?! Avete scassato la minchia per anni coi vostri intellettualismi vuoti, col vostro cianciare lontano anni luce dalle mani sporche di terra di chi si spezza la schiena, col vostro astruso filosofeggiare su come le cavallette si fan le pippette ..e ora accusate Fusaro di parlar difficile?

Non solo lo snobbate coi vostri soliti sorrisetti ipocriti, ma lo accusate di non farsi capire, lo deridete perché approfondisce ed invita ad approfondire, lo accusate di razzismo perché ha il coraggio di denunciare la mercimoniosa malafede di cui è intrisa la globalizzazione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Fusaro

La verità è che vi irrita perché è un filosofo vivo e vegeto: e voi la filosofia, soprattutto quella classica, la vorreste vedere morta e sepolta, sognando come sognate un mondo di scimmie del quale essere i dispensatori di noccioline.
Fusaro vi spaventa perché, a differenza del vostro sentirvi depositari esclusivi della cultura, lui la cultura la divulga gratuitamente incitando la gente a quel libero ragionamento che voi, servi d’un’ideologia corrotta e decadente, disprezzate.

Fusaro non parla da un pulpito, Fusaro parla da uomo, da cittadino, da Italiano; e lo fa “con” e “per” chiunque. Egli è convinto, a differenza vostra, che chiunque abbia il diritto di arricchirsi, materialmente e spiritualmente.

Insomma, Diego Fusaro rappresenta tutto ciò che voi odiate; metteteci pure che è bello, biondo e con gli occhi azzurri…non gli manca proprio nulla per starvi in canna..e quindi per farsi amare forsennatamente da noantri.

Schiumate, stracciaroli.
https://www.youtube.com/watch?v=qZGP8vDt-jQ

HELMUT LEFTBUSTER

http://www.ilpopulista.it/sezioni/166/schegge-dvracrvxiane

CHE COSA DISTINGUE 30 ENERGUMENI CHE ARRAFFANO IN UN SUPERMERCATO, DAGLI ZOMBIE DI ROMERO?

maggio 24, 2017

Nel celebre film horror la scena madre è proprio la razzia nel supermercato abbandonato ove gli zombie vagano impuniti in cerca di cibo di gratuita distribuzione.
L’unica differenza è che agli zombie non viene perdonato nulla, nemmeno l’esser vittime di un misterioso contagio indesiderato che rende le loro azioni incolpevoli; mentre a questi signorini, belli pasciuti e assolutamente consapevoli della disdicevolezza delle loro scorribande, si giustifica tutto e si concede qualsivoglia compatimento, nonostante l’aspetto tutt’altro che emaciato.
Incredibile, eh?!

http://sardegna.admaioramedia.it/cagliari-trenta-algerini-entrano-nel-supermercato-e-mangiano-nei-banconi-degli-alimentari-senza-pagare/

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/blitz-30-migranti-market-si-mangiano-tutto-senza-pagare-1342828.html

E a proposito di notizie poco plausibili, chiariamo anche noi, una volta per tutte, un CHE COSA DISTINGUE...punto sovente assediato dalla frustrazione di quelle anime belle che, non potendo sconfessare coi fatti una cronaca quotidiana sempre più scollata dal loro globale mondo delle meraviglie, innanzi a simili notizie prendono a gridare come inquisitori medievali: “è una bufala!”.
Ebbene, cari ragazzi, se un giornalista iscritto all’albo firma una notizia come quelle riportate dai link poco sopra, quella notizia è vera finché voi non lo trascinate in tribunale e non lo fate condannare per falso ideologico. Finché questo non avviene, le bufale siete voi.

HELMUT LEFTBUSTER

IL PAPA MONDIALISTA FUORI DAL TEMPO E DALLA LOGICA

maggio 18, 2017

Neanche, Doctor Who, il viaggiatore del tempo della fantascientifica serie omonima, si sarebbe mai sognato di tornare nel passato per giudicare (e male) la storia delle proprie traversie future.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_svezia_perdono_scomunica_martin_lutero_riforma-2055218.html

Così come neanche un bimbetto di terza elementare si sognerebbe mai, una volta giunto al liceo, di giudicare il suo rendimento secondo parametri valutativi non congrui rispetto al tenore d’un equilibrato apprendimento scolastico elementare.

Chi partecipa alla distorsione della verità storica contribuisce alla demolizione della memoria.
Chiedere scusa nel XXI secolo per i roghi accesi dall’Inquisizione nel medioevo equivale ad un sindaco di Roma che dovesse chiedere scusa per le guerre puniche al suo omologo tunisino.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/troppi-alunni-islamici-niente-messa-i-caduti-polemica-malo-1325694.html

Simili “fricchettonate” andrebbero lasciate agli spettacolini di certi teatri “off”, oppure a quegli articoletti da blog “gauche” letti da quattro radical-chic ai ritrovi vegani organizzati con prodotti “equi&solidali”.
Il nuovo corso mondialista dell’attuale pontificato è stato talmente “forzato” da necessitare di un evento estremo come l’abdicazione di un papa, che non si verificava dai tempi di Dante.
Un’autentica sostituzione di papa, dunque. Del resto “sostituire” è il loro sport preferito…

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12388235/immigrazione-limes-complotto-per-cacciarci-dall-europa-antonio-socci.html

HELMUT LEFTBUSTER

IL PAPA MONDIALISTA...

GIA’ UGO FOSCOLO INTRAVEDEVA LA SINISTRA MANO DEL GLOBALISMO NEL TENTATIVO DI SOPPRESSIONE DELLA LINGUA LATINA

maggio 4, 2017

Come sempre dal Passato arrivano i migliori insegnamenti di libertà, di resistenza e di coraggioso irredentismo; ed è per questo motivo che l’Oscurantista di ogni epoca non perde occasione per tentare di occultarne le tracce.
E’ in corso un evidente tentativo di sradicamento, lo sappiamo; va tuttavia considerato che non si tratta d’un fenomeno storico così inedito, tenendo conto del fatto che gli attuali nemici dell’identità sono gli stessi di sempre, e, quindi, anche gli stessi dei tempi di Foscolo.
In particolare, il regime napoleonico, frutto perverso del peggior giacobinismo laicista post-rivoluzionario e pluto-massonico, si rivelò la più letale minaccia anti-imperiale, travisata da “grandeur bonapartiana”.

Napoleone proverà a decretare a tavolino la fine di quel Sacro Romano Impero che già un suo “illustre” predecessore, Carlo Il Calvo (“le premier roi de France”, come è spesso citato) aveva tradito.
Ma non ci riuscìrà, poiché, nonostante la deposizione della corona romano-imperiale da parte di Francesco II seguita alla disfatta di Austerlitz, la Restaurazione riconsacrerà di lì a poco quella naturale consecutio politica inaugurata da Carlo Magno e durata un intero millennio; millennio non certo cancellabile con qualche timbro e con la firma di un imperatore austriaco pavido e probabilmente complice degli stessi giacobini.

Ebbene, Ugo Foscolo rilancia, attraverso un’epopea letteraria venata di militanza e provocazione politica, quel sogno di “italianità” figlia di Roma cavalcato dall’Alighieri cinque secoli prima.

Ben meno nota della tematica sull’importanza testimoniale dei sepolcri e della feroce condanna dell’editto napoleonico di Saint Claud, col quale s’intendeva sottrarre il culto delle lapidi alla disponibilità dei cittadini attraverso bieche argomentazioni pseudo-sanitarie, questa apologia foscoliana della lingua latina che vi proponiamo è una strenua difesa di quella cultura classica minacciata dal nichilista assolutismo giacobino/napoleonico che vedeva nello studio del Latino un formidabile intralcio ai propri intenti globalisti e modernisti, gli stessi oggi portati avanti dagli attuali svenditori dell’identità occidentale.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2014/08/08/mondialisti-ostili-allinsegnamento-classico-come-i-batteri-lo-sono-allantibiotico/

Con tale composizione Foscolo rivendica il fondamentale ruolo identitario della memoria inscritta nel genoma linguistico di un popolo, sia in senso prettamente filologico, sia in uno più spirituale, connotando una volta di più la maggior parte delle proprie composizioni come “politiche”.

Lingua latina e tombe (con relativi nomi ed epigrafi) come testimonianza di glorie nazionali ed esempi di valore militante, dunque.
E allora non esitiamo a vitalizzare i componimenti foscoliani, affinché la loro eco possa giungere sino alle odierne coscienze addormentate carica del suo valore simbolico e identitario, attraverso letture, rescritti, immagini e persino musica: i goth-metallers Deviate Damaen inseriranno versi de “I Sepolcri” nell’intro del brano “Sacre Gesta Cavalcano Il Metallo” (terza traccia dell’album “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”), affinché quei versi possano continuare a cavalcare il presente delle nuove generazioni al fine di preservare loro un futuro migliore.

La morte dei poeti è un fatto ineluttabile; ma tramandarne illibata la vis poetica dipende solo dai vivi.

HELMUT LEFTBUSTER

Foscolo

RICORDANDO TOTO’, GRANDE MASCHERA DEL ‘900 SNOBBATA DA 4 ZECCHE CON LA PUZZA SOTTO AL NASO E STRABORDANTI DI PUS INTELLETTUALOIDE

aprile 29, 2017

Totò è energia creativa e teatrale allo stato puro. Totò è lirismo identitario e poetico. Totò TOTO'è risata; Totò è antropologia della risata. Totò è plautina ironia su ogni lato dell’Umano Essere, bello o brutto che sia.
Totò è metal, Totò è goth…ma a Noi che cazzo ce ne frega del metal e del goth, quando metallari e gotici se lo fanno mettere nel culo per primi da rapper sfigati e da ragazzini lardellosi con le visiere all’indietro?!
Se, negli anni ’60 e ’70, l’aver snobbato Totò da parte di quelle intellighenzie di acari che lo considevano eccessivamente “pop”, ha portato all’attuale evoluzione del gusto giovanile e della sua basica intraprendenza creativa, bel lavoro avete fatto, stronzi!
Ma Noi che siamo Artisti liberi e catalizzatori d’Arte, l’Arte la celebriamo senza badare a steccati tematici da “defender” de ‘sta minchia.

Quindi..grande Totò! Per il cinquantennale del tuo trapasso a miglior vita (15/4/1967 d.C.) vogliamo ricordarti nel tuo ultimo capolavoro (le cui musiche hanno addirittura ispirato qualche passo di “Retro-Marsch Kiss”) diretto da un altro immenso italico mentore di anticonformismo culturale e di sublime poesia, Pier Paolo Pasolini, anch’egli puntualmente vilipeso e tradito da quei benpensanti e “compagni” che oggi s’abbuffano alla mensa di ricche Onlus e Ong per la fame nel mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=G8d-m7tnfz8

WE LOVE YOU ALL, ADORE US ALL!
G/Ab & DEVIATE DAMAEN

 

CHIUNQUE SIANO I SAPUTELLI DAL NASO ADUNCO E DAL CAPELLO UNTO CHE HANNO FATTO QUESTA VIGNETTA, LO SANNO CHE…

aprile 6, 2017

I PROFESSORINI...

…che la parola “populista”, da loro tanto disprezzata, deriva da “populus”, un soggetto etico, politico e spirituale del quale i loro antesignani giacobini si riempivano la bocca dicendosene paladini, sino poi a metterglielo nel culo?!

– che le lauree non si inventano, ma si prendono?!

http://www.ilgiornale.it/news/politica/nuova-bufera-sulla-fedeli-non-ha-neppure-maturit-1343128.html

– che millantare un titolo è reato; e che i reati commessi da una carica istituzionale sono crimini contro il Popolo sovrano (di cui sopra)?!

– che il da loro tanto idolatrato parlamento non vive di vita propria, ma rappresenta, ancora una volta, il “populus”; e che detto populus, per farlo vivere, vorrebbe/dovrebbe votare ogni tot di anni ?!

http://www.ilpopulista.it/news/12-Ottobre-2016/5874/il-senato-baluardo-di-rappresentanza-politica-consapevole-e-matura-ora-sara-votato-da-bimbi-minchia-e-nuovi-italiani.html

– che se Berlusconi avesse commesso 1/10 degli abusi commessi dai governi successivi, sarebbe stato crocifisso come Gesù, Barabba e altri 10 ladroni messi insieme?! Eppure i puristi, gli incorruttibili, gli indefessi “companeros” non hanno schifato più di tanto i voti dei “berluskones” da quando danno ossigeno alle moribonde maggioranze virtuali piddine…

Insomma, cari saputelli, sta canzoncina ve la dedichiamo proprio de core…

https://www.youtube.com/watch?v=QAc5knmKkPY

HELMUT LEFTBUSTER

 

LA NOSTRA VERA MILITANZA ARTISTICA E’ CONTINUARE A TRAMANDARE QUELLA BELLEZZA CHE I DEMOLITORI VORREBBERO INSABBIARE (fra oblio ideologico e terremoti)

aprile 1, 2017

Leggendo le recensioni di “Retro-Marsch Kiss” e sui DEVIATE DAMAEN in generale, affiora di continuo l’elemento “politico”, quasi fossimo una band dedita alla propaganda di idee terze, Noi che da terzi, politici o discografici che siano, ci facciamo fare tutt’al più qualche pompino da pubblicare nei video (…in arrivo a breve quello di “Narcissus Race”).
Del resto, è dal dopoguerra che si ragiona così: <<se lecchi il culo ai compagni, sei un artista impegnato; se non glielo lecchi o, peggio, scatarri sulle loro ipocrisie, sei un fasciointollerantereazionariooscurantistanaziretrogrado. E vabè, <<così è, se vi pare>>, per dirla con Pirandello.

Bando alle mediocrità, per Noi l’unica missione politica di un artista libero è immortalare se stesso e tramandare quel DNA millenario che ne ha forgiato lo spirito e la bellezza, ibernando il tutto nella più attuale delle soluzioni tecnologiche disponibili.
Un esempio in corso d’opera: “Signore E Dio In Te Confido” è una perla di musica sacra del XVII secolo composta dal tedesco Georg Neumark (1621-1681), che da adolescenti apprezzammo come “intro” al brano di Paul Chain “Armageddon” tratto dall’album “Detaching From Satan” del 1984.

Pur pischelli, eravamo consapevoli del fatto che quella sorta di “coro angelico” non fosse altro che musica antica che Chain, artista dark-rock, aveva utilizzato come avamposto atmosferico del proprio personalissimo stile gotico-cimiteriale; ma nulla toglieva che, nel suo ecletticismo, avesse potuto comporlo lui stesso.
Poi, nell’età della consapevolezza, che è più o meno quella in cui un musicista passa dall’ascoltare la musica al produrla, capimmo il “trucco”, senza che ciò, sia ben chiaro, abbia minimamente svilito ai nostri occhi la scelta del buon Paolo Catena d’aver inserito quell’introduzione aulica nel suo album; anzi, fu proprio tale scelta a rinfrancare ulteriormente in Noi la tesi d’una sua (forse inconsapevole) indole “identitaria”.
Quel che ci è tornato arduo, invece, è stato rintracciare titolo, testo e spartito di quel brano corale, dal momento che l’artista pesarese, all’epoca, si limitò a trarne la registrazione da un vinile di musica da Chiesa in suo possesso (che ci mostrò personalmente nel lontano ’93 a casa sua), privo però di riferimenti specifici.
Avevamo, quindi, da tempo rinunciato a risalirne le pendici autorali, se non che, una notte di queste, ascoltando Radio Maria, riconosciamo quel pezzo in una versione solistica dal testo abbastanza nitido e comprensibile per poterne trascrivere qualche stralcio sui motori di ricerca. Troviamo un paio di voci in tutto, a riprova di quanto anche la Rete non sia affatto quel libero “cilindro magico” che molti credono, ma sia nei fatti pilotata da chi decide che cosa deve restare e che cosa si deve cancellare.
Tuttavia, fortunatamente, una di queste voci riportava ad un sito di cattolici integralisti che elargiva testo e spartito del brano, oltre che qualche cenno storico sulle sue origini.
Morale della favola: grazie a Georg Neumark, un giovincello Paul Chain, nel lontano 1984, ammalia il suo pubblico con un’opera composta oltre tre secoli prima; e grazie a Paul Chain, nostro contemporaneo, Noi apprezzammo nei primi anni ‘80 un brano del diciassettesimo secolo che ora, nel ventunesimo, ci apprestiamo a rivitalizzare da protagonisti (e in versione rigorosamente riarrangiata) sul nostro prossimo album “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”.

Se uno qualsiasi degli anelli di questa catena di trasmissione generazionale fosse saltato, probabilmente “Signore E Dio In Te Confido” sarebbe finita estinta giusto il tempo che tutti i vinili di Chain giacessero in discarica alla morte demografica del suo (poco prolifico) pubblico e, quindi ineluttabilmente, anche della sua memoria.
E invece, cari demolitori, ve la siete piajata n’der culo!

G/Ab & DEVIATE DAMAENGAB x PC

P.S.: siamo talmente cazzuti da averlo messo nel culo persino al terremoto: l’abbazia di Sant’Eutizio presso Preci, in Valnerina, devastata dall’apocalittico sisma di quest’estate, aveva visto, solo l’autunno precedente, la nostra permanenza fra le sue mura finalizzata a dar forma e suoni all’album in lavorazione.
Presto, quel campanile franato e quelle macerie pregne di sacralità riprenderanno vita nella confezione e nei suoni che, grazie a Noi, campeggeranno su “L’Angelo Preferito, Il Primo Insorto, Il Più Antico Dannato”, primo titolo del nuovo album, basato sul testo d’un immenso Giovanni Papini, immortalato così anch’esso.

Ciò detto, finire citati sul blog di Salvini come antidoto alla musica rap non ha prezzo…

http://ilsudconsalvini.info/rapper-bello-figo-lultima-idea-la-nuova-meravigliosa-societa-multiculturale/

LA “NEVIERA”: QUANDO ANCHE PER GUSTARCI UN GELATO DOVEVAMO SGOBBARE DURO

marzo 10, 2017

E forse ce lo si godeva di più.
La vita era più dura, un tempo, certo; eppure, c’era più genio nell’aria e più vitalità sulla terra.
Il gelato, sebbene il ciarpame mediatico globalista voglia farcelo credere nato in chissà quale buco del culo del mondo, nasce nostrano.
E la testimonianza di tale dato storico è lì, fra i boschi partenopei, ed è resistente al tempo come la pietra.

Le neviere erano strutture coniche in pietra interrate e profonde una decina di metri, OLYMPUS DIGITAL CAMERAprogettate per funzionare come celle frigorifere per la conservazione del ghiaccio, in epoche nelle quali non esisteva l’elettricità né tantomeno i frigoriferi come noi oggi li conosciamo.

Esse sfruttavano un principio termodinamico in forza del quale la particolare pietra lavica con cui eran costruite creava una camera stagna refrigerante capace di preservare allo stato solido il ghiaccio con cui poi, nella stagione estiva, poter continuare a fare i gelati e le granite così celebri e gustosi soprattutto alle latitudini partenopee, cioè dove nasce la gloriosa tradizione gelataia.

La neviera del riferimento fotografico è sita, in particolare, nei boschi di Roccneviere 2amonfina, fra Lazio e Campania, e, alla stregua di nuraghi, trulli e mura ciclopiche, costituisce una testimonianza ingegneristica di epoche nelle quali era indispensabile acuire l’ingegno e rinforzare braccia e schiena per poter godere di quel benessere che oggi ci siamo ridotti a rimediare “on line”, digitando pigramente su una tastiera senza minimante domandarci chi mai produrrà ciò che acquistiamo (e paghiamo), né tantomeno con quali materie prime (di merda) lo farà.
E allora: siamo così certi che benessere e modernità siano due grandezze direttamente proporzionali?!
Noi no.

Intanto, grazie a chi non ha ancora smarrito l’amore per il passato e per il senso della tradizione, ecco a voi gelaterie tradizionali che tuttora si ostinano ad usare prodotti del territorio oltre che a fregiarsi d’un nome che ci riporta all’archetipo della gelateria moderna: la neviera.

HELMUT LEFTBUSTER

neviera 3